venerdì 20 luglio 2018

Dopo il sacrosanto NO della Raggi alle Olimpiadi, la Corte dei conti indaga sul Coni per danno erariale..


Giovanni Malagò lo spauracchio del danno erariale lo aveva agitato più volte: nei giorni convulsi di settembre in cui Virginia Raggi si preparava ad affossare definitivamente la candidatura di Roma 2024era stata una delle ultime carte con cui il Coni aveva provato (invano) a far cambiare idea al Movimento 5 stelle,paventando la possibile responsabilità dei consiglieri che avessero votato per una mozione contraria. Ora, a distanza di nove mesi, l’indagine della Corte dei Conti è arrivata davvero. Ma a innescarla è stato un esposto firmato dall’Adusbef di Elio Lannutti, in passato senatore dell’Italia dei Valori, oggi amico e consulente di Beppe Grillo e i suoi. Che ovviamente non attacca l’amministrazione capitolina, ma mette nel mirino proprio il Comitato olimpico e la premiata coppia Malagò-Montezemolo.


A riportare la notizia sono l’edizione romana del quotidiano la Repubblica e il Tempo: la procura del Lazio della Corte dei Contiha aperto un fascicolo sul bilancio del comitato promotore di Roma 2024, affidato al pm Bruno Tridico. L’organo di vigilanza indagherà per capire se effettivamente c’è stato danno erariale per i tanti milioni di euro di soldi pubblici spesi a sostegno del progetto olimpico. Quanti non è possibile dirlo con precisione: per lavorare in house a Coni Servizi spa (la vera cassa dello sport italiano), non è mai stato costituito un vero e proprio Comitato promotore autonomo, solo una “unità operativa” della società, senza un bilancio completo. Solo rovistando fra i conti del Coni, ilfattoquotidiano.it era stato in grado di ricostruire una parte delle spese sostenute in questi due anni di candidatura: viaggi e campagne promozionali, nuovi uffici e convegni, appalti, contratti e consulenze d’oro anche da 200mila e passa euro all’anno. Altre tracce sono contenute nell’ultima relazione della Corte dei Conti sulla Coni Servizi (relativa però ancora al 2015), che si conclude sottolineando che “ad oggi in relazione all’attività di chiusura del progetto di candidatura non si è verificato alcun tipo di contenzioso”. Il totale dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 milioni di euro.
Proprio gli articoli de ilfatto.it sono al centro dell’esposto dell’Adusbef da cui si origina l’inchiesta, datato al 27 settembre 2016. Sono i giorni della mozione del M5s contro il progetto olimpico, che avrebbe poi costretto il Coni a staccare la spina. Sancendo che tutti quei milioni sono stati sprecati per nulla. La tesi del Comitato è sempre stata che loro i soldi li avevano spesi sulla base di precisi atti amministrativi, e che di un eventuale danno erariale avrebbe dovuto rispondere chi ha cambiato le carte in tavola; ovvero la Raggi e la sua giunta, che hanno annullato la delibera di Ignazio Marino. Ora, però, l’Adusbef mette in discussione non tanto il perché, ma il come siano stati utilizzati quei fondi pubblici: l’associazione “chiede – si legge nel documento – di verificare se le condotte del Comitato Promotore di Roma 2024 nella scelta dei beneficati dei contratti di consulenza, spese per il personale, collaborazioni e prestazioni professionali, ecc., siano state effettuate secondo le vigenti normative volte alla trasparenza ed alla pubblica evidenza”. I ruoli di accusato e accusatore, insomma, sembrano ribaltati. E infatti Malagò ha commentato: “È una storia surreale, una cosa divertente e per certi versi curiosa”. Dalle parti del Foro Italico, comunque, la notizia del fascicolo (aperto per il momento come semplice atto dovuto), non è stata accolta del tutto negativamente: in fondo quello che il Coni minacciava qualche mese fa era proprio di portare le carte del Comitato alla Corte dei Conti. Ed è quello che succederà adesso, anche se la ragione forse non è proprio quella che si aspettavano.

Monti il curatore fallimentare mandato da Troika UE e forze SOVRANAZIONALI che ha già distrutto il nostro paese è senza vergogna.



Monti il curatore fallimentare mandato da Troika UE e forze SOVRANAZIONALI che ha già distrutto il nostro paese è senza vergogna.
L'ex premier replica al discorso di Conte per la fiducia in Senato: "Non è escluso che l’Italia possa poter subire questa umiliazione"
Mario Monti prova a riprendersi la scena. Lo fa davanti ad un governo che è esattamente agli antipodi rispetto a quel suo esecutivo tutto austerity. L'ex premier interviene in Aula e prova ad incutere timore alla maggioranza gialloverde nella sua replica al discorso del premier Giuseppe Conte: "Noi abbiamo fatto di tutto per risparmiare all’Italia la Troika, che è stata evitata con uno sforzo del paese e grazie ad un lungo braccio di ferro con la Germania. Non è escluso che l’Italia possa poter subire l’umiliazione che è stata evitata con l’arrivo della Troika. Evitata grazie alle misure prese dal governo da me guidato". Insomma l'ex premier si lancia in una profezia nefasta sul nostro Paese.
Monti vede già all'orizzonte l'arrivo della Troika e manda un messaggio al nuovo esecutivo: "Io non confido nell'insuccesso di questo governo. Si è detto che lei sarebbe un capo di governo dimezzato, perchè ha al suo fianco due leader politici a tutto tondo. Credo che non lo sarà, spero che non lo sarà. Sono certo -ha aggiunto- che il governo otterebbe un credito maggiore se iniziasse la sua vita con un atto di modestia e realismo". Insomma dall'ex premier arriva una forte critica al nuovo governo. Il Prof, rimasto senza un partito, scatena le sue buie profezie dal suo seggio di senatore a vita...
Governo Monti – Valutazione finale: il peggior Governo della 2 Repubblica (Valutazione analitica delle Performance dell’Italia rispetto alla UE di tutti i governi)
Napolitano, il tuo tradimento alla Repubblica sarà nei libri di scuola.
Monti dovrebbe VERGOGNARSI e ESPATRIARE e solo un TRADITORE DELLA PATRIA

Governo Conte: Lotta alle slot e azzardo, fino alla messa al bando! Condividete se siete d'accordo!



IL NUOVO GOVERNO E I GIOCHI, ENDRIZZI (M5S): "LE SLOT VANNO RIDOTTE PROGRESSIVAMENTE, FINO ALLA MESSA AL BANDO"
Limitare la distribuzione e l'accessibilità ai giochi dove la puntata precede di pochi minuti l'esito, una strategia d'uscita graduale per le slot (fino alla loro messa al bando), programmi per il contrasto alla criminalità organizzata e alle forme di azzardo non autorizzate o illegali, abolizione della pubblicità del gioco: sono questi gli obiettivi del Governo che si è appena insediato, dichiarati ad Agipronews dal senatore del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi, al suo secondo mandato a Palazzo Madama e da anni impegnato nel contrasto al gioco patologico.
Cosa significa «strategia d’uscita dal machines gambling (slot e VLT)»?
«Per il machine gambling (slot e VLT a bassisima latenza, con puntate ogni 4 secondi, ripetute, spesso meccanicamente, senza limiti di tempo per ore e ore) dobbiamo definire un'uscita graduale. Si tratta di un genere nato nei casinò e diventato invece oggi forse il più pervasivo, fin dentro locali pubblici, in ambienti di vita quotidiana. Per questo settore prevediamo una progressiva riduzione, fino alla messa al bando; con la parte bassa della filiera siamo disponibili a discutere per valutare opportunità di riconversione».
Cosa si intende, nel contratto di Governo, per «forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute»? Quali giochi riguarderanno e come saranno applicate?
«Sappiamo che le forme di azzardo a bassa latenza, ovvero con ridotto intervallo di tempo tra la puntata ed il suo esito e che consentono una immediata nuova puntata, hanno una maggiore pericolosità rispetto allo sviluppo di compulsività e dipendenza patologica. Mi riferisco ai classici giochi - come la roulette - presenti nei casinò che, non a caso, erano autorizzati in poche località e non disseminati nei quartieri e non erano collocati in ambienti di vita quotidiana, anzi presentavano precisi limiti di accesso. Addirittura nei casinò, un tempo, era persino vietato l'accesso ai residenti locali. Ma penso anche alle cosiddette “virtuali”, al 10eLotto e agli “innocui" Gratta e Vinci, dove la puntata precede di pochi minuti l'esito e che oggi troviamo in ogni dove: per queste forme di azzardo, dovremo necessariamente limitare la distribuzione e l'accessibiltà. I regolamenti comunali e le leggi regionali sono un presidio fondamentale per i cittadini».
Le misure previste dall'accordo del 7 settembre in Conferenza Unificata (il dimezzamento dei punti gioco) secondo lei sono ancora realizzabili o eventualmente superabili?
«La limitazione dei punti di offerta contenuta nell'accordo Stato-Regioni dello scorso settembre non appare sufficiente. Peraltro, essa si accompagna purtroppo a criteri che garantiscono una distribuzione più mirata, efficace e razionale (ovviamente per la filiera medesima), quindi potenzialmente forieri di una maggiore raccolta. Che questa misura non sia stata pensata per obiettivi di contenimento è dimostrato da tre considerazioni: la riduzione delle AWP (slot da bar) inizia da quelle meno redditizie; nessuna limitazione è prevista per le VLT che hanno una raccolta molto superiore rapportata al numero di apparecchi; il Governo uscente ha sempre rifiutato di indicare dei benchmark per le politiche annunciate, in pratica non ha mai dichiarato di volersi misurare su una effettiva riduzione della raccolta. Le misure di contenimento devono ovviamente accompagnarsi allo sviluppo di programmi e mezzi di contrasto alla criminalità organizzata e alle forme di azzardo non autorizzate o illegali».
«Nell'immediato - prosegue il senatore Endrizzi - va infine abolita la pubblicità. Così facendo non si agisce sull'offerta, che in certa parte è ormai fidelizzata o addirittura legata a compulsione e dipendenza patologica, bensì sulla nuova domanda: si smette di incentivare e promuovere un settore peraltro vietato ai minorenni, alla cui reclame vengono tuttavia esposti; un adolescente su due ha già iniziato ad azzardare e sappiamo che una precoce esposizione è correlata a un maggior rischio di patologie e in forme più gravi e difficili da curare. Le sponsorizzazioni sportive arrivano a un pubblico di giovani e giovanissimi che deve essere invece protetto. Abolire la pubblicità è anche un mezzo efficace per frenare l'azzardo online, che attraverso popup, banner a discesa e varie forme di ads si propone in modo pervasivo ed invasivo nei dispositivi mobili e computers di giovani e giovanissimi. Abolire la pubblicità libera infine la stampa dai condizionamenti impliciti derivanti dagli investimenti pubblicitari sulle testate giornalistiche e televisive. In diversi Paesi già la pubblicità è vietata e le normative europee consentono, anzi raccomandano ai Paesi membri di adottare una legislazione rispondente alle condizioni nelle diverse nazioni: l'Italia è il primo mercato di azzardo in Europa.
Queste misure comporteranno un decremento delle entrate erariali? Eventualmente come saranno compensate?
«Dobbiamo innanzitutto ricordare come negli anni la raccolta è costantemente aumentata, con punte del 30% in un solo anno, nel 2011. Le misure adottate avranno come primo obiettivo arrestare questo trend. In successione, si dovrebbero fissare obiettivi graduali per la sua riduzione. Le coperture per le misure del programma di governo sono state volutamente sovradimensionate proprio per anticipare il programmato calo del gettito. Ma è presumibile che la spesa si orienti su altri consumi; la propensione all'azzardo è maggiore nelle Regioni con minor reddito pro-capite, segno che verosimilmente si sposteranno ingenti risorse per un miglior benessere delle famiglie e a vantaggio di filiere alternative di piccole e medie imprese, che attendono la ripartenza dei consumi interni. Oltre all'occupazione che si potrà generare in settori a più alto indice di occupazione, lo Stato recupera l'IVA su tali consumi, cui oggi rinuncia».


TITO BOERI PRENDERÀ UNA DOPPIA PENSIONE D'ORO! NON È UNA BUFALA! LUI CHE CHIEDE SACRIFICI AGLI ITALIANI.Non vuole abolire la Fornero e fa politica contro il governo Conte...



Sul taglio delle pensioni d'oro proposto dal governo Lega-M5s, il presidente dell'Inps TitoBoeri è stato a dir poco freddo. Una posizione che diventa quasi sospetta dopo i dubbi sollevati sulla sua "doppia pensione d'oro" che il manager prenderà quando avrà finito di lavorare.

A sollevare la questione è stato il senatore di Fratelli d'Italia Franco Zaffini, che in un'interrogazione parlamentare ha chiesto di "verificare se l'Università Bocconi di Milano, nella quale insegnava il presidente dell'Inps Tito Boeri, ottenga contributi pubblici". Il motivo dietro la domanda lo spiega lo stesso senatore: "Boeri, pur avendo congelato il rapporto con l'ateneo, essendo in aspettativa, continua a percepire contributi reali proprio come se insegnasse ancora. È la doppia morale del prof. Boeri - aggiunge Zaffini - Non si possono abolire le pensioni d'oro? D'Altronde cosa possiamo aspettarci da un manager che eroga pensioni minime da fame e afferma la necessità di aumentare i flussi di immigrazione per salvare le pensioni".

Il senatore umbro ha chiesto quindi al ministro del Lavoro Luigi Di Maio di fare chiarezza: "Deve prendere provvedimenti immediati dinanzi a questo genere di comportamenti, nonostante le policy aziendali dell'ateneo che considerano talmente prestigioso l'incarico di Boeri da continuare a versargli i contributi perfino a fronte dello stop delle lezioni". Il dubbio finale è se quindi "i contributi reali e non figurativi versati dalla Bocconi a Boeri siano da ricollegare in qualche modo alle rette pagate dagli studenti, ma anche se è possibile, per un ente che gode di contributi pubblici, non applicare quanto previsto dalle leggi in vigore in tema di aspettativa dei professori ordinari".






http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13358618/tito-boeri-il-sospetto-del-senatore-di-fdi-zeffini-avra-una-doppia-pensione-d-oro-con-i-soldi-degli-italiani.html

la Marina libica sta con il governo Conte: “Finalmente l’Italia si è svegliata”!



La Marina libica commenta positivamente le decisioni del governo italiano  sulla nave Aquarius con la chiusura dei porti e il divieto di attraccare per l’imbarcazione con a bordo 629 migranti. “Grazie a Dio l’Italia si è finalmente svegliata, siamo molto contenti di questa decisione”, afferma il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem, intervistato dall’Ansa. “Alla fine – commenta – l’Italia ha preso una decisione, alla fine si è svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo”.

Il portavoce del corpo che controlla la guardia costiera libica sostiene l’Italia nella sua scelta, tanto da chiedere al governo di proseguire su questa strada: “L’Italia ha subito le malefatte dell'immigrazione clandestina, tutti i suoi misfatti, compreso evidentemente l'arrivo di terroristi. Insistete su questa decisione, tenete testa alla Francia, alla Spagna e alle Ong”. E non risparmia, durante il suo colloquio con l’Ansa, un attacco esplicito ad alcune Ong: “Alcune organizzazioni non governative sono la lunga mano di altri soggetti in Europa e in Africa che compiono ‘riciclaggi' e altre azioni illegali sotto la copertura della protezione dei migranti e dei diritti umani”.

Tornando sull’Italia, Ghasem spiega: “Raccoglierà i frutti della propria decisione anche attraverso la riduzione del numero di migranti che vengono dal sud: ciò avrà pure effetti positivi in Libia per quanto riguarda l'ingresso di migranti nel Paese”. Compito dell’Italia, secondo il portavoce della Marina libica, sarà quello di “proseguire nel sostegno alla Libia nelle proprie scelte politiche, aiutandola a uscire dalla crisi politica dato che l’Italia è storicamente il Paese più vicino alla Libia”.

E sulla chiusura dei porti ai migranti ribadisce l’appello all’Italia: “La nostra seconda richiesta è di mantenere la vostra decisione”. Un’altra richiesta è quella di “sostenere la guardia costiera libica e levare l’embargo sulle armi affinché la Marina e le sue navi da guerra possano contrastare la migrazione illegale”.

continua su: https://www.fanpage.it/aquarius-la-marina-libica-sta-con-il-governo-conte-finalmente-litalia-si-e-svegliata/
http://www.fanpage.it/

2,7 MILIONI DI ITALIANI MANGIANO ALLE MENSE DEI POVERI, 5 MILIONI IN POVERTÀ ASSOLUTA E ALTRI 18 SONO A RISCHIO POVERTÀ



Dopo le Magliette Rosse per aprire i porti ora minacciano lo sciopero della fame? Guardate cari SINISTRI già ci stanno gli Italiani POVERI a digiunare!

DATI ISTAT
Il 30% degli italiani è a rischio povertà o esclusione sociale. A dirlo è l’Istat, per cui c’è da crederci.
L’Istituto nazionale di statistica, infatti, ha scritto nel suo ultimo rapporto che il quasi un terzo della popolazione italiana – per l’esattezza 18.136.663 individui (in aumento rispetto all’anno precedente) – corre questo pericolo.
Insomma, rimane un miraggio l’obiettivo di Europa 2020, il programma dell'Ue per la crescita e l'occupazione per il decennio in corso, che pone l'accento su uno sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo. Già, perché la povertà nel Vecchio Continente si mantiene stabile, ed è pari al 23,5% della popolazione continentale (118 milioni di persone).

http://m.ilgiornale.it/…/listat-lancia-lallarme-so…/1549804/

Costretti a mangiare alle mense dei poveri. È questa la punta dell’iceberg della situazione di disagio in cui si trovano 2,7 milioni di persone che in Italia nel 2017, che non hanno cibo per nutrirsi. A dirlo il rapporto Coldiretti «La povertà alimentare e lo spreco in Italia» presentato alla giornata conclusiva del Villaggio della Coldiretti ai Giardini Reali di Torino. Ad avere problemi economici che si trasformano in difficoltà a mangiare sarebbero dunque - dice la Coldiretti - oltre la metà dei 5 milioni di persone che, secondo l’Istat, si trovano in una condizione di povertà assoluta.

https://www.corriere.it/…/coldiretti-27-milioni-italiani-no…



Ultima Ora: Altra vittoria del Governo Conte! Incredibile quello che è successo! Questo è il cambiamento!

Sul fronte immigrazione oggi abbiamo fatto un altro importante passo in avanti. La risposta del Presidente Juncker, che ringrazio, di fatto accoglie il principio secondo cui l’immigrazione è una sfida europea, che riguarda tutti i 28 Paesi e che quindi richiede soluzioni europee e non di un singolo Paese.
È un principio per cui - è cosa nota - ci siamo battuti con forza all’ultimo Consiglio europeo e che oggi, giorno dopo giorno, stiamo facendo diventare realtà.
Sono felice di leggere che la Commissione Europea lavorerà con impegno e determinazione per attuare questo e gli altri principi che l’Italia ha fatto mettere nero su bianco nelle conclusioni del Consiglio europeo di giugno e che segnano indiscutibilmente un cambio di passo. E sono altrettanto soddisfatto che sia stata pienamente accolta anche la nostra proposta di creare un "gabinetto di crisi" coordinato dall’Unione europea, proprio per gestire in maniera unitaria, coordinata e stabile l’emergenza immigrazione.
Qui potete leggere la risposta integrale del Presidente Juncker.
Vi accorgerete da soli che passo dopo passo stiamo realizzando quel cambiamento che, anche sul fronte della gestione dell’immigrazione, avevamo promesso.

giovedì 19 luglio 2018

Migranti -87% arrivi in Italia tutto grazie al M5S-LEGA!



Il numero dei migranti arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo Centrale a giugno è calato a circa 3mila, in ribasso dell'87% rispetto a giugno 2017. Nei primi sei mesi del 2018 il numero dei migranti rilevati su questa rotta è stato di circa 16.100, in calo dell'81% rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. Finora le nazionalità più rappresentate sono tunisini ed eritrei, che insieme rappresentano oltre un terzo delle persone rilevate su questa rotta. Lo comunica Frontex.
In totale nella prima metà del 2018 il numero totale degli attraversamenti illegali della frontiera in direzione dell'Ue si è quasi dimezzato rispetto all'anno precedente, a circa 60.430, principalmente a causa della più debole pressione migratoria nel Mediterraneo Centrale. A giugno gli attraversamenti illegali nell'Ue sono stati 13.100, in calo del 56% rispetto a giugno 2017.
Per la prima volta, a giugno, il Mediterraneo Occidentale è diventato la rotta migratoria più attiva verso l'Europa, con circa 6.400 arrivi, in aumento del 166% rispetto a giugno 2017 e oltre il doppio degli arrivi registrati in Italia nello stesso mese. Dall'inizio dell'anno, gli arrivi su questa rotta sono stati 14.700, quasi il doppio di un anno prima. Le nazionalità più rappresentate sono Marocco, Guinea e Mali.
Il Mediterraneo Orientale ha visto a giugno 3.600 arrivi, in calo di un terzo rispetto al mese precedente; tuttavia, a causa di un aumento degli attraversamenti delle frontiere terrestri con la Turchia, nei primi sei mesi dell'anno si sono registrati in questa area 24.300 arrivi. Le nazionalità più presenti qui sono siriani e iracheni. La rotta dei Balcani Occidentali, dalla Serbia verso l'Ungheria e la Croazia, continua a vedere numeri bassi di migranti irregolari. Tuttavia, si sono sviluppate delle rotte alternative, attraverso Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina, come pure dalla Serbia e attraverso la Bosnia-Erzegovina, che hanno visto un aumento della pressione migratoria, nota infine Frontex.

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2018/07/17/migranti-frontex-arrivi-italia-giugno_sDstbv5ZiFp4cAgJZv6ECI.html

TANGENTI SULLA TAV, ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI ALTI PAPAVERI. ECCO CHI SONO I PARASSITI DI QUESTO STATO INFAME E PARASSITA



Spiccano due nomi illustri nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti e corruzione delle grandi opere. Uno è l’imprenditore Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’altro, che risulta indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi, anch’egli imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti e alle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi. Sono in totale ventuno gli arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri di Roma e denominata «Amalgama» (per simboleggiare i legami stretti). Ipotizza la corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi» (Alta Velocità Milano-Genova), del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa. Agli indagati i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Uno scambio di favori tra dirigenti e imprenditori. Falsi certificati sui lavori in cambio di subappalti. Ruolo «chiave» era quello del direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis, considerato il «promotore e organizzatore» della banda insieme all’imprenditore calabrese Domenico Gallo. Era proprio lui che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale», svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati a ditte riferibili a parenti o amici. Il complesso meccanismo è spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le quali i carabinieri, agli ordini del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i due principali protagonisti e gli altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta. Tantissime le telefonate ascoltate dagli inquirenti. C’è ad esempio quella dell’aprile 2015, nella quale Gallo dice a un coindagato: «Chi fa il lavoro… la stazione appaltante… i subappaltatori… deve crearsi l’amalgama, mo’ è tutt’uno… Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti… Quando tu fai un lavoro diventi… parte integrante di quell’azienda là… E devi fare di tutto perché le cose vadano bene… è giusto?». I carabinieri annotano nel verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo nell’apprendere che il suo interlocutore credeva che i controlli sui lavori venissero svolti secondo le regole: «Ah, perché pensavi che erano…». Quello risponde: «Io sì», e Gallo chiarisce: «Nooo… non pensare…. Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia mai». FONTE: LA STAMPA

Sapete cosa hanno scoperto i 5 Stelle su Saviano? Non ci crederete mai! Diffondete la verità..



“NON CI CREDERETE MAI!!!! FATE CIRCOLARE LA VERITÀ,” esordisce così il deputato del M5S Manlio Di Stefano in un post pubblicato su Facebook in cui denuncia la presunta imparzialità di Reporters sans frontières (Rsf), l’organizzazione che ogni anno stila la classifica della libertà di stampa. Proprio ieri è stato pubblicato l’ultimo report di Rsf e la notizia positiva è che l’Italia sale dal 77esimo al 52esimo posto. Ma quella negativa, e inaspettata, è che l’organizzazione francese ha bacchettato il M5S in quanto colpevole di “comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che gli danno fastidio”. Beppe Grillo ha commentato la vicenda con ironia: “Tutta colpa mia, pensavo fosse del sistema informativo marcio”, ha scritto sul suo blog. Altri esponenti 5 Stelle come Manlio Di Stefano, poi, hanno fatto notare Roberto Saviano ed Eugenio Scalfari fanno parte del board emerito di Reporters sans frontières. Scrive Di Stefano: “Da qualche ora i giornali italiani sono alla carica contro il M5S perché, dal nuovo rapporto di Reporters sans Frontieres, in Italia “il livello di violenze contro i reporter (intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce) è molto preoccupante, e alcuni responsabili politici – come Beppe Grillo del MoVimento 5 Stelle – non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che gli danno fastidio”. Mi sono chiesto, è mai possibile che un’associazione che fa questo di mestiere non sia in grado di distinguere chi attacca o minaccia la stampa a scopo intimidatorio e chi, invece, difende la propria immagine dalla diffamazione scientifica a opera di testate giornalistiche di proprietà di avversari politici? Così sono andato a guardare chi sono le “fonti” italiane di Reporters sans Frontieres direttamente dal loro sito e quello che ho scoperto è meraviglioso: Eugenio Scalfari e Roberto Saviano. L’indipendenza di giudizio dei due in questione sul M5S si riassume in queste due frasi: Eugenio Scalfari 04.11.2016: “Il vostro è un movimento politicamente comico: fate ridere” Roberto Saviano 22.04.2016: “Di Maio, con il suo intransigente ‘cattivismo’, parla e compiace, in breve cerca i voti, di tutti quelli che i migranti li vorrebbero morti in fondo al mare. Come nel Cile di Pinochet (o era il Venezuela?)”. Forse sarebbe il caso di rinunciare a questo balzo in avanti di 25 posizioni nella classifica di libertà di stampa, no? Aiutatemi a far girare questa verità, condividete tutti”.


Clamorosa notizia! Tolto il vitalizio da parlamentare a Cicciolina e scatta subito la denucia! Guada e diffondi



L'avvocato Gianfranco Ferrari, legale di Ilona Staller, ha dichiarato: "Non è stato pignorato solo un quinto del vitalizio della mia assistita, ma l'intero importo, tanto che essendo la sua attuale principale fonte di reddito, ha avuto difficoltà e subito anche ingiunzioni da Equitalia con le conseguenze che si possono immaginare".

L'avvocato ha presentato ieri denuncia contro ignoti per chiedere alla Procura di Roma di identificare "le responsabilità dei fatti" dopo il decreto ingiuntivo che ha portato al pignoramento di tutto il vitalizio da parlamentare dell'ex pornostar. 

La vicenda riguarda un presunto mancato pagamento da parte della Staller delle quote di un condominio sulla Cassia per circa 70 mila euro. 

La Staller, dal canto suo, ritiene di essere stata truffata. 

A raggirarla sarebbe stato l'amministratore del palazzo, che avrebbe intascato circa 80mila euro destinati invece al condominio. E poi sarebbe stato lo stesso amministratore (che avrebbe imbrogliato anche altri inquilini della struttura di lusso) ad avanzare un decreto ingiuntivo nei confronti di Cicciolina, che ora però denuncia: "Sono stata truffata, ho pagato e quel debito non esiste. C'è un errore". 

Lo riporta l'edizione romana del Corriere della Sera..

Trattativa, “Berlusconi sapeva dei rapporti tra Dell’Utri e la mafia. E l’ex senatore rafforzò la strategia di Riina”


Paolo Borsellino è morto per la Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Probabilmente sarebbe stato ammazzato comunque, ma quel dialogo aperto da uomini delle Istituzioni con Totò Riina accelerò il piano della sua eliminazione: e Borsellino – contrario alla Trattativa – venne ammazzato il 19 luglio del 1992. L’anno dopo, invece, a rafforzare il proposito della piovra, è Marcello Dell’Utri, intermediario diSilvio Berlusconi che era appena sceso in politica. E l’ex presidente del consiglio sapeva dei rapporti tenuti dal suo braccio destro con Cosa nostra.
Lo sostengono i giudici della corte d’Assise di Palermo nelle motivazioni della sentenza sulla Trattativatra pezzi delle istituzioni e la mafia, depositate nel giorno del ventiseiesimo anniversario della strage di via d’Amelio. Un provvedimento lungo 5252 pagine in cui si ripercorre la fine della Prima Repubblica, riscrive la nascita della Seconda ed è arrivato a sentenza proprio subito dopo le elezioni che – secondo alcuni osservatori – hanno visto nascere la Terza. Ed è in queste cinquemila pagine di provvedimento che si spiega come e perché Cosa nostra arrivò a sedersi allo stesso tavolo dello Stato. Che nel frattempo stava capitolando: “Il cedimento dello Stato, di fatto iniziato dopo le stragi del 1992 per iniziativa di alcuni suoi esponenti e ancora più evidenziatosi dopo le stragi del 1993, sarebbe divenuto inarrestabile per l’impossibilità di fronteggiare quell’escalation criminale, senza pari nella storia del paese, in un momento di forte fragilità delle istituzioni”, scrivono riferendo al fallito attentato dello stadio Olimpico nei primi mesi del 1994.

“Trattativa accelerò morte di Borsellino” – Quello però è solo l’ultimo attacco – per fortuna fallito – che Cosa nostra lancia allo stato. Prima ci sono le stragi di Capaci e quella di via d’Amelio- “Ove non si volesse prevenire alla conclusione dell’accusa che Riina abbia deciso di uccidere Borsellino temendo la sua opposizione alla ‘trattativa’ conclusione che peraltro trova una qualche convergenza nel fatto che secondo quanto riferito dalla moglie, Agnese Piraino Leto, Borsellino, poco prima di morire, le aveva fatto cenno a contatti tra esponenti infedeli delle istituzioni e mafiosi, in ogni caso non c’è dubbio che quell’invito al dialogo pervenuto dai carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituisca un sicuro elemento di novità che può certamente avere determinato l’effetto dell’accelerazione dell’omicidio di Borsellino, con la finalità di approfittare di quel segnale di debolezza proveniente dalle istituzioni dello Stato e di lucrare, quindi, nel tempo dopo quell’ulteriore manifestazione di incontenibile violenza concretizzatasi nella strage di via d’Amelio, maggiori vantaggi rispetto a quelli che sul momento avrebbero potuto determinarsi in senso negativo”, scrive la corte presieduta da Montalto. I giudici smontano poi le tesi dei legali degli imputati che attribuivano l’accelerazione dei tempi della strage all’indagine mafia-appaltiche il magistrato stava effettuando e anche alla possibilità di una sua nomina a Procuratore nazionale Antimafia. Borsellino è morto per la trattativa.
“Dell’Utri intermediario di B. rafforzò propositi di Cosa nostra” – Ma non solo. perché i giudici scrivono anche che con l’apertura alle esigenze dell’associazione mafiosa Cosa nostra, manifestata da Dell’Utri nella sua funziona di intermediario dell’imprenditore Silvio Berlusconi nel frattempo sceso in campo in vista delle politiche del 1994, si rafforza il proposito criminoso dei vertici mafiosi di proseguire con la strategia ricattatoria iniziata da Riina nel 1992″. Secondo la corte, dunque, il fatto che Dell’Utri fosse intermediario tra le cosche e l’imprenditore appena scesa in politico pose “le premesse della rinnovazione della minaccia al governo quando, dopo il maggio del 1994, questo sarebbe stato appunto presieduto dallo stesso Berlusconi”. Confermata quindi la tesi della pubblica accusa che considera Dell’Utri come “cinghia di trasmissione” della minaccia di Cosa nostra all’ex premier.
“Dell’Utri e la mafia. Berlusconi sapeva ” – Ma c’è di più. Perché per i giudici Berlusconi sapeva dei contatti tra Dell’Utri e Cosa nostra. “Se pure non vi è prova diretta dell’inoltro della minaccia mafiosa da Dell’Utri a Berlusconi, perché solo loro sanno i contenuti dei loro colloqui, ci sono ragioni logico-fattuali che inducono a non dubitare che Dell’Utri abbia riferito a Berlusconi quanto di volta in volta emergeva dai suoi rapporti con l’associazione mafiosa Cosa nostra mediati da Vittorio Mangano”. Come già accertato dalla corte di Cassazione che lo ha condannato per concorso esterno, l’ex senatore era il trait d’union tra l’imprenditore di Arcore e le cosche siciliane al quale arrivavano grosse somme di denaro. “Tali pagamenti sono proseguiti almeno fino a dicembre del 1994 – scrivono i giudici – quando a Di Natale (un boss) fu fatto annotare il pagamento di 250 milioni nel libro mastro che questi gestiva. Sino alla predetta data Dell’Utri, che faceva da intermediario di Cosa nostra per i pagamenti, riferiva a Berlusconi riguardo ai rapporti coi mafiosi ottenendone le necessarie somme di denaro e l’autorizzazione a versarle”. A quel punto, però, Berlusconi è già entrato in politica. “Vi è la prova che Dell’Utri interloquiva con Berlusconi anche al riguardo al denaro da versare ai mafiosi ancora nello stesso periodo temporale nel quale incontrava Manganoper le problematiche relative alle iniziative legislative che i mafiosi si attendevano dal governo”. A raccontarlo è il collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza che sostiene di aver saputo di come Dell’Utri avesse rassicurato Mancano su alcuni interventi legislativi sull’arresto per gli accusati di reati di mafia. “Ciò dimostra – prosegue la corte – che Dell’Utri informava Berlusconi dei suoi rapporti con i clan anche dopo l’insediamento del governo da lui presieduto, perché solo Berlusconi, da premier, avrebbe potutoautorizzare un intervento legislativo come quello tentato e riferirne a Dell’Utri per tranquillizzare i suoi interlocutori”.
Perché il reato di violenza o minaccia sussiste – È lo snodo fondamentale del processo. Gli ex carabinieri del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, l’ex senatore di Forza Italia e i mafiosi Leoluca Bagarella e Antonino Cinà sono stati infatti condannati per violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Hanno cioè intimidito il governo con la promessa di altre bombe e altre stragi se non fosse cessata l’offensiva antimafia dell’esecutivo. Anzi degli esecutivi, cioè i tre governi che si sono alternati alla guida del Paese tra il giugno del 1992 e il 1994: quelli di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi alla fine della Prima Repubblica, quello di Silvio Berlusconi, all’alba della Seconda. Nel primo caso la minaccia sarebbe stata “trasmessa” al governo dai carabinieri, nel secondo da Dell’Utri. I giudici spiegano dunque perché sussista il reato di minaccia a Corpo politico dello Stato non è necessario che la minaccia abbia effetti concreti, “ma è sufficiente che sia stata percepita dal soggetto passivo”. Cioè non è necessario che gli interventi legislativi del governo Berlusconi o in sede parlamentare di Forza Italia “siano stati concretamente determinati dalla coartazione della libertà psichica e morale di auotodeterminazione dei proponenti per effetto della minaccia mafiosa”.
Le maxi condanne – Il 20 aprile scorso erano state nove le sentenze emesse nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo: i giudici presieduti da Alfredo Montalto avevano condannato a dodici anni di carcere gli ex carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni. Stessa pena per l’ex senatore Marcello Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione erano strati inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Prescritte, come chiesto dai pm Nino Di MatteoVittorio TeresiRoberto Tartaglia e Francesco Del Bene, le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci. Assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste l’ex ministro della Dc Nicola MancinoMassimo Ciancimino, invece, è stato condannato a otto anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro. A livello storico il processo.
Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/19/trattativa-berlusconi-sapeva-dei-rapporti-tra-dellutri-e-la-mafia-e-lex-senatore-rafforzo-la-strategia-di-riina/4504178/

mercoledì 18 luglio 2018

Giuseppe Conte e' il premier piu' povero d'Europa, guadagna 6.700 euro al mese! Guarda e diffondi questo e' il governo del cambiamento...




Giuseppe Conte è il nuovo presidente del Consiglio, il premier del "governo del cambiamento". "Sarò l'avvocato degli italiani" ha dichiarato. Ma quale sarà il suo stipendio? Secondo l'Adnkronos lo stipendio di Conte non rientra tra le spese pazze della politica italiana: il suo stipendio, infatti, è di "soli" 80.000 euro netti all'anno, circa 6.700 euro al mese. Si tratta sicuramente di un ottimo stipendio, ma inferiore sia a quello del capo dello Stato - 239.000 euro l'anno - che a quanto percepito da deputati e senatori.
Lo stipendio di Conte è inferiore anche a quello dei leader degli altri Stati europei e non; ad esempio, alla Cancelliera tedesca Angela Merkel spettano circa 369mila dollari l'anno, mentre allo svizzero Alain Berset è riconosciuto un guadagno di 482mila dollari. In questa speciale classifica troviamo anche il Presidente degli Stati Uniti che però non risulta essere il leader più pagato al mondo: per lui, infatti, è previsto uno stipendio annuo di 400mila dollari. Chi è quindi il leader più pagato? Per trovarlo dobbiamo andare oltreoceano, nella lontana Australia: qui, infatti, il Presidente Malcolm Turnbull guadagna 527.000 dollari, ben 5 volte in più rispetto a quanto andrà a guadagnare Giuseppe Conte.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13346705/giuseppe-conte-premier-povero-stipendio-guadagna-6700-euro-mese.html

Ultima Ora: L'Ong Open Arms scappa da Salvini. E fa rotta verso la Spagna! Cosa ne pensate?

Ieri accusavano la Libia e l'Italia di aver fatto morire affogate una madre e un bambino, pubblicando immagini choc che hanno fatto parlare il mondo. E oggi scappano da Salvini, preferendo la Spagna per attraccare la loro nave.
È la stessa Open Arms a confermare che la decisione di "indirizzare le nostre navi verso le coste spagnole" è stata presa dopo aver valutato i "fattori critici" di un possibile sbarco in Italia. Il primo è la presenza nel governo di Matteo Salvini, che ormai sembra esser diventato per le Organizzazioni non governative come l'aglio per i vampiri.
Facciamo un piccolo passo indietro. Ieri l'Ongspagnola accusava il Belpaese di essere "complice" dei guardiacoste libici, definiti "assassini arruolati dall'Italia". L'immagine di una donna e un bambino riversi su una tavola galleggiante in mezzo al mare sarebbero state, secondo Oscar Camps, la prova della decisione della Marina di Tripoli di affondare "l'imbarcazione perché non volevano salire sulle motovedette libiche". A dire il vero, sia il Viminale che due testimoni a bordo delle motovedette smentiscono questa ricostruzione. Si tratta di una giornalista tedesca e di un freelance libico, il cui racconto contrasta con quello di Oscar Camps. A dire il vero, anche la versione fornita da un altro esponente di Open Arms, Riccardo Gatti, è meno diretta di quella del fondatore di Proactiva: "Non riusciamo a spiegarci - ha detto a Internazionale - cosa sia successo perché abbiamo trovato i resti di un gommone affondato, due morti e un sopravvissuto". E anche oggi la versione ufficiale parla di "probabile dinamica", annacquando le certezze twittate ieri da Oscar Camps.
PUBBLICITÀ
inRead invented by Teads
Lo scontro tra Proactiva e il Viminale è - ovviamente - solo all'inizio. Il reportage della giornalista tedesca sarà mandato in onda venerdì. E così l'Ong, invece di approdare in Italia, ha preferito girare il timone e puntare verso la Spagna a cui è stato chiesto di assumere il coordinamento della operazione Sar. Di certo l'Italia non si opporrà. A colpire però è la motivazione addotta dalla Open Arms. "La richiesta - spiegano in un comunicato - nasce dalla considerazione che l'ipotesi di approdare in un porto italiano (la possibilità di Catania è stata comunicata solo alle ore 23:04 di martedì) presenta comunque molteplici fattori critici". Il mare mosso? Macché: "Il primo - dicono - è costituito dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, che ha definito 'bugie e insulti' la documentazione da noi offerta attraverso la pubblicazione delle tragiche immagini dell'area di mare dove è avvenuta l'operazione condotta dalla Guardia Costiera libica". Inoltre, per Proactiva "risulta incomprensibile perché la disponibilità iniziale ad accogliere la donna in stato di grave ipotermia non sia stata accompagnata dalla stessa disponibilità per i due cadaveri ritrovati". Infine, il terzo motivo che la tiene lontano dalla Sicilia è "il reiterato annuncio di una sorta di contro inchiesta o contro versione rispetto alla probabile dinamica dei fatti accaduti lunedì sera", fatto che secondo l'Ong metterebbero a repentaglio "la tutela della donna sopravvissuta e della sua piena libertà di rendere testimonianza in condizioni di tranquillità e di sicurezza".

Ultima Ora: Attacco vergognoso a Di Maio! Subito la sua risposta: Vergognatevi!

Dal Facebook di Luigi Di Maio:
Lo schifo che leggo oggi sul quotidiano il Giornale va messo nella categoria della stampa spazzatura.
La dottoressa Assia Montanino l'ho conosciuta 5 anni fa. È la figlia di un commerciante che ha denunciato i suoi usurai e ho avuto modo di conoscerla quando sono stato a far visita al padre per portargli la mia solidarietà.
Era una giovane universitaria a cui decisi di dare una opportunità di tirocinio presso la mia segreteria di vice presidente della Camera. Negli anni si è distinta per la sua capacità di gestire situazioni complesse di segreteria. E posso assicurarvi che non ho mai conosciuto una persona più onesta e leale di lei.
Vergognatevi.

martedì 17 luglio 2018

Straordinaria notizia! Con il governo M5S-LEGA non si paghera' piu' il canone Rai...



Tanto discusso e odiato dagli italiani, il Canone Rai potrebbe non pagarsi più con l’entrata del nuovo governo del Movimento 5 Stelle e Lega. Il contratto di governo è stato pieno di promesse a favore dei cittadini e se verranno mantenute, potranno finalmente aiutare le famiglie in difficoltà con vari aiuti grazie ad un sistema di tassazione più basso. Secondo questo contratto, il canone RAI potrebbe non essere più pagato dal popolo italiano e questa è sempre stata una tassa ingiusta e molto criticata dagli italiani poiché ha scarse qualità tra le tre reti nazionali. Quindi, il Movimento 5 Stelle e la Lega, avranno il compito di eliminare completamente questa tassa che viene inserita all’interno della bolletta dell’energia. Già in passato, in molti hanno proposto di abolire questa tassa ma non è stato possibile farlo perché non c’erano le coperture necessarie per abolirla.
Entrambe le forze politiche sono sempre state schierate contro il Canone Rai e quindi potremmo davvero non dover più usufruisce del servizio deve ugualmente pagare la tassa. Il Canone Rai è un’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili che ricevono le radioaudizioni televisive in tutto il territorio italiano, per legge bisogna pagarlo indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta di emittenti televisive. Questa tassa è la fonte principale di finanziamento del servizio pubblico in quasi tutti i paesi europei, quindi, laddove vi è una utenza arriva per la fornitura di corrente elettrica, si pensa che ci sia anche un apparecchio televisivo e per questo motivo si deve pagare il canone tv. Ci hanno permesso di effettuare il pagamento mediante addebito nella fattura dell’energia elettrica e chi vive all’estero ma ha una casa in Italia, deve ugualmente pagare la tassa.
Nel 2017 l’importo è stato di 90 euro con un pagamento avvenuto tramite addebito sulle fatture emesse dalle imprese elettriche con 10 rate mensili, da gennaio ad ottobre. Ma Il pagamento Rai può essere pagato anche addebitando la cifra sulla pensione ma facendo richiesta al proprio ente pensionistico qualche mese prima della scadenza. Questa agevolazione riguarda tutti i cittadini in possesso dell’abbonamento alla Tv che abbiano un reddito di pensione non superiore ai 18.000 euro.
Il pagamento viene effettuato anche da chi non ha un apparecchio televisivo ma ha ugualmente un’utenza elettrica, ma c’è anche la possibilità di presentare una dichiarazione di esonero per non pagare la tassa.
In ogni caso, si spera che con il nuovo Governo si possa assistere anche ai fatti dopo tutte le promesse con la speranza che aiutino non solo le banche, i ricchi e i politici stessi ma anche la gente comune.
Fonte:https://news.fidelityhouse.eu/notizie-curiose/novita-canone-rai-con-il-governo-movimento-5-stelle-lega-non-si-paghera-piu-347131.html?vers=0487d7b7d337d89e12a96a11192aa0e3

LA SAPETE L'ULTIMA DELL'AIUTINO ALLA "LADY" DI RENZI? NON AVEVA I REQUISITI PER LA CHIAMATA DIRETTA.



LA BUONA SCUOLA FINISCE IN TINELLO - LA 'VERITA'' DI BELPIETRO: LA MOGLIE DI RENZI ASSUNTA CON CHIAMATA DIRETTA MALGRADO L' ASSENZA DI CERTIFICAZIONE LINGUISTICA E DIDATTICA DIGITALE - LA GIUSTIFICAZIONE: “PARLO INGLESE E FRANCESE, SONO AUTODIDATTA DEL WEB. FARÒ I CORSI” Christian Campigli e Alessia Pedrielli per “la Verità” «Un giornalista? No guardi, la preside non parla con nessun giornalista. Anzi, se ne vada immediatamente, altrimenti abbiamo l’ordine di chiamare i carabinieri». Ci hanno ricevuto così all’Istituto Tecnico Peano di Firenze, mentre Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, era a cena alla Casa Bianca in compagnia del presidente Obama. Da settembre la first lady lavora qui, in una delle scuole più prestigiose della città, come docente di italiano e latino. Ma dopo nemmeno un mese ecco, già, il primo impegno (del consorte) che la porta lontano dai suoi alunni. Nulla di illecito, per carità: Agnese, adesso non è più una precaria, insegna part time ed è bastato un permesso per motivi familiari per volare dall’altra parte dell’oceano. Ma come è arrivata, da impegnatissima- moglie- di premier, ad essere assunta in un rinomato istituto, non lontano da casa, nell’annus horribilis della scuola italiana? La strada, lo dimostrano i fatti, gliela ha aperta la riforma voluta dal marito, la stessa che, invece, tra trasferimenti e ricorsi, ad altre migliaia di docenti italiani ha sconvolto la vita. Per lei, che si trovava al posto giusto al momento giusto, prima è arrivato il contratto a tempo indeterminato poi, grazie all’introduzione delle assunzioni a chiamata diretta, anche la cattedra, nonostante qualche titolo che mancava all’appello. «Io faccio uno più uno. Ha la moglie, che non ha superato il concorso, che però sta nelle graduatorie ad esaurimento…e guarda caso quella graduatoria l’ha davvero esaurita, assumendo tutti. È evidente che ci sia qualcosa che non torna », suggeriscono voci nei corridoi della Cgil fiorentina. Di certo la carriera della first lady, negli ultimi anni, non è stata tra le più impegnative: dopo essere stata fermata alle selezioni per insegnanti di ruolo, nel 2012, Agnese rientra nelle graduatorie per precari e la ritroviamo, prima, supplente per qualche mese in un educandato, poi in aspettativa per impegni di famiglia. E dopo la pausa, quando torna a scuola, nel 2015, pur lavorando sotto casa sceglie ancora l’orario ridotto. Eppure proprio mentre è in aula, da supplente, qualche ora a settimana, arriva il primo colpo di fortuna. Parte la riforma La Buona Scuola, pensata dal consorte che, tra gli altri, stabilizza (grazie alla cosiddetta «fase c») anche i docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento e che non avevano superato il concorso. Tra cui Agnese. «A Renzi avevamo consigliato di fare in modo diverso, per esempio un piano pluriennale di assunzioni in modo da esaurire quelle graduatorie in due o tre anni», spiegano ancora i sindacati, critici verso quella «fase c» che, con le assunzioni di massa, ha creato caos nelle assegnazioni. «Invece lui ha messo di ruolo tutti, senza guardare quali competenze davvero servissero », continuano «così, per esempio a Firenze ci sono 82 docenti di materie giuridiche parcheggiati lì, mentre, magari, mancano quelli di matematica ». E concludono: «La criticità è questa, la malignità viene dopo», ma «certo stupisce che un premier così giovane, così rampante», non abbia «pianificato le cose in modo più sensato». Per Agnese, comunque, un senso c’è. Appena entrata di ruolo infatti, la consorte si ritrova in cattedra, voluta dalla preside dell’Istituto Peano, che tra tante, preferisce proprio lei. E, anche in questo caso, il merito è della riforma che ha dotato i dirigenti scolastici di poteri assoluti: niente più punteggio o anzianità, con la chiamata diretta, il dirigente assume chi vuole. Anche a prescindere dai titoli, se è il caso. Nell ’avviso di selezione per i posti al Peano, pubblicato lo scorso 18 agosto, la dirigente dell’istituto indicava i titoli preferenziali su cui si sarebbe basata la scelta dei docenti: ai primi posti per importanza figuravano la certificazione linguistica (B2 o superiore) e i titoli in didattica digitale (uso degli strumenti tecnologici per l’insegnamento). Alla selezione rispose anche Agnese, ammettendo onestamente di non avere all’attivo, almeno in parte, i titoli richiesti. «Non possiedo ancora certificazioni linguistiche ma ho buona padronanza di inglese e francese e sono intenzionata ad iniziare il percorso di certificazione», scriveva lei stessa nel suo curriculum «e per la didattica digitale ho acquisito competenze in maniera autonoma, ma sono intenzionata a seguire corsi per incrementare le mie conoscenze». Ma poco importa. La moglie del premier viene comunque assunta.

E, anzi, la preside, Maria Centonze, ben lieta della scelta, interpellata qualche giorno dopo sull’incarico alla first lady, spiegherà con semplicità: «Il suo curriculum corrispondeva ai requisiti pubblicati nel bando dell’Istituto: uso della tecnologia in classe e conoscenza della lingua inglese ».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/buona-scuola-finisce-tinello-verita-belpietro-moglie-134662.htm

Straordinario Di Maio; cosi ha salvato migliaia di lavoratori! Guarda e diffondi



di Luigi Di Maio sul caso Tim:

"Sto uscendo adesso dalla sede del Ministero. È tardi, ma sono felice perché oggi abbiamo raggiunto un accordo importante per la vita di migliaia di persone. Abbiamo chiuso poco fa l’accordo sulla trattativa Tim che sarebbe scaduto questa notte, lasciando in cassa integrazione circa 30 mila lavoratori e senza dare loro risposte concrete. La trattativa è stata portata avanti dai sindacati che hanno poi coinvolto il Ministero del Lavoro. Questa crisi aziendale ci fa capire perché è importante che Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico lavorino all’unisono. Così come è importante le delega alle telecomunicazioni, che ho deciso di tenere. Siamo entrati nei ministeri una settimana fa e abbiamo ereditato un problema che era già avviato ad una conclusione, per questo voglio dire che seguirò le prossime fasi con la massima attenzione. L'accordo dovrà essere approvato anche dai lavoratori con un referendum interno, un principio che è alla base dei valori del Movimento 5 Stelle. È importante avere accolto le richieste dei sindacati e che l’azienda si sia resa disponibile ad accettare un compromesso. Il fatto che ci sia la disponibilità a trovare un modo per azzerare gli esuberi e utilizzare strumenti non traumatici, per evitare di far piombare i lavoratori in situazioni difficili, è qualcosa che mi rende felice. Creeremo anche dei tavoli per controllare che questo accordo venga attuato bene. Oggi abbiamo affrontato e risolto solo uno degli aspetti del nuovo piano industriale dell’azienda. Adesso il prossimo passo è continuare a collaborare con tutti per verificare se questo piano industriale è sostenibile. È stata una giornata impegnativa e domani lo sarà altrettanto! Cambiare l'Italia non è una passeggiata, lo sapevamo, ma ogni giorno percorriamo un pezzo di strada insieme. Stateci vicini, abbiamo bisogno di tutti voi! E ora... Buonanotte a tutti!"