venerdì 18 ottobre 2019

GIORGIA MELONI BECCATA DAI 5STELLE! ECCO COSA HA FATTO ACCANTO A BERLUSCONI


“Giorgia Meloni parla di lotta alla grande evasione fiscale seduta a fianco di Berlusconi, condannato per frode fiscale, e con lui scenderà in piazza contro il carcere per i grandi evasori delle multinazionali. CHE FACCIA TOSTA!”
E’ quanto si legge in un post sulla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle.
“La scelta da fare è chiara: o stai con i lavoratori italiani o con Meloni, Salvini, Berlusconi e le multinazionali che evadono miliardi nei paradisi fiscali. Un sistema marcio che ha spolpato vivo il nostro Paese!” concludono i pentastellati.
In un altro post sul social network, i 5Stelle hanno scritto: “IL CONDANNATO BERLUSCONI CONTRO IL CARCERE PER I GRANDI EVASORI – Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale, abbraccia Salvini in piazza per difendere chi ruba soldi agli italiani e li porta nei paradisi fiscali. Tutti noi dobbiamo scegliere: stare con i milionari che evadono le tasse o stare con chi vuole combattere per la legalità, con chi si spacca la schiena tutti i giorni per portare il pane a casa onestamente? STAI CON BERLUSCONI O CON I CITTADINI ONESTI? #IoStoConGliOnesti”

BLOCCHIAMO LE FOLLIE INSERITE DAL PD E DAL MINISTRO GUALTIERI SULLA MANOVRA CONTRO PARTITE IVA E COMMERCIANTI: BISOGNA COLPIRE I GRANDI EVASORI NON TARTASSARE I PICCOLI!



Di Maio domattina, al rientro dagli Usa, riunirà i ministri M5s a Palazzo Chigi sulla manovra. "Su molti temi voglio vederci chiaro. Tutto è stato approvato salvo intese perché non c'è ancora un accordo su tante cose e come prima forza politica del Parlamento dobbiamo fare le cose perbene", ha detto Di Maio ai suoi. A quanto si apprende, per M5s i principali problemi sono sulle partite iva "colpite dalla riduzione della flat tax" e sul pacchetto antievasione "che finisce per colpire di nuovo i commercianti".

La ‘famiglia’ di Forza Italia: figli e fratelli assunti come portaborse o membri di cda

La ‘famiglia’ di Forza Italia: figli e fratelli assunti come portaborse o membri di cdaUn albero genealogico politico, composto da posizioni fiduciarie e poltrone amministrative. Forza Italia cambia pelle nella sua direzione, ma nel capoluogo dell’Isola, sembrerebbe avere sempre gli stessi loop sistemici. Potremmo chiamarla la grande famiglia o comunque: “familia vale todo” diceva un detto spagnolo. Il raggio d’azione intercettato racchiuderebbe qualche parentela palermitana attorno ai politici Giuseppe Milazzo e Giulio Tantillo; due veterani del partito di Silvio Berlusconi i quali hanno condiviso numerose battaglie elettorali. Un aereo che parte da Palazzo delle Aquile e arriva diritto a Bruxelles passando per lo Iacp e l’Amap.

Ma procediamo con ordine. L’ex deputato all’Ars, Giuseppe Milazzo , vince le elezioni europee di maggio 2019. Milazzo fa parte del gruppo del partito popolare europeo insieme al suo leader Silvio Berlusconi con cui si immortala in qualche selfie. A quanto pare, stando al sito del parlamento europeo, piazza suo suocero, Pietro Matranga come “collaboratore” locale di Raffaelle Stancanelli. Anche lui deputato di Bruxelles, uomo di Fratelli di Italia membro del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei. Pietro Matranga è un navigato della politica palermitana. E’ stato assessore della Giunta Cammarata ed ex componente del cda di Amia Esseme. Oggi è un pensionato della Serit. Ma il garbo politico da parte di Stancanelli nei confronti della ‘Milazzo family’, a quanto pare è stato ricambiato, oppure è solo un caso di omonimia. L’ex senatore di Regalbuto pare abbia inserito il fratello Vincenzo nello staff di Milazzo a Bruxelles. Ma l’operazione di ‘switch’ parentale potrebbe essere già terminata dopo pochi mesi dall’elezione dei due deputati europei.

Ma nuovi arrivi da Palermo sino al nord Europa ed esattamente in Belgio, potrebbero dare manforte al lavoro del forzista Milazzo. Severino Moschetti, ex candidato al consiglio comunale in una lista a favore di Leoluca Orlando, dovrebbe accedere nelle stanze di Bruxelles come collaboratore. Severino è il figlio di Nunzio Moschetti. Moschetti senior a novembre del 2018 venne nominato presidente dell’Istituto Autonomo per le case popolari (Iacp) di Palermo dal governatore Nello Musumeci. Moschetti, uomo vicino a Forza Italia ed ex consigliere comunale, aveva in affitto un immobile (poi passato al figlio Severino) dell’ente e a cui doveva pagare – almeno sino al 2018 – 31mila euro di affitti. Una questione che avrebbe creato qualche problema al presidente della Regione Musumeci, che lo aveva nominato. Mandato che poi è stato bocciato in prima commissione all’Ars qualche mese dopo.

Ma la famiglia di Forza Italia attraverso delle nozze, ha rafforzato la sua prestanza politica nel capoluogo siciliano. Il genero di Moschetti, Gianfranco Arone di Valentino, pare che, dopo aver navigato per molti anni nel Pdl ed essere stato nell’entourage di Francesco Cascio, ad oggi siede in una poltrona di prestigio nel collegio sindacale dell’Amap. Una foto di famiglia che immortala un consolidamento del partito di Silvio Berlusconi a Palermo.

Ma ancora vanno aggiunti dei pezzi mancanti. Severino Moschetti è il genero di Giulio Tantillo, il consigliere comunale e vice presidente del consiglio, che pare abbia piazzato due suoi figli in ruoli istituzionali. Federica è stata protagonista delle cronache giornalistiche insieme all’esercito dei cosìddetti D6. Tecnicamente si tratta di una qualifica del personale dell’Ars (dirigente di sesta fascia economica) alla quale viene parametrata la disponibilità economica. Cinquantottomila euro circa la disponibilità annua lorda. Ma spesso i deputati non la usano per pagare una sola persona. Sono i nuovi collaboratori, portaborse e impiegati dei gruppi Parlamentari e dei singoli deputati. Per effetto di una norma voluta dal governo Monti, infatti, da questa legislatura non si può più procedere con i rimborsi ai deputati in busta paga, ma esiste una dotazione economica che ogni deputato può indicare all’Ars come usare per pagare i suoi collaboratori. Mentre il figlio Fabrizio sarebbe assistente parlamentare del deputato nazionale di Forza Italia, Francesco Scoma.

“I figli…so pezzi ‘e core” titolava il film del 1981 diretto da Alfonso Brescia. Ed è tutto un affare di f
amiglia.

La provocazione di Grillo: togliere il diritto di voto agli anziani

“Privare il diritto di voto agli anziani, ovvero eliminare il diritto di voto ad una certa età”, per garantire “che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale“. È la nuova provocazione lanciata da Beppe Grillo con un lungo post sul suo blog, dal titolo “Se togliessimo il diritto di voto agli anziani?“. Il fondatore del Movimento 5 stelle si inserisce nel dibattito sulla possibilità di abbassare l’età per poter votare a 16 anni (dagli attuali 18) rilanciata da Enrico Letta sulla scia dei Fridays for Future e appoggiata dai principali leader della maggioranza, così come dallo stesso Grillo. Che però adesso prova ad andare oltre: “In un mondo sempre più anziano, esperti, studiosi e politici propongono di abbassare l’età del voto (così come proposi anni fa), ma cosa dovrebbero fare le democrazie quando gli interessi degli anziani sembrano essere in contrasto con gli interessi delle giovani generazioni?”Il post di Grillo cita più volte gli studi del filosofo ed economista belga, Philippe Van Parijs. L’idea di privare gli anziani del diritto di voto, scrive Grillo, “nasce dal presupposto che una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche. In tal caso, i loro voti dovrebbero essere eliminati del tutto“, si legge. “Gli elettori sono, in larga misura, guidati dal proprio interesse personale, e l’affluenza relativamente bassa degli elettori più giovani può essere in parte causata dal sentirsi alienati da un sistema politico gestito da persone che non considerano della loro stessa natura”, scrive ancora Grillo.“Se un 15enne non può prendere una decisione per il proprio futuro, perché può farlo chi questo futuro non lo vedrà?”, si chiede ancora il fondatore del M5s. Che poi sottolinea come, secondo i dati Istat, in Italia “le persone che hanno più di 65 anni, vicine all’età della pensione, o che hanno già smesso di lavorare, sono oggi oltre 13 milioni e mezzo“. Grillo cita i casi del voto per la Brexit e delle elezioni di Donald Trump, ma anche delle posizioni su matrimoni gay, legalizzazione della marijuana e salvaguardia del clima, per evidenziare che “sempre i dati ci dicono che gli anziani non amano particolarmente il progresso, scelgono risultati più ‘vicini’ al loro stile di vita”.“Questi dati dimostrano senza ombra di dubbio che le decisioni prese dalle generazioni più anziane influenzano gli interessi delle generazioni più giovani e non ancora nate. Ma privare il diritto al voto dei cittadini più anziani sarebbe giusto?“, si domanda Grillo. “La prima opposizione sarebbe quella della discriminazione, fondata sull’età. Ma è falso – sostiene – affinché vi sia discriminazione vi deve essere un trattamento diverso tra due o più gruppi/identità basato su alcune caratteristiche arbitrarie. In questo caso, le politiche differenziate per età non dividono la popolazione in due o più gruppi, poiché tutti, alla fine, diventiamo anziani. Quindi non c’è ingiustizia”. “Le generazioni non nate sono, sfortunatamente, incapaci di influenzare le decisioni che prendiamo qui ed ora. Tuttavia, possiamo migliorare il loro destino spostando il potere decisionale verso chi tra noi dovrà interagire con loro. Il dibattito è aperto“, conclude Grillo.LE REAZIONI – Il dibattito si è effettivamente aperto, con le critiche di Matteo Salvini: “Poi arriva lo scemo di Grillo che dice di togliere il voto agli anziani. Magari lo togliamo a chi è stato condannato in via definitiva. Nei sai qualcosa? Poi cosa facciamo? Sterminiamoli, cancelliamoli. Mamma che volgarità, che schifo“, ha detto il leader della Lega. Giorgia Meloni invece arriva perfino a invocare l’intervento di Sergio Mattarella: “Grillo non è un cittadino qualsiasi, ma è il capo del partito di maggioranza relativa del Parlamento e il principale azionista del Governo. Non è tollerabile liquidare la sua proposta di togliere il diritto di voto agli anziani come il delirio di un folle o la battuta di un comico. Fratelli d’Italia chiede al Presidente della Repubblica di intervenire in maniera netta contro una proposta che mette in discussione il suffragio universale, ovvero il presupposto della democrazia. E mi aspetto una presa di posizione ufficiale anche dal presidente del Consiglio Conte, dal ministro degli Esteri Di Maio e da tutto il M5S. Chi rimane in silenzio è d’accordo con Grillo”, afferma la leader di Fratelli d’Italia.

Renzi contro quota 100: Voglio cancellarla. È ingiusta. Cosa ne pensate?

Intorno alla manovra sale la tensione tra il premier Giuseppe Conte, impegnato a Bruxelles per il Consiglio Ue, e due forze della maggioranza. Conte dalle pagine di Repubblica, Stampa e Messaggero annuncia un progetto per ridurre l’Irpef sui redditi sotto i 28mila euro. Ma nel frattempo Italia viva cerca la sponda del Movimento 5 Stelle per cambiare i contenuti più indigesti, dalla stretta su flat tax e regime forfettario per le partite Iva ai nuovi “balzelli” anticipati nel Documento programmatico di bilancio. Matteo Renzi infatti è partito all’attacco proprio mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio riuniva i ministri del M5 a Palazzo Chigi per discutere degli aspetti che non lo convincono – dal pacchetto antievasione ai paletti per le partite Iva. Renzi ha annunciato per prima cosa “un emendamento per cancellare Quota 100 e dare quei soldi alle famiglie e agli stipendi”, anche se “temo sarà solo una battaglia di testimonianza visti i numeri”. Ma poi ha anticipato i temi che saranno al centro della battaglia vera: i “microbalzelli come la sugar tax o le imposte sulla casa” e “il desiderio di complicare la vita alle partite Iva“.Su questo “ci faremo sentire”, annuncia Renzi. “E sono certo che anche altre forze della maggioranza bloccheranno questi inutili microbalzelli”. Che non piacciono nemmeno ai 5 Stelle. Non a caso giovedì la viceministra al Tesoro Laura Castelli, durante un Focus sulla Manovra con Il Sole 24 Ore Radiocor, ha espresso riserve sul progetto di ritorno al calcolo analitico al posto della forfettizzazione dei costi per le partite Iva che hanno scelto la flat tax, dicendo che “è una proposta del ministro Gualtieri, di cui si discuterà in maggioranza”. Quella proposta però è già cristallizzata nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles martedì notte.La diversità di vedute rispetto al Pd è quindi alla luce del sole. Come le assonanze tra M5s e Italia viva. Maria Elena Boschi a L’Aria che Tira su La7 si dice “d’accordo con Di Maio, sembra strano a dirsi ma sul tema delle tasse ci troviamo in sintonia, sono troppe“. Quanto all’anticipo pensionistico caro alla Lega, che il governo giallorosso ha deciso di non toccare lasciando che la sperimentazione arrivi alla sua fine naturale nel 2021, Renzi presentando nella sua e news il programma della Leopolda che inizia sabato a Firenze annuncia: “Domattina partiamo con la presentazione del Family Act, con Elena Bonetti. E spiegheremo perché secondo noi quella misura, che investe 20 miliardi in tre anni guardando solo ai pensionandi, è ingiusta: quei soldi dovrebbero andare ai giovani, alle coppie, alle famiglie, agli stipendi e ai servizi. Noi voteremo un emendamento per cancellare Quota 100 e dare quei soldi alle famiglie e agli stipendi: vediamo che cosa faranno gli altri“.Intanto Luigi Di Maio spinge per ridiscutere alcuni aspetti della manovra in consiglio dei ministri lunedì. Conte frena: la riunione di governo ci sarà, ma riguarderà solo un decreto legge per accelerare le procedure di ricostruzione nelle zone terremotate, ha fatto sapere il presidente del Consiglio. Che da Bruxelles venerdì mattina ha smorzato i toni: “Al di là delle singole dichiarazioni, ci confronteremo lavorando all’articolato definitivo quando torno a Roma. Ricordiamoci che abbiamo approvato salvo intese, c’è la possibilità di fare ulteriori verifiche, non mi sottrarrò, ci metteremo attorno a un tavolo e verificheremo”.

giovedì 17 ottobre 2019

Non ci Fermiamo! Revocati i vitalizi ai condannati Cosentino (FI) e Cavaliere (Lega).

L’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati ha revocato i vitalizi per Nicola Cosentino, ex sottosegretario di Forza Italia, e per Enrico Cavaliere, ex deputato della Lega Nord, entrambi condannati in via definitiva.

Mettiamo, finalmente, una pietra tombale su un privilegio assurdo!

Cosentino è stato eletto deputato con Forza Italia e con Il Popolo della Libertà per quattro legislature consecutive, dal 1996 al 2013 ed è stato condannato in differenti processi.

“Per l’ex sottosegretario, dopo una condanna in via definitiva a 4 anni per la corruzione di un agente del carcere di Secondigliano dove è stato detenuto, restano al momento due condanne in primo grado: una a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, un’altra a 5 anni per il tentativo di reimpiego di capitali illeciti con l’aggravante mafiosa” (Fonte l’Espresso).

Enrico Cavaliere è stato eletto alla Camera dei Deputati nel 1994 ed ha avuto il ruolo di vice capogruppo. Confermato nella XIII (1996-2000) nella circoscrizione Veneto 2. Dal 1996 al 2000 è stato vicepresidente del gruppo parlamentare della “Lega Nord per l’indipendenza della Padania” alla Camera dei Deputati. È stato condannato alla pena di 2 anni e 3 mesi di carcere dal tribunale di Padova per il reato di bancarotta fraudolenta. La pena è stata condonata in forza dell’indulto.

Facciamo valere un principio di giustizia sociale: chi è stato condannato in via definitiva non può intascare i soldi delle tasse degli italiani.

Questa è una nostra battaglia identitaria e che abbiamo portato in Parlamento per la prima volta nel settembre 2014, in occasione della discussione del bilancio del Senato e, prima ancora, con una proposta di delibera dell’allora Questore Laura Bottici. Un provvedimento di onesto buonsenso per il quale ci siamo battuti con determinazione quando eravamo all’opposizione: oggi, da prima forza di maggioranza, possiamo essere orgogliosi di aver abolito i vitalizi agli ex parlamentari ed agli ex consiglieri regionali e di aver tolto l’assegno anche a Cosentino e Cavaliere.

Ci sono ancora tanti privilegi e sprechi da sforbiciare al più presto: andiamo avanti, non
ci fermeremo!

Ultim'ora: Marco Travaglio intervista Giuseppe Conte. Guardate cosa si sono detti e diteci cosa ne pensate?

di Marco Travaglio
Presidente, lei aveva annunciato una rivoluzione contro l'evasione fiscale, ma l'impressione dal testo uscito stanotte non è piuttosto quella di qualcosa che si avvicina di più alla manutenzione del compromesso, di uno slalom tra i veti incrociati dei partiti della maggioranza giallorosa?
«Sulla lotta all'evasione fiscale intendo andare fino in fondo. Oggi parte una rivoluzione culturale: per la prima volta lo Stato premia gli onesti senza peraltro penalizzare chi usa il contante. E una trasformazione radicale che coinvolgerà i comportamenti dei cittadini e andrà a beneficio di tutti, perché tutti potremo pagare meno tasse».
Persino sul limite dei pagamenti in contanti a 1.000 euro, osteggiato da Renzi, si dice che si è litigato in Cdm fino a notte fonda, fino al compromesso dei 2.000 euro subito e dei 1.000 dal 2022: come sono andate le cose?
«La misura sul contante è stata una mia proposta e senza la mia determinazione confesso che non sarebbe andata in porto. Averne ottenuto l'applicazione progressiva è per me un risultato soddisfacente. Dobbiamo favorire i pagamenti elettronici e agire con determinazione per contrastare l'evasione. Chi evade ruba il futuro agli altri cittadini, e questo non possiamo permetterlo. E mi rifiuto di credere che Renzi e Italia Viva possano pensarla diversamente».
Anche i 5 Stelle frenano sui limiti al contante per difendere i piccoli evasori fra artigiani e commercianti?
«Nessuna forza politica di questo governo intende difendere l'evasione, grande o piccola che sia. Piuttosto, è emersa una sensibilità trasversale: non possiamo penalizzare nessuna categoria di lavoratori, professionisti compresi. Ma il nostro piano di contrasto all'evasione è un grande progetto riformatore che vuole premiare e non punire, e che va valutato nel suo complesso, non considerando una sola misura».
Il suo sms a Gualtieri significa che non solo Renzi, ma anche il Pd tira il freno sulle manette agli evasori?
«Anche sul carcere ai grandi evasori mi sono speso personalmente. Ci sono però approfondimenti tecnici su queste norme che stiamo ancora effettuando. Ai miei ministri da subito ho chiesto coraggio perché gli italiani si aspettano risposte, attendono una svolta. Coraggio, in particolare, in questa storica lotta all'evasione fiscale. Perché o siamo tutti decisi ad andare fino in fondo in questa rivoluzione, oppure è tutto vano. Stiamo lavorando per portare l'Italia nel futuro, non per galleggiare nell'economia 'sommersa'».
È vero che ha dovuto contattare personalmente i tecnici del Mef per spronarli a misure più coraggiose di quelle del ministro?
«Abbiamo trovato 3 miliardi in più, che useremo per il meccanismo di cashback con cui distribuiremo all'inizio di ogni anno un superbonus a chi usa pagamenti digitali. Era esattamente quello che volevo».
Perché l'aumento delle pene riguarda solo la frode fiscale e non il reato altrettanto grave e diffuso di evasione?
«Stiamo lavorando proprio su questo, il progetto di lotta all'evasione fiscale è molto complesso e riguarderà senza dubbio i reati più gravi».
Perché non avete inserito gli aumenti di pena già nel decreto Fiscale?
«Sono emerse perplessità sull'inserimento in questo strumento normativo che è il decreto Fiscale, ma già da ieri abbiamo continuato a lavorare per completare questo tassello della riforma».
Quali aumenti di pena e quali riduzioni delle soglie di non punibilità (ora gigantesche, al punto che non si processa quasi nessuno) dobbiamo aspettarci in definitiva? Con quale strumento normativo? E in quali tempi? Non si rischia di rinviare alle calende greche?
«Come detto, ci sono valutazioni tecniche in corso e le forze di maggioranza stanno ancora discutendo. La linea del governo di una lotta senza quartiere all'evasione fiscale è fuori discussione, compreso il carcere ai grandi evasori».
Può impegnarsi sul suo onore che, quando le norme saranno operative, vedremo finalmente gli evasori sotto inchiesta, poi a processo e infine in carcere a scontare pene adeguate in proporzione alle risorse sottratte alla collettività?
«Siamo impegnati giorno e notte per questo. Il Piano antievasione va completato in tutti i suoi aspetti».
I 5Stelle sono preoccupati di penalizzare troppo le partite Iva, commercianti e artigiani. Come pensa di convincerli?
«Ho raccomandato io stesso alle strutture tecniche di non criminalizzare nessuna categoria di lavoratori, perché il nostro obiettivo è premiare i cittadini onesti e in questo modo far emergere automaticamente il sommerso, un principio che il Movimento 5 Stelle ha condiviso sin dall'inizio. È una soluzione positiva per tutti, che ci permetterà di abbassare il carico fiscale per tutte le categorie, professionisti compresi».
Qui prima Renzi, poi il Pd, poi i 5Stelle minacciano sfracelli, impongono veti anche sui media e alla fine ottengono qualcosa. Non è un metodo deleterio per un governo che vuole cambiare davvero le cose? Quanto può durare il governo con questo andazzo, che ricorda molto i veti incrociati Salvini-Di Maio? Lei allora impose un altolà: se continuate così, me ne vado. L'ha fatto anche stavolta con i giallo-rossi o lo farà presto?
«Ho già dimostrato di non tollerare che qualcuno metta al centro le proprie convenienze politiche prima dei bisogni reali degli italiani. Non consentirò che si blocchi l'azione del governo per veti o interessi particolari. Ogni giorno siamo chiamati a dare risposte concrete. Lo sono la lotta all'evasione, il pacchetto famiglia, l'abolizione del superticket in Sanità per favorire l'accesso alle cure».
A che punto sono le trattative con le banche per la riduzione delle commissioni per i pagamenti con carta? E con le Poste per le carte prepagate, a beneficio di anziani privi di bancomat e carta di credito?
«Ho sentito personalmente gli amministratori delegati dei principali gruppi bancari e mi hanno dato ampie rassicurazioni su questo. Dal settore bancario ci aspettiamo piena collaborazione per un progetto di grande modernizzazione del Paese. In un mondo digitalizzato, i volumi delle transazioni sono in costante aumento e questo crea opportunità per tutti gli intermediari. E per questo che anche i costi delle transazioni potranno scendere. E a breve saremo in grado di definire nei dettagli la riduzione delle commissioni. Sarà coinvolto anche il circuito alternativo al sistema creditizio».
Il taglio del cuneo fìscale non è troppo misero? Il fatto che vada a beneficio solo dei lavoratori e non delle aziende non consente a Salvini di far man bassa tra le partite Iva?
«Chi pensa che 500 euro in più all'anno di media nelle buste paga dei lavoratori siano insignificanti probabilmente non ha fatto i conti con la vita di tanti italiani. Parliamo anche di lavoratori e di famiglie che non avevano beneficiato di altri bonus in passato. Una boccata di ossigeno importante. Sinceramente penso ai lavoratori, non a Salvini. Per le imprese, abbiamo costruito un'autostrada per la crescita fondata sulla Green-Economy, fatta di bonus e incentivi. Puntiamo ancora sul sostegno per le imprese che innovano e acquistano nuovi macchinari».
Il cashback con gli sconti e le restituzioni a chi usa pagamenti tracciabili non è troppo basso? E perché - come pare - slittano addirittura al 2021? Mancano le coperture? Non è una sconfitta sua personale, visto che l'aveva presentata come una sua battaglia?
«Io piuttosto la considero una vittoria. All'inizio dell'anno daremo un bonus tra il 10 e il 19% delle spese a chi paga con la carta il ristorante, il meccanico, l'idraulico, l'elettricista, parrucchiere, il bar e altre categorie in via di definizione. Il superbonus 'della Befana' partirà da 200 euro per persona all'anno e potrà salire. In più ci saranno 50 milioni di premi con la lotteria degli scontrini. Su questo sono pronto anche ad andare allo scontro con chiunque voglia mettersi di traverso. Perché, nella lotta all'evasione, o si va fino in fondo oppure non servirà a niente».
Lei parla di un "patto con gli italiani, onesti ed evasori". Immagini di avere davanti un evasore fiscale: come lo convincerebbe a pagare le tasse, alla luce delle nuove norme?
«Il patto che ho in mente riguarda solo gli italiani onesti. Io non scendo a patti con gli evasori. A loro, però, dico che non sarà più conveniente fare i furbi. Garantiremo maggiore facilità nei pagamenti digitali e condizioni favorevoli per chi vuole pagare le tasse, ma allo stesso tempo saremo inflessibili con chi invece cerca scorciatoie. Una volta orientati i comportamenti di tutti gli italiani, avremo risorse sufficienti per abbassare le tasse a tutti».
Ora immagini di avere di fronte un contribuente onesto: che cosa gli direbbe, su quel che state facendo contro gli evasori, a proposito dei benefici che potrebbero riguardarlo?
«A tutti gli italiani rivolgo un appello: a breve sarà possibile avere carte elettroniche a costo zero. Usarle sarà conveniente per tutti, perché ogni anno vi torneranno indietro centinaia di euro. E tutti insieme saremo attori del cambiamento e della modernizzazione del Paese. D'ora in poi, essere onesti conviene».
Questa Finanziaria, secondo lei, disegna il nuovo patto 5Stelle-centrosinistra che lei ha in mente o siamo ancora lontani?
«Questa manovra finanziaria è il primo atto forte di una maggioranza che da subito ha iniziato a lavorare incessantemente, con coraggio e determinazione, per migliorare la qualità della vita degli italiani. Siamo solo all'inizio di questo cammino, ma i segnali sono positivi. Stiamo lavorando a un'Italia moderna, verde, digitale, con infrastrutture funzionanti e servizi di qualità».
Trump chiede a Mattarella di cancellare la Web Tax sui colossi del web. L'ha chiesto anche a lei? Oppure: se glielo chiedesse, lei che cosa risponderebbe? La Web Tax è non trattabile, oppure è anch'essa aperta a un compromesso?
«L'Italia è da tempo impegnata a formulare in sede Ocse, assieme a tutti i Paesi europei, un'ipotesi di provvedimento sulla Web Tax che risponda alle esigenze di tutti gli Stati coinvolti. Per il nostro Paese si tratta di una misura importante per garantire l'equità e la giustizia tributaria, ma stiamo partecipando in tutte le opportune sedi internazionali a un negoziato con gli Stati Uniti per trovare una soluzione condivisa».
Che si può fare per fermare la Turchia? Basta sospendere le forniture militari future? Si possono davvero bloccare i contratti già in essere? Ci sono altre iniziative che lei proporrà al Consiglio europeo? L'Europa sta facendo tutto il possibile o può fare di più, e cosa?
«La sospensione degli approvvigionamenti militari è un'iniziativa doverosa, ma non ci appaga. Proprio ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha firmato l'atto che dispone il blocco delle vendite future di armi alla Turchia e l'iter per avviare un'istruttoria sui contratti già in vigore. L'Italia è determinata a scongiurare iniziative militari che possano destabilizzare ulteriormente la regione. Per questa ragione il nostro Paese confida in un'azione congiunta a livello europeo e multinazionale. A tale proposito, sfrutterò l'occasione del Consiglio europeo per sottolineare i numerosi rischi che l'offensiva turca pone a livello internazionale: non solo la sorte di una popolazione come quella curda già duramente provata dal conflitto e i risultati ottenuti nella lotta al terrorismo, ma anche la potenziale compromissione del processo politico in Siria di cui dobbiamo preservare i recenti sviluppi ottenuti sotto l'egida dell'Onu».
Che ne pensa del faccia a faccia in tv fra i due Matteo, Renzi e Salvini?
«Non ho avuto modo ne tempo di seguirlo perché ero impegnato alla riunione del Cipe prima e in Consiglio dei ministri dopo, sino a notte fonda. Il confronto per me più importante è quello quotidiano con i cittadini. Alla fine di questo mandato, voglio tornare da loro e poter dire
che l'Italia sta finalmente cambiando».

Da diffondere: Ecco le 10 BUFALE che diffondono sulle tasse del Governo M5S-PD.

È arrivata la campagna delle balle fiscali. C’e uno straordinario congegno di propaganda che si è attivato in difesa del partito unico dell’evasione. Un movimento di opinione che in queste ore spande a piene mani una valanga di fake news per spiegare che siamo finiti in una sorta di “stato etico” dove i cittadini sono subissati di nuove terribili imposte e mostruose invenzioni coercitive.

Una campagna piena di fisco-bufale pro evasori che vale la pena di ricapitolare in un primo agile manuale per non bersi la propaganda a favore di chi non paga le tassPrima bufala: “Aumentano le tasse sulle partite iva, vergogna!”. Come ben sanno quello che ne scrivono, invece, non sono aumentate di un solo centesimo le tasse sulle partite iva, anzi. Rimane il sistema di prelievo ridotto (rispetto ai lavoratori dipendenti) per chi – a partire dallo scorso anno – ha goduto del regime avvantaggiato al 15 per cento. Queste partite iva, dovranno solo documentare la loro contabilità (cosa che peraltro già facevano per legge, fino allo scorso anno, e – in molte – hanno continuato a fare malgrado il forfettario).



Seconda bufala: “Le partite Iva saranno costrette ad aprire un secondo conto corrente, solo per le spese professionali, vergogna!”. Ci ero caduto persino io, ma non è vero: lo ha spiegato in una intervista a Il Sole il ministro Gualtieri.

Terza bufala: “Stanno reintroducendo la patrimoniale sulla prima casa, vergogna!”. Non è vero. Non c’è nessuna tassa aggiuntiva sulla prima casa che – come è noto – resta esentata dall’Imu.



Quarta bufala: “Stanno reintroducendo la patrimoniale sulla seconda casa, vergogna!”. Non è vero. Non c’è nessuna tassa aggiuntiva sulla seconda casa. L’unica imposta che cresce è la tassa sulle compravendite, che passa da 50 a 150 euro.

Quinta bufala: “Stanno cancellando la detrazione sulle ristrutturazioni edilizie, vergogna!”. Non è vero: la doppia soglia di detrazione per le ristrutturazioni per gli immobili viene mantenuta, al 50 per cento (ristrutturazioni edilizie ordinarie) e al 65 per cento (efficientamento energetico). Un successivo provvedimento ridurrà queste soglie in modo progressivo, senza cancellarle SOLO per chi guadagna più di 300mila euro (lo 0.1 per cento dei contribuenti italiani!). Viene introdotto un nuovo importantissimo beneficio: detrazione al 90 per cento della ristrutturazione per le facciate degli edifici (che prima non esisteva).



Sesta bufala: “Stanno cancellando la Flat Tax per le partite Iva da 65mila a 100 mila euro. Vergogna!”. Non è vero: bisognerebbe dire – semmai – che questa agevolazione non esiste perché non è mai entrata in funzione. Il governo gialloverde, infatti, la varò senza renderla operativa nel 2019, e prevedendo che sarebbe diventata operativa solo dal gennaio del 2020. Quindi, in linea teorica, avrebbe dovuto partite tra due mesi, ed era incerta, come tutte le misure non retroattive.

Settima bufala: “Questa legge sul contante impedisce ad un padre di regalare mille euro al figlio. Vergogna!”. Delle tante panzane questa è una delle più creative. Non esiste nessuna legge e nessuna misura – come è evidente – che limiti le dazioni di denaro fra padri e figli, come verso chiunque altro. Lo Stato non impedisce a nessuno di regalare soldi e denaro contante. All’esercito di padri desiderosi di donazioni (“averceli!”, direbbe Totò) che Libero immagina già privato della libertà di regalo, una sola raccomandazione: se non hanno già una soglia di contante necessario, possono fare più prelievi.



Ottava balla (variante): “Un padre non può più aiutare un figlio a comprare una casa, vergogna!”. Assolutamente falso: non può farlo in contanti, ma può bonificare quello che vuole. Domanda: ma quanti padri avere visto che per aiutare il figlio girano con 30 o 50mila euro in banconote in una valigetta e se li portano dietro in banconote? Giusto o sbagliato era comunque illegale, visto che già da anni per tutti i pagamenti per una casa – come sa bene il popolo vastissimo di chi ne possiede una – ogni versamento deve avvenire per assegno e deve essere tracciabile. Quindi non è cambiato assolutamente nulla.

Dentro il Rojava, guerra di Siria
Nona balla: “Hanno messo un limite a mille euro per l’uso del denaro contante, vergogna!”. Non è vero, e qui va aggiunto purtroppo: il limite da 3mila passa a 2mila. E scenderà a mille euro – se non cambia il governo – solo tra due anni. Questo per l’opposizione strenua di Renzi, e del suo partitino. L’ex premier è recidivo perché fu lui ad alzare a 3mila la soglia dei contento portata a mille euro dal governo Monti.

Decima balla: “Hanno alzato al 12.5 per cento la cedolare secca sugli affitti a canone concordato, vergogna!”. Questa è una delle balle più raffinate. In realtà per questo enorme sconto rispetto alla normale cedolare era già previsto – dal 2020 – un innalzamento al 15 per cento. Quindi, semmai, è una riduzione del 2,5 per cento. Le balle fisc
ali sono tante, fantasiose,e.

Ultim'ora Siria: Usate armi chimiche dai Turchi. Erdogan smentisce, Conte furioso lo chiama

“Sospettiamo che armi non convenzionali vengano usate contro i combattenti” curdi dalla Turchia, durante l’assedio a Ras al Ayn. È la denuncia via Twitter Mustafa Bali, capo della comunicazione delle Syrian Democratic Forces (Sdf) a guida curda. Concetto ribadito in un successivo comunicato delle Sdf: “L’aggressore turco sta usando tutte le armi disponibili contro Ras al Ayn – si legge – Di fronte all’ovvio fallimento del suo piano, Erdogan sta facendo ricorso ad armi che sono globalmente vietate, come il fosforo bianco e il napalm“. Un’accusa che Ankara smentisce per bocca del ministro della Difesa: “Tutti sanno che l’esercito turco non ha armi chimiche nel suo inventario. Alcune informazioni ci indicano che le milizie curde dello Ypg usano armi chimiche per poi accusare la Turchia“, è la sua replica. L’esercito di Erdogan avrebbe ormai il controllo di “quasi metà” del centro strategico di Ras al Ayn, secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che parla di “intensi raid aerei” che proseguono “da tre giorni”, oltre alle bombe dell’artiglieria. Situazione che ha portato le Sdf a chiedere la creazione di corridoi umanitari per la popolazione: “L’appello umanitario urgente”, che si rivolge “alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani, alla Lega Araba, alla Federazione Russa e alla coalizione internazionale”, riguarda la stessa località dove nelle scorse ore i curdi avevano denunciato raid turchi con armi chimiche.È proprio in questi bombardamenti, secondo quanto riferiscono i curdi, che vengono usate armi chimiche. La denuncia è accompagnata da un servizio video dell’agenzia Hawar, organo dell’amministrazione curda in Siria, da un ospedale della zona in cui compaiono alcuni bambini ricoverati con gravi ferite da ustioni, descritte in un’intervista da un medico locale. Non è possibile verificare in modo indipendente l’autenticità delle immagini. Anche sui social network si vedono video di bambini che faticano a respirare o ustionati. Il portavoce curdo Mustafa Bali fa riferimento a “notizie e segnali” ricevuti “dalla città assediata” e invita “le organizzazioni internazionali a inviare le loro squadre per investigare alcune ferite subite negli attacchi”. Secondo Bali, “le strutture mediche nel nord-est della Siria non hanno più squadre di esperti dopo il ritiro delle ong dovuto all’invasione turca”.Mentre a Ras al Ayn proseguono i bombardamenti, mercoledì le truppe siriane fedeli a Bashar al-Assad sono entrate a Raqqa, l’ex capitale dell’Isis, e anche a Kobane, dopo il ritiro delle truppe americane dalla città di confine. Fonti turche riferiscono, però, che dall’ex capitale del Califfato sono fuggiti 600 combattenti curdi che facevano parte delle milizie che hanno liberato la città nel 2017.Il comandante delle milizie delle Forze democratiche siriane (Fds) a guida curda, il generale Mazloum Kobani, dopo aver annunciato mercoledì “interrotte” le operazioni anti-Isis proprio per colpa dell’invasione turca, ha riferito alla tv curda Ronahi che il presidente Usa Donald Trump sapeva “che stavamo contattando il regime siriano e i russi per proteggere il nostro Paese e la nostra terra. Lui ci ha detto: ‘Non siamo contrari. Vi sosteniamo’”. Un’ulteriore dimostrazione della disinteresse del numero uno della Casa Bianca, che mercoledì dopo aver ricevuto Sergio Mattarella ha dichiarato: “In Siria combattano la loro guerra”.Intanto però è fissato alle 14:30 di oggi (le 13:30 in Italia) l’atteso incontro ad Ankara tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la delegazione Usa di alto livello, guidata dal vicepresidente Mike Pence e dal segretario di Stato Mike Pompeo, inviata d’urgenza da Trump per chiedere un cessate il fuoco nel nord della Siria. I colloqui sono stati preceduti ieri da una polemica quando Erdogan aveva dichiarato che avrebbe discusso solo con Trump, salvo poi fare marcia indietro. La delegazione americana, di cui fanno parte anche il consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O’Brien e l’inviato speciale di Trump per la Siria e la Coalizione anti-Isis James Jeffrey, ha già avuto i primi colloqui preparatori con alti funzionari di Ankara, tra cui il portavoce e consigliere di Erdogan, Ibrahim Kalin, e il ministro della Difesa Hulusi Akar.

Ultim'ora Conte chiama Erdogan: “Tensioni durante la telefonata”...



Il premier ha avuto un colloquio con il presidente turco nel quale ha ribadito che "la protezione della popolazione civile, già duramente provata da anni di conflitto, e la risoluzione dei conflitti sono priorità irrinunciabili per l’Italia e per l’intera Comunità internazionale".

Una telefonata durata oltre un’ora in cui non sono mancati momenti di forte tensione: il premier Giuseppe Conte ha avuto un colloquio con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel quale ha ribadito che l’Italia ritiene “inaccettabile” l’azione militare avviata nel nord della Siria. E ha più volte invitato il capo di Ankara a interrompere questa iniziativa militare che ha effetti negativi sulla popolazione civile. Conte, durante la telefonata, ha infatti rimarcato che “la protezione della popolazione civile, già duramente provata da anni di conflitto, e la risoluzione dei conflitti sono priorità irrinunciabili per l’Italia e per l’intera Comunità internazionale”.
Il colloquio con Erdogan arriva dopo che mercoledì il presidente del Consiglio aveva già annunciato di voler andare oltre il blocco della vendita di armi alla Turchia. E aveva esortato gli altri Paesi a fare lo stesso: “Tutte le iniziative che porteranno la Turchia a rinunciare all’opzione militare noi le metteremo in campo e l’Italia sarà capofila in questa direzione”. Una richiesta, quella di interrompere l’incursione militare e ritirare immediatamente le truppe, che Conte ha ribadito più volte al leader turco. Proprio in queste occasioni, rivelano fonti di Palazzo Chigi, la discussione ha vissuto momenti di tensione.
Conte ha ricordato a Erdogan anche il suo dovere di “svolgere con responsabilità il ruolo geopolitico e di alleato Nato che la Turchia strategicamente detiene, nell’interesse collettivo di stabilizzazione dell’intera regione”. In una nota di Palazzo Chigi viene infine sottolineato che “il Presidente del Consiglio ha rappresentato questa unitaria posizione del governo, delle forze politiche con cui ieri si è confrontato durante il suo passaggio alle Camere e dell’opinione pubblica italiana”.

BISOGNA COLPIRE I GRANDI EVASORI NON MASSACRARE CHI LAVORA



Credo che per cambiare il Paese sia indispensabile muoversi sempre con priorità. Per il MoVimento 5 Stelle di priorità da inserire in legge di bilancio ce ne erano diverse, come l’assegno unico familiare, gli investimenti green, il mantenimento di Quota 100, l’abolizione del super ticket. Ognuna di queste misure sarà dentro la manovra e lo considero un ottimo risultato.
C’è poi un altro capitolo, fondamentale, che è la lotta all’evasione. Su questo fronte le teorie sono diverse, ma i fatti ci dicono che fino ad oggi abbiamo visto uno Stato fare sempre il forte con i deboli e il debole con forti.
Bisogna cambiare registro. Lo Stato deve fare lo Stato con chi in questi anni ha nascosto centinaia e centinaia di migliaia di euro in qualche paradiso fiscale, a danno di tutti gli italiani onesti.
Contro queste persone bisogna alzare la voce, farsi sentire ed essere duri, andando oltre le consuete multe di circostanza e introducendo il carcere. Ecco, il carcere ai GRANDI EVASORI: per noi questo è un punto fermo, irrinunciabile.
Poi per carità, ogni altro strumento utile a combattere l’evasione fiscale è ben accetto. Va bene il pos, va bene il tetto al contante, va bene tutto, però lasciatemi dire che ogni misura va adeguata alle peculiarità dell’economia italiana, al nostro tessuto economico/commerciale.
Le cose vanno fatte con intelligenza e senza lasciarsi andare in slogan o campagne mediatiche.
Perché un conto è la lotta all’evasione, che il MoVimento per primo porta avanti da anni, e un conto è fare regali alle banche o alle multinazionali.
Tutti devono rispettare la legge, mi sembra ovvio, anche perché se non la rispetti paghi, ma ora non mi si venga nemmeno a dire che il problema dell’economia italiana sono coloro che l’economia italiana la tengono in piedi.
Non mi si venga a dire che la colpa è di parrucchieri, idraulici, commercianti, elettricisti e chi più ne ha più ne metta.
È troppo facile prendersela con chi si spezza la schiena ogni giorno e a stento riesce ad arrivare alla fine del mese, senza potersi nemmeno prendere un giorno di malattia.
Quindi capiamoci e concentriamoci sulle priorità.
La priorità, oggi, è dare un segnale diverso dal passato e colpire i pesci grossi, colpire chi ha messo il Paese in ginocchio. Tutto il resto sono elementi in più che vanno ponderati insieme alle diverse categorie: dagli autonomi alle associazioni di riferimento. Poi sarà il Parlamento, sovrano, ad avere l’ultima parola.

Il video falso di Conte pubblicato dallo staff del Governatore Leghista.

Alessio Colzani fa parte del team che segue la comunicazione del governatore lombardo. È militante della Lega dall’inizio degli anni ’90

A volte basta poco per confezionare una bufala. Non serve saper usare photoshop per modificare una fotografia o elaborare un video fino a farlo diventare un deep fake. Basta tagliare una clip, privare del contesto una frase e condire il tutto con scritte in stampatello che ne alterano completamente il significato.

È quello che ha fatto e condiviso Alessio Colzani. Secondo la sua biografia, visibile su Facebook, Colzani è originario di Lecco e vanta una militanza nella Lega che dura dall’inizio degli anni ’90. Dopo varie esperienze politiche nelle terre attorno al lago di Como, ora fa parte, sempre secondo la sua bio, del team di comunicazione che segue il governatore lombardo Attilio Font
ana.

Il video qui https://www.facebook.com/281766552708656/posts/396676494550994/

Ultim'ora la giunta leghista ha aumentato lo stipendio a sindaco e assessori. Il primo cittadino: “Solo un adeguamento”



Uno dei primi atti del centrodestra a trazione Lega a Ferrara non è stato proprio all’insegna della popolarità. Appena insediati, il sindaco Alan Fabbri e la sua giunta hanno aumentato il loro stipendio, adeguandolo agli emolumenti tabellari del Testo unico degli enti locali. La giunta precedente del Pd si era decurtata l’onorario del 10 per cento, destinando le risorse risparmiate a un fondo per il sostegno alle imprese cofinanziato dalla camera di commercio. Idem il presidente del consiglio comunale: pressato dai grillini che chiedevano un gesto simbolico, si era abbassato lo stipendio del 15 per cento. La nuova amministrazione invece ha fatto tabula rasa e ha ripristinato il salario pieno. Con una delibera ha anche proposto e votato l’aumento dell’indennità del nuovo presidente del consiglio – il leghista Lorenzo Poltronieri -, che da 2.720 euro al mese torna a prendere 3.217 euro come due legislature prima. Quanto alla giunta, il sindaco ora percepisce 6.400 euro al mese, contro i 5.900 del predecessore. Il suo vice 4.800 (erano 4.427 nella legislatura precedente) e gli assessori 3541 euro anziché 2842.
Un ritocco che non è passato inosservato, tanto che in un consiglio comunale di ottobre si è discusso a lungo della bontà della decisione. Incalzata dall’opposizione, l’assessore al Personale Angela Travagli ha giustificato il tutto partendo dai massimi sistemi: “L’aumento è dovuto alla necessità di avere una visione macroeconomica molto più ampia, positiva e sistemica da parte di chi amministra”. E il fatto di potersi ridurre lo stipendio come avvenuto cinque anni prima, “è un gesto di cui non discuto la bontà, ma che è un po’ fine a se stesso. Un autocompiacimento per dire ‘questo lo abbiamo fatto’”. L’assessore, nel perorare la propria causa, è arrivata ad essere più realista del re: “Abbiamo incontrato migliaia di cittadini, associazioni di categoria e imprenditori: nessuno ha mai accennato a un problema relativo all’indennità della giunta, nessuno ha riconosciuto l’utilità e nessuno ci ha chiesto di seguire quel gesto, che comunque ammiro e rispetto. Il feedback a livello economico non c’è. Possiamo ridurci le indennità anche noi, ma così facendo metteremmo il freno a mano all’economia”.
Più con i piedi per terra il sindaco Alan Fabbri, il quale tiene a precisare a ilfattoquotidiano.it che “non si può parlare di aumento, la parola giusta è adeguamento. Noi abbiamo semplicemente riportato le indennità alle cifre stabilite dalla legge e vedremo da qui ai prossimi mesi se riterremo opportuno ridurle”. “Ci diamo quello è previsto dalla legge, come in tutti i comuni d’Italia a ogni inizio legislatura” ha ribadito Fabbri, che ha bollato come “atto demagogico e strumentale” la riduzione operata da chi l’ha preceduto. “Io allora – ha insistito – potrei sventolare il fatto che mi pago l’abbonamento telefonico con i miei soldi, visto che non utilizzo un cellulare dell’amministrazione”.

Manovra, la mossa del governo contro le finte coop della logistica e dell’alimentare che sfruttano i lavoratori e frodano il fisco

Agli appalti nei settori che fanno largo uso di manodopera si applicherà l’inversione contabile dell’Iva: la verserà il committente e non l'appaltatore. Idem per le ritenute fiscali dei lavoratori. "Così le imprese che esternalizzano staranno più attente a rivolgersi a coop oneste, dato che dovranno pagare di tasca propria”, spiega il segretario del Consiglio nazionale dei consulenti del Lavoro. Che però avverte: "Attenti a non scoraggiare chi ricorre agli appalti senza secondi fini"

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Colpire le false cooperative che da nord a sud forniscono manodopera a basso costo alle aziende, non versano tasse e contributi e poi svaniscono nel nulla. E allo stesso tempo garantire allo Stato maggiori entrate per 400 milioni di euro all’anno. È questo l’obiettivo di una delle misure inserite nel decreto fiscale approvato “salvo intese” dal Consiglio dei ministri e collegato alla manovra economica. Come si legge nel Documento programmatico di bilancio inviato alla Commissione Ue, infatti, fra i provvedimenti “di contrasto all’evasione e alle frodi” c’è “l’estensione del regime di reverse charge” – l’inversione contabile dell’Iva per cui a pagarla è l’acquirente e non il venditore – agli appalti nei settori che tradizionalmente fanno largo uso di forza lavoro. Si va dalla logistica ai servizi, fino all’alimentare, alla grande distribuzione e alla meccanica. Nelle intenzioni del governo, questo meccanismo tributario permetterebbe di scardinare un sistema illecito diventato negli anni terreno fertile per caporalato, ‘ndrangheta e grandi evasori. “Le nuove norme sicuramente vanno nella direzione giusta”, commenta con Ilfattoquotidiano.it Francesco Duraccio, segretario del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del Lavoro. “Ma bisogna stare attenti a non fare di tutta l’erba un fascio. Il rischio è che si colpiscano anche i bravi imprenditori”.




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Euro 2020, la mascotte dà spettacolo in...



La truffa delle false cooperative: irregolari 6 su 10 – Viterbo, febbraio 2019: la guardia di Finanza scopre una maxi frode fiscale messa in piedi da un consorzio di 19 cooperative fantasma, costata allo Stato oltre 20 milioni di euro. Lecco, due mesi dopo: smascherata un’altra rete di coop, responsabile di aver evaso l’Iva per 3 milioni e accusata di aver fornito manodopera a basso prezzo a diverse aziende operanti nella logistica. La storia si ripete anche pochi giorni fa nel piacentino: 2,4 milioni di tasse non pagate e crediti fittizi, 135 lavoratori senza contributi e titolari della coop finiti ai domiciliari. Dal Lazio al Veneto, passando per Piemonte ed Emilia Romagna – dove nel 2018 come raccontato da ilfattoquotidiano.it gli operai della Castelfrigo, azienda della lavorazione di carni suine, hanno protestato per mesi per denunciare le condizioni di lavoro inaccettabili – il metodo è sempre lo stesso. Quando un’impresa ha bisogno di operai per uno specifico servizio, piuttosto che sobbarcarsi il costo delle nuove assunzioni decide di affidarsi a una società esterna. A ottenere l’appalto è spesso una cooperativa fittizia, i cui lavoratori sono sottopagati e con poche tutele, mentre il titolare – nascosto da prestanome – non paga l’Iva delle fatture che emette e talvolta incassa dallo Stato pure dei crediti non dovuti. Poi succede che la coop sparisce nel nulla e con essa anche i soldi che erano destinati all’Erario.


Questo fenomeno è esploso negli anni della crisi economica ed è monitorato ogni anno dall’Ispettorato nazionale del lavoro. In base all’ultimo report, nel 2018 su 3.311 cooperative analizzate “ne sono risultate irregolari 1.986 (circa il 60 per cento)”. I controlli hanno permesso di recuperare anche 61 milioni di euro frutto di evasione fiscale, un dato in aumento del 15 per cento rispetto al 2017. Come deterrente per chi decide di mettere in piedi questo tipo di frode è stato introdotto anche uno specifico reato. Si tratta della “somministrazione fraudolenta”, depenalizzata dal Jobs Act di Matteo Renzi nel 2016 ma reintrodotta due anni dopo dal cosiddetto decreto Dignità varato dal governo gialloverde. Cosa prevede? Oltre alle normali sanzioni amministrative, un’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione, a carico sia dell’azienda appaltatrice che del committente. La prima perché tende a inquadrare i lavoratori con stipendi che per settori come il facchinaggio possono sfiorare anche i 4 euro l’ora (non applicando i contratti previsti dalla contrattazione collettiva), il secondo perché di fatto non avrebbe bisogno di esternalizzare la manodopera, ma lo fa solo per risparmiare.

Il piano del governo: inversione contabile e stop alle compensazioni – Secondo i calcoli del governo giallorosso, però, questo sistema illecito causa ogni anno allo Stato un ammanco di 400 milioni, di cui 255 di Iva e 145 milioni di tasse sul lavoro mai versate. Da qui l’idea di mettere in campo un ulteriore deterrente a chi pratica la somministrazione fraudolenta. Non solo di natura giudiziaria, ma anche fiscale. Con la reverse charge prevista dalla legge di bilancio 2020, infatti, l’Iva di questi appalti non sarà più a carico delle cooperative (con il rischio che non venga mai saldata), ma a carico delle società committenti. “In questo modo il Fisco avrebbe la certezza di incassare ciò che gli è dovuto”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Duraccio. “Mentre le imprese che esternalizzano la manodopera staranno più attente a rivolgersi solo a cooperative oneste, dato che dovranno pagare l’Iva di tasca propria”. Una soluzione che il segretario del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del Lavoro giudica positivamente, anche se avverte: “Non bisogna demonizzare a priori l’appalto di servizio, se usato bene è un ottimo strumento di organizzazione industriale. I problemi sorgono quando si cerca di approfittarne sulla pelle dei lavoratori”.


Ma non è tutto. Perché come ulteriore misura per sanare la situazione, l’articolo 5 del decreto fiscale (approvato con l’ormai consueta formula del “salvo intese”, quindi passibile di modifiche) prevede che anche sulle ritenute fiscali dei lavoratori ci sia una sorta di inversione contabile. In sostanza, mentre oggi una cooperativa che ha ottenuto un appalto di servizio sottrae le imposte dalla busta paga dei suoi dipendenti e le versa all’Erario, in base alla nuova legge sarà la società committente (quella che ha richiesto ulteriore manodopera tramite l’appalto) a versarli. È proprio su questo punto, però, che si rischiano di creare più problemi che in passato. “Potrebbe essere molto complicato applicare questo provvedimento dal punto di vista pratico, la mia preoccupazione è che possa scoraggiare chi davvero ricorre agli appalti di servizio con un fine nobile”, chiarisce Duraccio. In realtà sono previste delle eccezioni, come le “imprese che sono già attive da 5 anni o hanno un certo volume di fatturato”, ma a suo parere la procedura dovrà essere semplificata durante l’iter di conversione in legge del decreto per essere davvero efficace.

“Serve anche una norma contro il dumping contrattuale” – “Un’ultima criticità riguarda il divieto, per le società appaltatrici, di estinguere i contributi previdenziali dei propri dipendenti attraverso il meccanismo di compensazione di eventuali crediti vantati con lo Stato”, aggiunge. “L’obiettivo è quello di evitare false compensazioni, ma così si rischia di danneggiare chi invece agisce in modo corretto. Piuttosto si potrebbero introdurre degli enti certificatori che garantiscano quali aziende si comportano correttamente e quali no”. Proposta che si accompagna a quelle già presentate dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del Lavoro al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. “A nostro parere è necessario un ulteriore provvedimento che impedisca a chi ottiene gli appalti di praticare dumping contrattuale”, conclude Duraccio. “Se una cooperativa manda una squadra di operai nello stabilimento di un’altra impresa, quella squadra deve avere lo stesso contratto applicato dai lavoratori dello stabilimento in cui è chiamata a lavorare. In questo modo si ricorrerebbe alle esternalizzazioni solo per motivi organizzativi, dato che a livello economico costerebbe tanto quanto assumere direttamente dei dipendenti”.

mercoledì 16 ottobre 2019

Matteo Salvini: Un mese da senatore senza mai andare in Senato. Condivi e fallo sapere a tutti.

Salvini, un mese da senatore senza mai vedere il Senato - Mai un voto, mai una riunione della sua commissione: dal 10 settembre non ha partecipato ad alcun lavoro parlamentare. Sempre in "missione": cioè in campagna elettorale per le Regionali ...Ovviamente il tutto a spese nostre!
Salvini doveva fare «dura opposizione in Aula». Ma dal voto di fiducia non si è più visto in Senato
Perennemente in missione, nonostante la ‘minaccia’ al nuovo Esecutivo: «Faremo una dura opposizione in Aula». Una dichiarazione che, confrontata con il registro delle presenze al Senato ha il sapore del motto «Armiamoci e partite». Si parla, come storia politica nazionale ed europea insegna, dell’allergia del leader della Lega a partecipare attivamente al percorso decisionale di una democrazia: da quando si è insediato il nuovo governo Conte, il segretario del Carroccio (ora senatore) ha partecipato ai lavori parlamentari solo per il voto di fiducia (sfiducia, per lui) alla maggioranza giallorossa. Le assenze Salvini, dunque, tornano a fare notizia. Come riporta il sito online del settimanale L’Espresso (che trova anche conferma sui numeri riportati dal portale OpenParlamento), il leader della Lega non ha partecipato a nessuna votazione (oltre a quella di fiducia) di quelle che si sono tenute al Senato dal giorno in cui si è insediato il nuovo Esecutivo. Sempre assente, sempre in missione. Non solo il suo scranno a Palazzo Madama è rimasto perennemente vuoto, ma anche la sua poltrona nella Terza Commissione ‘Affari esteri ed emigrazione’ (di cui fa parte) è rimasta deserta. E l’unica riunione si è tenuta il 2 ottobre e quel giorno Salvini era al Senato ma solamente per una conferenza stampa sulla proposta del 5Xmille alle Forze dell’Ordine e non per partecipare ai lavori.
Le assenze Salvini anche da quando è “solo” senatore
E in questo mese le assenze Salvini si sono moltiplicate anche durante i voti al Senato: mai presente, sempre in missione. Ma cosa si intende per parlamentare in missione? «I Senatori assenti per incarico avuto dal Senato, i quali pertanto non vengono computati ai fini della determinazione del numero legale», è scritto sul regolamento di Palazzo Madama. Insomma, la missione dovrebbe racchiudere solamente impegni istituzionali nel proprio ruolo di senatore della Repubblica o membro di una commissione. E, tra l’altro, un parlamentare che si dichiara in missione (oltre a non rientrare nel numero legale in Aula) non perdono neanche la diaria di quel giorno perché in realtà non risultano assenti. Ma basta fare un salto sulla bacheca Facebook del leader della Lega per capire come nei giorni in cui a Palazzo Madama sono state effettuate una sessantina di votazioni, lui fosse in giro per l’Italia per portare avanti la sua campagna elettorale in vista delle Regionali in Umbria, Calabria ed Emilia Romagna. Si tratta del 24 e 25 settembre: mentre al Senato si votano diversi provvedimenti all’ordine del giorno, le assenze Salvini crescono per via della sue ‘missioni’ elettorali a Cosenza e in varie cittadine del centro-Italia.

Ultima ora lotta a evasione, Conte: “Non criminalizza, ma incentiva. Di Maio: “Priorità è carcere a grandi evasori”



Non vogliamo criminalizzare alcuna categoria, ma semplicemente incentivare l’utilizzo della moneta elettronica“. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, commenta ai microfoni del Tg1 il testo varato della nuova legge di Bilancio, aggiungendo che il suo personale obiettivo era quello di arrivare subito al tetto di 1.000 euro per il contante, ma che comunque “l’importante era dare un segnale”, rendere conveniente non evadere. Quasi contemporaneamente, il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, in un post su Facebook si sofferma soprattutto sul tema del carcere ai grandi evasori: “Per noi questo è un punto fermo, irrinunciabile – scrive -. Fino a oggi abbiamo visto uno Stato fare sempre il forte con i deboli e il debole con forti. Bisogna cambiare registro”.
Conte: “Non vogliamo criminalizzare categorie, ma spingere a non evadere”
Il capo del governo, come il ministro degli Esteri, affronta il nodo della lotta all’evasione, spiegando che “c’è una filosofia diversa rispetto al passato. Non vogliamo criminalizzare alcuna categoria, ma semplicemente incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, arrivando alla media dei Paesi europei. È un patto con i cittadini onesti, vogliamo dire a tutti che essere onesti conviene perché incentivando i pagamenti digitali si ritroveranno più soldi”. La volontà iniziale del premier era quella di “arrivare subito al limite del contante a 1.000 euro. Poi siamo arrivati a questa soluzione, ma l’importante era dare un segnale”.
Poi però respinge le accuse di deriva giustizialista aggiungendo che “il tintinnare delle manette non mi esalta”. Ma aggiunge: “Non è pensabile che i gravi reati fiscali siano trattati con minor gravità. Su questo tutte le forze politiche sono d’accordo. Dal punto di vista tecnico stiamo riflettendo sulla soluzione migliore dal punto di visto normativo”.
Dopo aver ringraziato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e tutti i componenti della maggioranza per il lavoro sulla manovra, Conte aggiunge che il piano dell’esecutivo deve essere considerato a lungo termine: “La nostra azione nasce in base a un progetto politico ben preciso che non può essere realizzato in qualche settimana – dice -. È un progetto riformatore che si dipana nell’arco di un triennio. In un quadro di finanza pubblica così complesso – aggiunge – destinare 3 miliardi al taglio del cuneo fiscale è già un ottimo inizio. Non voglio dire che ci si arricchirà, sono 40 euro al mese, non trascurerei” quella cifra. “È una manovra espansiva – aggiunge – Pensate che per gli investimenti andiamo ad aggiungere 17 miliardi in tre anni a un già cospicuo piano”.
Proprio a Gualtieri, nel corso delle discussioni che hanno preceduto la nottata di martedì, il presidente del Consiglio aveva inviato un sms in cui si leggeva: “Caro, sull’evasione deve essere una rivoluzione che deve cambiare i comportamenti dei cittadini…”, chiedendo di insistere nel cercare i fondi necessari per chiudere in tempo la manovra e non cedere alle presunte pressioni di tecnici del Mef. “E’ vero, l’ho mandato. Sono stato un po’ pressante… Gualtieri è stato molto collaborativo, il nostro è un progetto condiviso”.
Poi annuncia il “superbonus della Befana” previsto dal 2021, per incentivare i consumi: si partirà “da 200-250 euro a crescere a seconda delle spese accumulate” e “ci sarà anche una lotteria con 50 milioni” per chi paga con carta.
Di Maio: “Colpire i pesci grossi, i grandi evasori”
Il capo politico pentastellato concentra l’attenzione sul carcere ai grandi evasori come punto fermo da cui partire: “Bisogna alzare la voce, farsi sentire ed essere duri, andando oltre le consuete multe di circostanza e introducendo il carcere. Ecco, il carcere ai grandi evasori: per noi questo è un punto fermo, irrinunciabile”. La prigione proprio per “dare un segnale diverso dal passato e colpire i pesci grossi, colpire chi ha messo il Paese in ginocchio“. Più cautela rispetto a provvedimenti antievasione e relative sanzioni: “Ogni strumento utile a combattere l’evasione fiscale è ben accetto. Va bene il Pos, va bene il tetto al contante, va bene tutto, però lasciatemi dire che ogni misura va adeguata alle peculiarità dell’economia italiana, al nostro tessuto economico/commerciale. Le cose vanno fatte con intelligenza e senza lasciarsi andare a slogan o campagne mediatiche. Perché un conto è la lotta all’evasione, che il M5s porta avanti da anni, e un conto è fare regali alle banche o alle multinazionali”.
Di Maio argomenta così: “Credo che per cambiare il Paese sia indispensabile muoversi sempre per priorità. Per il Movimento 5 Stelle di priorità da inserire in legge di Bilancio ce ne erano diverse, come l’assegno unico familiare, gli investimenti green, il mantenimento di Quota 100, l’abolizione del super ticket. Ognuna di queste misure sarà dentro la manovra e lo considero un ottimo risultato”.
Il cuore del post del capo politico resta quello del carcere per i grandi evasori, con un distinguo importante: “Tutti devono rispettare la legge, mi sembra ovvio, anche perché se non la rispetti paghi, ma ora non mi si venga nemmeno a dire che il problema dell’economia italiana sono coloro che l’economia italiana la tengono in piedi. Non mi si venga a dire che la colpa è di parrucchieri, idraulici, commercianti, elettricisti e chi più ne ha più ne metta”. Precisazione che sembra rispondere alle critiche arrivate in giornata dalla Confesercenti che, in una nota del presidente nazionale, Patrizia De Luise, aveva fatto sapere che “la manovra è partita bene, con lo stop agli aumenti Iva ed il taglio al cuneo fiscale”, ma si rischia “di finire fuoristrada sul fisco e la moneta elettronica. Abbiamo scampato la tassa sul contante, ma in cambio abbiamo avuto un diluvio di sanzioni sulle imprese”.