lunedì 25 marzo 2019

Salvini: "La cittadinanza è cosa seria, non un biglietto per il Luna Park"...



Matteo Salvini mette una pietra sopra alla demagogia della sinistra che, sfruttando i ragazzini che hanno sventato l'attenato sullo scuolabus, prova a riportare in parlamento il dibattito sullo ius soli.
"Non se ne parla nemmeno", taglia corto il ministro dell'Interno rispendendo al mittente le pressioni dei notabili piddì che, in crisi di voti, provano a ricompattare il centrosinistra intorno alla battaglia per riformare le normative che regolano la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati.
Da Graziano Del Rio a Nicola Zingaretti, passando per Walter Veltroni a Matteo Orfini, i bigdem stanno cavalcando la storia di Ramy, il 13enne egiziano che con una telefonata ha allertato i carabinieri sventando così il folle piano del senegalese Ousseynou Sy, per rimettere al centro del dibattito politico la battaglia sullo ius soli. Una battaglia che, quando Paolo Gentiloni sedeva a Palazzo Chigi, il Partito democratico aveva disertato per mancanza di voti in parlamento e per paura di perdere consensi nel Paese. "Sappiamo benissimo che con i numeri di questa legislatura sarà quasi impossibile portarlo a casa - ammette Orfini in un post su facebook - l'occasione vera l'abbiamo persa in quella precedente". Eppure, al quartier generale del Pd, nessuno vuole guardare in faccia alla realtà. E così corrono a inviare lettere a Repubblica per spronare il popolo di centrosinistra a rimboccarsi le maniche. "Non abbiamo bisogno di odio generato a volte dal rancore e dalla discriminazione - scrive Zingaretti - ma di un'Italia che dia opportunità a tutti e tutte". E Veltroni dietro a fargli l'eco: "Il Pd deve saper declinare i suoi valori in questo tempo della storia - pontifica in una intervista su Repubblica - vengono oggi messi in discussione valori fondamentali, sociali, civili e umani".
Il dibattito, però, è solo interno alla sinistra. In parlamento, infatti, nessuno vuole rimettere mano a una riforma osteggiata dalla maggioranza degli italiani. "L’Italia è già oggi il Paese che concede più cittadinanze ogni anno, non serve una nuova legge", ha tagliato corto Salvini. Che ha poi messo in guardia la sinistra buonista: "La cittadinanza è una cosa seria e arriva alla fine di un percorso di integrazione, non è un biglietto per il Luna Park". Certo, in singoli casi eccezionali, come appunto quello di Ramy, il governo può concederla anche prima del tempo. "Ma - ha messo in chiaro il vice premier leghista - la legge non cambierà".
Anche fuori dalla maggioranza sono in molti a pensarla come Salvini. Da Forza Italia è arrivato un secco "no" allo ius soli. "Se siamo riusciti a bloccare l'assurda proposta dello ius soli in un Parlamento in cui la sinistra era più forte - ha commentato Maurizio Gasparri - figuriamoci che fine farebbe oggi una sortita del genere nell'attuale Parlamento". Per il senatore azzurro è "vergognoso sfruttare fatti di cronaca per alimentare una campagna pro immigrazione. Riemergono registi falliti, come Veltroni che dovrebbe piuttosto parlarci del flop del suo film, non dello ius soli""Ci si occupi piuttosto di espellere seicentomila stranieriche continuano illegalmente a rimanere in Italia", ha concluso.

giovedì 21 marzo 2019

Scoperta loggia segreta: Arrestati politici e professionisti.

Ventisette ordinanze di custodia cautelare. Ai domiciliari Francesco Cascio. Indagini anche al ministero dall'Interno.
Una loggia segreta capace di condizionare la politica e la burocrazia.Ne avrebbero fatto parte, a Castelvetrano, massoni, politici e professionisti. È un blitz che fa rumore quello dei carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani. Ventisette le persone arrestate e dieci indagate a piede libero. 
La mente dell'associazione a delinquere segreta sarebbe l’ex onorevole regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto. Ai domiciliari finiscono l'ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio e l'ex sindaco di Castelvetrano, Felice Errante.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Alfredo Morvillo, dall’aggiunto Maurizio Agnello e dai sostituti Sara Morri, Andrea Tarondo e Francesca Urbani e ruota attorno alla figura di Lo Sciuto, in passato indagato - ma arrivò un'archiviazione - per avere finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro. Era il 1998, poi la scalata politica con l'approdo alla commissione parlamentare Antimafia.
Le indagini recenti lo indicano come l'uomo chiave del sistema corruttivo che condizionava la vita politica di Castelvetrano (piazzando assessore massoni a Castelvetrano) e quella amministrativa all'Inps di Trapani (controllando l'erogazione delle pensioni di invalidità grazie al medico dell'Istituto Rosario Orlando). Si indaga anche su nomine politiche e finanziamenti regionali. Un filone dell'inchiesta arriva fino al ministero dell'Interno per una fuga di notizie.
Sarebbe stato Cascio a rivelare l'esistenza dell'inchiesta trapanese, dopo averlo appreso da Giovannatonio Macchiarola, allora segretario del ministro dell'Interno Angelino Alfano.
Un avviso di garanzia ha ricevuto l'ex rettore dell'Università di Palermo Roberto Lagalla, oggi assessore regionale all'Istruzione: avrebbe favorito la figlia di Orlando nell'aggiudicazione di una borsa di studio.
Del gruppo segreto avrebbero fatto parte anche Giuseppe Berlino (ex consigliere comunale di Castelvetrano e componente della segreteria tecnica dell'assessorato regionale ai Beni culturali) e Gaspare Magro (commercialista), mentre i domiciliari sono stati concessi al vice sindaco di Castelvetrano, Lo Sciuto avrebbe controllato pure finanziamenti regionali e soprattutto un fiume di pensioni di invalidità, sono 70 quelle al vaglio degli inquirenti.
Nella macchina del consenso di Lo Sciuto trovava posto anche Paolo Genco, presidente dell'Anfe, colosso della formazione giù travolto dagli scandali,: è stato arrestato perché avrebbe fornito soldi e posti di lavoro a Lo Sciuto che in cambio avrebbe sponsorizzato delibere e progetti di legge riguardanti l'Anfe.
Tra gli arrestati anche i poliziotti Salvatore Passannante, Salvatore Virgilio e Salvatore Giacobbe

mercoledì 20 marzo 2019

Saviano ora finisce alla sbarra: "Tutta colpa del ministro Salvini"



Roberto Saviano andarà a giudizio per aver definito Matteo Salvini "Ministro della Mala Vita".
E così l'autore di Gomorra su Repubblica punta il dito ancora una volta contro il titolare del Viminale e va ancora all'attacco: "Sì, confermo la notizia. Verrò processato. Verrò processato per aver definito il ministro dell'Interno "ministro della Mala Vita". Ribadisco pienamente la mia definizione, ne difendo la legittimità e vado con serenità e con certa fierezza a farmi processare. Io, cittadino come tanti, come tutti, sarò processato; il ministro, invece, ha deciso di sottrarsi al processo, seriamente e giustamente spaventato dal fatto che la sua condotta nel caso Diciotti possa farlo condannare".
Parole pesanti che riaprono lo scontro tra lo scrittore e il leader della Lega. Poi rincara la dose: "Questo processo che mi vedrà imputato, se non altro, costringerà Matteo Salvini a dire la verità o, quantomeno, a pronunciare sotto giuramento, dinanzi a uno spazio di verificabilità, le sue affermazioni, cosa che fino a oggi non è mai accaduta, trovandosi nel più agevole ambito della propaganda, dove ogni menzogna è manipolata, costruita, seminata sul terreno della bile, della frustrazione di un Paese disorientato da cui sta, per ora, e solo per ora, ricavando consenso". Ma alle parole dello scrittore aveva già risposto ieri il ministro con un tweet: "Noi lavoriamo per gli italiani, lui insulta dandomi del Ministro della Mala Vita e del buffone. Che dite, oltre al bacione gli regaliamo anche una bella querela???".

Arrestato Marcello De Vito (m5s). Vergognati, fai perdere la faccia a tutti!

De Vito è stato arrestato nell'ambito di una operazione del Comando Provinciale di Roma che ha portato ad altri tre arresti e una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nei confronti di due imprenditori. I reati ipotizzati, a seconda delle posizioni, sono di corruzione e traffico di influenze illecite. L'indagine riguarda, oltre alle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma, anche la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. L'indagine ha fatto luce su una serie di operazioni corruttive realizzate da imprenditori attraverso l'intermediazione di un avvocato ed un uomo d'affari, che fungono da raccordo con De Vito al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.
Ribollono le chat dei consiglieri M5S di Roma dopo la notizia dell'arresto del presidente dell'Aula Giulio Cesare, Marcello De Vito. Nessuna reazione ufficiale dal gruppo per ora, ma sono i singoli a raccontare il loro sconcerto. "Sono scioccata. Aspetto di capire meglio. Nelle chat la reazione è univoca. Tutti dicono 'impossibile che sia successo'", afferma la consigliera Eleonora Guadagno. "Siamo annichiliti", le fa eco, interpellata in merito, la collega Teresa Zotta. Che, a chi le chiede se si riuscirà ad andare avanti, risponde: "Vediamo, questa è dura. Ci incontreremo sicuramente, non posso credere ad una cosa del genere". Anche il pentastellato Angelo Diario si dice sorpreso: "Se andremo avanti? E' uno su 28. Sono più dispiaciuto a livello personale, conoscendolo mi sembra strano".
"Non abbiamo nulla da dichiarare sulla vicenda giudiziaria che riguarda il presidente del consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito. Fiducia nella magistratura. Se daremo un giudizio, lo daremo alla fine dell'iter processuale. Lo dico ai 5Stelle: noi siamo garantisti sempre. Non a secondo delle convenienze e delle persone che vengono indagate". Così Marco Miccoli, coordinatore nazionale della comunicazione del Pd.
"Mi auguro che la vicenda possa chiarirsi, perché Roma e i romani si meritano trasparenza, onestà e capacità, si meritano una amministrazione e una politica che possano valorizzarli e valorizzare le straordinarie qualità della nostra capitale. Ma per la Giunta Raggi oggi è il tempo della riflessione sul proprio futuro, perché non è da escludere un passo indietro". Così, sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

domenica 17 marzo 2019

LA GRANDE TRUFFA DELL’UNICEF: I SOLDI DELLE OFFERTE? IL GROSSO E’ DESTINATO A STIPENDI FARAONICI, VIAGGI E VILLE DI LUSSO E SONTUOSE CAMPAGNE PUBBLICITAIRE



I dati che ci arrivano sono davvero spaventosi, e se confermati, potremmo quasi osare dire di trovarci davanti ad una vera e propria truffa.
In Italia, solo per gli stipendi e le campagne promozionali si brucia quasi la metà dei soldi raccolti.
Per non parlare dei costi delle strutture, che proprio in Italia sono tra i più elevati, basti pensare solo alle megaville che Unicef possiede a Roma.
Altra stranezza riguarda il fatto che, in Italia, Unicef non destini nemmeno un euro dei suoi soldi ai piccoli profughi che giungono sulle nostre coste. Eppure in altri parti del Mondo Unicef è molto attivo in tal senso.
Il punto è che i soldi di Unicef Italia, nel nostro paese, finiscono quasi tutti bruciati tra costi dell’associazione e burocrazia.
Senza dimenticare che il comitato centrale di Ginevra gestisce quest’associazione mondiale senza dare conto a nessuno, senza lasciare libertà di scelta ai singoli comitati nazionali.
Basti pensare che, un paio di anni fa, alcuni consiglieri Unicef proposero a Ginevra di destinare almeno il 5% dei soldi raccolti ai bambini indigenti italiani. Ma da Ginevra non è mai giunta nessuna risposta!
In pratica la filiale italiana viene semplicemente usata come “cassa” alla quale attingere per finanziare i progetti nel Terzo Mondo.
E intanto i donatori italiani continuano a subire una vera e propria truffa!
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Unicef: fondi destinati a campagne pubblicitarie, ville e stipendi dei dirigenti
La filiale italiana dell’Unicef viene usata dai vertici di Ginevra come se fosse un bancomat. Si prelevano soldi per la realizzazione di vari e svariati progetti, ovunque, tranne che in Italia.
Non si è mai vista una bandiera Unicef in nessuno tra le migliaia di sbarchi in Sicilia, Calabria e Sardegna. Oltre mezzo milione di bambini, spesso non accompagnati, accolti dai volontari e da altre associazioni non governative. Dove è l’Unicef così attivo in qualsiasi emergenza umanitaria in qualsiasi parte del mondo?
Dagli anni ’70 ad oggi sono stati raccolti dal Comitato italiano Unicef oltre 2 miliardi di euro, ma per l’assistenza ai bambini italiani o ai figli degli immigrati sbarcati sulle nostre coste non è stato speso neanche un centesimo.
Tra l’altro, la povera Italia non ha neanche mai alzato la cresta, né preteso alcunchè dai vertici Ginevra. Per paura di vedersi revocato lo status, forse, ma comunque si è sempre limitata ad eseguire gli ordini senza partecipare ai comitati e senza proporre propri progetti. Perciò solo raccolta fondi senza alcun benefit, questo fa la sede italiana.
Ma allora i soldi dove vanno a finire se i bimbi italiani e quelli italiani acquisiti muoiono di fame? Negli stra-stipendi, nelle mega-ville e nelle super-campagne. Sì, superlativi, perché superlative sono le somme di danaro di cui stiamo parlando. Nel 2015 sono stati spesi in campagne promozionali e strutture circa 20 milioni di euro, su 55 ricavati. La sede centrale di Roma è un complesso di due enormi ville collegate tra loro da un ponticello pedonale, con una tecnologicissima sala conferenze e dei sotterranei con tanto di scavi archeologici dell’età imperiale annessi e connessi.
L’analisi della dinastia dei presidenti del comitato italiano di certo non giova alla situazione. A predisporre il restauro fu il Presidente Giovanni Micali, costretto alle dimissioni poco dopo per una strana manovra di Palazzo. A lui subentrò Antonio Sclavi, consigliere del Monte dei Paschi di Siena e proprietario di varie panetterie in Toscana. Poi ci fu Vincenzo Spadafora, pupillo di Micali, poi quello che era stato vice presidente amministrativo dell’ente, Giacomo Guerrera, detto lo “sparagnino”, eletto per il rotto della cuffia. A Guerrera piace così tanto la poltrona che ha fatto di tutto per allungare il suo mandato di un anno, modificando uno statuto considerato intoccabile fino ad oggi.
Che in quest’anno in più riesca a destinare qualche soldo ai bambini che muoiono di fame sul nostro territorio, oppure vogliamo fare altri lavori alla villa?

sabato 16 marzo 2019

Guai per Berlusconi: Imane Fadil, Silvio Berlusconi: “Non l’ho mai conosciuta”. Ma per i giudici è stata ad Arcore 6 volte ed era teste “credibile”



Lui nega di averla conosciuta, lei è morta. Ma a smentire Silvio Berlusconi – che ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’avvelenamento di Imane Fadil, la modella marocchina parte civile nel processo Ruby bis (quello contro Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora) e teste in quelli contro il leader di Forza Italia, dichiara: “Non l’ho mai conosciuta”, ci sono le indagini e le motivazioni delle sentenze dei processi. Sia quelle contro l’ex direttore del Tg4, dell’ex agente dei vip e dell’ex igienista dentale poi diventata consigliera regionale, sia quelle che hanno portato all’assoluzione definitiva dell’ex Cavaliere.
L’allora 25enne è stata sei volte ad Arcore, una volta si era esibita nella danza del ventre e in una occasione aveva rifiutato di restare a dormire a Villa San Martino con l’offerta di 5mila euro. Secondo i giudici del processo d’appello a Fede&co la testimone è sempre stata attendibile. La vittima ha incontrato altre due volte Berlusconi: il 29 agosto 2019 nel ristorante milanese “Da Giannino” e anche a Villa Campari, a Lesa, sul lago Maggiore il 4 settembre. “Spiace sempre che muoia qualcuno di giovane. Quello che ho letto delle sue dichiarazioni mi ha sempre fatto pensare che possano essere tutte cose inventate e assurde” ha detto. Ma per tutti i magistrati, che si sono occupati del caso, Imane Fadil non solo era credibile, ma quando riferì anche “dettagli vantaggiosi per l’imputato” come sostengono le toghe, che in secondo grado, hanno assolto Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. 
I giudici: “Teste credibile, racconti riscontrati”
A pagina 33 delle motivazioni della IV Corte d’appello di Milano
 – nel processo contro Mora, Minetti e Fede – si legge che “Imane Fadil era stata ad Arcore più volte”: la prima nel febbraio del 2010 portata dall’ex agente dei vip e la “serata era stata connotata da attività prostitutiva estrinsecatasi nel consueto format”. Una secondo volta la ragazza era stata attirata nella residenza dell’allora premier da Fede. Imane aveva un impegno a Montecarlo, ma l’allora direttore del Tg4 aveva insistito e aveva continuato a chiamarla per dirle di fare presto perché c’era in ballo un’opportunità di lavoro. La modella, che era in difficoltà economica, era tornata indietro.
Quella sera, stando al suo racconto, aveva visto tra le altre cose Iris Berardi fare uno spogliarello. Agli inquirenti, di quella sera, aveva riferito della gentilezza di Berlusconi che non le aveva fatto nessuna proposta e non le aveva regalato nulla. L’aspirante giornalista sportiva torna ad Arcore il 25 agosto, sempre su invito di Fede. Dopo lo streep tease della Berardi, lei aveva eseguito una danza del ventre su richiesta dell’onorevole Maria Rosaria Rossi. Il presidente del Consiglio, si legge nelle motivazioni, “aveva apprezzato la sua esibizione e le aveva regalato un piccolo anello”. Un racconto, riscontrato stando ai giudici, da alcune conversazioni intercettate quello stesso giorno prima della “cena elegante”. Ad Arcore Fadil era tornata il 26 e il 27 agosto. In quelle due serate non c’erano stati momenti erotici o esibizioni, la prima sera la ragazza aveva visto una partita di calcio e quella successiva un film satirico su Fini fatto produrre dall’ex premier. Il riscontro della presenza ad Arcore – scrivono i magistrati – è dato dalle telefonate in cui prendeva con Fede per avere il passaggio in auto e dalla telefonata del 28 agosto intercettata in cui Mora e Fede parlavano della presenza della giovane la sera precedente.
I 5mila euro donati dopo la richiesta di rimanere ad Arcore
Anche il 29 agosto la modella era stata invitata. Questa volta l’appuntamento era nel ristorante “Da Giannino”, locale in passato molto frequentato dal leader di Forza Italia. In quell’occasione a Fadil, secondo il suo racconto, era stato presentato Adriano Galliani, l’allora ad del Milan. Anche questo, scrivono i giudici, “risulta riscontrato dal contenuto” di una telefonata. Il 4 settembre era stata invitata, a Lesa, a Villa Campari dove Imane veniva accompagnata dall’autista dello stesso Fede insieme ad altre due olgettine tra cui Nicole Minetti. È ancora una telefonata che riscontra il racconto: “In questa telefonata Giorgio Puricelli (ex fisioterapista del Milan ed ex consigliere regionale, ndr) confermava a Fede che avrebbe accompagnato sul lago Fadil oltre a Nicole e Barbara (Faggioli, nd)”. La sera del 5 settembre invece a Villa San Martino era arrivata in taxi: quella sera si festeggiava il compleanno di una delle olgettine, Aris Espinoza. Durante il solito bunga bunga Fadil era stata coinvolta in una “danza erotica” proprio dalla Espinoza, ma si era rifiutata. Quella sera l’allora premier l’aveva ricevuta nel suo studio e le aveva detto che aveva saputo da Fede che si trovava in una situazione di particolare difficoltà economica: le aveva dato 5mila euro in una busta e l’aveva invitata a rimanereper la notte. Ma lei era andata via e aveva preso il denaro. Anche su questo racconto i giudici scrivono che quanto riferito da Fadil “trova riscontro”: in ben tre telefonate. Nella prima si evince che Fadil e Fede era d’accordo di vedersi nel corso della serata, nella seconda che era stato chiesto alla modella di ballare ancora la danza del ventre ma che non aveva potuto perché non aveva trovato un abbigliamento adatto. Nella terza c’è la conferma della presenza alla serata di un ballerino cubano e che la ragazza aveva ricevuto un compenso: i 5mila euro comunque donati da Berlusconi anche se non si era fermata a dormire.
La credibilità di Fadil è riscontrata – scrivono i giudici – dalla descrizione precisa e dettagliata del diverso contenuto delle serate a cui ha preso parte. La teste ha indicato con estrema precisione le diverse attività compiute nelle diverse serate, tutte puntualmente collocate temporalmente. Inoltre anche lei ha riferito, in alcune di esse, lo svolgimento dell’attività prostitutiva secondo il cosiddetto format trifasico, descrivendolo in modo identico alle altre testimoni già citate che non conosceva. Ulteriormente plurimi e puntuali riscontri al contenuto delle sue dichiarazioni che derivano da intercettazioni telefoniche. La pluralità e la precisione di tali riscontri esclude qualsiasi dubbio in ordine alla credibilità di quanto narrato da Fadil”. Sicuramente non si tratta di “cose inventate e assurde” come oggi dice il candidato alle elezioni europee.
Anche i giudici che assolsero Berlusconi: “Fadil credibile”
Ma non ci sono solo i giudici del processo contro Minetti, Mora e Fede a stabilire che la marocchina, morta a 34 anni dopo oltre un mese di agonia, ha sempre detto la verità. Anche i giudici del Tribunale di Milanoche condannarono Berlusconi, e i giudici d’appello che invece lo assolsero, scrivono nelle motivazioni che le dichiarazioni della modella era vere. I magistrati di primo grado – a pagina 228 dopo aver riportato le dichiarazioni e i riscontri – scrivono: “In conclusione la deposizione di Fadil Imane, in sé credibile e coerente, nonché debitamente riscontrata dalla risultanze delle attività tecniche … risulta del tutto concorde” con quello di altre testi. Anche i magistrati dell’appello parlano del “racconto” della modella come “intrinsecamente coerente, privo di accentuazioni che possano tradire intenti calunniosi”. Anzi la teste “è ben attenta a riferire dettagli anche vantaggiosi all’imputato…“.

Vergogna Inps, premi ai medici che negano malattia e invalidità. Ordine invita alla disobbedienza: ‘Aberrazione, noi contrari’



Non siamo i medici dello Stato ma del cittadino. Questo incentivo, se confermato, è un’aberrazione per la professione medica e segna il tradimento di principi costituzionali. Chiunque debba valutare, sappia che siamo contrari”. E’ durissimo il giudizio del presidente dell’Ordine dei Medici sulla decisione dell’Inps di introdurre per la prima volta da quest’anno le prestazioni per malattia negate e invalidità revocate tra i criteri di valutazione utili alla retribuzione di risultato dei medici, senza per altro far riferimento a quelle indebitamente riconosciute, oggetto di programmazione di specifica attività ispettiva. La delibera è firmata direttamente dal presidente Tito Boeri a marzo 2018 ma la notizia emerge e deflagra solo ora, soprattutto grazie alla denuncia di Vittorio Agnoletto. Secondo l’attuale “Piano delle performance” dell’ente, che ognuno può consultare sul sito, più il medico negherà prestazioni e più sarà pagato. Da questa attività, promettono le tabelle dell’Inps, si otterranno così minori prestazioni per altri 10 milioni di euro, portando il totale 2018 sopra quota 81 milioni.

Il cuore della questione non sono le cifre, come spiega il Presidente Filippo Anelli che rappresenta tutti i 350mila camici bianchi d’Italia: “In premessa  – dico che forse oggi paghiamo il mancato rispetto delle norme da parte di qualcuno, cosa che purtroppo nella nostra società non è residuale ma abbastanza frequente. Diciamo che c’è un costume generale nel Paese che forse ha portato a fare questo. Ma come Federazione ci siamo sempre posti e ci poniamo come problema il fatto che gli strumenti di carattere manageriale-economicistici molto spesso confliggono con la professione, cioè non sempre rispondono a bisogni e obiettivi convergenti. E questo riguarda tanti aspetti, ma per i medici prima vengono gli obiettivi di salute, poi quelli economici”. Da qui, le obiezioni specifiche.
La prima è riferita proprio all’ente pubblico, all’Inps. “Non ritengo possa avere come obiettivo quello del risparmio, ma quello del riconoscimento o meno di un giusto diritto. Credo che lo Stato oggi dovrebbe essere il maggior garante dei diritti, quindi mi fa specie che anteponga una questione di carattere economico a un diritto del cittadino. Da un punto di vista concettuale è difficile da accettare, lo dico da cittadino e non da medico. Io mi aspetterei che la mia Repubblica Italiana, fondata su determinati diritti, avesse come maggior garante lo Stato e i suoi organi. Nel momento in cui qualcuno mi incentiva a non applicare un diritto, allora è un vero e proprio tradimento della Carta costituzionale. In senso etico, credo, che questo problema debba essere posto. Non mi pare assolutamente possibile transigere”.

La misura controversa risale però a marzo 2018, dov’è stato l’Ordine in questi sei mesi? “Ha ragione quando dice che gli ordini dovrebbero dire la loro su scelte di carattere manageriale che confliggono su aspetti deontologici. Ma una volta era costume che l’Inps e non solo convocasse e sentisse l’Ordine sui rinnovi contrattuali e sulle misure che toccano aspetti deontologicidella professione. Era una sana abitudine che si è persa da quando i contratti non sono più stabiliti per decreto ma privatistici. E’ forse l’occasione per rilanciare la questione, perché l’Ordine è qui anche per questo.Vorrei poi vedere, stando sui numeri, quante sono le domande e le erogazioni negate e quanti contenziosi, con relativo costo, per le casse dello Stato. Quanto cioè questo voler ad ogni costo, anche pagando il medico perché lo faccia, questo rigettare la domanda dei cittadini comporti un beneficio. Non so, per così dire, se l’impresa valga la spesa”.
Poi l’affondo sulla deontologia, messa a rischio da un pezzo dello Stato. “Non si può anteporre il diritto del cittadino a un pur ragionevole incentivo del medico. Le due cose non possono essere confliggenti. Puoi chiedere al medico di essere più efficientesugli aspetti gestionali e operativi del suo lavoro, ma non di negare dei diritti. Se secondo loro le commissioni mediche non sono efficienti, trovino un modo per renderle tali, ma non agendo sul merito delle loro decisioni. E’ insultante anche per il medico che dietro un promesso corrispettivo si trasformi da compiacente facilitatore degli abusi a rigido funzionario che finalmente applica norme già previste. E’ insultante che lo Stato assuma un punto di vista come questo sul medico. Non puoi svendere per qualche euro in più in busta paga l’autonomia di pensiero e di giudizio professionale”.

giovedì 14 marzo 2019

Incredibile: Salvini fa il test antidroga e risulta... Guardate il video.

Salvini fa il test antidroga e risulta negativo: "Sono positivo a pasta asciutta e cioccolato" Il siparietto fuori dalla Camera dei deputati dove il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è stato intercettato da una troupe attrezzata di test per la saliva e cane antidroga.
Fonte: VISTA

Conflitto di interessi: Beccato Guy Verhofstadt quello che aveva dato del burattino a Conte. Guardate e diffondete!.

"Beccato con le mani nella marmellata. Il moralista Guy Verhofstadt, che aveva dato del burattino al nostro Presidente del Consiglio, ha accettato finanziamenti per il suo partito (l'Alde) da Monsanto-Bayer, condannata a risarcire 289 milioni di dollari negli Stati Uniti perché un giardiniere si era ammalato di tumore dopo aver usato un erbicida, che produce, contenente glifosato.
Il glifosato non è bandito in Europa. Il suo utilizzo, grazie ai voti proprio dell'Alde, è stato prorogato in tutta Europa fino al 15 dicembre 2022. Adesso capiamo perché Verhofstadt era così tanto arrabbiato con Conte: non gli stava il fatto di confrontarsi con un politico libero da lobby e condizionamenti, un Presidente del Consiglio di cui siamo orgogliosi perché rappresenta davvero gli interessi degli italiani.
Ricordiamo che Alde già percepisce i finanziamenti europei previsti per i partiti politici europei: per il 2019 sono stati previsti 50 milioni per i partiti politici europei e 19.7 milioni per le fondazioni politiche. Evidentemente questi soldi non gli bastano. Saremmo curiosi di vedere chi sono e quanto versano nelle casse del partito i finanziatori della campagna elettorale per le europee.
IL DOPPIO CONFLITTO DI INTERESSI
Sarà un caso, ma proprio una esponente dell'Alde - il Commissario europeo Margrethe Vestager - aveva detto sì alla fusione Monsanto Bayer, nonostante i troppi dubbi antitrust e le preoccupazioni espresse da ben 80 ONG che si erano mobilitate contro la fusione ricordando le milioni di firme che hanno dato vita alla ICE "Stop Glifosato", ignorate dalla stessa Commissione. Questa è la dimostrazione più lampante di come le grandi multinazionali influenzano il processo decisionale europeo. Prima ottengono i favori, poi ringraziano finanziando i partiti complici.
IL RUOLO DI MACRON
Da questo vergognoso conflitto di interessi si è dissociato pubblicamente Macron. Noi ne prendiamo atto con piacere. I politici devono essere al servizio dei cittadini. Per questa ragione noi restituiamo anche parte del nostro stipendio.
BASTA CONFLITTI D'INTERESSI: IL DECRETO SPAZZACORROTTI
In Italia, grazie al decreto Spazzacorrotti si impone "ai diversi soggetti che partecipano al processo democratico - partiti, movimenti politici, liste e singoli candidati - la massima trasparenza e conoscibilità delle fonti di contribuzione. E ciò, in un'ottica di prevenzione dei fenomeni corruttivi, attraverso l'introduzione di diversi obblighi e prescrizioni, collegati a severe sanzioni amministrative".
MA CHI È DAVVERO VERHOFSTADT
Per non dimenticare chi è Guy Verhofstadt pubblichiamo nuovamente un estratto del dossier "Whose representatives?" commissionato dalle tre ONG europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl. VERHOFSTADT, CHI È IL BURATTINO?
"Verhofstadt ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione, incarichi che gli portano in tasca un reddito complessivo non inferiore a 12.003 euro al mese, inclusi i compensi che provengono da due grandi società belghe, Exmar e Sofina (ndr. secondo il Codice di condotta del Parlamento europeo i deputati non sono obbligati a dichiarare il loro reddito esatto ma solo quello racchiuso in una ampia forbice).
Exmar è un gruppo armatoriale belga che opera nel trasporto internazionale di gas e petrolio e, in particolare, è specializzato nel trasporto di gas liquefatto. Il ruolo di Verfhofstadt è di direttore indipendente, una carica remunerata con un assegno inferiore ai 5 mila euro al mese. Sebbene Exmar non abbia ufficialmente dei lobbisti accreditati al Parlamento europeo, i suoi interessi economici sono certamente influenzati dalle leggi e dai regolamenti europei, in particolare nei settori del commercio e dell'accesso ai mercati. Lo dimostra il discorso che lo stesso Verfhofstadt ha tenuto a una cena di gala del settore del trasporto marittimo che si è tenuta a Bruxelles nel marzo del 2015.
(...)
E' stato riportato che, durante questa cena di gala dal giro altolocato, Verhofstadt abbia esortato il settore del trasporto marittimo ad appoggiare il controverso Trattato di libero scambio fra Europa e Stati Uniti (il TTIP), dichiarando che l'accesso alle coste americane "sarebbe una enorme opportunità" per l'industria del settore e farebbe aumentare le compravendite, attualmente bloccate a causa della legge statunitense Jones. Verfhofstadt ha esortato gli armatori europei a "far sentire la loro voce a livello europeo verso tutte le Istituzioni coinvolte nella fase dei negoziati, in modo che il negoziato abbia successo. Ha inoltre dichiarato che il TTIP renderebbe "la vita più facile al commercio globale".
(...)
Questo caso mette in luce i problemi che possono essere sollevati quando i deputati hanno posizioni nella catena di comando di società con interessi commerciali nei temi che i deputati stessi sono in grado di influenzare: può nascere la percezione pubblica di un possibile conflitto d'interessi.
Stesso discorso vale per quanto riguarda l'altra carica che Verhofstadt detiene, quella di direttore di Sofina (società finanziaria per i Trasporti e le Imprese industriali), una multi miliardaria holding belga. Il compenso di Verhofstadt per questo incarico supera i 10 mila euro al mese.
(...)
Sono clienti di Sofina il gigante energetico francese GDF-Suez, la multinazionale del cibo Danone e la catena di grande distribuzione belga Colruyt. Sofina ha, inoltre, una partecipazione nella società controllata da GDF-Suez, la Suez Environnement; l'anno scorso questa azienda aveva partecipato con una sua offerta alla gara sulla privatizzazione dell'acqua pubblica in Grecia.
(...)
I lauti compensi che Verhofstadt riceve da Sofina potrebbero sollevare dubbi circa un potenziale conflitto di interesse che lo coinvolge in numerosi settori politici in cui il Parlamento europeo legifera e su cui lui stesso, come deputato, deve votare".

Taranto: Arrestato ex Presidente della Provincia, Tamburrano(FI)per corruzione. Vergogna.

Inchiesta sull'iter amministrativo per l’ampliamento della discarica di Grottaglie, in contrada Torre Caprarica. Coinvolte altre sei persone. Secondo la ricostruzione dell'accusa, dopo un primo parere negativo nell'agosto 2017, in cambio di denaro, Tamburrano si era adoperato per nominare un nuovo comitato tecnico e un dirigente compiacente nel settore Ambiente
Lui doveva trovare il modo per ampliare la discarica di Grottaglie, ormai colma. In cambio avrebbe ottenuto, tra le altre cose, anche i contributi per finanziare la campagna elettorale per il Senato della moglie, candidata da Forza Italia. Con questa accusa, l’ex presidente della Provincia di Taranto nonché ex sindaco di Massafra, Martino Tamburrano, anche lui esponente di Fi, è finito in carcere questa mattina nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dal pm tarantino Enrico Bruschi. In tutto sono state 7 le misure cautelari (altre 3 in carcere e 4 arresti domiciliari) disposte dal gip del tribunale jonico, Vilma Gilli, per reati di corruzione e turbata libertà degli incanti.
In carcere, oltre a Tamburrano, sono finiti l’ex dirigente della Provincia Lorenzo Natile, l’imprenditore, Pasquale Lonoce (titolare di una società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti), e del procuratore speciale della società-gestore della discarica di Grottaglie, Roberto Venuti. Ai domiciliari sono finiti Rosalba Lonoce (figlia di Pasquale), l’ex presidente Amiu Federico Cangialosi, e l’ex dirigente Amiu Mimmo Natuzzi (presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani).
Il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia, da un dirigente dello stesso Ente e dagli imprenditorioperanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, secondo l’accusa, ha tratto vantaggi in denaro e beni attraverso atti corruttivi che hanno consentito notevoli indebiti guadagni. Secondo gli inquirenti, tra i vantaggi ci sarebbero stati anche i contributi per finanziare la campagna elettoraleper le Politiche del marzo 2018 della moglie dello stesso Tamburrano, Maria Francavilla, candidata (ma non eletta) da Forza Italia nel collegio uninominale del Senato di Taranto.
Nell’agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto la richiesta di ampliamento della discarica di Grottaglie. Il procuratore legale della società, sfruttando i buoni uffici di Pasquale Lonoce, avrebbe iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il presidente pro temporedella Provincia Tamburrano, finalizzati a valutare nuovamente la richiesta rigettata di rilascio dell’autorizzazione per il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata. A fronte di tali accordi, Tamburrano si sarebbe attivamente adoperato per nominare un nuovo comitato tecnico e un dirigente del settore Ambiente compiacente

Tajani, presidente del Parlamento Europeo elogia Mussolini: ha fatto cose positive. Cosa ne pensate?

ROMA - "Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s'è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla". Così il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, a La Zanzara su Radio 24.
E ancora: "Poi si può non condividere il suo metodo. Io non sono fascista, non sono mai stato fascista e non condivido il suo pensiero politico. Però se bisogna essere onesti, Mussolini ha fatto strade, ponti, edifici, impianti sportivi, ha bonificato tante parti della nostra Italia, l'istituto per la ricostruzione industriale. Quando uno dà un giudizio storico deve essere obiettivo, poi non condivido le leggi razziali che sono folli, la dichiarazione di guerra è stata un suicidio". Qualcosa dunque va salvato del fascismo, è stato chiesto infine a Tajani: "Certamente sì, certamente non era un campione della democrazia. Alcune cose sono state fatte, bisogna sempre dire la verità. Non bisogna essere faziosi nel giudizio. Complessivamente non giudico positiva la sua azione di governo, però alcune cose sono state fatte. Le cose sbagliate sono gravissime, Matteotti, leggi razziali, guerra. Sono tutte cose inaccettabili".
Tra gli attacchi a Tajani, quello del leader dei Socialisti e democratici a Strasburgo: "Affermazioni incredibili da Tajani su Mussolini. Come può un presidente del Parlamento europeo non riconoscere la natura del fascismo? Abbiamo bisogno di chiarimenti rapidi". Lo scrive su Twitter Udo Bullmann dopo l'intervista di Tajani a La Zanzara su Radio 24.
"Due ore dopo la lode a Mussolini, Tajani incontra Salvini e Meloni, gli italiani di estrema destra - aggiunge Bullmann - Dopo Orban è questo il profilo futuro del Ppe?".

martedì 12 marzo 2019

ANCHE AD UN BAMBINO È COMPRENSIBILE QUESTO PIANO DIABOLICO ! GIORDANO SMASCHERA I BUGIARDI DEL COMPLOTTO


Dopo la 'bocciatura' della #manovra L'Euro è una moneta costruita male che non può stare in piedi: l'idea di creare l'Europa attraverso la moneta è stata un'idea profondamente sbagliata'
Luigi Di Maio #Diffondete
C'è un tentativo di "far cadere il nostro governo il prima possibile", dietro l'avviso di bocciatura della manovra M5s-Lega. Artefici: il "sistema europeo", il "sistema mediatico" e le opposizioni, che "tifano" per "lo spread e il default dell'Italia".
È ARRIVATO IL MOMENTO DI RIPRENDERCI QUELLO CHE CI HANNO TOLTO 💪
Con la #ManovradelPopolo l'Italia riparte!
Reddito e Pensione di Cittadinanza porteranno risorse fresche nell'economia reale, rilanciando i consumi e creando un ambiente ideale per la crescita economica.
Le imprese faranno nuovi investimenti, e per quelle che assumeranno ci saranno sconti sull'Ires. Chi assumerà con contratto stabile avrà uno sconto anche maggiore.
 Le assunzioni saranno anche favorite dal ricambio generazionale che seguirà al superamento della legge Fornero: 400.000 posti di lavoro in più.
Posti di lavoro verso i quali verranno indirizzate le persone iscritte ai centri per l'impiego, che nel frattempo saranno state formate dallo Stato.
LUIGI DI MAIO
Reddito di cittadinanza, siamo pronti anche a garantire delle borse di studio a chi parteciperà alla formazione attraverso i Centri per l'impiego." Queste parole sono di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo, la principale banca italiana, uno che di economia reale se ne intende e che ha chiari i benefici che ci possono essere da questa misura. Quando le banche si occupano di economia reale svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle nostre piccole e medie imprese, per la nascita di nuove e per la creazione di posti di lavoro. Il Reddito di Cittadinanza è una politica attiva del lavoro, ma è anche una vera e propria manovra economica che finalmente farà circolare un po' di soldi perchè aumenta il potere d’acquisto di chi che ne ha più bisogno e ha una maggiore propensione al consumo, innescando un virtuoso processo di crescita di cui beneficeranno anche commercianti e artigiani. Ringrazio Messina per la disponibilità a supportare i centri per l'impiego che saranno il fulcro della rivoluzione per il lavoro: abbiamo stanziato un miliardo per rifarli da cima a fondo. Mi auguro che anche altre imprese partecipino a questo percorso. Abbiamo bisogno di sapere dagli imprenditori le competenze di cui hanno bisogno per poter intervenire nel processo di formazione al lavoro e andare incontro alle loro esigenze. Ci sono tanti nuovi lavori, tante nuove competenze richieste e tanti giovani che non vedono l'ora di dare il proprio supporto al Paese. Se camminiamo insieme con l'obbiettivo di dare un futuro all'Italia otterremo tanti successi!

NON PAGAVA IL BOLLO E SI FACEVA CANCELLARE LE MULTE DA EQUITALIA: ECCO IL LADRO PD DEL GIORNO



Rischia grossi guai con la giustizia il parlamentare del Pd Marco Di Stefano e tutto per colpa del bollo auto. Secondo l’accusa del pm Attilio Pisani, due dipendenti pubblici avrebbero cancellato dai registri informatici i dati sulle imposte dovute dal parlamentare Dem e aver comunicato quindi a Equitalia l’assenza di debiti. Di Stefano è indagato per concorso in falso materiale commesso da pubblico ufficiale, ma lui è pronto ad andare dal pm per chiarire, come dice il suo avvocato riportato dal Fatto quotidiano: “Come emerge da una relazione della Lait – la società partecipata della Regione Lazio – i suoi sono dei debiti cancellati automaticamente perché non più esigibili”.

"Stipendi mostruosi a vita per far nulla o al massimo raccontare balle" scandalo in Rai, Milena Gabanelli svela le folli prebende dei ...



Svincolata dai partiti, doveva decollare tre anni fa. Invece la più grande azienda culturale del Paese è rimasta nel parcheggio, invischiata nelle clientele e nelle inefficenze di sempre.
Mamma Rai impiega 13.058 dipendenti, di cui 1.760 giornalisti, suddivisi in 8 diverse testate: Tg1, Tg2, Tg3, TgR, Rainews 24, Il Giornale Radio, Rai Parlamento e Rai Sport. Il contratto giornalistico Rai è il più «blindato» d’ Italia: il costo azienda medio annuo è di 200.000 euro per ciascuno dei 210 capiredattori, 140.000 euro per i 300 capiservizio, 70.000 euro per i neoassunti.
Nel mondo, nessuna Tv pubblica ha tanti telegiornali nazionali. Un’ anomalia che risale ai tempi della «lottizzazione»: a ogni partito la sua area di influenza. Negli anni ha generato costi enormi poiché ogni testata ha un direttore, i vicedirettori, i tecnici, i giornalisti. E tutte le testate a coprire lo stesso evento.
Che senso ha, visto che ogni rete ha già gli spazi dedicati agli approfondimenti e ai talk, proprio per rappresentare le diverse letture dei fatti? La Bbc, una delle più grandi e influenti istituzioni giornalistiche al mondo, diffonde in Gran Bretagna un solo Tg: BBC news.
La Rai, con le tre testate nazionali, realizza ogni giorno oltre 25 edizioni di Tg; in Francia e Germania le edizioni quotidiane sono 7, nel Regno Unito e in Spagna 6. All’ offerta ipertrofica si aggiunge il canale Rainews 24, che trasmette notizie 24 ore al giorno. Abbiamo la più grande copertura informativa d’ Europa e un esercito di giornalisti, eppure, nonostante i telespettatori siano inesorabilmente in calo perché si informano sul mondo digitale, la Rai non ha un sito di news online.
Poi c’ è il tema delle sedi regionali: i 660 giornalisti fanno capo alla direzione Tgr, mentre le 22 sedi, con altrettanti direttori, che si occupano solo dei muri e dei tecnici, fanno capo a una fantomatica Direzione per il coordinamento delle sedi regionali ed estere.
Gli edifici sono faraonici, con interi piani inutilizzati, ma la qualità della cronaca locale non è sempre brillante: potenzialità enormi, inefficienza cronica. Ma, essendo i Tg regionali luoghi in cui sindaci e governatori esercitano la loro influenza, oltre che bacino di consenso per il potente sindacato Usigrai, si tira a campare.
Qualche esempio. In Emilia Romagna non c’ è una buona copertura del segnale e, in alcune zone, si vede il Tgr Veneto o il Tgr Marche; è presente una obsoleta «esterna 1» per le dirette, un mastodonte costoso usato solo per la messa della domenica, con una squadra di 5 persone che, per ragioni sindacali, non può fare altro quando il mezzo è fermo.
Al Tgr Lazio regna il degrado: dalle luci al neon fulminate alle cuffie della radiofonia fuori uso; tutti i giornalisti stanno a Saxa Rubra, nessun corrispondente dalle province. A Torino, per poter usare un mezzo satellitare leggero, adatto alle dirette, la Tgr deve chiedere l’ assenso a 4 diversi responsabili, una procedura che non si adatta ai tempi delle news. In Puglia, i due redattori territoriali hanno la telecamerina in dotazione, ma non la usano perché il sindacato non vuole.
A Sassari, 4 specializzati di ripresa non escono con la troupe, non guidano la macchina e stanno in studio, per quei due movimenti di camera che potrebbero anche fare i tecnici. Il caporedattore non può decidere sul loro utilizzo, perché dipendono dal direttore di sede. In Sicilia, gli impiegati di segreteria sarebbero disponibili e qualificati per archiviare e metadatare le immagini, ma non hanno accesso al sistema.
La Tgr Lombardia (con 50 giornalisti) è quella che collabora di più con i Tg nazionali; però Tg1, Tg2, Tg3, Rainews e Rai Sport hanno comunque tutti i propri giornalisti a Milano. Il materiale grezzo viene buttato, perché nessuno lo cataloga. Poi c’ è un aspetto che la dice lunga sulle competenze dei dirigenti: le testate nazionali e quelle regionali sono state digitalizzate con sistemi che non comunicano fra loro, per cui è difficile lo scambio di immagini.
Il Consiglio d’ amministrazione insediato nel 2015 è partito in quarta dando vita a Ray Play, ma la mission era proprio quella di rendere più efficiente la TgR, riorganizzare l’ offerta informativa nazionale e colmare il gap digitale. In questi 3 anni, il Cda è riuscito a far naufragare tutti i progetti.
Incluso quello per la nascita del sito unico di news online, già sviluppato dalla Direzione Digital e con la formazione presso le redazioni regionali già avviata (oggi sei regioni hanno il loro sito). Il motivo? Prima di dar vita a una nuova testata, bisognava ridurre il numero di quelle già esistenti.
Sta di fatto che il sito nazionale esistente è dentro a Rainews 24 e produce un traffico irrilevante. Questa è la classifica Audiweb degli utenti unici giornalieri, nell’ ultima settimana di giugno: RaiNews 95.000, TgCom 967.000, Corriere della Sera 1.300.000, Repubblica 1.400.000.
In sostanza tutti i cittadini sono obbligati a pagare il canone (1 miliardo e 700 milioni l’ incasso del 2017), ma chi si informa soltanto online non ha un servizio pubblico degno di questo nome. In compenso, lo stesso Cda ha portato avanti uno studio di fattibilità di un nuovo canale tradizionale in lingua inglese.
Ad occuparsene in prima persona la presidente Monica Maggioni, a fine mandato, e quindi in cerca di una futura direzione.
Questa è la Rai, che attende il prossimo giro di giostra. Il capitale umano che lavora ai piani bassi, dove si realizza il prodotto, ha bisogno di una forte spinta; speriamo che la giostra sia un «calcinculo». Con un management esperto e libero dai condizionamenti della politica, potrebbe uscirne un’ azienda leader in Europa.

“Se tagliate i nostri stipendi ci ammazziamo”. La protesta dei politici sul decreto “taglia stipendi” del M5S



Il taglio dei vitalizi è un argomento caldo che ha riscosso e continua a riscuotere tantissime proteste da entrambi i rami del Parlamento. L’idea è quella di ricalcolare tutti i vitalizi percepiti sulla base del sistema contributivo e se molti vedono la ‘sforbiciata’ come un decisivo un passo avanti per dire “addio alla casta”, l’onorevole Alessandra Mussolini è di avviso opposto. La nipote di Benito Mussolini è infatti una tra i più grandi oppositori della proposta di abbassare le indennità a 5000 euro e si è schierata in prima linea contro il taglio.
“È come se ci mandassero nudi per strada. Poi è ovvio che uno si ammala, prende l’influenza, si aggrava, arriva la polmonite e quindi…”, ha detto a Tommaso Labate in un’intervista al settimanale “A”. Per lei, insomma, il taglio dei vitalizi sarebbe “un’istigazione al suicidio”. E “per colpa di pochi, quelli che si sono arricchiti con la politica e i soldi sottobanco, paghiamo tutti”, ha proseguito.
“Per i cittadini soffriamo ancora poco. Vogliono vederci soffrire ancora di più. Se abbassassero i nostri stipendi a 1. 000 euro al mese, la gente ci vorrebbe veder prendere 500 euro”, ha aggiunto la Mussolini. “I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”, recita l’articolo 61 della Costituzione italiana e spetta agli Uffici di Presidenza delle Camere il compito di determinare l’ammontare dell’indennità mensile.
Entrando nel dettaglio, i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11. Impossibile dimenticare il rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. A questi numeri che da sé fanno rabbrividire, si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.
I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti. Dunque a conti fatti, i senatori guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati.