venerdì 30 novembre 2018

CONTE HA OTTENUTO UNA VITTORIA STRAORDINARIA PER GLI ITALIANI GUARDATE E DIFFONDETE...



La visita di Giuseppe Conte a Washington, a soli due mesi dall’insediamento del nuovo governo, è stata un successo.” Lo scrivono i 5Stelle sul proprio blog ufficiale. “Il presidente del Consiglio – spiegano i pentastellati – ha ottenuto da Donald Trump un pieno riconoscimento per il nostro Paese che torna ad essere protagonista a livello internazionale, recupera centralità nel Mediterraneo e capacità di attrarre investimenti”. Il M5S elenca quindi i 4 risultati ottenuti da Giuseppe Conte nella sua visita a Washington: 1. “Nasce, con l’ok dell’amministrazione americana, una cabina di regia permanente “Italia-Usa” per il Mediterraneo allargato. Questo significa che il nostro Paese diventa l’interlocutore privilegiato degli Stati Uniti in Europa per tutte le più importanti sfide da affrontare, dalla lotta al terrorismo alla gestione dell’immigrazione illegale fino alla complessa partita della stabilizzazione della Libia”. 2. “Il sostegno del Presidente americano alla Conferenza internazionale sulla Libia che il nostro Paese sta organizzando proprio in Italia nel prossimo autunno, con l’obiettivo di coinvolgere tutti i principali protagonisti del processo di stabilizzazione del paese nord africano”. 3. “Il nuovo approccio italiano al fenomeno dell’immigrazione illegale viene indicato da Trump come modello per gli altri leader europei”. 4. “L’appello del Presidente della prima potenza economica mondiale agli investitori: “Vi consiglio di investire in Italia, nazione grandiosa con gente grandiosa”. Questo significa che Trump condivide la politica economica che il nostro governo sta realizzando per rilanciare la crescita e l’occupazione. Un percorso che abbiamo avviato con il decreto dignità e che proseguirà con la riforma fiscale e il reddito di cittadinanza”. “Tutto ciò rappresenta un riconoscimento importantissimo del cambiamento che abbiamo messo in moto in appena due mesi di governo, risultato che qualche giornale ha provato a mettere in ombra ma inutilmente,” commentano i 5Stelle, secondo i quali “i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

LA CORTE DEI CONTI INCHIODA RENZI, NEL SILENZIO TOTALE DEI MEDIA ASSERVITI



Renzi, Corte dei conti accusa: a Firenze 4 anni di “gravi irregolarità” in bilancio
“Inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Così i giudici contabili bollano la gestione dell’attuale premier da primo cittadino del capoluogo toscano. E il successore-delfino Nardella deve trovare 50 milioni di euro.
E quattro. Il Comune di Firenze è costretto ancora una volta a ricevere i rilievi della Corte dei conti. Per il quarto anno consecutivo. L’intera gestione firmata Matteo Renzi. Ma questa volta ai giudici contabili non sono bastate le rassicurazioni di Palazzo Vecchio e non è stato sufficiente neanche l’intervento riparatore della giunta di Dario Nardella, che si è visto costretto a rimediare alla pesante eredità ricevuta. Per i giudici contabili rimangono “gravi irregolarità” che generano “oltre all’inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito allagestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Per questo la Corte, il 31 luglio come già il 22 maggio, ha recapitato a Palazzo Vecchio un’ordinanza con cui invita l’ente “ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio”.
L’erede di Renzi, il fidato Nardella, sapeva che con la poltrona di primo cittadino avrebbe ricevuto in consegna anche qualche guaio. Ma non di tale entità. La percezione reale l’ha avuta lo scorso dicembre quando ha saputo che anche da Roma l’amico Matteo avrebbe regalato altri guai. Con esattezza minori entrate dallo Stato per 22 milioni. Il 27 dicembre 2014, dopo aver faticosamente chiuso la discussione sulla Finanziaria, Nardella ha ammesso: “Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro, dobbiamo trovare 50 milioni”. Aggiungendo sconsolato: “Ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie”. Non è servito. Non secondo i giudici contabili che a fine luglio hanno contestato alcuni punti al sindaco seppure prendendo atto che l’erede ha risolto qualche falla lasciata dal predecessore.

Vergognosoill 60% degli immigrati in Italia ha la pensione senza aver mai lavorato





I dati arrivano dall'Osservatorio sui cittadini extracomunitari. Si tratta di un ufficio compreso all'interno dell'Inps che analizza l'impatto degli immigrati sul nostro sistema pensionistico.
Tema su cui tanto si è dibattutto e che vede Matteo Salvini e Tito Boeri (guarda caso) su due fronti diversi. Il primo, pronto a ribadire che gli stranieri non vadano accolti tutti. Il secondo, convinto che saranno i migranti a pagarci l'assegno di riposo dal lavoro.
Chi ha ragione e chi torto? I dati ad oggi sembrano dirci che per ora sono gli italiani a pagare tante pensioni agli stranieri. Al sistema assicurativo pubblico sono registrati ben 2.259.000 immigrati su un totale di circa 6 milioni di extracomunitari residenti nel Belpaese. A incassare già un assegno sono in 90mila e sei su dieci - secondo quanto riporta La Verità- non avrebbero il sussidio coperto da contributi versati in passato. Tradotto: a pagargli la pensione sono gli italiani con le loro tasse.
Dei due milioni e rotti di stranieri iscritti all'Inps, 1.700.000 sono attualmente occupati e percepiscono un reddito di tipo dipendente, mentre altri versano i contributi in base alle leggi per i lavoratori autonomi. Tutto giusto. Peccato che nel 2017 l'Inps abbia pagato qalcosa come 96.743 pensioni a cittadini extracomunitari e di questi ben 60mila incassano una pensione assistenziale, ovvero non coperta da contributi versati in precedenza. Molto spesso, fa notare La Verità, si tratta di "ricongiunti con gli immigrati, in altri di stranieri giunti in Italia ma che non hanno maturato nonostante l'età un numero di contributi necessari per ricevere una pensione". A questi 60mila vanno aggiunti poi altre 10mila persone che incassano assegni ti tipo indennitario, tipo le invalidità da infortunio o simili. E siamo già a circa 70mila. Solo il 29% dunque avrebbe la pensione coperta dai contributi, anche se in questa quota rientrano anche le pensioni di invalidità, di vecchiaia ecc ecc.
Infine, bisogna considerare anche i percettori di prestazioni di sostegno al reddito che sono 120mila. Ovvero persone che hanno un reddito ridotto e che vengono aiutati dalla collettività.

LA SAPETE L'ULTIMA DELL'AIUTINO ALLA "LADY" DI RENZI? NON AVEVA I REQUISITI PER LA CHIAMATA DIRETTA.



LA BUONA SCUOLA FINISCE IN TINELLO - LA 'VERITA'' DI BELPIETRO: LA MOGLIE DI RENZI ASSUNTA CON CHIAMATA DIRETTA MALGRADO L' ASSENZA DI CERTIFICAZIONE LINGUISTICA E DIDATTICA DIGITALE - LA GIUSTIFICAZIONE: “PARLO INGLESE E FRANCESE, SONO AUTODIDATTA DEL WEB. FARÒ I CORSI” Christian Campigli e Alessia Pedrielli per “la Verità” «Un giornalista? No guardi, la preside non parla con nessun giornalista. Anzi, se ne vada immediatamente, altrimenti abbiamo l’ordine di chiamare i carabinieri». Ci hanno ricevuto così all’Istituto Tecnico Peano di Firenze, mentre Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, era a cena alla Casa Bianca in compagnia del presidente Obama. Da settembre la first lady lavora qui, in una delle scuole più prestigiose della città, come docente di italiano e latino. Ma dopo nemmeno un mese ecco, già, il primo impegno (del consorte) che la porta lontano dai suoi alunni. Nulla di illecito, per carità: Agnese, adesso non è più una precaria, insegna part time ed è bastato un permesso per motivi familiari per volare dall’altra parte dell’oceano. Ma come è arrivata, da impegnatissima- moglie- di premier, ad essere assunta in un rinomato istituto, non lontano da casa, nell’annus horribilis della scuola italiana? La strada, lo dimostrano i fatti, gliela ha aperta la riforma voluta dal marito, la stessa che, invece, tra trasferimenti e ricorsi, ad altre migliaia di docenti italiani ha sconvolto la vita. Per lei, che si trovava al posto giusto al momento giusto, prima è arrivato il contratto a tempo indeterminato poi, grazie all’introduzione delle assunzioni a chiamata diretta, anche la cattedra, nonostante qualche titolo che mancava all’appello. «Io faccio uno più uno. Ha la moglie, che non ha superato il concorso, che però sta nelle graduatorie ad esaurimento…e guarda caso quella graduatoria l’ha davvero esaurita, assumendo tutti. È evidente che ci sia qualcosa che non torna », suggeriscono voci nei corridoi della Cgil fiorentina. Di certo la carriera della first lady, negli ultimi anni, non è stata tra le più impegnative: dopo essere stata fermata alle selezioni per insegnanti di ruolo, nel 2012, Agnese rientra nelle graduatorie per precari e la ritroviamo, prima, supplente per qualche mese in un educandato, poi in aspettativa per impegni di famiglia. E dopo la pausa, quando torna a scuola, nel 2015, pur lavorando sotto casa sceglie ancora l’orario ridotto. Eppure proprio mentre è in aula, da supplente, qualche ora a settimana, arriva il primo colpo di fortuna. Parte la riforma La Buona Scuola, pensata dal consorte che, tra gli altri, stabilizza (grazie alla cosiddetta «fase c») anche i docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento e che non avevano superato il concorso. Tra cui Agnese. «A Renzi avevamo consigliato di fare in modo diverso, per esempio un piano pluriennale di assunzioni in modo da esaurire quelle graduatorie in due o tre anni», spiegano ancora i sindacati, critici verso quella «fase c» che, con le assunzioni di massa, ha creato caos nelle assegnazioni. «Invece lui ha messo di ruolo tutti, senza guardare quali competenze davvero servissero », continuano «così, per esempio a Firenze ci sono 82 docenti di materie giuridiche parcheggiati lì, mentre, magari, mancano quelli di matematica ». E concludono: «La criticità è questa, la malignità viene dopo», ma «certo stupisce che un premier così giovane, così rampante», non abbia «pianificato le cose in modo più sensato». Per Agnese, comunque, un senso c’è. Appena entrata di ruolo infatti, la consorte si ritrova in cattedra, voluta dalla preside dell’Istituto Peano, che tra tante, preferisce proprio lei. E, anche in questo caso, il merito è della riforma che ha dotato i dirigenti scolastici di poteri assoluti: niente più punteggio o anzianità, con la chiamata diretta, il dirigente assume chi vuole. Anche a prescindere dai titoli, se è il caso. Nell ’avviso di selezione per i posti al Peano, pubblicato lo scorso 18 agosto, la dirigente dell’istituto indicava i titoli preferenziali su cui si sarebbe basata la scelta dei docenti: ai primi posti per importanza figuravano la certificazione linguistica (B2 o superiore) e i titoli in didattica digitale (uso degli strumenti tecnologici per l’insegnamento). Alla selezione rispose anche Agnese, ammettendo onestamente di non avere all’attivo, almeno in parte, i titoli richiesti. «Non possiedo ancora certificazioni linguistiche ma ho buona padronanza di inglese e francese e sono intenzionata ad iniziare il percorso di certificazione», scriveva lei stessa nel suo curriculum «e per la didattica digitale ho acquisito competenze in maniera autonoma, ma sono intenzionata a seguire corsi per incrementare le mie conoscenze». Ma poco importa. La moglie del premier viene comunque assunta.

E, anzi, la preside, Maria Centonze, ben lieta della scelta, interpellata qualche giorno dopo sull’incarico alla first lady, spiegherà con semplicità: «Il suo curriculum corrispondeva ai requisiti pubblicati nel bando dell’Istituto: uso della tecnologia in classe e conoscenza della lingua inglese ».

Gilet gialli, tensione a Bruxelles: manifestanti arrivano sotto Commissione Ue. 60 fermi e 4 arresti



Tensione a Bruxelles alla manifestazione organizzata dai gilet gialli, dove ci sono stati 60 fermi, di cui 4 arresti. Durante il corteo sono state date alle fiamme sue auto della polizia. Gli agenti hanno usato lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti – tra le 200 e le 300 persone – a ridosso del perimetro delle istituzioni federali e dove è vietato ogni tipo di corteo.  La portavoce delle forze dell’ordine Ilse Van de keere ha spiegato che la sicurezza ha risposto ai manifestanti che lanciavano petardi e pietre contro di loro. Di altro parere i partecipanti al corteo: “È la polizia che ha iniziato”, ha detto un dimostrante.
Almeno una cinquantina di manifestanti è riuscita poi ad arrivare sotto il palazzo che ospita la Commissione europea a Bruxelles. La polizia li ha seguiti da vicino e li ha allontanati. Non ci sono stati episodi di violenza ma si sono sentiti dei petardi esplodere in lontananza. “Tutti insieme”, hanno urlato i dimostranti” e poi rivolendosi alle forze dell’ordine hanno scandito: “Venite a prenderci”.
-“Tutto il mio sostegno alle forze dell’ordine che garantiscono la nostra sicurezza e le nostre libertà” ha commentato su Twitter il primo ministro belga Charles Michel. “Nessuna impunità per le violenze inaccettabili a Bruxelles. I ladri e i saccheggiatori dovranno essere puniti”.
ECCO IL VIDEO: Il fatto quotidiano

Straordinario 85 milioni di euro di privilegi della casta tagliati per i terremotati



Oggi, la commissione Bilancio a Montecitorio ha approvato un emendamento fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle che destina al Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate del Centro Italia gli 85 milioni di euro di risparmi derivanti dai tagli anti-casta alla Camera dei deputati.
Un risultato ottenuto riducendo le spese delle segreterie, tagliando assurde indennità di carica, auto e alloggi di servizio, spese telefoniche e altre assurdi privilegi che nessuno prima di noi ha mai avuto il coraggio di toccare. Dopo il taglio dei vitalizi, un’altra splendida notizia!
Molto presto questa somma sarà trasferita al commissario per la ricostruzione e si aggiungerà alle somme già stanziate. Una conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che sprechi e privilegi per anni hanno tolto soldi e risorse che potevano essere destinati a chi ne aveva davvero bisogno, anziché foraggiare i soliti ingordi! Questa è giustizia sociale e continueremo ad applicarla ovunque sarà possibile!
Sono orgoglioso di far parte di questa squadra e anche tu, che ci sostieni ogni giorno, devi esserlo! Forza!

CASTA, GIORNALI, TV E TROLL DEVONO VERGOGNARSI GUARDATE E DIFFONDETE TUTTI QUESTO SCHIFO...MINISTRO NON MOLLARE!



Un sindaco che va in TV per vantarsi di aver mandato la polizia a ispezionare un terreno dove anni addietro c'era una piccola azienda di famiglia a sequestrare carriole e latte di vernice, i droni della stampa che volano davanti le finestre di comuni cittadini le cui potenziali colpe non si ascrivono nemmeno tra i 1000 reati più gravi al mondo, politici che hanno dato l'anima al diavolo che si fingono vergini delle rocce e si scandalizzano in TV, un politico specchiato e onesto rilanciato su tutte le agenzie come un delinquente per fatti che risalgono a quando aveva 24 anni, nessun ruolo politico e nessun legame con le aziende in questione.
Quello che sta accadendo è il simbolo di un Paese in ginocchio sotto il peso di una massa immonda di usurpatori dei poteri dello Stato.
Sono con te amico mio, vai avanti a testa alta Luigi Di Maio.
Così non va Luigi Di Maio, nemmeno una piscina abusiva e nessuna villa ... quattro gabbiotti per attrezzi che si possono vedere pure in Trentino. Una carriola e un po' di mattoni. Così fai decadere il mito del SUD.
No, non va! Nemmeno un allaccio fognario abusivo. Nemmeno la corrente dai lampioni stradali ...

giovedì 29 novembre 2018

Dopo la Costamagna e Travaglio anche Giordano fa chiarezza sul caso Padri Boschi - Renzi vs Padre Luigi Di Maio.



Il “caso Di Maio”, poi, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Perché smaschera cinque anni di censura sulle leggendarie imprese di babbo Renzi e babbo Boschi. E fa a pezzi la comica polemica dei renziani sui 5Stelle, accusati di difendersi a ogni pie’ sospinto col refrain “E allora il Pd?”. In realtà sono i renziani che, qualunque cosa accada nel M5S, vi si imbuca strillando “E allora noi?”, nel vano tentativo di pareggiare il conto degli scandali. Appena s’è scoperto che vari anni fa papà Di Maio aveva alcuni operai in nero, hanno subito alzato il ditino i Renzi babbo e figlio e la buonanima di Maria Elena Boschi per conto del genitore, seguiti a ruota dalla solita corte di twittatori.
Matteo per dire che il suo papà certe cose non le fa. Tiziano per chiedere di non essere paragonato a Di Maio sr. Maria Etruria per augurare a Di Maio sr. di non subire mai il trattamento che lei e famiglia subirono da Di Maio jr. Uno spasso.
E fanno bene, a prendere le distanze, perché i loro paragoni – come spiega Marco Lillo a pag. 2 – non reggono.
1) Il padre di Di Maio non risulta indagato, mentre i genitori di Renzi e Boschi lo sono stati e ancora, in alcune indagini, lo sono.
2) Papà Renzi e papà Boschi avevano incarichi di pubblico rilievo, rispettivamente segretario del Pd a Rignano sull’Arno e vicepresidente-consigliere d’amministrazione della decotta Banca Etruria, mentre papà Di Maio è un privato cittadino.
3) Gli scandali Consip ed Etruria che coinvolgono i genitori di Renzi e Boschi risalgono al periodo in cui i due figli sedevano al governo della Repubblica Italiana, come premier e come ministra. Pier Luigi Boschi fu addirittura promosso da membro del Cda a vicepresidente della banca aretina due mesi dopo che la figlia salì al governo. I casi di lavoratori in nero in una società di papà Di Maio risalgono a diversi anni prima che Luigi diventasse vicepremier e ministro.
4) Nessuno avrebbe mai fatto ricadere su Renzi figlio e Boschi figlia le colpe dei rispettivi padri, se i due giovanotti non avessero giocato alcun ruolo in quelle vicende. Purtroppo la Boschi fece il giro delle sette chiese per salvare la Banca Etruria che stava per crollare in testa al babbo indagato (da un pm consulente del suo governo!), incontrando da ministra (ma non delle Finanze: delle Riforme e dei Rapporti col Parlamento) l’ad di Unicredit, il vicepresidente di Bankitalia, il presidente di Consob e l’ad di Veneto Banca. Quanto a Consip, appena la Procura di Napoli iniziò a indagare sugli strani incontri di Tiziano Renzi e del fido Carlo Russo con l’ad Luigi Marroni (nominato dal premier Matteo) e con l’imprenditore Alfredo Romeo, interessato al più grande appalto d’Europa e pronto a retribuire i due possibili mediatori con 30 mila e 2.500 euro al mese, partì una fuga di notizie che avvertì dell’indagine e delle intercettazioni sia Marroni sia Tiziano, rovinando l’indagine. Soffiata che la Procura di Roma attribuisce a quattro fedelissimi di Renzi: i generali Del Sette e Saltalamacchia, il ministro Lotti e il consulente Vannoni. Il tutto mentre il governo Renzi varava un decreto incostituzionale (poi bocciato dalla Consulta) per imporre alla polizia giudiziaria di informare i superiori delle indagini in corso.
Perciò Renzi, Boschi e Giglio magico furono tirati in ballo nei casi Etruria e Consip: per ragioni non penali, ma politiche ed etiche legate a conflitti d’interessi reali e/o potenziali.
Magari un giorno Di Maio farà un condono per il lavoro nero nella ditta paterna, o parlerà con banchieri e authority per salvarla dal crac, o i suoi fedelissimi spiffereranno a suo padre un’indagine per mandarla in fumo. Ma per ora non risulta nulla del genere. Quindi né Renzi né Boschi possono dire a Di Maio “sei come noi”. Che è una ben magra consolazione.
Ma soprattutto è una balla.

mercoledì 28 novembre 2018

GOVERNO CONTE RIAPRE I DOSSIER SULLE BANCHE ADESSO TREMANO I BANCHIERI!

Era nell’aria, ora è certezza. Partono le prime picconate alle riforme dei governi Pd, premier Matteo Renzi in primis. Il governo pentaleghista ha intenzione di rivedere due delle riforme più importanti e contestate degli ultimi anni sul fronte bancario. Quella del credito cooperativo e delle banche popolari. Due provvedimenti, il primo datato 2016, il secondo 2015, giova ricordarlo, imposti al mercato a mezzo decreto legge, strumento normalmente utilizzato per questioni di carattere urgente e anche per questo motivo mai veramente digerito dal mondo delle Bcc e da quello delle popolari.

Tutto in poche frasi, contenute in un passaggio stringato della replica con cui il premier ha preceduto il voto di fiducia alla Camera, dopo quella di ieri al Senato (171 sì e 117 no). Ma quanto basta per rimettere in discussione un assetto ormai quasi consolidato. Per quanto riguarda infatti il riassetto del credito cooperativo (di cui Formiche.net, unitamente alla questione delle popolari, si è sovente occupata, qui l’ultimo focus), i due poli principali Cassa centrale e Iccrea hanno presentato istanza a Bce e Bankitalia già lo scorso marzo e ora attendono il bollino verde per poter attuare la riforma. Sempre che nel frattempo non arrivi un altro decreto legge, ma di stop, stavolta targato governo Conte. E anche sulle popolari tutto è compiuto o quasi. Mancano all’appello per la trasformazione in spa solo le popolari di Sondrio e Bari, che però hanno già messo in moto gli ingranaggi (qui l’articolo di Formiche.net sull’ultima assemblea della popolare pugliese). Facendo dui conti, non sarà facile per le banche cooperative ed ex popolari tornare alla propria natura originaria, fermano un meccanismo messosi in moto ormai tre anni fa, che per il mondo della finanza non sono pochi. “Sicuramente ci sarà una revisione dei provvedimenti sulle banche di credito cooperativo e banche popolari, soprattutto per quelle più integrate sul territorio: per recuperare la loro funzione che aiuta molto il tessuto produttivo”, ha annunciato Conte in Aula a Montecitorio. “Stiamo già maturando consapevolezza, che è nel contratto, e la valutazione che sia opportuno distinguere fra banche che erogano credito e soprattutto caratterizzate a livello territoriale e banche di investimento votate più alla speculazione”. Ora, è vero che non è dato sapere ancora se e quando il governo interverrà, ma il messaggio arrivato dal governo gialloverde è chiaro: qualcosa si farà, se non un vero e proprio ripristino, quasi. “Ho incontrato durante le consultazioni i risparmiatori, che sono in forte difficoltà. Ci interessa più il problema di sistema: stiamo maturando consapevolezza e la valutazione, che è nel contratto”. Chi non può non sorridere dinnanzi alla potenziale retromarcia sulle banche è il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, uno dei combattenti di prima linea contro la riforma Renzi. In un suo recente intervento su Formiche.net, il banchiere piacentino ha ribadito la sua totale avversità a questa riforma. Raggiunto dal cronista di questa testata, Sforza Fogliani ha fatto delle puntualizzazioni. “Ancora non abbiamo capito come e quando vogliono intervenire, ma certo oggi è un bel giorno per le banche di territorio. Le riforma del governo Renzi si sono abbattute su entità profondamente legate all’economia locale, provando a cancellarle. A dirla tutta penso che le Bcc siano state letteralmente rovinate, molto più delle popolari, perché costrette ad aderire a questa o quella holding, che poi sono solo due, Iccrea e Cassa”, ha spiegato Sforza Fogliani. “Non potrei che vedere con favore un ritorno alle origini per queste banche, anche attraverso l’azzeramento totale della riforma. Certo, nel caso delle popolari, ad eccezione di Bari e Sondrio che non sono ancora spa, ci sarebbe una procedura complessa per tornare allo statuto originario. Ma vale la pena tentare”. Un chiarimento tecnico è arrivato dal senatore pentastellato Elio Lannutti, che come presidente dell’Adusbef ha seguito con attenzione i dossier bancari “la nostra linea è quella di ridare vigore alle banche del territorio ed evitare che con i risparmi sudati si possa fare speculazione ed investire in derivati e correre il pericolo che ora caratterizza grandi banche come Deutsche Bank, con molti derivati tossici in pancia. “Si cambia paradigma, le banche devono tornare a fare le banche e quelle del territorio non possono essere più scalabili. Questa riforma fatta sulle popolari è stato un grave danno per il sistema bancario italiano, le ha indebolite e rese più fragili. E in più c’è la riforma del credito cooperativo che farà ancora più male alle banche italiane”. Chi dorme sonni poco tranquilli, almeno da oggi, è sicuramente l’universo bancario delle Bcc. Che per bocca della sua federazione, Federcasse, fa sapere di “essere destano preoccupata” dalla dichiarazioni di Conte. “La riforma ha l’obiettivo di rafforzare le banche locali per assicurarne la capacità di sostenere le piccole e medie imprese e le famiglie nei territori. Il gruppo Iccrea ha già inviato l’istanza per la costituzione del gruppo bancario cooperativo agli organismi di vigilanza europei ed italiani, a valle di un lungo, complesso ed impegnativo percorso progettuale con l’impiego di importanti risorse economiche. In tal senso, chiediamo con urgenza un incontro con il presidente del consiglio affinché possa chiarirci meglio la posizione del governo, rappresentandogli al contempo i rischi per l’economia locale derivanti da uno slittamento dei tempi della riforma”.


Arrestato governatore del Pd Marcello Pittella per falso e abuso d’ufficio! Guarda e diffondi


Agli arresti domiciliari il presidente della Regione Basilicata,Marcello Pittella (Pd) per falso e abuso d’ufficio. Sono queste – secondo quanto si apprende a Matera – le accuse contestate al governatore nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanzasu alcuni episodi di manipolazioni di concorsi e raccomandazioni nel sistema sanitario lucano. Le indagini sono cominciate circa un anno e mezzo fa in seguito all’esposto di un dipendente di una ditta fornitrice di servizi che non aveva ricevuto la sua quota di Tfr. Altre 29 misure restrittive sono state eseguite nei confronti dei vertici delle aziende sanitarie lucane e anche della Asl di Bari. Pittella è agli arresti domiciliari nella sua casa di Lauria, in provincia di Potenza, come hanno confermato all’Ansa persone vicine al governatore che hanno definito la sua posizione nella vicenda “surreale“.

Le trenta misure restrittive emesse dall’ufficio del gip del Tribunale di Matera riguardano persone coinvolte “a vario titolo in fatti riconducibili a reati contro la Pubblica amministrazione“. Ai domiciliari è finito il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Matera, Pietro Quinto, che attraverso il suo legale, Vincenzo Montagna, ha già annunciato le dimissionidall’incarico: per lui le accuse sono di corruzione e turbata libertà degli incanti. Arrestata anche la direttrice amministrativa dell’Asm, Maria Benedetto. E anche il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria di Potenza, Giovanni Chiarelli, il direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, Maddalena Berardi, e un dirigente del Centro oncologico regionale della Basilicata di Rionero, Gianvito Amendola.
Ci sono poi il direttore generale dell’Asl di BariVito Montanaro, e il responsabile dell’anticorruzione della stessa Asl, l’avvocato Luigi Fruscio di Barletta, tra le trenta persone destinatarie di misure cautelari eseguite da “circa cento tra uomini e donne delle Fiamme Gialle”. A quanto apprende l’Ansa, ai due indagati pugliesi, entrambi agli arresti domiciliari, viene contestato un episodio di abuso d’ufficio legato ad un presunto concorso truccato alla Asl di Matera.
Nelle scorse settimane il Pd lucano aveva dato mandato a Pittella, fratello dell’ex senatore ed eurodeputato Gianni e governatore dal 2013, di correre per un secondo mandato in Regione alle elezioni per il rinnovo del parlamentino lucano, previste tra fine 2018 e inizio 2019. Nel comunicato della Guardia di Finanza è annunciato che alle ore 12 i dettagli dell’operazione saranno illustrati in una conferenza stampa in Procura.

E' guerra guardate cosa ha combinato la Boschi per infangare il nuovo governo! Guarda e diffondi



Ora che non è più "la donna più potente d'Italia", Maria Elena Boschi si prepara alla "guerra" contro il governo Conte, anche se il suo vero obiettivo quasi certamente saranno i grillini (e i leghisti) nell'esecutivo che per anni l'hanno presa di mira. Per l'ex sottosegretaria, il premier non è proprio uno sconosciuto. Certo, come ha chiarito alla Stampa, non sono mai stati così vicini come qualcuno aveva ipotizzato nei giorni scorsi, ma nell'ambiente universitario di Firenze gli incroci ci sono stati.
"Non sono mai stata sua assistente", ha ribadito la Boschi che ricorda l'occasione dell'incontro con il professore di diritto privato Conte: "Abbiamo fatto entrambi parte della commissione esaminatrice di diritto civile della Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università di Firenze". Non va oltre la Boschi, non quando si tratta di dare un giudizio un po' più articolato sull'ex collega: "L'ho conosciuto in tutt'altra veste - ha tagliato corto - come docente universitario. Come professore so che è apprezzato dai suoi studenti, ma io non saprei, non ho mai seguito una sua lezione".

Moscovici comincia a tremare, scoppia una guerra Europea!



Moscovici torna all'attacco. E mette nuovamente nel mirino i "populisti" e i "nazionalisti".


Non fa nomi, il Commissario Ue. Ma non è difficile immaginare a chi siano indirizzate le dichiarazioni contenute nel suo discorso al Centre for European Reform. E dopo aver immaginato dei tanti "piccoli Mussolini" che si aggirano per il Vecchio Continente, ora arriva addiruttira a parlare del rischio di un nuovo conflitto intra-europeo.
Se saranno i nazionalismi ad imporre la loro visione della "preferenza nazionale" l'Unione Europea "morirà" e tornerà la "guerra" in Europa, è il ragionamento di Moscovici che non ha mai nascosto una certa antipatia per i vari Salvini, Le Pen, Orban e via dicendo. Li vorrebbe "sconfiggere alle prossime elezioni". Anzi, lo considera un fatto fondamentale per la sopravvivenza dell'Ue. "Se reintroduciamo le divisioni tra noi, Nord-Sud, Est-Ovest, e se la preferenza nazionale diventerà il modo di pensare l'Europa, l'Europa morirà", ha spiegato il commissario Ue senza mezzi termini. Non è il primo affondo che riserva ai cosiddetti populisti. basti pensare agli scontri dei giorni scorsi con Matteo Salvini.
"Senza l'Europa, sono sicuro che la guerra può riemergere qui", ha sottolineato il commissario, ricordando il discorso di Francois Mitterrand davanti all'Europarlamento nel 1989, quando l'allora presidente francese disse "il nazionalismo è la guerra".

Il decreto Sicurezza adesso è legge.




Il decreto Sicurezza adesso è legge. È stato dunque approvato alla Camera con 369 "sì" il decreto voluto dalla Lega e fortemente sostenuto in tutto il suo iter parlamentare da Matteo Salvini.
Alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle non avrebbero partecipato al voto e questo testimonia come le tensioni interne alla maggioranza e soprattutto interne al Movimento non siano state sanate. In queste settimane la fronda grillina guidata da Gregorio De Falco aveva annunciato battaglia minacciando di votare contro il provvedimento. Il voto di fatto si è concluso con la "ritirata" dei frondisti grillini. Salvini intanto esulta: "Una giornata memorabile, sono felice".

Le novità (Clicca e leggi il testo) che arrivano con il dl Sicurezza sono tante. Di fatto con l'entrata in vigore delle nuove norme viene abrogato l'istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Sempre sul fronte immigrazione viene avviato un nuovo programma di rimpatrio volontario assistito. Il decreto poi tocca anche alcuni aspetti della Giustizia. Infatti viene ampliata la casistica di reati che in caso di condanna definitiva porta al diniego e alla revoca della protezione internazionale. Cambiamenti anche sulle richieste di cittadinanza da parte degli stranieri. La richiesta potrà essere rigettata anche se è stata fatta da chi ha sposato un cittadino italiano. Viene introdotta anche la possibilità di revocare o negare la cittadinanza a tutti gli immigrati condannati per terrorismo. Per quanto riguarda invece le altre misure c'è un intervento consistente anche sulla gestione degli sgomberi degli immobili occupati. C'è di fatto un inasprimento delle pene, da 2 a 4 anni di reclusione, per chi invade "terreni ed edifi ci altrui". Novità anche sul fronte sicurezza e forze dell'ordine. Si allarga la sperimentazione e l’uso del taser alle polizie municipali dei comuni con più di centomila abitanti. Arriva inoltre l'uso del braccialetto elettronico anche per imputati dei reati di maltrattamento domestico e stalking. Infine stretta anche sul Daspo: potrà essere esteso anche a chi è indiziato per reati connessi al terrorismo.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/decreto-sicurezza-legge-1608711.html

Spara e uccide il ladro in azienda dopo aver subito 38 rapine, viene indagato!



Non ne poteva più. Era "esasperato", stanco, "terrorizzato". Un calvario che va avanti da quattro anni e che lo costringe a dormire nella sua azienda. Di furti ne aveva già subiti 38 quando stanotte i ladri sono tornati a fargli visita.
Ha sentito i vetri della finestra andare in frantumi. Si è alzato dal letto stipato nell'ufficio dell'officina da gommista. Ha impugnato la Glock semiautomatica e ha colto i due banditi in flagrante. Ha aperto il fuoco una, due, cinque volte. Ha mirato alle gambe, forse nella speranza di ferire ma non uccidere, ma un proiettile ha raggiunto l'arteria femorale di uno dei banditi. Uccidendolo.
Siamo a Monte San Savino, bellissima frazione tra le colline dell'Aretino. Fredy Pacini, gommista di 57 anni, l'ultima effrazione l'aveva subita a marzo. Ha calcolato che, solo dal 2014, i malviventi gli hanno portato via beni e denaro per un valore di circa 200mila euro. Voleva solo difendere il suo lavoro, la sua proprietà (guarda qui il video). Una battaglia che, forse, si chiude nel peggiore dei modi e che ora lo costringerà a difendersi in Tribunale.
Nelle immagini mandate in onda da Teletruria si vedono il letto e il divano nell'ufficio sul soppalco del capannone. La nuova "casa" di un lavoratore costretto a difendere la sua azienda. Una decisione estrema, ma necessaria: "Dal 2014 - raccontava - vivo qui dentro per tutelare quello che sto facendo e quello che non voglio mi venga portato via". Non ne poteva più, Pacini. "Sono davvero esasperato - ripeteva - Vivo un incubo da quattro anni. Nel 2014 ho subito sette furti e ho deciso di traslocare. Ho una casa in paese, a Monte San Savino, dove vive il resto della mia famiglia. Ma io vivo praticamente dentro al negozio, per il terrore dei ladri. La mia vita è stata stravolta: non esistono ferie, non ci sono vacanze. Ed è dura tanto per me, quanto per i miei familiari".
Ascoltato dal pm di Arezzo Andrea Caludiani, il 57enne ha spiegato che era nel pieno del sonno quando è stato svegliato dal rumore dei vetri di una finestra infranti con un piccone. Spaventato, ha visto i due "soggetti dal volto travistato" e ha sparato d'istinto centrando un 29enne moldavo. I colpi sono partiti dal soppalco, dove Fredy dorme solitamente, ed erano diretti verso il magazzino. I proiettili hanno raggiunto il bandito agli arti inferiori e centrato l'arteria femorale. Di bozzoli ne sarebbero stati trovati cinque: tre sarebbero finiti sul muro e due avrebbero colpito il ladro. Il 29enne avrebbe cercato di fuggire nonstante le ferite, ma poi si è accasciato a terra. Vitalie Tonjoc è morto in ambulanza.
Ora è partita la caccia al complice. Gli investigatori stanno controllando le telecamere di sicurezza per accelerare le ricerche. Intanto, il gommista è finito sotto indagine. "Il fascicolo serve anche per accertare se si versi in un caso di legittima difesa - ha detto procuratore di Arezzo, Roberto Rossi - Se si versa in un caso di legittima difesa lo potremo accertare solo dopo aver fatto le indagini". Dalla parte di Pacini, intanto, si è subito schierato il ministro Salvini: "A lui va la mia solidarietà: conti su di noi".
Fonte: Il giornale

MEDIA, CASTA E TROLL CONTRO LUIGI DI MAIO ! SOSTENIAMOLO PUBBLICANDO TUTTI IL POST SULLA BACHECA



Restituzioni M5S #Diffondete
LUIGI DI MAIO ha restituito 370mila euro di stipendio, Renzi ha restituito solo Berlusconi
Caro Luigi Di Maio:
Il partito unico ti sta attaccando perché tuo padre 10 anni fa pagò in nero un suo operaio (che, però, fu poi risarcito e regolarizzato) . Ora ti chiediamo di giocare la partita sul loro campo e travolgere questi IPOCRITI con uno tsunami del loro stesso fango.E cioè di esortare ufficialmente tutti coloro a cui è stato imposto in passato di lavorare in nero: pensiamo ad esempio a tutti i portaborse, collaboratori e dipendenti del partito unico (PD/PDL), così come agli ex dipendenti delle attività dei padri e dei nonni di esponenti del partito unico di cui sopra, a denunciare i loro ex datori di lavoro alla magistratura e all'ispettorato per ottenere il risarcimento e il versamento dei contributi pensionistici.
Il “caso Di Maio”, poi, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Perché smaschera cinque anni di censura sulle leggendarie imprese di babbo Renzi e babbo Boschi. E fa a pezzi la comica polemica dei renziani sui 5Stelle, accusati di difendersi a ogni pie’ sospinto col refrain “E allora il Pd?”. In realtà sono i renziani che, qualunque cosa accada nel M5S, vi si imbuca strillando “E allora noi?”, nel vano tentativo di pareggiare il conto degli scandali. Appena s’è scoperto che vari anni fa papà Di Maio aveva alcuni operai in nero, hanno subito alzato il ditino i Renzi babbo e figlio e la buonanima di Maria Elena Boschi per conto del genitore, seguiti a ruota dalla solita corte di twittatori.
Matteo per dire che il suo papà certe cose non le fa. Tiziano per chiedere di non essere paragonato a Di Maio sr. Maria Etruria per augurare a Di Maio sr. di non subire mai il trattamento che lei e famiglia subirono da Di Maio jr. Uno spasso.
E fanno bene, a prendere le distanze, perché i loro paragoni – come spiega Marco Lillo a pag. 2 – non reggono.
1) Il padre di Di Maio non risulta indagato, mentre i genitori di Renzi e Boschi lo sono stati e ancora, in alcune indagini, lo sono.
2) Papà Renzi e papà Boschi avevano incarichi di pubblico rilievo, rispettivamente segretario del Pd a Rignano sull’Arno e vicepresidente-consigliere d’amministrazione della decotta Banca Etruria, mentre papà Di Maio è un privato cittadino.
3) Gli scandali Consip ed Etruria che coinvolgono i genitori di Renzi e Boschi risalgono al periodo in cui i due figli sedevano al governo della Repubblica Italiana, come premier e come ministra. Pier Luigi Boschi fu addirittura promosso da membro del Cda a vicepresidente della banca aretina due mesi dopo che la figlia salì al governo. I casi di lavoratori in nero in una società di papà Di Maio risalgono a diversi anni prima che Luigi diventasse vicepremier e ministro.
4) Nessuno avrebbe mai fatto ricadere su Renzi figlio e Boschi figlia le colpe dei rispettivi padri, se i due giovanotti non avessero giocato alcun ruolo in quelle vicende. Purtroppo la Boschi fece il giro delle sette chiese per salvare la Banca Etruria che stava per crollare in testa al babbo indagato (da un pm consulente del suo governo!), incontrando da ministra (ma non delle Finanze: delle Riforme e dei Rapporti col Parlamento) l’ad di Unicredit, il vicepresidente di Bankitalia, il presidente di Consob e l’ad di Veneto Banca. Quanto a Consip, appena la Procura di Napoli iniziò a indagare sugli strani incontri di Tiziano Renzi e del fido Carlo Russo con l’ad Luigi Marroni (nominato dal premier Matteo) e con l’imprenditore Alfredo Romeo, interessato al più grande appalto d’Europa e pronto a retribuire i due possibili mediatori con 30 mila e 2.500 euro al mese, partì una fuga di notizie che avvertì dell’indagine e delle intercettazioni sia Marroni sia Tiziano, rovinando l’indagine. Soffiata che la Procura di Roma attribuisce a quattro fedelissimi di Renzi: i generali Del Sette e Saltalamacchia, il ministro Lotti e il consulente Vannoni. Il tutto mentre il governo Renzi varava un decreto incostituzionale (poi bocciato dalla Consulta) per imporre alla polizia giudiziaria di informare i superiori delle indagini in corso.
Perciò Renzi, Boschi e Giglio magico furono tirati in ballo nei casi Etruria e Consip: per ragioni non penali, ma politiche ed etiche legate a conflitti d’interessi reali e/o potenziali.
Magari un giorno Di Maio farà un condono per il lavoro nero nella ditta paterna, o parlerà con banchieri e authority per salvarla dal crac, o i suoi fedelissimi spiffereranno a suo padre un’indagine per mandarla in fumo. Ma per ora non risulta nulla del genere. Quindi né Renzi né Boschi possono dire a Di Maio “sei come noi”. Che è una ben magra consolazione.

UNO STRAORDINARIO SAVONA REPLICA A BOERI: PENSIONATI ITALIANI DANNO ALLO STATO 50 MILIARDI DI EURO.



Le balle di Boeri sbriciolate in 4 parole.
(Capito perché Mattarella non lo voleva al Ministero dell'Economia?)
6 Milioni di poveri vengono prima delle banche, artigiani e le piccole e medie imprese devono poter sopravvivere, i nostri giovani meritano un lavoro stabile e potersi costruire un futuro in Italia , un operaio in fonderia non può andare in pensione a 70anni !!
Se regali 20 miliardi alle banche, cancelli i diritti dei lavoratori e truffi i risparmiatori l'Unione Europea approva senza batter ciglio. Se proponi il reddito e la pensione di cittadinanza per non lasciare nessuno indietro, rimborsare i truffati delle banche e stare dalla parte del popolo l'Unione Europe respinge e ti attacca quotidianamente. E' una vergogna!!!
Noi stiamo dalla parte del popolo e non ci piegheremo ai burocrati di Bruxelles!💪
È la prima manovra italiana che non piace alla UE. Non mi meraviglio: è la prima manovra italiana che viene scritta a Roma e non a Bruxelles! Grazie Ministri 💛💛💚💚
ECONOMISTI ESTERI CI DIFENDONO
️️1️⃣ David Folkerts-Landau, Capo economista di Deutsche Bank.
"Non è più tempo di chiedere all'Italia riforme e restrizioni fiscali: serve rilanciare l'economia e l'Italia ha tutto il diritto del mondo di fare 2,4% di deficit. Fare del 2,4% il fulcro della questione è un errore, colpire l'Italia con una mazza da baseball dicendole di abbassare il deficit per renderlo sostenibile secondo i criteri UE va contro ogni logica politica"
https://bit.ly/2PmqlKl
2️⃣ Nick Gartside, Capo della divisione reddito fisso e commodities di JP Morgan AM
"Il 2,4% non ci preoccupa. Tanti governi, a partire da quello americano, stanno facendo deficit spending. Non vedo nulla di strano nel fatto che anche l’Italia faccia altrettanto. La variabile chiave sarà la crescita economica e crediamo che le misure messe in atto dal governo possano essere di stimolo per l’economia."
https://bit.ly/2OOlgec
3️⃣ ️Marcel Fratzscher, Direttore dell'Istituto tedesco per la ricerca economica (Diw)
"L'aumento del deficit previsto dalla legge di stabilità italiana non è un problema. Ue e Germania dovrebbero ammettere che crescita e occupazione devono essere la priorità assoluta per il governo italiano. Una maggiore spesa pubblica e più deficit possono essere utili, se realmente concentrati su questi obiettivi. L'Eurozona ha bisogno di nuove e migliori regole di bilancio, dovrebbe consentire al governo italiano di aumentare temporaneamente il suo deficit, ma a condizione che tali spese siano spese per misure che creano posti di lavoro e per rafforzare la crescita. Questi includono tre elementi: un aiuto alle famiglie a basso reddito, che possono generare più domanda e crescita. In secondo luogo, incentivi concreti e sollievo per le imprese per creare questi investimenti e quindi l'occupazione. In terzo luogo, riforme strutturali concrete e un miglioramento delle istituzioni statali, in modo che la sede degli affari diventi più attraente e l'Italia possa riutilizzare la sua grande forza"
https://bit.ly/2SegkgK
📢 L’Italia è il paese più virtuoso in Europa, ed ora il fatto di andare da lei con una mazza da baseball e dire “Devi diminuire il tuo deficit affinché sia ‘sostenibile‘ secondo i criteri della Ue” va contro tutte le ragioni e le logiche politiche.
Leggi le dichiarazioni di David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank ⤵️
Con i danni che avevano fatto quelli di prima, non potevamo certo continuare con le loro politiche. Continueremo a raccontare alla Commissione Europea cosa vogliamo fare con rispetto. Ma altrettanto rispetto ci deve essere nei confronti del popolo italiano e del governo che oggi lo rappresenta.
Continuiamo a lavorare a testa alta per il bene dei cittadini 💪😀🇮🇹
LUIGI DI MAIO
5 Milioni di poveri vengono prima delle banche, artigiani e le piccole e medie imprese devono poter sopravvivere !! #Diffondete
Queste sono le parole rilasciate a Bloomberg TV da David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank:
“L’Italia avrebbe un avanzo di bilancio, se non fosse per il pagamento degli interessi. La cosa più straordinaria è che lo sforzo fiscale dell’Italia è oltre ciò che chiunque altro ha fatto in Europa, ed ha accumulato avanzi primari (al netto degli interessi) per il 13% del PIL, mentre la Germania solo per il 5%. L’Italia, in questo senso, è il paese più virtuoso in Europa, ed ora il fatto di andare da lei con una mazza da baseball e dire “Devi diminuire il tuo deficit affinché sia ‘sostenibile‘ secondo i criteri della Ue” va contro tutte le ragioni e le logiche politiche. Infatti io credo che questa sorta di minaccia, di pressione, da parte della Ue stia radicalizzando la nazione, stia radicalizzando la politica, stia creando un pericolo per l’esistenza dell’Eurozona. Sì, sono fortemente dalla parte degli italiani su questa particolare discussione”.
Finalmente la #ManovraDelPopolo è realtà 🇮🇹
 Reddito di Cittadinanza
 Pensione di Cittadinanza
 Abolizione Legge Fornero
 Risarcimento ai truffati dalle Banche
 Abbassamento tasse alle imprese Flat tax
 Aiuti alle P.IVA
È ARRIVATO IL MOMENTO DI RIPRENDERCI QUELLO CHE CI HANNO TOLTO 💪
Con la #ManovradelPopolo l'Italia riparte!
Reddito e Pensione di Cittadinanza porteranno risorse fresche nell'economia reale, rilanciando i consumi e creando un ambiente ideale per la crescita economica.
Le imprese faranno nuovi investimenti, e per quelle che assumeranno ci saranno sconti sull'Ires. Chi assumerà con contratto stabile avrà uno sconto anche maggiore.
 Le assunzioni saranno anche favorite dal ricambio generazionale che seguirà al superamento della legge Fornero: 400.000 posti di lavoro in più.
Posti di lavoro verso i quali verranno indirizzate le persone iscritte ai centri per l'impiego, che nel frattempo saranno state formate dallo Stato.