giovedì 31 gennaio 2019

Vergogna migranti, festa a bordo della Sea Watch. E lo sbarco diventa uno show



La Sea Watch3, dopo essere rimasta in mare per dodici giorni e cinque nella rada di Siracusa, è arrivata al porto di Catania.
La nave tedesca, battente bandiera olandese, è partita intorno alle 5.30 dalla rada di Siracusa. Un guasto meccanico ha ritardato la partenza dell'imbarcazione, ma ora i 47 migranti sono arrivati nel porto e saranno ripartiti tra sei Paesi oltre all'Italia. Come scrive l'Adnkronos, al momento dell'arrivo nel porto di Catania, gli immigrati sono quasi tutti sul ponte della nave fermi a "guardare con curiosità le operazioni di attracco al molo".
La nave dell'ong è arrivata a Catania scortata da quattro motovedette della guardia di finanza e della guardia costiera. I 47 migranti a bordo dell'imbarcazione verranno divisi: i 32 adulti sono attesi all'hotspot di Messina, mentre gli altri 15 minori saranno accolti nelle strutture protette della provincia di Siracusa.

L'arrivo dei 47 migranti a Catania

I migranti, una volta vicini al porto di Catania, hanno iniziato a sorridere, ad abbracciarsi e a scattare fotografie. Sono contenti di scendere dalla nave tedesca, battente bandiera olandese. E come scrive l'Adnkronos, vedendo sempre più vicina la terra ferma, hanno iniziato a "regalare" abbracci ai membri dell'equipaggio.
Al momento, fonti investigative escludono il sequestro del natante, a differenza di quanto detto fino a qualche ora fa. Comandante ed equipaggio, invece, saranno sentiti dalla procura di Catania. Ora, infatti, la la competenza giudiziaria sul caso Sea Watch3 è passata dal procuratore di Siracusa, Fabio Scavone, al collega di Catania, Carmelo Zuccaro. Proprio perché i migranti sono sbarcati a Catania.
Dopo lo sbarco dei 47 migranti, la guardia di finanza è salita a bordo della Sea Watch3.

GRANDISSIMO INTERVENTO DI VIRGINIA RAGGI A ROMA! HA SCOPERTO SPRECHI DI MILIONI DI EURO! ECCO COSA FARÀ CON QUEI SOLDI!

Roma, Raggi: "Conti non in ordine: trovati 11 milioni da sprechi"

"Di questi, 9 saranno assegnati all'assistenza sociale nei municipi". La sindaca in conferenza stampa al terzo municipio

"La nostra attivita' di governo in questo primissimo periodo e' stata dedicata alla verifica puntuale dei conti di Roma Capitale che non sono in ordine. Abbiamo iniziato a cercare tutte quelle economie di Bilancio che potessero andare a sostenere i servizi che Roma deve erogare e che troppo spesso negli anni scorsi non e' stata capace di supportare a causa di sprechi".

Lo ha detto il sindaco, Virginia Raggi, nel corso di una conferenza nella sede del III municipio. "Oggi - ha aggiunto - presentiamo una prima variazione importante al bilancio. Abbiamo trovato 9 milioni di euro che assegniamo all'assistenza sociale nei municipi. Da una verifica puntuale delle poste di bilancio abbiamo gia' individuato 11 milioni".

 Di questi 3.181 milioni andranno all'assistenza degli alunni disabili, mentre i restanti 6 all'assistenza sociale in generale (famiglie, case riposo ecc).  Dal 6 ottobre - aggiunge - prenderà il via il Sia (Sostegno per inclusione attiva) per il sostegno alle famiglie in condizione economiche disagiate. "Ci siamo trovati a gestire una situazione particolare perché la carta acquisti sperimentale non era partita a Roma", ha precisato Raggi, spiegando che i 7 milioni stanziati dal governo per Roma Capitale "saranno usati per un progetto di aiuto al reinserimento in società".

"Mazzillo è un docente, un professore a contratto, non è un ordinario. Conosce bene il bilancio di Roma perché è con noi dal 2012. Era referente del tavolo bilancio e ha lavorato con l'assessore Baldassarre, con il presidente Marco Terranova e alla ragioneria per reperire questi 9 milioni di euro. È una persona che conosce bene i bilanci di questa città e sarà per noi un onore lavorare con lui". Risponde Raggi a chi le chiede chiarimenti sul curriculum

 del neo assessore al bilancio, Andrea Mazzillo.

 Al neo assessore alle partecipate Colomban la delega all'Ambiente in caso di rimozione della Muraro? "Non mi risulta" dice la sindaca a margine della conferenza stampa. Se "vedro' Grillo oggi? Ci siamo sentiti, non lo so". risponde Raggi ai cronisti che le chiedono se è in programma un incontro con il leader del M5S che si trova oggi a Roma assieme a Davide Casaleggio




Migrante ruba e pesta agenti: crolla il buonismo della sinistra sul Cara



Quando Matteo Salvini ha fatto sgoberare il Cara di Castelnuovo di Porto, la sinistra è insorta accusando addirittura il Viminale di "deportare" gli immigrati.
"Lì dentro ci sono solo sprechi e reati" , aveva avvertito il vicepremier leghista. Non deve, quindi, stupire se pochi giorni dopo la chiusura del centro di accoglienza sia già stato arrestato per furto un gambiano che, guarda caso, era ospite a Castelnuovo di Porto.
"L’episodio mi stupisce, visto che per la sinistra e parecchi commentatori gli ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto dovevano rappresentare uno straordinario esempio di integrazione", ironizza Salvini dopo l'arresto di J. A., classe 1997. Dopo la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, il gambiano era stato nella struttura di accoglienza "Solidarietà" di Melfi. Martedì sera non vi ha fatto ritorno perché tenuto in stato di fermo dai carabinieri. Era stato, infatti, pizzicato all'Unieuro di Melfi dopo aver arraffato una radio dal valore di circa 110 euro. Non solo. Per sottrarsi all'arresto l'immigrato ha aggredito i carabinieri con calci e pugni. Una volta a bordo della gazzella, il gambiano ha danneggiato l'auto spaccando il finestrino a calci e strappando la tappezzeria del sedile a morsi. Per calmarlo i militari avevano addirittura far intervenre il personale del 118. Dopo l'arresto, lo hanno portato nella casa circondariale di Potenza.
"Gli ospiti del Cara di Castelnuovo di Porto non dovevano rappresentare uno straordinario esempio di integrazione?". L'arresto ha dato il la a Salvini per far notare alla sinistra che la propaganda fatta sul Cara di Castelnuovo di Porto si infrange contro la realtà dei fatti. E, dopo aver ringraziato le forze dell’ordine, ha garantito che la linea del governo per contrastare la criminalità non cambia: "Tolleranza zero per clandestini e delinquenti". Adesso Salvini punta a chiudere tutti i grandi centri di prima accoglienza che "producono problemi, sprechi e illegalità".

lunedì 28 gennaio 2019

Straordinario guardate cosa stanno facendo i Ministri del popolo italiano.



LA MANOVRA DEL POPOLO
1 A truffati delle Banche 
2 A pensionati minimi
3 A invalidi che verrà aumentato l'assegno
4 A poveri e ai giovani che col reddito di cittadinanza avranno una marcia in più per reinserirsi nel mondo del lavoro
5 A chi andrà in pensione con quota 100
6 Alle imprese che grazie agli sgravi fiscali potranno assumere a tempo indeterminato.
1,5 miliardi per i truffati dalle banche e dal PD
-Reddito di cittadinanza 
-Quota 💯 
-Pensioni minime a 780 euro 
-Pensioni d'invalidità a 780 
-Taglio pensioni d'oro 
-Legge anticorruzione 
-Taglio vitalizi 
-Limitazioni precariato 
-Stop delocalizzazioni 
-Aiuti alle imprese 
-Stop pubblicità gioco d'azzardo 
In 6 mesi.
Legge di bilancio del governo M5S e Lega
1- nessun aumento dell'Iva- Fatto🎀
2 - Aumento pensioni minime- Fatto 🎀
3 - Reddito di cittadinanza - Fatto 🎀
4 - Quota 100 per superare la Fornero - Fatto 🎀
5 - Aumento delle pensioni di invalidità - Fatto 🎀
6 - Taglio pensioni d'oro - Fatto 🎀
7 - esclusone bolkestain - Fatto 🎀
8 - Taglio all'editoria - Fatto 🎀
9 - Taglio di mezzo miliardo spese militari - Fatto 🎀
10 - Taglio del 30% premi inail per le aziende - Fatto 🎀
11 - Tempo prolungato nelle scuole - Fatto 🎀
12- Dieci miliardi e mezzo per il dissesto idrogeologico - Fatto 🎀
13 - 1,5 miliardi per i truffati dalle banche e dal PD
14 - Assunzione di 12.000 persone per la pulizia delle scuole
15 - Abolizione del sistri per le imprese - Fatto 🎀
16 - Dimezzamento Dell'imu sui capannoni industriali - Fatto 🎀
17 - Aumento fondi alla ricerca - Fatto 🎀
18 - 6.000 euro di incentivi per auto elettriche - Fatto 🎀
19 - 1 miliardo di euro alla sanità
MANOVRA: UE VOLEVA DARCI LO 0,8% CON CONTE ABBIAMO OTTENUTO 2,04%
Ha fatto di più questo GOVERNO DEL CAMBIAMENTO in 6 MESI che gli altri GOVERNI DI SX e CDX in 20anni
W IL M5S 

venerdì 25 gennaio 2019

Libia, il racconto del migrante: “Non volevamo partire, ma se ci rifiutavamo ci avrebbero ucciso”



“C’erano onde alte oltre un metro sin sulla spiaggia e al largo il vento teso increspava i cavalloni. La temperatura era gelida. Assurdo imbarcarci, sembrava un suicidio. Alle due della mattina del 20 gennaio però quei criminali ci hanno costretti. Minacciavano di uccidere chiunque si fosse opposto“. A parlare all’inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi è il 31enne nigeriano Hamido Mussa, dal centro di raccolta per migranti di Shouk al Khamis, a Khoms, tra Tripoli e Misurata. “Avrei preferito aspettare che il mare si calmasse e una temperatura meno rigida, ma non hanno concesso alcuna possibilità. Mi avrebbero sparato” ha detto. Il suo è un racconto drammatico: “Alla partenza eravamo 142, di cui una ventina di donne e 8 o 9 bambini, divisi in due grandi gommoni. In maggioranza in arrivo da Siria, Ghana, Eritrea e Yemen. Tanti sono morti poche ore dopo, a ucciderli è stata l’acqua ma soprattutto il gelo. Non so quanti siano sopravvissuti. Adesso siamo sparsi in vari campi” ha spiegato Mussa, la cui famiglia ha accettato di pagare i suoi carcerieri affinché ora sia detenuto nel campo conosciuto dall’Onu e dalle organizzazioni umanitarie.
Secondo la ricostruzione del Corriere, i carcerieri fanno parte delle milizie della Tripolitania, a cui Sarraj ha tagliato gli stipendi come ritorsione per la loro contrarietà al dialogo tra il governo di Tripoli e Haftar, che comanda la Cirenaica. Un rapporto, quello tra Sarraj e Haftar, dovuto alle pressioni europee, che puntano a costruire un nuovo governo comprensivo per rilanciare pace interna e, di conseguenza, nuove elezioni. Co i salari dimezzati, le milizie (specie quelle di Misurata) si finanziano con il traffico dei migranti, che vengono incarcerati e picchiati al fine di ottenere riscatti dalle loro famiglie. “A quelli del Bangladesh vengono chiesti sino a 1.200 dollari a testa per la liberazione – scrive il Corriere – Per un somalo o un sudanese il prezzo scende a 500″. Il quotidiano milanese, poi, ha raccolto la testimonianza di un ufficiale della guardia costiera di Khoms, che sotto la garanzia dell’anoniminato ha spiegato che “le milizie ribelli bloccano le barche della guardia costiera di città come Misurata e Garabulli. Intendono creare problemi tra Sarraj e i suoi partner europei, in particolare con l’Italia. E più migranti muoiono in mare più Sarraj appare debole, inaffidabile”.

LA RAGGI REGALA LE CASE POPOLARI AI ROM? Virginia che saluta le balle della Meloni che rischia una bella querela!



La bufala delle case regalate ai Rom
La solita destra razzista e chiacchierona ne ha sparata un’altra: la Raggi regala le case ai Rom. Loro chiacchierano e speculano inventando notizie; noi invece lavoriamo chiudendo e superando i campi rom.
Giorgia Meloni ha lanciato questa fake news. La smonto velocemente. In primis, chiarisco che il “piano rom” nulla ha a che vedere con le assegnazioni delle case popolari. Queste ultime sono garantite e assegnate soltanto agli aventi diritto, non agli irregolari. E noi in poco più di due anni siamo riusciti a sbloccare le graduatorie assegnando più di mille case e mandando via coloro che le occupavano abusivamente da anni.
La Meloni sappia comunque che le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari da parte di Roma Capitale non tengono e non terranno mai conto dell’etnia dei richiedenti: solo chi ha diritto è tra gli assegnatari. Ricordo infine a Giorgia Meloni che Roma è medaglia d'oro al valor militare per la resistenza ed è orgogliosamente antifascista.
Quella triste e vergognosa pagina della storia italiana per la quale le persone venivano discriminate in base alla razza, si è fortunatamente e definitivamente chiusa più di 75 anni fa.
Inoltre, ricordo che lo scorso settembre abbiamo chiuso il campo nomadi “Camping River” all'interno del quale si registrava una bassissima scolarizzazione dei bambini.
È stato un momento importante per la città, certificato anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha rigettato un infondato ricorso contro l’amministrazione e ci ha dato ragione.
Per la prima volta Roma ha lanciato un progetto internazionale per il superamento dei campi rom con un cospicuo finanziamento da parte dell'Unione Europea. È la nostra terza via: noi non cediamo al lassismo di chi magari specula sulle condizioni di disagio dei più deboli e non lasciamo spazio al razzismo e alla propaganda.
Stiamo lavorando per superare con Bruxelles il campo Rom di “La Barbuta” e quello della “Monachina” nella periferia della città. Presto interverremo sul campo di Castel Romano sulla via Pontina. E lo stesso faremo per il campo nomadi di via Salviati e quello di via Lombroso.
Noi garantiamo la legalità e i diritti delle persone. Le chiacchiere le lasciamo agli altri.
Virginia Raggi

“I poteri forti stanno attaccando l’Italia”. Il Governo chiama i cittadini: “Abbiamo bisogno di voi”



Perché, ha spiegato Salvini, «in Italia i soldi ci sono». Ma è l’Europa a non permettere di usarli: «Alcuni sindaci hanno nel cassetto milioni di euro di avanzi di bilancio con cui potrebbero fare un sacco di lavori, sistemare l’asilo, la palestra piuttosto che la biblioteca. Però non li possono toccare perché altrimenti sforiamo i vincoli di bilancio imposti dall’Europa. Invece non devono esistere vincoli che mettano a rischio la nostra sicurezza. I soldi li troviamo. Li dobbiamo trovare». Il vero problema, però, sarà il ‘settembre caldo’ ormai alle porte: «Cercheranno in ogni maniera di stroncare l’esperimento italiano con il debito pubblico, lo spread, il declassamento delle agenzie di rating, i richiami e le penalità. Noi non arretreremo di un millimetro, e quando inizieranno a bastonare ci sarà bisogno della reazione degli italiani».
Le elezioni Europee e quelle che verranno
In futuro, però, Salvini non vede possibile una vera e propria alleanza con il Movimento 5 stelle. Alle prossime Europee l’obiettivo sarà quello di cambiare rotta rispetto al ‘modello Renzi’ che «ha portato zero risultati per 60 milioni di italiani». In Commissione europea come Italia «siamo rappresentati dalla signora Mogherini. Con lei l’ex premier scelse di avere il Commissario agli Esteri. Noi, invece, nomineremo un Commissario che si occupi di quattrini, industria, economia, pesca, commercio e agricoltura, qualcuno che in commissione Ue difenda il diritto al lavoro di 60 milioni di italiani che in Europa stanno massacrando continuamente». Ma per le sfide elettorali ‘nazionali’, in primis le Comunali di Firenze del prossimo anno e le Regionali in Toscana del 2020 si guarderà in casa Forza Italia: «Dovranno decidere se allearsi con la Lega o con il Pd perché a livello nazionale sembra seguire quest’ultima strada. Noi andremo con chi ha i nostri stessi valori. Governiamo in tanti luoghi col centrodestra e l’obiettivo è di ripetere le alleanze con la squadra con cui amministriamo. Per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, con loro è stato fatto solo un contratto di governo per cambiare l’Italia, invece a livello locale la coalizione è quella con cui concorriamo da sempre. Al di là di questo, sono convinto che il governo nazionale andrà lontano: ogni volta che Renzi dice che finiremo presto, ci allunga la vita di un anno».

GRANDE TRAVAGLIO !! SEMPRE DALLA PARTE DEGLI ONESTI E CONTRO PD e FI



Il Tav Torino-Lione è un'opera inutile e dannosa che costerebbe miliardi di euro a tutti i cittadini italiani da Aosta a Catania, mentre mezza Italia è ancora mal collegata.
Invece di sperperare impudentemente denaro pubblico per fare un favore a qualcuno, sarebbe meglio destinare le stesse risorse all'ammodernamento delle tratte o a treni ad alta velocità laddove servono davvero. 
Dire NO al Tav Torino-Lione significa dire SI' a centinaia di piccole opere utili in tutta Italia che possono cambiare davvero la vita a molti cittadini e pendolari.

“HANNO TRUCCATO I DATI PER AFFONDARE L’ITALIA” MONTI E UNA BANCA EUROPEA SPUTTANATI DAI PM



Per questo motivo il pubblico ministero alla fine della requisitoria ha chiesto la condanna a due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all’ epoca presidente mondiale di S&P, e a tre anni di reclusione ciascuno e 500mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l’ Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società di valutazione è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro.

Insomma, mentre il quarto governo Berlusconi viveva la sua fase più angosciosa sotto la spinta della crisi da spread, l’ agenzia di rating non avrebbe ottemperato agli obblighi di veridicità delle informazioni fornite. I report sotto accusa sono quattro, l’ ultimo dei quali è il declassamento del rating dell’ Italia di due gradini (da A a BBB+) del 13 gennaio 2012. Il confronto tra 2010 e 2011 citato Ruggiero, che ha parlato per cinque ore, attiene al fatto che il contratto tra il Tesoro e l’ agenzia di rating, durato 17 anni, cessò nel 2010 «ed è dal 2011 – ha sostenuto il magistrato – che si registrano bocciature dell’ Italia da parte dell’ agenzia» adducendo così un «movente ritorsivo» per il delitto contestato.

Il pm ha poi fatto riferimento alla testimonianza del direttore del Debito pubblico presso il Tesoro, Maria Cannata, secondo cui S&P «avrebbe sempre enfatizzato aspetti critici rispetto all’ Italia» e che parlare con i suoi analisti era come «parlare al vento». Ruggiero ha citato come «bazooka fumante» due intercettazioni.

La prima è la telefonata del 3 agosto 2011 tra l’ ex manager S&P Maria Pierdicchi col presidente Sharma in cui si faceva riferimento al fatto che «serve più personale senior che si occupi dell’ Italia», dunque ammettendo l’ impreparazione del team di valutazione. La seconda è una mail dell’ ex responsabile corporate rating Renato Panichi nella quale si sottolineava come la valutazione del sistema bancario al momento del taglio del rating fosse «esattamente contraria alla situazione reale».

«Molti indizi raccolti fanno più di una prova sul complotto ordito da oligarchie, troika, banche di affari e massonerie internazionali, per abbattere e sostituire con un loro fiduciario, un governo democraticamente eletto, quello presieduto da Silvio Berlusconi», ha commentato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, parlando di «un vero e proprio colpo di Stato» e invocando ancora una commissione d’ inchiesta parlamentare. «Le agenzie di rating sono state gli esecutori di un complotto che però ha mandanti politici», ha chiosato la deputata azzurra Elvira Savino. S&P ha ribadito che «le accuse non sono suffragate da prove degne».

lunedì 21 gennaio 2019

ECCO IL MOSTRUOSO TESORO SEQUESTRATO AL “CLAN FINI”: VILLE, IMMOBILI, CONTI E DENARO CONTANTE. TUTTO GRAZIE ALL’AMICO CHE GRAZIE A LUI EBBE LA CONCESSIONE PER LE ODIOSE SLOT MACHINES! DIFFONDIAMO TUTTI QUESTO SCHIFO!



La lista completa dei conti correnti e degli immobili, tra Roma, Sabaudia e l’Abruzzo,  sequestrati dalla Guardia di Finanza ai familiari dell’ex leader di An. Che dopo l’avviso di garanzia commenta: «Ho fiducia nella magistratura»


L’immobile di Alleanza nazionale fu comprato da Giancarlo Tulliani con i soldi del re delle slot Corallo. E ora l’arresto dell’imprenditore catanese e dell’ex parlamentare Laboccetta svela i conti esteri del suocero dell’ex presidente della Camera
E’ un vero tesoro l’elenco degli immobili e dei conti correnti sequestrati all’alba di oggi dallo Scico della Guardia di Finanza a Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani. La consorte di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, è indagata con il fratello e il padre per riciclaggio e autoriciclaggio: secondo la Procura di Roma, i tre familiari hanno ricevuto profitti illeciti per sette milioni di euro da Francesco Corallo , l’imprenditore catanese diventato miliardario con la concessione statale per le macchinette mangiasoldi (slot e vlt). Corallo è stato arrestato il 13 dicembre nel paradiso fiscale di Sint Marteen con l’accusa di aver sottratto all’Italia oltre 250 milioni di euro.

L’inchiesta ora coinvolge anche Fini, indagato per concorso in riciclaggio. L’ex leader di An ha commentato così la notizia anticipata oggi dall’Espresso : «L’avviso di garanzia è un atto dovuto. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura, ieri come oggi». Il riferimento è all’archiviazione dell’inchiesta del 2010 sul caso dell’appartamento di An a Montecarlo. Anche questa indagine ora è stata riaperta dopo la scoperta che Giancarlo Tulliani aveva acquistato quella casa, nel 2008, con soldi versatigli segretamente dalle società offshore di Corallo, per poi dividere il ricavato con la sorella Elisabetta, che ha incassato personalmente almeno 739 mila euro.

Ecco la lista completa dei conti e degli immobili sequestrati alla consorte di Fini, al fratello Giancarlo e al padre Sergio, impiegato in pensione dell’Enel.
Elisabetta Tulliani

800 mila euro su un conto bancario italiano.
Appartamento a Roma in via Sardegna.
Altro fabbricato nella capitale in via Orso Mario Corbino.
Altri due immobili da 167 e da 52 metri quadri a Rocca di Mezzo, in Abruzzo.


Giancarlo Tulliani

Due appartamenti di 247 e di 62 metri quadri in via Conforti a Roma.
Altro appartamento in un diverso palazzo di via Conforti.
Già sequestrati 520 mila euro sul suo conto italiano: soldi che Giancarlo Tulliani aveva tentato di trasferire a Dubai dopo l’arresto di Francesco Corallo.


Sergio Tuliani

175 mila euro su un conto italiano;
La sua quota (metà) della proprietà di un immobile a Capranica Prenestina (Roma):
Il 50 per cento di altri due appartamenti a Roma, in via Raffaele Conforti, con cantina e garage.
Metà di un altro immobile a Roma in via Roberto Ago con cantina e garage;
Il 50 per cento di un ulteriore appartamento a Roma in via Quattro Venti.
Casa al mare in via Caterattino a Sabaudia.

Governo Conte: Lotta alle slot e azzardo, fino alla messa al bando! Condividete se siete d'accordo!

IL NUOVO GOVERNO E I GIOCHI, ENDRIZZI (M5S): "LE SLOT VANNO RIDOTTE PROGRESSIVAMENTE, FINO ALLA MESSA AL BANDO"
Limitare la distribuzione e l'accessibilità ai giochi dove la puntata precede di pochi minuti l'esito, una strategia d'uscita graduale per le slot (fino alla loro messa al bando), programmi per il contrasto alla criminalità organizzata e alle forme di azzardo non autorizzate o illegali, abolizione della pubblicità del gioco: sono questi gli obiettivi del Governo che si è appena insediato, dichiarati ad Agipronews dal senatore del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi, al suo secondo mandato a Palazzo Madama e da anni impegnato nel contrasto al gioco patologico.
Cosa significa «strategia d’uscita dal machines gambling (slot e VLT)»?
«Per il machine gambling (slot e VLT a bassisima latenza, con puntate ogni 4 secondi, ripetute, spesso meccanicamente, senza limiti di tempo per ore e ore) dobbiamo definire un'uscita graduale. Si tratta di un genere nato nei casinò e diventato invece oggi forse il più pervasivo, fin dentro locali pubblici, in ambienti di vita quotidiana. Per questo settore prevediamo una progressiva riduzione, fino alla messa al bando; con la parte bassa della filiera siamo disponibili a discutere per valutare opportunità di riconversione».
Cosa si intende, nel contratto di Governo, per «forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute»? Quali giochi riguarderanno e come saranno applicate?
«Sappiamo che le forme di azzardo a bassa latenza, ovvero con ridotto intervallo di tempo tra la puntata ed il suo esito e che consentono una immediata nuova puntata, hanno una maggiore pericolosità rispetto allo sviluppo di compulsività e dipendenza patologica. Mi riferisco ai classici giochi - come la roulette - presenti nei casinò che, non a caso, erano autorizzati in poche località e non disseminati nei quartieri e non erano collocati in ambienti di vita quotidiana, anzi presentavano precisi limiti di accesso. Addirittura nei casinò, un tempo, era persino vietato l'accesso ai residenti locali. Ma penso anche alle cosiddette “virtuali”, al 10eLotto e agli “innocui" Gratta e Vinci, dove la puntata precede di pochi minuti l'esito e che oggi troviamo in ogni dove: per queste forme di azzardo, dovremo necessariamente limitare la distribuzione e l'accessibiltà. I regolamenti comunali e le leggi regionali sono un presidio fondamentale per i cittadini».
Le misure previste dall'accordo del 7 settembre in Conferenza Unificata (il dimezzamento dei punti gioco) secondo lei sono ancora realizzabili o eventualmente superabili?
«La limitazione dei punti di offerta contenuta nell'accordo Stato-Regioni dello scorso settembre non appare sufficiente. Peraltro, essa si accompagna purtroppo a criteri che garantiscono una distribuzione più mirata, efficace e razionale (ovviamente per la filiera medesima), quindi potenzialmente forieri di una maggiore raccolta. Che questa misura non sia stata pensata per obiettivi di contenimento è dimostrato da tre considerazioni: la riduzione delle AWP (slot da bar) inizia da quelle meno redditizie; nessuna limitazione è prevista per le VLT che hanno una raccolta molto superiore rapportata al numero di apparecchi; il Governo uscente ha sempre rifiutato di indicare dei benchmark per le politiche annunciate, in pratica non ha mai dichiarato di volersi misurare su una effettiva riduzione della raccolta. Le misure di contenimento devono ovviamente accompagnarsi allo sviluppo di programmi e mezzi di contrasto alla criminalità organizzata e alle forme di azzardo non autorizzate o illegali».
«Nell'immediato - prosegue il senatore Endrizzi - va infine abolita la pubblicità. Così facendo non si agisce sull'offerta, che in certa parte è ormai fidelizzata o addirittura legata a compulsione e dipendenza patologica, bensì sulla nuova domanda: si smette di incentivare e promuovere un settore peraltro vietato ai minorenni, alla cui reclame vengono tuttavia esposti; un adolescente su due ha già iniziato ad azzardare e sappiamo che una precoce esposizione è correlata a un maggior rischio di patologie e in forme più gravi e difficili da curare. Le sponsorizzazioni sportive arrivano a un pubblico di giovani e giovanissimi che deve essere invece protetto. Abolire la pubblicità è anche un mezzo efficace per frenare l'azzardo online, che attraverso popup, banner a discesa e varie forme di ads si propone in modo pervasivo ed invasivo nei dispositivi mobili e computers di giovani e giovanissimi. Abolire la pubblicità libera infine la stampa dai condizionamenti impliciti derivanti dagli investimenti pubblicitari sulle testate giornalistiche e televisive. In diversi Paesi già la pubblicità è vietata e le normative europee consentono, anzi raccomandano ai Paesi membri di adottare una legislazione rispondente alle condizioni nelle diverse nazioni: l'Italia è il primo mercato di azzardo in Europa.
Queste misure comporteranno un decremento delle entrate erariali? Eventualmente come saranno compensate?
«Dobbiamo innanzitutto ricordare come negli anni la raccolta è costantemente aumentata, con punte del 30% in un solo anno, nel 2011. Le misure adottate avranno come primo obiettivo arrestare questo trend. In successione, si dovrebbero fissare obiettivi graduali per la sua riduzione. Le coperture per le misure del programma di governo sono state volutamente sovradimensionate proprio per anticipare il programmato calo del gettito. Ma è presumibile che la spesa si orienti su altri consumi; la propensione all'azzardo è maggiore nelle Regioni con minor reddito pro-capite, segno che verosimilmente si sposteranno ingenti risorse per un miglior benessere delle famiglie e a vantaggio di filiere alternative di piccole e medie imprese, che attendono la ripartenza dei consumi interni. Oltre all'occupazione che si potrà generare in settori a più alto indice di occupazione, lo Stato recupera l'IVA su tali consumi, cui oggi rinuncia».

PARLA TONINELLI: E' FINITO IL BUSINESS DELL'IMMIGRAZIONE SARA' GESTITO TUTTO CON LEGALIATA'! GUARDA E DIFFONDI!



Il ministro Toninelli ribadisce la linea del nuovo governo: "Con noi l'immigrazione sarà gestita solo nella legalità". E chiede più responsabilità all'Europa.
"Il business dell'immigrazione non è più un business". A dirlo è Danilo Toninelli che a Circo Massimo su Radio Capital ribadisce la posizione del governo per contrastare l'emergenza sbarchi.

"Sembrava normale che decine di migliaia di persone ogni anno dovevano sbarcare per forza nei porti italiani, ma ora le cose cambieranno. L'immigrazione verrà gestita nella legalità", dice il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Che ha smentito anche la chiusura dei porti: "Non è mai stata all'ordine del giorno", spiega, "La lettera di Salvini è una totale fake news. Non esiste una lettera ma una mail inviata a Malta per chiedere di rispondere a un obbligo: salvare vite. All'ordine del giorno - ha evidenziato ancora Toninelli - non c'è mai stata la chiusura dei porti italiani ma l'apertura dei porti altrui". Quanto poi alla gestione delle prossime navi, "ogni situazione è diversa", ha aggiunto: "Dipenderà da dove sono stati salvati e da chi".
Toninelli ha anche assicurato compattenza sulla linea da tenere all'interno dell'esecutivo: "C'è stata una condivisione all'interno del governo totale", spiega, "Abbiamo messo i nostri tecnici a lavorare, vogliamo dare le soluzioni che finora non sono state date. L'Italia è il paese che ha salvato il maggior numero di vite e nessuno si deve permettere di abbinare la parola xenofobia all'Italia e a questo governo. Il torto sta nelle case degli altri, negli altri paesi. L'Italia è stata lasciata sola".
Il riferimento è all'Europa, a cui il ministro chiede di fare di più: "L'Italia continuerà a salvare vite umane", assicura Toninelli al Corriere della Sera, "Però siamo stati chiari: bisogna condividere le responsabilità. Ognuno ha le sue: la nazione in cui navigano le carrette del mare, i Paesi per cui battono bandiera le navi delle Ong. Oggi si apre una nuova era. Il gesto della Spagna, che ringrazio, dimostra che in Europa c'è un nuovo vento di solidarietà e cooperazione, che spero investa altre nazioni".

Immigrati: la Merkel si schiera con il Governo M5S-LEGA, UE non puo' lasciare da sola lìItalia! Guarda e diffondi



Nella partita che si gioca nell’Unione Europea sulla questione dei flussi migratori, Angela Merkel si schiera al fianco di Roma. “L’Italia per la sua posizione geografica è esposta a un numero grande di profughi e di migranti – ha detto il portavoce della cancelliera Steffen Seibert, rispondendo a una domanda sulla cooperazione lanciata da Sebastian Kurz, stamattina nella capitale tedesca, fra Vienna Roma e Berlino – nessun Paese dovrebbe esser lasciato solo con questo compito. Per questo sosteniamo l’Italia, e la riteniamo un importante partner nella ricerca di una soluzione europea”. Per le vie ufficiali Palazzo Chigi nega, ma c’è una carta che l’Italia intende giocare sul tavolo europeo nel Consiglio Ue del 28 e 29 giugno e il cui possibile utilizzo ha contribuito a convincere la Germania: quella di negoziare la destinazione dei 3 miliardi promessi alla Turchia per il biennio 2018-2019 per fermare gli arrivi provenienti via terra da est per usarli in Libia.
L’indiscrezione pubblicata martedì da El Pais e smentita dal governo italiano è stata amplificata da fonti comunitarie che hanno dettagliato la procedura con cui Roma sta lavorando in questi giorni a Bruxelles. Con una riserva, l’Italia ha chiesto alla Commissione europea garanzie affinché vi siano risorse sufficienti per il Fondo per l’Africa, il recipiente finanziario usato per i progetti con la Libia, per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. Dal fondo mancano 1,2 miliardi, tra bilancio Ue e contributi dei Paesi. A mettere in allerta l’Italia, che ha posto la sua riserva, è l’intenzione di Bruxelles di cambiare la formula per finanziare la seconda tranche da tre miliardi promessi alla Turchia per continuare a gestire (leggi bloccare) i flussi provenienti dal Medio Oriente, particolarmente intensi durante la guerra che per anni ha sconvolto la Siria. Secondo gli accordi dei leader Ue, la somma deve essere erogata ad Ankara entro fine 2018. La maggioranze dei Paesi spinge affinché la ripartizione sia per due terzi dal bilancio Ue e un terzo dai contributi nazionali. L’Italia ha posto la riserva perché attende conferma che ci siano garanzie sufficienti da destinare al fondo per l’Africa.
Quella che Ankara sta aspettando è la seconda tranche prevista dal controverso accordo siglato dall’Unione con la Turchia nel marzo 2016, nel pieno della crisi migratoria lungo la Rotta Balcanica. Il primo stanziamento erogato era stato equivalente, ma con una diversa ripartizione: un miliardo proveniente dal bilancio Ue, gli altri due da contributi degli Stati membri (all’Italia erano stati chiesti 225 milioni). In seguito all’accordo Ankara aveva chiuso il copioso flusso proveniente soprattutto dalla Siria, accrescendo fino a 3,8 milioni il numero dei profughi presenti sul suo territorio, mettendo fine al passaggio dei migranti attraverso i Paesi dei Balcani e sollevando in particolare la Germania, che a fine 2015 aveva accettato di accogliere un milioni di siriani.
Germania che sulla questione migratoria è da tempo sulla stessa lunghezza d’onda dell’Italia. Anche nella consapevolezza della necessità per l’Europa di mostrare un volpo più solidale, Angela Merkel preme per una linea più morbida sulla ricollocazione dei profughi e nelle ultime settimane ribadisce il proprio appoggio a quello che è diventato uno dei cavalli di battaglia del ministro dell’Interno Matteo Salvini: il rafforzamento delle frontiere esterne. “Ho parlato con il ministro tedesco Horst Seehofer – ha detto oggi il capo del Viminale in un’intervista al Corriere della Sera – e posso dire che credo stia nascendo un asse italo-tedesco basato su una parola d’ordine fondamentale: difendere le frontiere esterne. Che significa difendere il Mediterraneo e anche noi italiani”. Non è un caso che Seehofer abbia invitato l’omologo leghista a Berlino per concordare “la presentazione di una proposta comune” in materia.
L’aumentata vicinanza del governo tedesco alle istanze italiane è almeno in parte spiegabile con la minaccia avanzata dietro le quinte da Roma di trasformare la sua riserva in blocco del pagamento della seconda tranche di finanziamenti alla Turchia, come riporta il Corriere. Se quest’ultima, per ipotesi, dovesse riaprire anche soltanto parzialmente le frontiere l’eventuale flusso interesserebbe principalmente proprio la Germania. E lo farebbe passando attraverso gli Stati dei Balcani, che considerano seriamente la minaccia. Il 7 giugno rappresentanti di Grecia, Macedonia, Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia e Austria si sono riuniti a Sarajevo per mettere a punto strategie necessarie a evitare che si ripeta quanto accaduto nel 2015, anno dell’escalation della crisi migratoria. Per quanto la situazione sia sotto controllo, il numero dei migranti che da novembre arrivano in Slovenia, attraverso la Croazia, la Serbia, l’Albania e la Grecia, è in costante aumento.
In questo contesto arriva anche l’intesa stretta in mattinata tra i ministri dell’Interno di Germania, Austria e Italia. “Sono contento della buona cooperazione che vogliamo costruire fra Roma, Vienna e Berlino” in questo ambito, ha dichiarato il cancelliere austriaco Kurz dopo avere incontrato Seehofer a Berlino. “Penso che si tratti di una cooperazione molto saggia che contribuirà a ridurre l’immigrazione illegale verso l’Europa”, ha proseguito il cancelliere, il cui Paese assumerà dal 1° luglio la presidenza di turno dell’Ue.
Anche la Commissione Ue tiene in considerazione la minaccia dell’Italia: “Abbiamo bisogno di sostenere sia la Turchia che l’Africa del Nord e in particolare la Libia sui migranti”, ha risposto martedì il commissario alla migrazione Dimitri Avramopoulos alla richiesta di un commento sulla scelta italiana di porre un veto al finanziamento della Turchia. Martedì l’esecutivo comunitario ha proposto di mettere sul piatto quasi 35 miliardinel prossimo budget Ue 2021-2027 per la gestione dei flussi: si tratta del triplo di quanto previsto dall’attuale bilancio, che ammonta a 13 miliardi. Dei 34,9 miliardi, 21,3 sono per il rafforzamento delle frontiere esterne e le agenzie Ue, con 10mila nuovi agenti per Frontex, mentre 10,4 vanno alla gestione dei migranti, col 40% della cifra destinato ai rimpatri.
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‘Finanziare anche Libia per fermare flussi’.

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