sabato 28 settembre 2019

Farmaco efficace su 29 tipi di tumore, colpisce l'alterazione dei geni

E' un farmaco 'jolly' perche' puo' colpire 29 tipi diversi di tumore, in adulti e bambini, grazie al suo particolare meccanismo d'azione: non agisce, infatti, sull'organo dove il cancro ha avuto origine bensi' sull'alterazione genica Ntrk che puo' essere comune alle cellule cancerose di molte neoplasie; ventinove, appunto, quelle ad oggi testate ma potrebbero essere molte di piu'. Gli ultimi risultati sull'efficacia della molecola (larotrectinib) sono stati presentati al Congresso europeo di oncologia Esmo e sono definiti "eccezionali" dalla comunita' scientifica: si e' infatti registrata una riduzione del 30% della massa tumorale nel 79% dei pazienti valutati (su un campione di 153) e nel 75% di quelli con metastasi cerebrali, e la sopravvivenza media e' superiore ai 3 anni.

    Il farmaco - definito tecnicamente 'agnostico' perche' non ha come bersaglio un organo particolare, agendo indipendentemente dalla localizzazione del tumore - é il primo del suo genere ad aver ottenuto, pochi giorni fa, il via libera della Commissione Ue per la commercializzazione in Europa. La molecola agisce sui tumori solidi in stadio avanzato o metastatico nei pazienti adulti e pediatrici per i quali l'intervento chirurgico sarebbe troppo rischioso e che presentano una particolare alterazione genica definita fusione genica di Ntrk.

Si tratta di un'alterazione rara ma che in Italia interessa circa 4mila pazienti ogni a
nno.

Il M5S è la migliore opportunità che l’Italia ha per ricostruire una società civile.

«Credo che il M5S sia la migliore opportunità che l’Italia abbia per ricostruire
, lentamente e faticosamente, una società civile, in cui personaggi come Berlusconi, come Renzi, come Lilli Gruber, come Sgarbi, come Boschi, come Bonino, come Calenda, come Vono, suscitino solo disprezzo».
Lo scrive su Facebook il professor Francesco Erspamer.
«Ma» avverte «per raggiungere questo obiettivo bisognerà essere volpi e leoni, machiavellicamente, non fanatici e ingenui. Leali, se possibile, ma senza alcuna fiducia nella lealtà altrui».
Il docente riflette sulla perdita dei valori nel mondo di oggi: «Meglio capirlo subito: la lealtà era un valore fino a qualche decennio fa, ossia fino alla deregulation morale e culturale imposta dal liberismo vittorioso. Lo stesso vale per lo stile, per l’affidabilità, per l’intelligenza, per il rigore e la serietà. O non ve ne eravate accorti che ad avere successo non sono oggi, non dico i migliori, che non è mai accaduto, ma neppure i più abili, i più potenti e neppure i più ricchi bensì i più stronzi e i più cazzari?».
«E che quando qualche persona decente riesce a farsi ascoltare, come Di Maio, come Di Battista, come Greta Thunberg, scatta immediatamente (soprattutto in Italia, mi fa male dirlo) il sarcasmo cinico di chi in realtà non vuole affatto che tornino vincoli etici e comportamentali e responsabilità pubbliche; il partito degli individualisti, del tu-fatti-i-cazzi-tuoi, delle dietrologie e delle conspiracy theory, insomma del qualunquismo, dell’impreparazione e del consumismo come scopo dell’esistenza, non è mai stato così forte,» osserva Erspamer.
Il professore si chiede come sia «possibile che qualcuno si stupisca che un arrivista qualsiasi, inutile fare nomi, ce ne sono parecchi, candidatosi l’anno scorso nel M5S probabilmente perché nel Pd o in FI non lo volevano o non si fidavano (ma chi li ha proposti o accettati? chi ha garantito per loro?) adesso passi a un altro partito, giusto in tempo per non versare quanto si era impegnato a dare al partito se eletto in parlamento? Traditore, lo chiamiamo, ma è una parola che ha alcun senso o effetto?».

La rivelazione di Paragone sui migranti. Guardate cosa ha detto e diteci cosa ne pensate.

«Ci vuole molto a dire che il nuovo “patto sui migranti”, annunciato da tutti come una manna dal cielo, è in realtà un bluff? Appena la bozza è finita nelle mani delle cancellerie europee, è subito apparso chiaro che il meccanismo sugli sbarchi e la ripartizione dei migranti discussi al mini-summit di Malta non risolveranno affatto l’emergenza immigrazione (soprattutto per l’Italia), né argineranno le partenze dal Nord Africa».«L’adesione sarà infatti “totalmente volontaria” e non ci sarà “obbligatorietà” per i Paesi che decideranno di partecipare. Quindi? Siamo da capo a dodici. Ma la narrazione mediatica spinge forte per sottolineare un successo che in realtà non esiste. L’intesa scarica tutto il peso degli sbarchi sull’Italia. Eppure, nonostante questo, non c’è la fila dei capi di governo che premono per sottoscriverlo,» spiega il sito dell’esponente pentastellato.

Conte, Grillo, Zingaretti e Berlusconi intorno a un tavolo a sfottere Salvini: “

Nel corso della prima puntata della nuova stagione Fratelli di Crozza – in onda tutti i venerdì in prima serata sul Nove – un esilarante Maurizio Crozza si moltiplica per vestire i panni di Conte, Gentiloni, Mattarella, Grillo, Zingaretti, Berlusconi e Landini riuniti intorno al tavolo di un ristorante con un solo obiettivo comune: prendersi gioco di Matteo Salvini. Primo tra tutti il presidente del Consiglio che, tra le risate generali, afferma: “Non solo gli riapro i porti, io gli faccio sbarcare tutti i profughi siriani davanti al Papeete… sai cosa facciamo? Gli tasso le merendine adesso e il prossimo anno gli tasso anche i moijto”.
IL video qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/28/crozza-nei-panni-di-conte-grillo-zingaretti-e-berlusconi-intorno-a-un-tavolo-a-sfottere-salvini-gli-tassiamo-il-mojito-poi-riapriamo-i-porti/5483782/

venerdì 27 settembre 2019

Vittoria Raggi: L'Atac ha chiuso un bilancio in utile per la prima volta nella storia

L'Assemblea di Atac SpA ha approvato il bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 2018. Per la prima volta nella sua storia, specifica l'azienda, la società ha chiuso il Bilancio con un utile di esercizio, pari a 839.558 euro, che sconta ammortamenti per 70,38 milioni ed accantonamenti per 8,70 milioni. Nel 2017 il bilancio aveva registrato una perdita di 120 milioni e nel 2016 di 213 milioni.

Nel 2018 il servizio di trasporto complessivamente erogato ha evidenziato, rispetto all'anno precedente, un incremento del 2,1%, mentre i ricavi delle vendite e delle prestazioni, nonostante le criticità che hanno condizionato l'avvio del piano di rinnovo della flotta bus, sono aumentati del 2,14% (da 829,6 mln del 2017 a 847,4 mln del 2018). L'aumento dei volumi di servizio e dei ricavi è stato accompagnato da una lieve contrazione dei costi di produzione (-0,1% rispetto al dato 2017 ), risultato che permette di rilevare come l'azienda stia operando irreversibilmente un recupero di produttività ed efficienza coerente con l'operazione di rilancio prevista nel Piano Industriale.

Il Conto Economico presenta un margine industriale (MOL) ormai stabilmente positivo che, al netto delle partite non gestionali al 31.12.2018, ha superato i 70 milioni, conseguendo i livelli previsti dal piano di concordato.

Manovra, arrivano 500€ in busta paga. Ecco il primo successo del nuovo Governo.

Manovra, arrivano 500€ in busta paga.Quanto frutta il taglio del cuneo fiscale Ma chi godrà nel concreto di un beneficio? 

Secondo le ultime indiscrezioni si starebbe ragionando su un taglio interamente a favore dei lavoratori, attraverso un calo di 5 miliardi di euro l’anno (15 miliardi nel prossimo triennio) del cuneo stesso. Soldi da recuperare più con tagli alle spese che con nuove tasse, per favorire un incremento dei consumi. In soldoni sarebbero circa 500 euro netti all’anno in più nelle tasche dei lavoratori, che cumulati garantirebbero 1.500 euro netti in più a fine triennio. 

Somma che potrebbe essere legata ad un credito d’imposta, magari mediante la sterilizzazione del “bonus Renzi” da 80 euro mensili, o ad un taglio dei contributi a carico dei lavoratori. In entrambi i casi i 5 miliardi l’anno di minori entrate/maggiori spese potrebbero essere copertio con un mix di tagli alla spesa “improduttiva” e tramite un parziale incremento dell’Iva (ad esempio ritoccando dal 10% al 13% l’aliquota intermedia), tenendo presente che si parte da contributi in busta paga del 9% a carico dei lavoratori e che ogni punto percentuale che si volesse ridurre costerebbe circa 2,5 miliardi di euro l’anno.

LP 9562043

Il viceministro dell'Economia Antonio Misiani
In entrambi i casi si punterebbe a lasciare più soldi nelle tasche degli italiani, magari erogando la cifra assieme a una mensilità (si è parlato di luglio, alla vigilia delle ferie estive), come una sorta di “quattordicesima”, per stimolare la domanda interna e così far accelerare la crescita, altrimenti sempre asfittica e molto dipendente dall’andamento dell’export. Restano tuttavia molte incognite in grado di determinare l’esito dell’intera manovra.

Anzitutto resta da capire se la misura sarà “erga omnes” o con un tetto alle retribuzioni e se questo sarà di 26 mila euro, ricalcando la platea dei beneficiari del bonus da 80 euro più gli incapienti, di 35 mila euro, o più elevato. Ovviamente più si alza l’asticella maggiore sarebbero le coperture da trovare e più “spalmato” l’effetto della misura. Poi resta da capire se effettivamente si tratterà di taglio del cuneo fiscale, ossia di una riduzione delle imposte dirette (Irpef) sul reddito da lavoro dipendente, o se non avrà piuttosto natura di “bonus” con l’erogazione, appunto, a chi rientri entro determinati limiti reddituali di una “una tantum” senza che le aliquote Irpef siano in alcun modo modificate.

giovedì 26 settembre 2019

Spunta la clausola anti Italia: Nel documento sottoscritto a Malta c'è una clausola che rischia di penalizzare soltanto l'Italia

C'è una clausola nel documento sui migranti, che è stato sottoscritto dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese a Malta, che rischia di trasformarsi in una vera e propria fregatura per l'Italia Nel caso in cui i flussi dovessero farsi massicci, i Paesi che hanno aderito al piano di ripartizione, potranno infatti chiamarsi fuori e lasciare tutto il peso della gestione degli arrivi al nostro Paese.
Certo, non è l'unica, pesantissima falla di un'intesa che non è stata affatto pensata per arginare l'emergenza immigrazione ma per far ripartire il business dell'accoglienza, ma è senza alcun dubbio quella più smaccatamente anti italiana.
Che l'accordo di Malta, cinque paginette in tutto che dovranno essere ratificate il prossimo 8 ottobre, faccia acqua da tutte le parti, è apparso chiaro sin da subito. Non a caso, una volta avuto in mano il testo, a Bruxelles hanno immediatamente messo le mani avanti sottolineando più volte che "il meccanismo è su base volontaria". Una puntualizzazione importantissima per far capire che è tutto campato per aria e che non c'è la fattiva volontà di aiutare l'Italia nella gestione dell'emergenza immigrazione"Non è un accordo obbligatorio, né legislazione comunitaria - hanno spiegato all'agenzia Agi fonti europee vicine al dossier - non sarà legalmente vincolante". Oltre all’Italia Germania, Francia e Finlandia, che hanno già sottoscritto l'accordo, Portogallo, Belgio, Irlanda e Lussemburgo avrebbero già fatto capire alla Commissione europea di essere disposte a parteciparvi. Il punto è che, non essendo "vicolante", non rischiano nulla a fare un passo avanti. Come si legge nel documento, infatti, "ogni Stato membro può sempre offrire un posto alternativo di sicurezza su base volontaria""Nel caso di uno sproporzionato aumento della pressione migratoria in uno degli Stati partecipanti, calcolato in relazione ai limiti delle capacità di accoglienza, o ad un alto numero di richieste per la protezione internazionale - si legge ancora - un posto di sicurezza alternativo sarà proposto su base volontaria".
Nessun obbligo, insomma, solo buoni propositi. E tra le pieghe del documento, i cui dettagli sono "ancora vaghi" dal momento che si limitano solo a enucleare le "grandi linee" del meccanismo temporaneo, è già stata inserita una exit strategy che lascerà tutto il peso della ripartizione dei migranti sulle spalle degli italiani. Questa è stata, infatti, pensata solo per sei mesi che ovviamente potranno essere rinnovati, ma che potranno essere interroti non appena l'afflusso dovesse farsi eccessivo. In questo caso, gli Stati membri potranno infatti persino uscire dal patto in men che non si dica. Come rivela l'Ansa, il documento di Malta lo dice chiaro e tondo: se "nei sei mesi il numero dei ricollocati dovesse aumentare in modo sostanziale, gli Stati che partecipano si riuniranno per consultazioni. Durante le consultazioni - continua - il meccanismo potrà essere sospeso".
L'unico effetto vero si avrà sulle partenze. Le organizzazioni non governative hanno già intravisto l'opportunità di poter riprendere le proprie incursioni nel Mar Mediterraneo. Dopo che il governo giallorosso ha riperto i porti chiusi dall'ex ministro Matteo Salvini, il documento di Malta mette nero su bianco la volontà di imprimere una forte discontinuità con quanto fatto sin qui dal leader leghista. Sebbene nella bozza i firmatari si siano impegnati a evitare che il meccanismo temporaneo di ripartizione "non apra nuove strade irregolari verso le coste europee" e non creai "nuovi fattori di attrazione", la linea morbida, che di fatto accantona la lotta all'immigrazione clandestina, riaprirà i viaggi della speranza. A nulla, infatti, varranno le regole che l'intesa si ripropone di dare alle navi messe in mare dalle ong. Queste dovranno "essere registrate secondo la legge nazionale dello Stato di bandiera" e, laddove è possibile, saranno registrate come "imbarcazioni per il salvataggio". Sarà lo stato di bandiera, poi, ad assicurarsi che "siano qualificate in modo adeguato ed equipaggiate per condurre tali operazioni". Niente di più. Per il resto potranno andare avanti a fare quello che vogliono. Anche perché i dem e i Cinque Stelle hanno già fatto sapere che presto smantelleranno i decreti Sicurezza. A quel punto tutto sarà pronto per una nuova maxi ondata.

PERCHE' I GIORNALI NON NE PARLANO MAI? SCATTANO LE MANETTE PER COLUI CHE AVEVA DENUNCIATO LA RAGGI!

Francesco Alvaro, commissario straordinario di Farmacap, la municipalizzata di Roma Capitale che gestisce le 47 farmacie comunali, è agli arresti domiciliari.
È accusato di turbativa d'asta e falso con l'imprenditore Giuseppe Giordano, titolare della società Dragona Servizi, nell'ambito di un'inchiesta che riguarda l'affidamento degli appalti per la mensa di un asilo nido, nella zona dell'Infernetto a Roma.
Alvaro è stato direttore del dipartimento V del Comune di Roma, prima di essere nominato alla Regione Lazio nel 2007 nel ruolo di Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza. La Giunta Marino, nel 2014, lo ha messo a capo di Farmacap, la partecipata a capitale interamente pubblico che gestisce le farmacie.
L'indagine ha preso le mosse da un esposto presentato da un altro dirigente della società, che si lamentava dei presunti «atteggiamenti vessatori» posti in essere dal commissario straordinario, e da un secondo esposto dell'attuale sindaca di Roma Virginia Raggi, che aveva denunciato una serie di irregolarità

Precisiamo che la notizia si riferisce a quanto accaduto a settembre ma ci continuiamo a chiedere come mai non sia stata data la giusta importanza a questa notizia. Sarà stato fatto in buona fede? ci auguriamo di si.


mercoledì 25 settembre 2019

Fondi russi alla Lega, Savoini indagato per corruzione internazionale

«Tutto ciò che è oltre il quattro per cento, noi non ne abbiamo bisogno, perché abbiamo stabilito che con il quattro per cento noi siamo a posto». A parlare nel salone riccamente arredato del lussuoso e storico hotel Metropol di Mosca è uno dei tre italiani che il 18 ottobre scorso partecipano con altrettanti russi a quello che sembra solo un normale incontro d’affari, ma che invece la Procura di Milano sospetta essere il momento centrale di un’operazione di corruzione internazionaleparallela all’importazione in Italia di un fiume di petrolio che, nelle parole di chi sta trattando, in un anno dovrebbe far affluire 65 milioni di dollari nelle casse della Lega e permettere così al partito di Salvini di affrontare la campagna delle ultime elezioni europee.

Come pubblici ufficiali
Sul registro degli indagati finisce Gianluca Savoini. Stretto collaboratore di Matteo Salvini e referente dell’associazione Lombardia-Russia. È accusato di avere quantomeno promesso (tanto è sufficiente per configurare il reato di corruzione) una corposa tangente ai tre russi i quali, evidentemente, vengono ritenuti dei pubblici ufficiali nell’inchiesta dei pm milanesi Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, coordinata dall’aggiunto Fabio De Pasquale.Agli atti dell’indagine, aperta nei mesi scorsi dopo le prime rivelazioni sul caso fatte a febbraio dal settimanale l’Espresso, ci sono la registrazione del colloquio tra i sei, pubblicata ieri dal sito americano BuzzFeed, alcune foto dei partecipanti e i primi accertamenti eseguiti dagli uomini della Guardia di Finanza di Milano.

Lo sconto sul petrolio
L’ipotesi iniziale dell’accusa si basa sulla trascrizione della registrazione. In essa, i sei dicono che i loro rispettivi «amici politici», italiani e russi, si sarebbero messi d’accordo per far arrivare in Italia 300 milioni di tonnellate di petrolio, 250 mila al mese, a prezzo di favore. Il petrolio, sembra di capire dai discorsi, verrebbe venduto scontato da una società pubblica russa per essere acquistato, con l’intervento di una banca d’affari internazionale, da una o da due società intermediarie e poi rivenduto all’Eni a prezzo pieno. Il guadagno per gli intermediari si aggirerebbe, secondo i calcoli del sito americano, intorno ai 65 milioni di dollari che dovrebbero entrare nei forzieri della Lega. La società del cane a sei zampe, però, «ribadisce con fermezza di non aver preso parte in alcun modo a operazioni» di finanziamento di partiti.

Salvini: «Savoini parla per sè»
Nel caso in cui i funzionari pubblici russi riuscissero a strappare uno sconto maggiore, intascherebbero la differenza. «Se lo sconto arriva al dieci, il sei per cento è vostro», spiega colui che BuzzFeed indica come «Italiano 2», persona non identificata al pari di «Italiano 1». L’unico partecipante al quale viene dato nome e cognome, infatti, è Gianluca Savoini, degli altri due si capisce dai colloqui solo che si chiamano Luca e Francesco. È da questa trattativa che scatta l’accusa di corruzione internazionale nella quale, quindi, Savoini viene individuato dai pm come uno degli ipotetici garanti della tangente promessa ai funzionari russi. Prende le distanze il vice premier Matteo Salvini il quale, a chi gli domanda quale ruolo ha Savoini nel Carroccio, risponde: «Chiedetelo a lui, parla a nome suo. Per me è ridicolo quello che ho letto suo giornali».

Testimoni interrogati
Al momento i magistrati milanesi non sembrano ipotizzare il reato di finanziamento illecito dei partiti. Le indagini non sono ancora al punto di stabilire se l’affare milionario si sia concluso o se, ciò che è stato descritto nell’incontro al Metropol di Mosca, soldi per la Lega compresi, sia stato un progetto che non si è mai realizzato. Intanto hanno cominciato ad interrogare i primi testimoni. «Stiamo facendo accertamenti per capire se ci siano reati o meno», assicura il procuratore
Francesco Greco

Freccero fa i complimenti alla Raggi. Roma sta diventando bellissima.

Il direttore di Rai 2 Carlo Freccero: "Complimenti a Raggi, Roma sta diventando davvero bella"

F
accio i complimenti alla sindaca Virginia Raggi, perchè Roma sta diventando davvero bella, ha fatto un lavoro egregio, straordinario, e questofilm racconta anche che Roma non è quell'inferno che si racconta". Lo ha detto Carlo Freccero, consigliere di amministrazione Rai e direttore di Rai2, durante la conferenza stampa Bangla. Diario di un film, nell'ambito del Prix Italia Rai 'Celebrating cultural diversity in a global media world', organizzata a Palazzo di Rodi, a Roma, per presentare l'arrivo del film Bangla, commedia ambientata a Tor Pignattara, in prima tv su Rai2.

"Vado via allo scadere del contratto, il 28 o il 29 novembre". Il suo contratto, per le regole della RAI, non può infatti essere rinnovato, visto che Freccero è un pensionato. Freccero ha detto di non sapere cosa farà dopo: "Chi lo sa? Lo dirò dopo" scrive l’agenzia di stampa AdnKronos. "Il bilancio lo farò alla fine, mi sembra più corretto. È chiaro che conto molto su questo nuovo primetime, sarei deluso se non andasse bene come immagino. Ma parlerò alla fine di novembre, quando andrò via. Il mio successore? Lo deciderà Salini".


Freccero, 72 anni, è direttore di Rai2 dal novembre del 2018. Tre anni prima, nel 2015 era stato eletto membro del Cda della Rai su indicazione del Movimento 5 Stelle.

Freccero fa i complimenti alla Raggi. Roma sta diventando bellissima.

Il direttore di Rai 2 Carlo Freccero: "Complimenti a Raggi, Roma sta diventando davvero bella"

Faccio i complimenti alla sindaca Virginia Raggi, perchè Roma sta diventando davvero bella, ha fatto un lavoro egregio, straordinario, e questofilm racconta anche che Roma non è quell'inferno che si racconta". Lo ha detto Carlo Freccero, consigliere di amministrazione Rai e direttore di Rai2, durante la conferenza stampa Bangla. Diario di un film, nell'ambito del Prix Italia Rai 'Celebrating cultural diversity in a global media world', organizzata a Palazzo di Rodi, a Roma, per presentare l'arrivo del film Bangla, commedia ambientata a Tor Pignattara, in prima tv su Rai2.
"Vado via allo scadere del contratto, il 28 o il 29 novembre". Il suo contratto, per le regole della RAI, non può infatti essere rinnovato, visto che Freccero è un pensionato. Freccero ha detto di non sapere cosa farà dopo: "Chi lo sa? Lo dirò dopo" scrive l’agenzia di stampa AdnKronos. "Il bilancio lo farò alla fine, mi sembra più corretto. È chiaro che conto molto su questo nuovo primetime, sarei deluso se non andasse bene come immagino. Ma parlerò alla fine di novembre, quando andrò via. Il mio successore? Lo deciderà Salini". 

Freccero, 72 anni, è direttore di Rai2 dal novembre del 2018. Tre anni prima, nel 2015 era stato eletto membro del Cda della Rai su indicazione del Movimento 5 Stelle.

UFFICIALE: IL 7 OTTOBRE TAGLIEREMO I PARLAMENTARI. CONDIVIDI E FALLO SAPERE A TUTTI

Oggi è una giornata importante perché da Roma mi arriva la notizia che è stata calendarizzato alla Camera per il 7 ottobre l’ultimo voto per il tagliare 345 parlamentari“. Lo ha detto Luigi Di Maio nel corso di una diretta Facebook da New York. “Manteniamo una promessa. Tagliamo le poltrone alla faccia di chi ha fatto cadere governo”

Ultima Ora: Berlusconi indagato per le stragi del 93. Massima condivisione.

PALERMO- Silvio Berlusconi è indagato nel procedimento aperto dalla procura di Firenze sulle stragi mafiose del 1993. La notizia si apprende a Palermo. I legali di Marcello Dell'Utri, imputato nel processo d'appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, hanno depositato alla corte d'assise d'appello, che celebra il dibattimento, la certificazione da cui risulta che l'ex premier è indagato a Firenze. Una mossa, quella della difesa che aveva citato a deporre Berlusconi, che gli consentirà di non rispondere. La nuova indagine su Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, accusati di essere i mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, che colpirono Firenze, Roma e Milano, è stata avviata nel 2017. La procura di Firenze aveva ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la riapertura del fascicolo, archiviato nel 2011, e aveva delegato nuovi accertamenti alla Direzione investigativa antimafia. La nota della procura di Firenze che certifica l'iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati è stata depositata dai legali di Berlusconi e non di Dell'Utri, come scritto in precedenza. Gli avvocati Coppi e Ghedini che assistono l'ex premier, dopo la citazione a deporre del loro assistito da parte dei difensori di Dell'Utri nel processo trattativa, avevano chiesto alla corte d'assise d'appello di Palermo di definire in quale veste giuridica sentirlo: se come teste o indagato di reato connesso, stato questo che gli consentirebbe di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il nodo è stato sciolto dagli stessi avvocati dell'ex premier che si sono informati con i pm fiorentini. E mentre la Procura di Firenze precisa che "la riapertura delle indagini è un atto dovuto per fare tutte le verifiche", esplode la rabbia della moglie di Marcello Dell'Utri: "Perchè Berlusconi non testimonia? E' in gioco la vita di Marcello" dichiara MIranda Dell'Utri all'AdnKronos. "Sorpresa, rabbia, incredulità e una grandissima amarezza" sono gli stati d'animi dell'entourage di Dell'Utri, perché sia i legali che la famiglia contavano sulla deposizione di Berlusconi che sarebbe stata fondamentale sulle minacce allo stesso ex premier.

Ultim'ora: Sondaggi, Conte ancora il più amato dagli Italiani. Siete d'accordo?

La popolarità del premier Giuseppe Conte resta alta: il presidente del Consiglio ha la fiducia di un italiano su due. Il sondaggio dell’istituto Ixè per Cartabianca rivede in parte quanto stimato da altre rilevazione, secondo cui il premier Conte per la prima volta stava cominciando a perdere gradimento tra gli elettori. L’effetto dell’addio di Matteo Renzi al Pd, secondo Ixè, si riflette invece sulla possibile durata che i cittadini attribuiscono al governo giallorosso: solo per il 12% degli intervistati arriverà al termine della legislatura nel 2023, contro il 20% di 15 giorni fa. Italia Viva, il nuovo partito fondato proprio da Renzi, è stimato da Ixè appena al 2,9%. Le intenzioni di voto certificano per il resto la frenata della Lega, ancora il primo partito ma sotto il 30% dei consensi, mentre Pd e M5s restano sostanzialmente appaiati: 21,8% per i democratici, 21,5 per i Cinquestelle.




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Clan Spada, Raggi, restituire la...






Il premier Conte ha la fiducia del 49% degli intervistati, seguito da Matteo Salvini a 34. Da segnalare la crescita di Giorgia Meloni che insidia il leader del Carroccio al 32%, superando sia il segretario Pd Nicola Zingaretti (30%) che il capo politico M5s Luigi Di Maio, fermo al 27%. Il successo della Meloni si riflette anche nei consensi per Fratelli d’Italia, ormai stabilmente il quarto partito e ancora in crescita all’8,6%. Retrocede invece Forza Italia (6,5%), probabilmente anche per una fuoruscita di consensi verso il nuovo soggetto politico di Renzi che comunque raccoglie poco e si posiziona appena sopra PiùEuropa. Il Carroccio resta fermo appunto al 29,9%, mentre Pd e M5s invertono la posizione ma non superano la soglia del 22 per cento.



I nuovi equilibri interni al governo, dopo la mossa di Renzi, portano gli intervista da Ixè a prevedere per il governo una durata inferiore. Sono solo il 18% a pensare che l’esecutivo durerà almeno fino all’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2022 (erano il 26% il 10 settembre). Sale al 30% la percentuale di coloro che ritengono che si tornerà al voto alla fine dell’anno prossimo, mentre sono il 25% a pensare perfino che il governo farà fatica ad arrivare a Natale.

martedì 24 settembre 2019

Conte risponde a Salvini sull'accordo di Malta. Prima li tenevamo in mare prima di essere distribuiti, adesso no!

“Io rispetto le opinioni di tutti, è nel mio dna, ma vorrei rimarcare che in passato tenevamo le persone in mare e poi la redistribuzione si faceva sulle telefonate nel week end mie e del ministro Moavero. Non è sostenibile dire che adesso non è stato fatto un passo in avanti”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, a margine dell’Assemblea Onu, replicando ai giudizi di Matteo Salvini sull’
intesa di Malta

Soldi della Lega, ecco i documenti che incastrano Matteo Salvini

«È un processo politico, che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto». Matteo Salvini si è difeso così dall'accusa di aver beneficiato dei quasi 50 milioni di euro frutto della truffa firmata Bossi e Belsito. La tesi del ministro è quindi semplice: tutta colpa del vecchio leader, io non c'entro niente. I documenti ottenuti da L’Espresso dimostrano invece che esiste un filo diretto tra la truffa firmata dal fondatore e i suoi successori. Tra la fine del 2011 e il 2014, infatti, prima Maroni e poi Salvini hanno incassato e usato i rimborsi elettorali frutto del reato commesso dal loro predecessore. E lo hanno fatto quando ormai era chiaro a tutti che quei denari rischiavano di essere sequestrati. Il nostro giornale lo aveva già scritto in una lunga inchiesta nell'ottobre 2017. Qui sotto riprendiamo alcuni stralci di quell'articolo e pubblichiamo i documenti che dimostrano quanto da noi ricostruito già dieci mesi fa.
Per scoprire i retroscena di questo intrigo padano bisogna tornare al 5 aprile del 2012. E tenere a mente le date. Quel giorno, a poche ore dalla perquisizione della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio, a Milano, Bossi si dimette da segretario del partito. È la prima scossa del terremoto che sconvolgerà gli equilibri interni alla Lega. A metà maggio diversi giornali scrivono che a essere indagato non è solo il tesoriere Francesco Belsito, ma anche il Senatùr. Il reato ipotizzato è quello di truffa ai danni dello Stato in relazione ai rimborsi elettorali. Il primo di luglio Maroni viene eletto nuovo segretario del partito. E quattro mesi dopo, il 31 ottobre, passa per la prima volta alla cassa. Come certifica un documento inviato dalla ragioneria del Senato alla Procura di Genova, quel giorno l’ex governatore della Lombardia riceve 1,8 milioni di euro. È il rimborso che spetta alla Lega per le elezioni politiche del 2008, quelle vinte da Berlusconi contro Veltroni. Il primo di una lunga serie. Da questo momento in poi a Maroni verranno intestati parecchi bonifici provenienti dal Parlamento. A fine 2013, cioè al termine del mandato di segretario, Bobo avrà così ricevuto 12,9 milioni di euro in nome della Lega. Tutti rimborsi relativi a elezioni comprese tra il 2008 e il 2010, quando a capo del partito c’era Bossi e a gestire la cassa era Belsito. Insomma, proprio i denari frutto della truffa ai danni dello Stato. Che cosa cambia quando Salvini subentra a Maroni? Niente, se non le cifre. A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti, e a giugno del 2014 arrivano le richieste di rinvio a giudizio: i magistrati chiedono il processo per Bossi. Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820mila euro di rimborsi per le elezioni regionali del 2010. Lo dimostrano i mastrini, i registri contabili del partito che L'Espresso è riuscito a ottenere. Perché allora il segretario della Lega continua a sostenere che lui quei soldi non li ha mai visti? E come poteva non sapere che erano frutto di truffa? Due mesi dopo aver incassato gli oltre 800 mila euro, Salvini e la Lega si costituiscono infatti parte civile contro i compagni di partito. Si sentono vittime di un imbroglio, di una truffa che ha sfregiato il vessillo padano. E vogliono essere risarciti. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini fa qualcosa che appare in netta contraddizione con quella scelta: ritira altri soldi. Questa volta la somma è piccola, poco meno di 500 euro: l’ultima tranche di rimborso per le elezioni regionali del 2010. Due giorni dopo l’ultimo prelievo, Salvini riceve persino una lettera (inviata anche al tesoriere Giulio Centemero) dall'allora avvocato di Bossi, Matteo Brigandì. «Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato», si legge nella missiva con la quale la vecchia guardia lancia un messaggio chiaro al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato.

INCHIESTA: Così la Lega ha fatto sparire 49 milioni di euro

INCHIESTA
Così la Lega ha fatto sparire 49 milioni di euro
 Un network di associazioni per nascondere i soldi. Un altro giro di sigle per ottenere finanziamenti al riparo dalla giustizia. Anche con Salvini segretario. Ecco su cosa indaga la magistratura Una rete di associazioni us a ta per svuotare i conti della Lega. Una rete di associazioni usata per finanziare la Lega senza passare dai conti ufficiali. Sembra un gioco di prestigio, ma è proprio questa l’ipotesi sui cui lavorano i magistrati della procura di Genova, da mesi impegnati a rintracciare i 49 milioni di euro frutto della truffa ai danni dello Stato architettata da Umberto Bossi e Francesco Belsito. Soldi che escono, soldi che rientrano. Tutto finalizzato a far sparire il tesoro padano e a farlo riapparire sotto altre spoglie, ripulito e pronto per essere utilizzato. Riciclaggio, insomma: questo è il reato su cui indagano i magistrati genovesi. Ma anche finanziamento illecito, un’ipotesi su cui si sono messi a lavorare contemporaneamente le procure di Roma e Bergamo. E poi Milano, che ha ricevuto gli “atti relativi” senza tuttavia aprire un vero fascicolo d’indagine. Per non perdere l’orientamento in questo vorticoso giro di denaro, società straniere, associazioni e schermi fiduciari vale la pena di partire da via Angelo Maj 24, a Bergamo. È da questa palazzina residenziale color verde acqua che L’Espresso aveva iniziato, sei mesi fa, la caccia ai soldi pubblici del Carroccio. «Fate inchieste su cose vere, non perdete il vostro tempo», ci aveva risposto Matteo Salvini, intanto diventato vice premier e ministro dell’Interno. Il palazzone a sei piani di Bergamo Bassa è però diventato nel frattempo interessante anche per diversi magistrati italiani. Qui ha sede infatti lo studio Dea Consulting, fino a pochi mesi fa di proprietà di due commercialisti bergamaschi poco noti: Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba. Dopo la pubblicazione del primo articolo del nostro settimanale su di loro, Manzoni ha ceduto tutte le sue quote a Di Rubba. Ma questo è un dettaglio. Ciò che conta è che sono stati Manzoni e Di Rubba, insieme al collega e tesoriere leghista Giulio Centemero, a creare l’associazione Più Voci, domiciliata proprio in via Angelo Maj 24 e scoperta il primo aprile scorso nell’inchiesta di copertina dal titolo “I conti segreti di Salvini”. La Più Voci, avevamo scritto, tra il 2015 e il 2016 ha ricevuto parecchie donazioni. Oltre 300 mila euro in tutto, di cui 250 mila dal costruttore romano Luca Parnasi e 40 mila da Esselunga. Che c’è di strano? Di strano c’è che subito dopo l’associazione Più Voci ha girato quei soldi a due società: Radio Padania e Mc Srl, controllata direttamente dal partito e editrice del quotidiano online Il Populista. Perché Parnasi e Esselunga hanno deciso di sponsorizzare la sconosciuta associazione leghista? E come mai quest’ultima ha girato i denari ricevuti a delle società collegate al Carroccio? Il sospetto era che si trattasse di un finanziamento occulto. Un escamotage utile teoricamente a entrambe le parti: agli imprenditori, per non dover dichiarare ufficialmente il loro sostegno alla Lega; alla Lega, per non vedersi sequestrare quei soldi vista l’inchiesta in corso per truffa. L’unica a rispondere in qualche modo alle nostre domande era stata Esselunga. “Contributo volontario 2016”, recitava la causale del bonifico. Davanti alla richiesta di commento, Esselunga non ha spiegato perché ha scelto di dare soldi all’associazione leghista invece che donarli direttamente al partito. Si è limitata a farci sapere che quella cifra «è stata destinata a Radio Padania nell’ambito della pianificazione legata agli investimenti pubblicitari su oltre 70 radio». Ma allora perché non versare il loro contributo direttamente a Radio Padania? La risposta di Esselunga non è quindi stata esaustiva, ma per lo meno la catena di supermercati ha fatto seguito alle nostre richieste di commento. L’altro donatore, Parnasi, aveva invece deciso di non rispondere proprio. Il motivo lo abbiamo scoperto qualche mese dopo, quando il costruttore è finito in carcere con l’accusa di corruzione al termine di un’inchiesta giudiziaria sul nuovo stadio della Roma, quello che le sue aziende avrebbero dovuto realizzare. È la stessa indagine che ha portato all’arresto del presidente dell’Acea Luca Lanzalone, indagato insieme ad altri esponenti del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico e di Forza Italia. Le carte dell’inchiesta - condotta dalla procura di Roma - raccontano bene perché Parnasi avesse scelto il silenzio di fronte alle nostre domande. Aveva preferito non parlare perché quel finanziamento doveva rimanere segreto. Intercettato a parlare con i suoi collaboratori, l’immobiliarista mostra infatti una certa agitazione dopo aver ricevuto la nostra chiamata. Tramite il suo commercialista contatta Andrea Manzoni. «Ragionando sulle possibili conseguenze dell’articolo», scrivono i magistrati nell’ordinanza, «Parnasi e il suo commercialista ipotizzano di creare una falsa documentazione contabile, retrodatata, per giustificare l’erogazione». Il motivo lo ha spiegato lo stesso Parnasi in un’altra intercettazione. Lui ha finanziato Più voci per la campagna elettorale delle comunali di Milano, quando la Lega sosteneva Stefano Parisi a sindaco di Milano. Altro che contributo alla libertà di informazione, come ha sempre sostenuto Centemero. E non era l’unica donazione in programma. Alle domande dei pm di Roma uno dei più stretti collaboratori dell’imprenditore ha raccontato che, dopo la Più voci erano previste altre due elargizioni a Radio Padania, «cento più cento». Ufficialmente per la pubblicità. Tuttavia, quando il collaboratore è andato da Parnasi a chiedere in quale fasce orarie preferiva collocare la pubblicità, la risposta è stata chiara: era solo un modo per finanziare la Lega, nessuna pubblicità effettiva. Tre mesi dopo le intercettazioni Parnasi verrà arrestato su ordine della procura di Roma. E tra i magistrati capitolini e quelli di Genova, che già da tempo stavano indagando sul possibile riciclaggio del tesoro leghista, inizierà una collaborazione, un filone investigativo che unisce i 49 milioni scomparsi agli oltre 300 mila incassati tramite l’associazione Più Voci, i soldi vecchi e quelli nuovi. Nel frattempo la procura di Roma ha messo sotto inchiesta Centemero per finanziamento illecito proprio per la vicenda della Più voci. Questa opacità nella gestione dei finanziamenti privati avrebbe dovuto far scattare la denuncia dell’opposizione, ma il Pd sul tema può dir poco: anche la fondazione Eyu del tesoriere renziano Francesco Bonifazi era stata foraggiata dal costruttore. E infatti Bonifazi è indagato con Centemero. Avversari in Parlamento, uniti dalla necessità di fare cassa. Il finanziamento illecito della Più voci e quindi della Lega è lo stesso reato ipotizzato dalla procura di Bergamo, che ha un fascicolo ancora contro ignoti. Da quanto risulta all’Espresso, in questo filone bergamasco sono stati sentiti dai magistrati come persone informate dei fatti i rappresentanti di Esselunga. La risposta ha chiamato in causa il fondatore, Bernardo Caprotti, nel frattempo deceduto. Fu sua la decisione di donare 40 mila euro alla Più Voci, hanno spiegato ai magistrati i dirigenti della catena di supermercati. Ma la Più voci non sarebbe stato l’unico strumento usato dalla Lega per incamerare finanziamenti privati al riparo da occhi indiscreti. Gli investigatori stanno analizzando diverse altre associazioni. Tra queste ce n’è una di recente costituzione, la Now con sede a Genova. La sigla non ha nemmeno un sito internet. Le uniche notizie pubbliche che la riguardano arrivano dalla pagina Facebook di Giovanni Toti, il governatore della Liguria sostenuto dall’alleanza Forza Italia-Lega. Nell’ottobre del 2017 Toti scriveva: «Alla presentazione dell’associazione Now con Matteo Salvini, Edoardo Rixi e Marco Bucci». Insomma, dai nomi presenti sembrerebbe una scatola utilizzata per sostenere l’alleanza della giunta nella regione. Di certo Now nel maggio scorso ha versato 67mila euro alla Lega Nord Liguria. Non si conoscono, tuttavia, i nomi dei benefattori dell’associazione, che non è tenuta a dichiararli pubblicamente. Una segretezza che, come nel caso della Più voci, non può non far sorgere sospetti. I sospetti di via Angelo Maj Per capire, invece, dove nasce l’attuale ipotesi del riciclaggio è necessario tornare in via Angelo Maj. Qui infatti non ha sede solo la Più voci ma una lunga lista di società i cui proprietari sono schermati da una complessa architettura di scatole cinesi, che porta in Lussemburgo. Al centro dell’indagine della procura di Genova c’è proprio questa ragnatela. Stessi personaggi, stesse holding e società che avevamo svelato nel servizio di copertina “L’Europa (offshore) che piace a Salvini”, anche in quel caso suscitando l’ilarità del vicepremier. I fatti degli ultimi giorni dimostrano, però, che la nostra pista è stata seguita anche dai magistrati. La conferma arriva dal decreto di perquisizione con cui il nucleo di polizia tributaria di Genova ha bussato alla porta dello studio di via Angelo Maj. L’ipotesi dei pm: una parte dei 49 milioni frutto della truffa avrebbero fatto rotta verso il Granducato per poi rientrare in Italia sparpagliati in mille rivoli. Per questo i finanzieri hanno setacciato anche le abitazioni di Manzoni e di Di Rubba oltreché il casale a Bergamo Alta di Angelo Lazzari. Proprio Lazzari è l’uomo su cui la procura di Genova ha puntato il suo faro ultimamente. Bergamasco di Sarnico, 50 anni, si presenta sul web come ingegnere ed ex promotore finanziario, prima in Mediolanum e poi in Unicredit, oggi manager con base in Lussemburgo e attività in Italia e Regno Unito. Di Lazzari avevamo scritto per la prima volta sei mesi fa, raccontando gli affari di alcune società domiciliate presso lo studio dei commercialisti leghisti. Piccole imprese, con capitale sociale di 10 mila euro l’una, tutte fondate tra il 2014 e il 2016. Dopo la presa del potere di Salvini e la nomina di Centemero a tesoriere del partito. I nomi dicono poco: Growth and Challenge, B Design, Biotetto, Areapergolesi, Alchimia, Sasso, Ma.Se. Alcune di queste sono dirette proprio dai commercialisti della Lega. Amministratore della Growth and Challenge è ad esempio Centemero, mentre Manzoni lo è di Areapergolesi. Ma il dato rilevante, cristallizzato nel decreto di perquisizione, è che entrambe sono nell’elenco delle Srl sospettate dai detective della finanza del riciclaggio. Ruoli, quelli di Centemero e di Manzoni che rischiano di mettere in serio imbarazzo il governo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con gli alleati a 5 stelle, che iniziano a perdere la pazienza di fronte alle continue grane giudiziarie del partito del ministro dell’Interno. Tornando agli incastri societari, sappiamo per certo che la proprietà delle sette aziende di via Angelo Maj è della Seven Fiduciaria di Bergamo. E qui inizia il giro d’Europa. La Seven Fiduciaria è infatti a sua volta controllata da un’altra impresa bergamasca, la Sevenbit. Il cui presidente del consiglio d’amministrazione è Lazzari. La Sevenbit, anch’essa fondata nel 2015, conta una trentina di piccoli azionisti, tra cui lo stesso Lazzari e la nipote di Berlusconi, Alessia. La maggioranza delle quote, il 90 per cento, è però in mano alla Ivad Sarl, sede in Rue Antoine Jans 10, Lussemburgo, fondata nel 2008 dallo stesso Lazzari. Impossibile conoscere l’origine dei capitali attraverso cui l’azienda è cresciuta a dismisura, arrivando già un anno dopo la fondazione a un attivo di 1,6 milioni di euro, in gran parte investimenti finanziari. E impossibile è anche conoscere l’identità dei proprietari attuali di Ivad. Dal dicembre del 2015 la holding lussemburghese ha infatti un nuovo titolare ufficiale, e anche questa volta è italiano. Si chiama Prima Fiduciaria ed è specializzata nella creazione di trust, cioè fondazioni anonime. Tra gli azionisti della Prima Fiduciaria troviamo un’altra lussemburghese, la Arc advisory company, anch’essa al centro delle perquisizioni della Guardia di finanza della settimana scorsa. La Arc ci riporta dritti al punto di partenza, visto che è stata fondata nel 2006 proprio dal bergamasco Lazzari. Anche in questo caso è però impossibile tracciare l’origine dei capitali: il socio di controllo della Arc advisory company è infatti la Ligustrum, una società immobiliare svizzera, con base a Lugano, le cui azioni sono intestate al portatore. Perché tutta questa riservatezza dietro a sette piccole imprese della bergamasca registrate nell’ufficio dei due commercialisti di fiducia della Lega? Ci sono legami tra queste società e il partito? Sei mesi fa, alle domande de L’Espresso, sia Centemero che i colleghi Di Rubba e Manzoni avevano risposto allo stesso modo. Non fornendo informazioni sui beneficiari ultimi della Seven Fiduciaria, ma assicurando che le sette aziende in questione non hanno legami né diretti né indiretti con la Lega. La stessa versione ci è stata fornita da Diego Occari, commercialista veronese che presiede la Prima Fiduciaria, lo schermo usato dal proprietario della società lussemburghese: «Il nostro cliente che detiene le quote di Ivad Sarl è un soggetto istituzionale di primo piano e totalmente estraneo alla politica». La Lega delle associazioni Come hanno fatto a uscire i soldi dai conti del Carroccio? Dove sono finiti i 49 milioni? Di certo tra la fine del 2011 e il 2017 la Lega ha speso quasi 40 milioni di euro, dilapidando in soli sei anni 32 milioni di euro tra liquidità e investimenti finanziari. Non è colpa del costo del lavoro visto che i dipendenti nello stesso periodo sono passati da 80 a 7 e di conseguenza la spesa complessiva. I rendiconti ufficiali si limitano a dire che buona parte di questi soldi sono spesi per “contributi ad associazioni” e “oneri diversi di gestione”. Solo tra il 2012 e il 2015 sono evaporati così oltre 31 milioni, di cui un quarto ad associazioni non meglio specificate. Né Maroni né Salvini hanno mai spiegato i dettagli di quelle operazioni. E soprattutto non hanno mai reso pubblici i nomi di queste organizzazioni che hanno beneficiato dei denari padani. Ora gli investigatori del capoluogo ligure coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto stanno cercando di risolvere l’enigma. Credono che attorno alla Lega orbiti una galassia di associazioni e società ufficialmente slegate dal partito ma in realtà contigue. La loro funzione: fare da sponda con il Carroccio per svuotare le casse del partito ed evitare così il sequestro dei soldi. Un’ipotesi investigativa che non sarà facile dimostrare. Si tratta di centinaia di migliaia di operazioni bancarie sotto osservazione della finanza. Il periodo va dal 2012 a oggi. Una selva di transazioni, versamenti, bonifici, nella quale è difficile districarsi. Ogni movimentazione può nascondere un dettaglio utile. Per esempio i pagamenti ai fornitori amici. Un altro modo, al pari delle associazioni, per far fuoriuscire denaro con una formale fattura.

Clamoroso Berlusconi: Addio a Salvini, io sto con il Governo Conte. Cosa ne pensate?

Caro direttore, Conte ha bisogno di Berlusconi come Berlusconi ha bisogno di Conte: entrambi non vogliono finire dilaniati dagli sciacalli che si aggirano sempre più numerosi non solo nel Governo, ma anche nel Movimento 5 Stelle e soprattutto in Forza Italia". Inizia così il retroscena di Luigi Bisignani sulle colonne del Tempo. "E adesso Palazzo Chigi, dopo l'uscita di Renzi dal Pd, aspetta con ansia la bozza di un accordo segreto tra il Premier e il Cavaliere, già benedetta, pare, da autorevoli influencer dei Palazzi Vaticani, da blasonati studi legali e dai nuovi luccicanti uffici dei servizi segreti". Per Bisignani l'obiettivo di Berlusconi è "salvare il suo impero da intemerate incursioni grilline, così come, per l'ex Avvocato degli italiani, è imperativo resistere alle imboscate parlamentari". Insomma, ognuno ha il proprio interesse. "Conte sta strizzando l'occhio al Cavaliere, dal quale sta per ricevere la bozza riservata che, se esaudita, gli permetterà di contare sul voto dei forzisti in Parlamento. Sul piano delle nomine, a Berlusconi interessa solo mettere la bandierina sulla presidenza dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e avere anche una riforma della giustizia in chiave garantista, soprattutto su intercettazioni e prescrizione, e l'introduzione di un suo vecchio pallino: il rilascio su cauzione".

ARRESTATO GENOVESE DELLA LEGA, FIGLIO DEL BOSS DI AVELLINO. QUESTA È LA LEGA!

Mi raccomando non me lo massacrate ora che montate il servizio, sennò veniamo a Roma… Eh… non vi scordate sempre che è figlio del boss", questo diceva un consigliere del Movimento 5 Stelle un anno fa al termine di un'intervista di Report. L'uomo si riferiva a Damiano Genovese, figlio dell'ergastolano Amedeo, ritenuto a capo del Clan Partenio. All'epoca era consigliere comunale della Lega ad Avellino, ora è finito in carcere con l'accusa di possesso di arma e ricettazione: i Carabinieri hanno trovato nella sua abitazione una pistola semi automatica calibro 7,65, insieme al caricatore e a otto cartucce. Intervistato dall'inviata di Report Claudia Di Pasquale per l'inchiesta "Nel nome di Matteo", disse di non aver bisogno di dissociarsi dalla camorra: "No, dissociazione no perché per noi non era niente vero, diciamo non è mai esistito niente, cioè ci sono i pentiti e basta".

mercoledì 4 settembre 2019

Ultima Ora: Ecco la lista dei ministri ufficiale. Da ora parte il Conte bis. Cosa ne pensate?

Luciana Lamorgese all’Interno. Roberto Gualtieri all’Economia. Luigi Di Maio agli Esteri. Nunzia Catalfo al Lavoro. Dario Franceschini alla Cultura. Francesco Boccia agli Affari regionali. Vincenzo Spadafora allo Sport. Alfonso Bonafede alla Giustizia. Lorenzo Guerini alla Difesa. Stefano Patuanelli allo Sviluppo. Teresa Bellanova alle Politiche agricole. Sergio Costa resta all’Ambiente. Paola De Micheli alle Infrastrutture. Lorenzo Fioramonti all’Istrizione. Roberto Speranza alla Salute. Federico D’Incà ai Rapporti con il Parlamento. Paola Pisano all’Innovazione tecnologica. Fabiano Dadone alla Pubblica Amministrazione. Giuseppe Provenzano al Sud. Elena Bonetti alle Pari Opportunità. Enzo Amendola agli Affari Europei. E’ questa la lista dei ministri annunciata da Giuseppe Conte.

Il presidente del Consiglio incaricato è salito al Quirinale per incontrare Sergio Mattarella e ha sciolto la riserva con la quale aveva accettato l’incarico. Dopo il via libera incassato con il voto su Rousseau, il presidente incaricato ha chiuso l’accordo programmatico a Palazzo Chigi con i capigruppo M5s-Pd-Leu e si è recato al Colle con la lista dei ministri. Il nuovo governo arriva 27 giorni dopo la fine del vecchio. Solo l’8 agosto scorso, e quindi meno di quattro settimane fa, il comunicato della Lega annunciava la fine del primo esecutivo presieduto dall’avvocato pugliese. Adesso invece, il Conte due, sostenuto da M5s e Pd, sta per nascere. Al termini dell’incontro sarà il segretario generale della presidenza della repubblica, Ugo Zampetti, a comunicare la decisione di Conte, se quindi accetta o no l’incarico di formare l’esecutivo. A seguire uscirà il presidente del Consiglio per una dichiarazione e per leggere in caso la lista dei ministri. Per finire un breve saluto del presidente della Repubblica.

E' fatta: nasce il governo M5S-Pd. Tra i vincitori anche Di Maio. Cosa ne pensate?


Con l'ok plebiscitario della votazione online sulla piattaforma Rousseau parte ufficialmente il Conte bis o Conte II. La crisi di governo inopportunamente aperta al Papeete da Matteo Salvini l'8 agosto scorso si chiude nel segno della responsabilità verso il Paese e i cittadini. Come ha spiegato in conferenza stampa Luigi Di Maio, nasce un esecutivo che ha tra i punti principali del programma il taglio delle tasse sul lavoro, la sterilizzazione dell'aumento dell'Iva, la riduzione del numero dei parlamentari, la tutela dell'ambiente e del territorio e molto altro.

Vince Giuseppe Conte, uomo garbato e raffinato. Come ha detto Gianfranco Rotondi a #laPiazza, un cattolico democratico simile a Giulio Andreotti, che ha saputo garantire l'Italia sui mercati finanziari (infatti lo spread è in continuo calo) e sui tavoli di Bruxelles, senza diventare lo yesman di Merkel e Macron.

Vince Nicola Zingaretti che, nonostante abbia subito il blitz anti-elezioni di Matteo Renzi, si è subito ripreso la scena facendo tornare il Pd protagonista.

Vince anche Di Maio che, dato troppo presto per suonato, si è dimostrato politico abile e leader indiscusso del Movimento 5 Stelle. Ha tenuto la barra dritta, rinunciando responsabilmente al ruolo di vicepremier, disinnescando così l'ultima, potenziale, mina sulla strada del governo giallorosso.

Quanto a Matteo Salvini, non gli resta che l'opposizione (ruolo che sa svolgere molto bene) con l'inevitabile discussione interna che si aprirà nella Lega dopo questa pazza crisi estiva.

In bocca al lupo al nuovo governo Conte e alla sua squadra. Affaritaliani.it seguirà in modo imparziale l'azione dell'esecutivo, pronto a sottolineare i provvedimenti utili al Paese ma anche ad evidenziare gli eventuali errori.

Istituzioni 1 - Papeete 0. Palla al centro.

martedì 3 settembre 2019

Ultima Ora: Luigi Di Maio, abbiamo garantito stabilità al paese. Siete d'accordo?

Un "voto plebiscitario". Così il capo politico M5s, Luigi Di Maio, commenta il voto sulla piattaforma Rousseau che ha detto sì a larga maggioranza a un'alleanza di governo M5s-Pd. "Voglio ricordare che in meno di un mese possiamo dire che si sia risolta una crisi di governo inedita, ma con un metodo diverso. non nelle segrete stanze, come si faceva prima", ha aggiunto Di Maio, sottolineando come nel programma siano inclusi "tutti i 20 punti sui cui ho alzato un po' la voce nei giorni scorsi".


"Siamo l'ago della bilancia, abbiamo garantito stabilità"
"Il M5s ha garantito la stabilità di questo Paese, noi siamo e resteremo sempre in una democrazia parlamentare come questa l'ago della bilancia di ogni legislatura", ha detto Di Maio, che ha ricordato come la crisi sia nata da "un gesto irresponsabile di Matteo Salvini" che nei prossimi giorni "avrà poco da lamentarsi di quello che faremo" dato che "al governo ci stava".

Di Maio ha ringraziato Giuseppe Conte affermando di essere legato a lui da una "grande amicizia", in risposta alle voci di tensioni nei giorni scorsi, e ne ha ricordato il ruolo di " garante super partes".

"Il governo delle poltrone dura poco, non possono scappare dal voto per sempre. A testa alta, pronti a difendere gli Italiani e a tornare a vincere! Onore e dignità valgono più di 100 ministeri", è la prima reazione di Matteo Salvini, affidata a Twitter.

Zingaretti: "Ora andiamo a cambiare l'Italia"
"Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un Governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora andiamo a cambiare l'Italia", scrive invece Nicola Zingaretti s
u Facebook.

Figuraccia per Salvini: SI scaglia contro Rousseau su Twitter, ma gli utenti lo sputtanato, ti ha salvato il culo.

"Arriverà il voto di 60 milioni di italiani, non di 60mila clic". Matteo Salvini, sui social, si scaglia contro il voto con cui Rousseau ha dato il via libera al governo M5S-Pd. Il tweet e le dichiarazioni del leader della Lega non sfuggono ai sostenitori del Movimento 5 Stelle, pronti a ricordare che anche Salvini, in passato, ha indirettamente fatto ricorso alla piattaforma. A febbraio, gli attivisti si espressero a favore dell'immunità per l'allora ministro dell'Interno in relazione al caso della nave Diciotti. In quel caso, a favore di Salvini votarono 30.948 utenti.Contro, invece, 21.469
I
60mila clic ti hanno salvato il c... sulla Diciotti!", fa notare un utente replicando ad uno dei tweet del leader del Carroccio. "Matteo, non ci legge nessuno, ma ti ricordo che quella piattaforma qualche mese fa, ti ha salvato il culo da un processo", scrive un altro seguendo lo stesso copione. "Hanno votato quasi 80.000 persone . E' un record mondiale. Si chiama democrazia diretta, quella che i partiti putrefatti (come il tuo) non usano con i loro elettori", scrive un'altra persona. "Quando la #piattaformaRousseau ti ha salvato per il caso Diciotti non mi pare tu abbia storto il naso. E all'epoca hanno votato solo in 50000", fa notare un utente.

lunedì 2 settembre 2019

Governo, l'ultima idea di Di Maio: un ministero a Di Battista. Cosa ne pensate?

Governo, l'ultima idea di Di Maio: un ministero a Di Battista

Sul nascituro Conte bis aleggia ancora l'incognita del voto sulla piattaforma Rousseau. Gli iscritti al Movimento Cinque Stelle dovranno decidere se dare il via libera (o meno) al governo con il Pd e il risulto si preannuncia tutto tranne che scontato.

Intnato il premier incaricato va avanti per formare la squadra di ministri da presentare a Sergio Mattarella. La trattativa tra Pd e M5S si è arenata sulla questione dei due vicepremier. Ieri Zingaretti ha fatto la sua mossa, aprendo all'ipotesi di non inserire alcun "vice" a Giuseppe Conte (fino ad ora la richiesta era quella di assegnare il posto ai dem, visto che il premier è considerato del Movimento Cinque Stelle). L'ipotesi non piace molto a Di Maio, che vorrebbe restare a Palazzo Chigi.

Per ora i grillini dicono di pensare più "al programma" che alle poltrone. Ma la trattaviva vera è sulle caselle del consiglio dei Ministri. L'ala di sinistra del M5S fa pressione su Di Maio affinché rimuova tutti gli ostacoli al governo col Pd, ma il leader pentastellato non vuole farsi sfuggire Movimento e leadership dalle mani. Per far fronte alla proposta piddina di non inserire nessun vicepremier, Di Maio pensa ad una contromossa che farà discutere. Secondo il Corriere, Gigino accarezza l'idea di inserire nella lista di un'ipotetica squadra di governo da presentare a Conte anche il nome di Alessandro Di Battista come ministro alle Politiche europee. Non è detto che il diretto interessato (contrario all'intesa col Pd) accetterebbe, ma di certo il suo nome potrebbe mettere in difficoltà il Pd. E forse l'intero governo ancor prima del suo giuramento

Ottima notizia: Svolta cuneo fiscale: verso maxi Bonus da 1.500 euro annui. Massima condivisione

La “dote” del matrimonio Pd-M5S potrebbe essere di ben 1.500 l’anno grazie al taglio del cuneo fiscale. La cifra è riportata oggi dal quotidiano La Repubblica. Addio ipotesi flat tax e focus sul taglio del cuneo fiscale a vantaggio prevalentemente dei redditi medio-bassi a sostegno di consumi, investimenti e assunzioni.

Il piano, rimarca Repubblica, fa leva sulle detrazioni fiscali, assorbendo anche il bonus di 80 euro varato dal governo Renzi e agendo su fasce di reddito fino ad oggi escluse dal bonus stesso, ovvero gli incapienti sotto gli 8000 euro (per i quali verrebbe previsto un credito d’imposta) e i lavoratori tra i 26.600 e i 35mila euro. Con beneficio decrescente anche per i redditi fino a 55mila euro.

Le simulazioni del Pd, che prevedono una platea di circa 20 milioni di contribuenti, calcolano un fabbisogno di 15 miliardi in tre anni.

FANNULLONE: I rimpatri di Salvini sono meno di quelli del governo Renzi



I rimpatri di Salvini sono meno di quelli del governo Renzi
In campagna elettorale Salvini aveva promesso seicentomila rimpatri, ma a un anno dall'entrata in carica del governo gialloverde siamo all'1% di quella cifra

«La priorità sono le espulsioni». Dalla fredda Helsinki, dove ha partecipato al vertice informale dei ministri dell'Interno
, Matteo Salvini ribadisce la volontà di rimandare indietro i migranti irregolari.
E tuttavia non lo sta facendo. In campagna elettorale Salvini aveva promesso seicentomila rimpatri, ma a un anno dall'entrata in carica del governo giallo-verde siamo all'1% di quella cifra.

Dati alla mano questo governo, al di là delle parole, sta rimpatriando meno persone del governo precedente. I dati che Il Sole 24 Ore ha ottenuto dal Viminale non vanno nella direzione indicata dal ministro: nei primi sei mesi del 2019 il governo ha portato a termine 3.299 rimpatri. Ipotizzando che nei prossimi sei mesi ne rimpatri altrettanti si arriverà a 6.598 rimpatri, meno dei 7.383 dell’anno 2017 e dei 7.981 nel 2018

ARRESTATI: Tangenti sanità in Lombardia, 21 arresti: c'è anche Rizzi, fedelissimo di Maroni.

Quattro mesi dopo l'arresto del vicepresidente della Regione, Mario Mantovani, un nuovo scandalo in sanità si abbatte sulla Regione Lombardia con l'opposizione che chiede a Maroni di farsi da parte: in serata Pd, Patto Civico e M5s avevano già pronta la mozione di sfiducia. In manette finisce Fabio Rizzi, 49 anni, ex senatore, plenipotenziario di Maroni e 'padre' della Riforma della sanità lombarda (provvedimento di cui il governatore lombardo si è detto più volte fiero. Coinvolto anche un membro del suo staff, Mario Longo, le compagne di Rizzi e di Longo - sembrerebbe socie a tutti gli effetti del grande affare - e 11 funzionari pubblici (definiti 'a libro paga') che avrebbero favorito sempre e soltanto l'Odontoquality dell'imprenditrice Maria Paola Canegrati, gruppo specializzato in servizi e forniture dentistiche. Attraverso tangenti e favori, l'imprenditrice si sarebbe aggiudicata appalti per 400 milioni; una sorta di monopolio nella gestione delle cure dentali negli ospedali lombardi. In serata la sopensione di Rizzi dalla Lega Nord da parte del segretario Matteo Salvini, che lo ha fatto "per il bene suo, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia". Il governatore: "Sono incazzato. La Regione sarà parte civile".


"Favorita la sanità privata", con servizi scadenti. Una scorpacciata di appalti affidati sempre alle stesse società riconducibili alla Canegrati (che aveva in società anche le compagne di Rizzi e Longo), con liste di attesa finte e ticket gonfiati. Le conseguenze per i cittadini? La gestione degli ambulatori odontoiatrici - rispondono i magistrati - era "organizzata con modalità tali da favorire il ricorso, da parte del privato cittadino, alle prestazioni in regime di solvenza". Come? Lo spiega Canegrati intercettata dagli investigatori: "Sposteremo la maggior parte dell'attività sulla solvenza e faremo delle liste d'attesa tra virgolette... che accedono in '28SAN' (il regime a carico del servizio sanitario nazionale, ndr) alle calende greche". Non solo. "Un altro strumento chiaramente truffaldino che induce il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento" è indurre "la convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore": lo scrive ancora il gip sottolineando che i cittadini sono privi "di qualsiasi tutela". In più. "Non solo sono stati violati i principi cardine di trasparenza, imparzialità, legalità, indispensabili per una buona amministrazione pubblica - si legge ancora nelle carte - ma si è determinata l'erogazione di servizi scadenti con ricadute, di natura economica e non, sia sugli enti pubblici sia sui pazienti".
Il gip: "Strumentalizzate le idee della Lega". Gravissime le accuse messe nero su bianco dal gip Giovanna Corbetta nell'ordinanza: "Hanno fatto - scrive riferendosi a Rizzi e a Longo - del potere politico lo strumento per accumulare ricchezze, non esitando a strumentalizzare le idee del partito che rappresentano". Di più: "La sfrontatezza e la facilità che tutti gli indagati svolgenti una pubblica funzione dimostrano nel violare costantemente i loro doveri istituzionali e le norme dello Stato - annota ancora il gip - portano ragionevolmente a ritenere che lo spaccato di illegalità che traspare dalla presente indagine costituisca per tutti l'abituale modo di gestire la 'res publica', totalmente svilita in ragione del proprio personale rendiconto".

Perquisizioni in Regione. Era in corso la commemorazione delle vittime delle forze dell'ordine quando in Regione si sono presentati i carabinieri del Comando provinciale: si sono diretti nell'ufficio di Rizzi e hanno iniziato a perquisirlo. Erano gli investigatori dell'operazione 'Smile' alle prese con l'inchiesta che parla di tangenti connesse all'esternalizzazione dei servizi odontoiatrici in aziende ospedaliere lombarde.

L'INCHIESTA: UN MONOPOLIO DA 400 MILIONI DI EURO

Maroni: "Sono molto incazzato". Ricevuta la notizia, il governatore ha chiamato a raccolta la maggioranza: tutti i capigruppo e tutti i capi delle delegazioni in giunta. Poi si è presentato in Consiglio: "Sono molto incazzato (video). Il mio primo sentimento è di stupore e di grande delusione se le accuse dovessero essere confermate". Poi il governatore ha annunciato "una commissione ispettiva" e "un piano straordinario sulla corretta applicazione delle procedure, ospedale per ospedale, gara per gara". Il governatore ha anche annunciato: "Non vogliamo coprire nessuno, ci costituiremo in giudizio, la Regione è infangata. Chiunque abbia sbagliato mi risponderà".

Salvini su Fb: "Chi sbaglia non merita la Lega". Netto anche Salvini, che - prima di sancire la sospensione comunicata in serata - su Facebook ha scritto: "Chi sbaglia davvero, non merita la Lega. Ma spero che le accuse si rivelino una bufala". Raffaele Cattaneo (Ncd), presidente del Consiglio regionale, invece, ha commentato sconfortato: "E' un altro colpo alla credibilità del
Consiglio".

domenica 1 settembre 2019

IMPORTANTE: Martedì si vota su Rousseau per il nuovo Governo. Massima condivisione.

Nella giornata di martedì 3 settembre si svolgerà la consultazione online su Rousseau per decidere se il MoVimento 5 Stelle debba far partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte. Potranno partecipare gli iscritti al MoVimento 5 Stelle da almeno sei mesi, con documento certificato. Il programma di governo negoziato con il Partito Democratico sarà consultabile online a partire dall’inizio del voto. Come da nostri principi e valori fondanti l’ultima parola spetta agli iscritti del MoVimento 5 Stelle. La votazione si terrà dalle 9.00 alle 18.00 Il quesito sarà: “Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”

venerdì 23 agosto 2019

Ultima Ora: M5S chiude a Salvini, ha tradito. Renzi, un altro inaffidabile. Ecco cosa sta succedendo.

Al termine della riunione dei gruppi parlamentari il M5s chiude con Matteo Salvini: “Non è mai stato affidabile” afferma Luigi Gallo e Stefano Buffagni aggiunge: “Come fai a fidarti di chi ti ha tradito”, ma dubita anche del Pd: “Renzi è un altro inaffidabile”. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Conte rilancia la strada del dialogo con il Partito Democratico: “Noi lavoriamo sulla base del ‘contratto di governo’ perché non ci fidiamo né dell’uno né dell’altro”. Anche se i vertici dem hanno già bocciato questo metodo. “Io non ho preferenze per nessuno, per me si può andare anche a votare. Salvini è tornato ad aprire al Movimento? Vuol dire che ha paura, il superuomo che vince sempre non ha vinto, capita anche a lui” conclude Buffagni.

Poco distante da Montecitorio incontriamo Alessandro Di Battista, che evita di rispondere a molte delle domande dei cronisti, ma plaude ai ‘10 punti‘ annunciati da Di Maio al termine delle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “li condivido al mille per mille” e al discorso di Giuseppe Conte nell’Aula del Senato, che definisce “un ottimo discorso”. Poi Di Battista corre letteralmente via da ulteriori domand
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