lunedì 18 giugno 2018

Rivelazioni di Travaglio: “Speravo di tenere la notizia nascosta ancora per un pò” Guardate e diffondete!

Il sogno dei duri e puri, il gruppo che si riconosce nella leadership del presidente della Camera Roberto Fico, porta al nome di Marco Travaglio: il direttore del Fatto sarebbe la soluzione ideale per trasferire sulla prima rete della tv italiana le campagne antiberlusconiane e giustizialiste. Ipotesi su cui Luigi Di Maio non è d’accordo: le due opzioni su cui vuole puntare l’ala governista e moderata sono Gianluigi Nuzzi ed Enrico Mentana, ospiti fissi all’evento di Ivrea di Davide Casaleggio”. Dove, aggiungo io, quest’anno non ero invitato, dunque devo essere caduto un po’ in disgrazia, almeno nell’Eporediese. Però Fico e i duri e puri mi vogliono, quindi sto in pole position, e sono soddisfazioni.
È per questo -spiega l’influente testata – che lunedì il Fatto ha aperto la prima pagina con la notizia che Salvini vuole il Tg1: non per dare una notizia, ma per tenere libera per me l’ambita poltrona. Ora che sono a un passo dall’agguantarla, manca solo che arrivi il primo leghista che passa per la strada e me la soffi. Dai, su, non scherziamo. È una vita che ci lavoro.
Nel marzo 2001, per dire, tutti sapevano che B. avrebbe stravinto le elezioni e io, come captatio benevolentiae verso il nuovo padrone dell’Italia e dunque della Rai, mi feci invitare da Daniele Luttazzi per parlare – per la prima volta in tv – dei suoi rapporti con la mafia. Speravo che mi fosse riconoscente, magari non proprio con la direzione del Tg1 (ero ancora troppo giovane), ma almeno del Tg2 o del Tg3. Invece l’ingrato Cavaliere fece proprio in modo che in Viale Mazzini (come pure in Mediaset, ça va sans dire) non mettessi più piede, estendendo il simpatico ostracismo a chiunque avesse osato invitarmi (Biagi, Santoro, Luttazzi, Freccero e così via).
Allora mi dissi: mi saranno grati quelli del centrosinistra. Per invogliarli a prendermi in considerazione, criticai – per giunta sull’Unità, oltreché ad Annozero – per due anni le magagne del secondo governo Prodi. Purtroppo, chissà perché, non funzionò neanche con loro: al Tg1 mi preferirono Riotta. Nel 2008 tornò B. e io, furbo, mi feci subito amico il neopresidente del Senato, Renato Schifani.

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