domenica 17 giugno 2018

Straordinario... Di Maio e Salvini si prendono la Rai Tg2 alla Lega, Tg3 al M5s! Guarda e diffondi



L'inchiesta della Procura di Roma sulla costruzione del nuovo stadio nella Capitale ha rallentato la trattativa, ma l'accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per lo spoil system in Rai è praticamente definito.

La «derenzizzazione» di Viale Mazzini è in cima alle priorità del governo giallo-verde.
Non è un caso che Di Maio e Salvini, da giorni, stiano preparando il terreno, riscaldando l'ambiente, per mettere le mani sul servizio pubblico televisivo. Il ministro dell'Interno, dallo studio di Otto e mezzo su La7, è stato il più esplicito: «I partiti non saranno fuori, ma faranno scelte intelligenti. Dobbiamo nominare noi. Faremo scelte equilibrate e intelligenti, a differenza di chi ci ha preceduto, perché alcuni tg della Rai sembrano quelli degli anni '20 e degli anni '30. Non faccio nomi e cognomi, lascio giudicare ai telespettatori». La missione sarà, dunque, far sentire anche nella tv di Stato il nuovo vento pentaleghista. C'è un ragionamento finale tra le due forze politiche sui nomi da spedire alla guida dei Tg, ma lo schema su cui poggia la spartizione delle poltrone è pronto. E rientra nell'accordo finale per sottosegretari e viceministri del governo Conte. Il punto di equilibrio prevede che nessuna delle due forze politiche possa avere un peso maggiore dell'altra nel controllo dell'informazione pubblica.
La strada seguita dalla coppia Di Maio-Salvini parte da un compromesso: la direzione del Tg2 andrà alla Lega mentre quella del Tg3 sarà indicata dal M5s. La poltrona più ambita, la guida del Tg1, su cui Salvini non intendeva mollare e che rischiava di far saltare l'accordo, sarà occupata da profilo super partes. Per la guida del telegiornale della prima rete nazionale si cerca un nome che stia bene sia a leghisti che grillini. In modo da non sbilanciare verso una sola forza politica tutto il potere dell'informazione pubblica. Enrico Mentana è una soluzione. Si profilerebbe, inoltre, il ritorno sulla tv di Stato di Giovanni Floris ma non è ancora chiaro con quale ruolo. Lo schema di base dell'alleanza giallo-verde prevede la direzione del Tg2 al Carroccio: in pole per la poltrona ci sono il vicedirettore di Rai1 Gennaro Sangiuliano e la giornalista Grazia Graziadei. La direzione del Tg3 dovrebbe andare a un giornalista indicato da Di Maio. Le opzioni, al momento, sarebbero due: Milena Gabanelli e Alberto Matano, giornalista del Tg1 e conduttore di Sono Innocente ma soprattutto un fedelissimo del sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. Un compromesso in piena regola, che eviterebbe strappi, consegnando nelle mani di Salvini e Di Maio il controllo politico dell'informazione pubblica.
Accanto alla partita dei Tg, fondamentale nella strategia politica di Lega e M5s, c'è un' altra partita: il rinnovo del Cda della Rai. A fine giugno scade il Consiglio di amministrazione dell'era renziana. Sul tavolo ci sono le poltrone del Cda e la nomina del direttore generale. Riproposto lo schema a specchio: presidenza del Cda ai Cinque stelle e direttore generale alla Lega. Il 30 giugno Monica Maggioni e gli altri componenti lasceranno: 236 sono le candidature presentate per occupare la poltrona nel Cda. Se dovesse essere confermata la presidenza in quota M5s, sul campo ci sarebbe l'opzione di Carlo Freccero, già componente del vecchio Cda. Per il ruolo di direttore generale, vero braccio operativo di viale Mazzini, sarebbero due i nomi in pista: Ferruccio de Bortoli e Fabrizio Salini, ex La7 oggi al vertice di Stand by. L'ex direttore del Corriere della Sera avrebbe un profilo più giornalistico mentre Salini più manageriale. Due scelte con uno obiettivo: imporre anche in Rai il nuovo corso giallo-verde.
  • Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/patto-salvini-maio-spartirsi-rai-tg2-lega-tg3-m5s-1541535.html

Notizia bomba! Contratto di governo: Chiusura per tutti i campi rom irregolare e' arrivato l'accordo tra Di Maio e Salvini!



La prima e la seconda bozza del contratto di governo tra M5S Lega parlavano chiaro: la chiusura dei campi rom c'era, ma solo a metà.
Perché l'accordo scritto dagli staff di Salvini e Di Maio prevedeva l'addio a quelli illegali, senza però dire nulla suigli accampamenti tecnicamente legali ma comunque spesso sacche di illegalità in cui lo Stato fatica ad entrare.
Bene. Secondo le ultime indiscrezioni, tra gli argomenti cari alla Lega che saranno rimessi sul tavolo oggi pomeriggio quando i due leader torneranno ad incontrarsi, ci sarà anche il tema della sicurezza. E - appunto - Salvini avrebbe inserito nel programma il progetto di chiudere tutti campi rom e non solo quelli irregolari. In fondo solo ieri un blitz della polizia locale di Roma, disposta dalla procura capitolina, ha permesso dirinvenire nelle baracche un vero e proprio arsenale fatto di spade, bastoni, mazze e accette. Oltre, ovviamente, a oggetti di valore, 20mila euro in contanti, orologi e via dicendo.
Matteo Salvini ha fatto della ruspa contro i nomadi il suo paradigma politico (e di possibile governo). E forse sono stati anche la sua fortuna. Più volte si è recato in "visita" in diversi campi rom, ricevendo spesso anche qualche urlo contro. In molti erano rimasti sopresi nel leggere nella bozza di contratto con il M5S il pugno duro solo con i campi irregolari. Nel documento si legge infatti che un esecutivo giallo-verde, a fronte dei @circa 40.000 Rom vivono nei campi nomadi, di cui 60% ha meno di 18 anni", vorrebbe mettere in campo le "necessarie azioni per arginare questo fenomeno". Ovvero: "chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori, pena allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale". Ora, forse, le cose cambieranno.


Toninelli distrugge Saviano: “Bandito è chi ha lucrato sulla disperazione dei profughi”! Guarda e diffondi se sei d'accordo!



Ieri Roberto Saviano aveva deciso di intervenire, nella sua nuova rubrica su Fanpage.it ‘My Way’, sul caso della nave Aquarius, rimasta per più di un giorno ferma nel mare tra Malta e Italia, attaccando il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. “Mettere a rischio la vita di decine di persone è un comportamento da banditi”, ha affermato Saviano. E la risposta di uno dei diretti interessati, Danilo Toninelli, non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso un tweet. “Caro Roberto Saviano – scrive il ministro delle Infrastrutture – i banditi sono coloro che hanno lucrato per anni sulla disperazione dei profughi, con la complicità di certa politica”.

Toninelli difende la posizione del governo di cui fa parte e la decisione di chiudere i portiper impedire alla nave Aquarius di sbarcare nel porto italiano più vicino. “Chiedere agli altri paesi Ue di fare la propria parte come sta facendo l’Italia – spiega il ministro delle Infrastrutture – significa prima di tutto voler aiutare questa povera gente”.

Umiliazione totale! Renzi deve solo stare zitto gli Italiani lo hanno cacciato! Guarda e diffondi



Botta e risposta. A distanza, uno da Rignano sull'Arno, l'altro da Cinisello Balsamo. Il primo, Matteo Renzi, collegato ai microfoni di Lucia Annunziata su Rai3.
Il secondo, Matteo Salvini, in uno dei tanti comizi che, da ministro, non ha smesso di fare in giro per l'Italia.
Argomento del giorno, come c'era da attendersi, l'arrivo della Aquarius nel porto di Valenciae la decisione del leader della Lega, una settimana fa, di chiudere i porti alle navi delle Ong cariche di migranti. Dopo i tanti buonisti che hanno attaccato Salvini, dopo gli insulti dei vari SavianoErri De Luca e Oliviero Toscani, ora tocca alll'ex presidente del Consiglio dare del "bullo" al ministro dell'Interno. "Salvini ha fatto il bullo con 629 disgraziati - ha detto Renzi alla Annunziata - È una colossale operazione di successo a livello mediatico, lui è stato il regista per spot per sue idee e il suo partito. Ma le cose non cambiano. Non c'è nessuna proposta concreta. I porti sono aperti, la questione è irrisolta in Ue e l'Italia è più isolata". Poi ha rincarato la dose: "Un milione di like non vale una vita".
Le parole, ovviamente, non sono sfuggite al leader della Lega. Che però non ha voluto dedicare molte parole al segretario (dimissionario) del Pd. Poche frasi, ma molto dure. "Abbiamo fatto più noi in 15 giorni che il Pd in 6 anni. Poi, noi non abbiamo la bacchetta magica, continuate a seguirci", ha detto il leghista ai cittadini accorsi ad ascoltarlo. E poi ha aggiunto: "A Renzi non ho tempo di rispondere, gli hanno già risposto gli italiani mandandolo a casa. Non mi interessano gli insulti, voglio lavorare".
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-d-bullo-salvini-ministro-italiani-ti-hanno-cacciato-1542028.html

Non solo vitalizi, Fico fa tremare la casta con un annuncio a sorpresa! Guardate di cosa si tratta...



Non solo vitalizi. Il M5S dichiara guerra anche a voltagabbana e indennità. Lo ha detto il neoeletto presidente della Camera Roberto Fico in un’intervista al Fatto Quotidiano. Il deputato napoletano ha parlato dell'elezione a presidente:
“Questa nomina mi tocca nel profondo. Mi sono commosso per giorni, leggendo ogni messaggio ricevuto. Mi è arrivato tantissimo affetto dalla gente, in ogni forma. Sento la responsabilità di rappresentare la Camera e un pezzo dello Stato”. […] “Quando sono entrato e il Corpo di guardia mi ha fatto il saluto militare mi è sembrato di vivere in una bolla, un momento particolarmente emozionante. Ma devo dire che il Presidente della Repubblica è stato davvero molto gentile. Abbiamo parlato in modo molto diretto, “normale”.
“Il regolamento della Camera – ha detto anche Fico – va cambiato in modo importante, anche alla luce della riforma fatta in Senato. Vanno scoraggiati i cambi di casacca. Per dire, se sei un presidente di una commissione e cambi partito, sarebbe opportuno dimettersi”.
L’esponente pentastellato ha poi parlato del taglio di vitalizi e indennità:
“Appena eletto ho rinunciato all’indennità aggiuntiva da presidente. Parleremo con i rappresentanti di ogni forza politica, per chiedere che tutti rinuncino alle indennità che prendono per i vari ruoli. Per farlo basta una delibera dell’ufficio di presidenza”. “Lo stipendio da parlamentare può bastare. Non è solo questione di conti economici, ma di un conto culturale da saldare con i cittadini”.
Fico ha anche replicato alle voci che vorrebbero la sua elezione come un segnale alla sinistra: “Il M5S ha detto molto prima delle elezioni che le presidenze andavano slegate dalle dinamiche per il governo,” ha detto il presidente della Camera, che ha aggiunto: “io di correnti non ho mai voluto sentir parlare. Anche in un periodo difficile non ne ho mai volute creare, proprio come Luigi (Di Maio, ndr). Non sono arrivato qui certo per questo”.

GOVERNO: IL PREMIER CONTE UMILIA RENZI PUBBLICAMENTE! GUARDATE COSA E' SUCCESSO...



“Renzi mi chiama ‘collega’? Perché è un professore lui?”. A rispondere con ironia ai cronisti, fuori da Palazzo Madama, è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a proposito dell’intervento in Senato di Matteo Renzi, che lo aveva definito “collega” perché primo ministro “non votato dagli elettori”. “Contento per la fiducia e per i numeri” ha detto anche Conte.

Ecco il video

Ultima Ora: Di Maio tuona, non accettiamo ricatti! È guerraal precariato! Siete d'accordo?


Il ministro replica al manager italiano della app di consegna di cibo, che in una intervista aveva spiegato che con le nuove misure a cui lavora il governo le piattaforme digitali potrebbero lasciare l'Italia. Salvini: "Sono con lui". La bozza del decreto: ciclofattorini assimilati a lavoratori subordinati con "indennità mensile di disponibilità", stop al pagamento a cottimo e diritto alla disconnessione
17 Giugno 2018
MILANO -  "Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare" queste attività. "Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato".  Così il ministro dello Sviluppo Economico e del lavoro Luigi Di Maio risponde alle dichiarazioni di Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, che intervistato dal Corriere della Sera aveva lasciato intendere che - se approvate - le norme a cui il governo sta lavorando sui cosiddetti "riders" potrebbero spingere le piattaforme a lasciare il paese.
"Se lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto", ha scritto Di Maio su Facebook. "Da Ministro ho deciso di dichiarare guerra al precariato. Lo stato continuo di precarietà e incertezza dei giovani italiani sta disgregando la nostra società. Sta facendo impennare il consumo di psicofarmaci. E facendo calare la crescita demografica", ha spiegato il ministro  "La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall'altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro". Domani Di Maio incontrerà lle 14 al Ministero del Lavoro rappresentanti delle aziende, tra cui Foodora, Deliveroo, JustEat, Glovo e Dominòs Pizza. In suo sostegno è intervenuto ins erata anche Matteo Salvini: "Sulle multinazionali il mio collega Di Maio ha il mio totale sostegno. E' áora di smettere di trattare i lavoratori come numeri da consumare", ha detto il ministro dell'Interno.
I CONTENUTI DEL DECRETO
Il provvedimento a cui lavora il governo, come in parte anticipato in settimana da Repubblica, prevede secondo una bozza visionata dall'Ansa che i lavoratori delle piattafomre siano assimiliati a lavoratori subordinati, a cui andrà pagata anche una "indennità mensile di disponibilità" e in proporzione gli istituti di malattia, ferie e maternità in linea con le norme sul lavoro intermittente. Il decreto dovrebbe inoltre introdurre  il "divieto di retribuzione a cottimo.
Lo stesso provvedimento prevede poi un "trattamento economico minimo, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato" e comunque in linea con i minimi previsti dai contratti collettivi applicabili alle varie tipologie di attività della gig economy o quelli "del settore o della categoria più affine".  Tra le novità che si punta a introdurre per tutelare questi nuovi lavori, compresi quelli dei ciclofattorini, si prevede anche il "diritto alla disconnessione" per "almeno undici ore consecutive ogni ventiquattro ore" all'ultimo turno di disponibilità completato. Prevista anche una fase di sperimentazione degli algoritmi di gestione delle prestazioni e l'obbligo di informare i lavoratori "sulle modalità di formazione, elaborazione dell'eventuale rating reputazionale, e sugli effetti che tale valutazione ha sul rapporto di lavoro"

Bechis inchioda PD e FI: "Chi si scandalizza ha preso soldi da Parnasi, solo il M5S non ha..." Guarda e diffondi



di Franco Bechis

Gran parte della stampa utilizzando monconi di intercettazioni sostiene che Luca Parnasi, il costruttore dello stadio di Roma arrestato per corruzione, era il vero padre del governo Lega-M5s. In effetti in una intercettazione lui dice: "il governo l'ho fatto io". Ma più in là spiega il governo che stava facendo: "M5s-Pd-Fi-Lega-Fratelli di Italia". Mancava solo il povero Piero Grasso con la sua Leu. Ipotesi così non sono mai esistite, quindi è evidente che stava dicendo una panzana sciorinando l'elenco del telefono. E un elenco in effetti c'è: quello dei politici che Parnasi finanziava da anni. Anche nel precedente consiglio comunale, assai più rilevante di questo, perché fu quello che con Ignazio Marino sindaco diede il via libera allo stadio. Con il nuovo consiglio quel progetto è stato solo modificato, ma non ideato.
Ecco i beneficiari della generosità olimpica di Parnasi. Nel centro destra aiutò ad esempio Giordano Tredicine con 30 mila euro divisi fra 6 società (ogni contributo appunto da 5 mila euro). Ma finanziò anche Giovanni Quarzi e Marco Pomarici (5 mila euro a testa), Lavinia Mennuni (27 mila euro divisi fra più società), Davide Bordoni (15 mila euro divisi fra 3 società), Sveva Belviso (5 mila euro), Gianni Alemanno (35 mila euro divisi fra più società) e l'esponente di Fratelli di Italia, Dario Rossin (10 mila euro). Nel Pd Parnasi finanziò Andrea Tassone (15 mila euro). Francesco D'Ausilio (20 mila euro divisi fra più società), Cecilia Fannunza (2.500 euro), Fabrizio Panecaldi (10 mila euro), Giovanni Paris (5 mila euro), Antonio Stampete (10 mila euro), Andrea Santoro (15 mila euro). Contributi dati anche ad altre liste civiche o a quelle che supportavano Alfio Marchini nella sua prima corsa al comune di Roma. Da Parnasi arrivarono finanziamenti ad Alessandro Onorato (20 mila euro) e Cosimo di Noi (3.500 euro) della stessa lista. Anche 5 mila euro per Luca Giansanti della lista civica per Marino sindaco e 25 mila euro a Ignazio Cozzoli Poli della lista Cittadini per Roma. Gli unici consiglieri comunali a non essere stati finanziati da Parnasi sono proprio quelli del Movimento Cinque Stelle, che non accettano finanziamenti da imprenditori prima della campagna elettorale.


Ultim'ora parla il Governo M5S-LEGA: Aiutiamoli a casa loro tutti questi...Guarda e diffondi


L’Unione europea ha appena deciso di triplicare i fondi per la gestione dei migranti: la somma messa a bilancio passerà dagli attuali 13 miliardi di euro (anni 2014-2021) ai futuri 35 miliardi di euro (anni 2021-2027). Prima di compiere l’analisi dei costi preventivati, dove i soldi vanno, per fare cosa, dobbiamo sapere cosa noi prendiamo dall’Africa, e cosa restituiamo all’Africa. Se noi aiutiamo loro oppure se loro, magari, danno una mano a noi.
Conviene ripetere e magari ripubblicare. Quindi partire dalle basi, dai luoghi in cui i migranti partono. Roberto Rosso, l’uomo che dai jeans ha ricavato un mondo che ora vale milioni di euro, ha domandato: “Come mai spendiamo 34 euro al giorno per ospitare un migrante se con sei dollari al dì potremmo renderlo felice e sazio a casa sua?”.
Già, come mai? E perchè non li aiutiamo a casa loro?
Casa loro? Andiamoci piano con le parole. Perchè la loro casa è in vendita e sta divenendo la nostra. Per dire: il Madagascar ha ceduto alla Corea del Sud la metà dei suoi terreni coltivabili, circa un milione e trecentomila ettari. La Cina ha preso in leasing tre milioni di ettari dall’Ucraina: gli serve il suo grano. In Tanzania acquistati da un emiro 400mila ettari per diritti esclusivi di caccia. L’emiro li ha fatti recintare e poi ha spedito i militari per impedire che le tribù Masai sconfinassero in cerca di pascoli per i loro animali. La loro vita.
E gli etiopi che arrivano a Lampedusa, quelli che Salvini considera disgraziati di serie B, non accreditabili come rifugiati, giungono dalla bassa valle dell’Omo, l’area oggetto di un piano di sfruttamento intensivo da parte di capitali stranieri che ha determinato l’evacuazione di circa duecentomila indigeni. E tra i capitali stranieri molta moneta, circa duecento milioni di euro, è di Roma. Il governo autoritario etiope, che rastrella e deporta, è l’interlocutore privilegiato della nostra diplomazia che sostiene e finanzia piani pluriennali di sviluppo. Anche qui la domanda: sviluppo per chi?
L’Italia intera conta 31 milioni di ettari. La Banca mondiale ha stimato, ma il dato è fermo al 2009, che nel mondo sono stati acquistati o affittati per un periodo che va dai venti ai 99 anni 46 milioni di ettari, due terzi dei quali nell’Africa subsahariana. In Africa i titoli di proprietà non esistono (la percentuale degli atti certi rogitati varia dal 2 al 10 per cento). Si vende a corpo e si vende con tutto dentro. Vende anche chi non è proprietario. Meglio: vende il governo a nome di tutti. Case, villaggi, pascoli, acqua se c’è. Il costo? Dai due ai dieci dollari ad ettaro, quanto due chili d’uva e uno di melanzane al mercato del Trionfale a Roma. Sono state esaminate 464 acquisizioni, ma sono state ritenute certe le estensioni dei terreni solo in 203 casi. Chi acquista è il “grabbatore”, chi vende è il “grabbato”. La definizione deriva dal fenomeno, che negli ultimi vent’anni ha assunto proporzioni note e purtroppo gigantesche e negli ultimi cinque una progressione pari al mille per cento secondo Oxfam, il network internazionale indipendente che combatte la povertà e l’ingiustizia. Il fenomeno si chiama land grabbing e significa appunto accaparramento della terra.
I Paesi ricchi chiedono cibo e biocombustibili ai paesi poveri. In cambio di una mancia comprano ogni cosa. Montagne e colline, pianure, laghi e città. Sono circa cinquanta i Paesi venditori, una dozzina i Paesi compratori, un migliaio i capitali privati (fondi di investimento, di pensione, di rischio) che fanno affari. E’ più facile trasportare una tonnellata di cereali dal Sudan che le mille tonnellate d’acqua necessarie per coltivarle. E allora la domanda: aiutiamoli a casa loro? Siamo proprio sicuri che abbiano ancora una casa? Le cronache sono zeppe di indicazioni su cosa stia divenendo questo neocolonialismo che foraggia guerre e governi dittatoriali pur di sviluppare il suo business. In Uganda 22mila persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni per far posto alle attività di una società che commercia legname, l’inglese New Forest Company. Aveva comprato tutto: terreni e villaggi. I residenti sono divenuti ospiti ed è giunto l’avviso di sfratto… Dove non arriva il capitale pulito si presenta quello sporco. La cosiddetta agromafia. Sempre laggiù, nascosti dai nostri occhi e dai nostri cuori, si sversano i rifiuti tossici che l’Occidente non può smaltire. La puzza a chi puzza…
Chi ha fame vende. Anzi regala. L’Etiopia ha il 46 per cento della popolazione a rischio fame. E’ la prima a negoziare cessioni ai prezzi ridicoli che conosciamo. Seguono la Tanzania (il 44 per cento degli abitanti sono a rischio) e il Mali (il 30 per cento è in condizioni di “insicurezza alimentare”). Comprano i ricchi. Il Qatar, l’Arabia Saudita, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, anche l’India. E nelle transazioni, la piccola parte visibile e registrata della opaca frontiera coloniale, sono considerate terre inutilizzate quelle coltivate a pascolo.
Il presidente del Kenya, volendo un porto sul suo mare, ha ceduto al Qatar, che si è offerto di costruirglielo, 40mila ettari di terreno con tutto dentro. Nel pacco confezionato c’erano circa 150 pastori e pescatori. Che si arrangiassero pure!
L’Africa ha bisogno di acqua, di grano, di pascoli anzitutto. Noi paesi ricchi invece abbiamo bisogno di biocombustibile. Olio di palma, oppure jatropha, la pianta che – lavorata – permette di sfamare la sete dei grandi mezzi meccanici. E l’Africa è una riserva meravigliosa. In Africa parecchie società italiane si sono date da fare: il gruppo Tozzi possiede 50mila ettari, altrettanti la Nuova Iniziativa Industriale. 26mila ettari sono della Senathonol, una joint-venture italosenegalese controllata al 51 per cento da un gruppo italiano. Le rose sulle nostre tavole, e quelle che distribuiscono i migranti a mazzetti, vengono dall’Etiopia e si riversano nel mondo intero. Belle e profumate, rosse o bianche. Recise a braccia. Lavoratori diligenti, disponibili a infilarsi nelle serre anche con quaranta gradi. E pure fortunati perchè hanno un lavoro.
Il loro salario? Sessanta centesimi al giorno.
Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/17/aiutiamoli-a-casa-loro-prima-parte-il-grabbato-e-il-grabbatore/4432184/

sabato 16 giugno 2018

"Ecco come cancelleremo i vitalizi": Riccardo Fraccaro svela la strategia del M5S - GUARDA E DIFFONDI



"Ecco come cancelleremo i vitalizi": Riccardo Fraccaro svela la strategia del M5S - GUARDA E DIFFONDI



DI BATTISTA FA I NOMI DI TUTTI QUELLI CHE CONTROLLANO LA STAMPA, GRUBER NEL PANICO!



+++ DI BATTISTA FA I NOMI DELLE MULTINAZIONALI CHE CONTROLLANO LA STAMPA, GRUBER NEL PANICO! +++
Fantastico Alessandro Di Battista, fa in diretta i nomi di alcune delle multinazionali che controllano i giornali: "L'Eni ha un'agenzia di stampa. Potrà mai questa dare notizie sulle tangenti Eni in Nigeria?". Lilli Gruber va nel panico e tenta più volte di interromperlo. Diffondiamo!


E' guerra tra il governo M5S-LEGA e le Ong.... Ora cercatevi altri porti! Guardate e diffondete



Mentre la Francia e l'Italia ritrovano il sereno nei rapporti bilaterali dopo le accuse reciproche, non tramonta il sole dell'attenzione sull'emergenza migranti nel Mediterraneo.
Certo: l'Aquarius è ormai in rotta verso Valencia. Ma le Ong continuano a pattugliare le coste della Libia in attesa di avvistare barconi carichi di migranti. Ed è proprio contro le Organizzazioni non governative che sembra si stia concentrando l'attenzione di Matteo Salvini.
Nei giorni scorsi, infatti, a Catania è sbarcata una nave della Marina italia carica di oltre 900 migranti. L'Italia, seguendo la legge del mare, li ha strappati alla morte e portati nei suoi porti. lo stesso avverrà, probabilmente, per l'imbarcazione Usa con i suoi rifugiati a bordo. Ma il ministro dell'Interno è intenzionato a non permettere a associazioni private di gestire le politiche migratorie di uno Stato sovrano. Il ragionamento è questo: gli stranieri che salviamo nella nostra area Sar, ce li teniamo; ma se organizzazioni varie si piazzano a poche miglia dalle coste di Tripoli in attesa del carico di carne umana, allora si trovino un altro porto dove sbarcare. Semplice.
Ecco perché stamattina Salvini, come di consueto sulla sua pagina Facebook, ha mandato un messaggio chiaro alle altre due Ong che in queste ore pattugliano il mare nostrum. "Mentre la nave della Ong Aquarius naviga verso la Spagna (arrivo previsto domani mattina) - scrive il ministro leghista - altre due navi di Ong con bandiera dell'Olanda (Lifeline e Seefuchs) sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti. Sappiano questi signori che l'Italia non vuole più essere complice del business dell'immigrazione clandestina, e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi. Da ministro e da papà, lo faccio per il bene di tutti".
Stanotte la tedesca Lifeline ha soccorso 118 persone - tra cui 14 donne, 4 bambini e un neonato - al largo delle coste libiche. Ma Salvini ha dimostrato, almeno in queste prime ore, di saper davvero chiudere i porti italiani alle Ong. Resta un problema: dove andranno non appena saranno cariche di immigrati? Malta sembra una strada difficilmente percorribile, visto che non ha ceduto neppure su Aquarius. La Spagna non potrà dimostrarsi sempre solidale, se è vero che a Valencia i suoi centri di accoglienza hanno pochi posti rimasti. Ci sarebbe la Francia, magari con la sua bella Corsica. Il ministro dell'Interno ci sta pensando. Non è un caso se ieri, accettando le scuse di Macron, ha chiesto che Parigi passi "dalle parole ai fatti". In che modo? "La Francia accoglie molto meno rispetto all'Italia - ha spiegato il vicepremier - e visto che di migranti ne sbarcheranno altri, se oltre alle scuse aprisse i porti francesi a due o tre barconi apprezzerei ancora più le scuse".
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/guerra-salvini-ong-oggi-si-cerchino-altri-porti-1541641.html

Ultima Ora: Toninelli, l'Olanda richiami le sue navi! Porti chiusi da Salvini, cosa ne pensate?


I migranti dell’Aquarius stanno per sbarcare in Spagna e così il ministro dell’Interno Matteo Salvini dopo una settimana può cambiare obiettivo. Questa volta sono due ong tedescheche operano davanti alla costa dellaLibia con navi con bandiera olandese, Lifeline (“La linea della vita”, in inglese) e Seefuchs (“Volpe del mare”, in tedesco). Torna l’hashtag #chiudiamoiporti e torna la linea: “Sono arrivate al largo delle coste della Libia, in attesa del loro carico di esseri umani abbandonati dagli scafisti” informa il vicepresidente del Consiglio sul suo profilo personale di facebook diventato un canale continuo e quasi esclusivo di comunicazione. “Sappiano questi signori che l’Italia non vuole più essere complice del businessdell’immigrazione clandestina e quindi dovranno cercarsi altri porti (non italiani) dove dirigersi”. Una linea che unisce tutto il governo. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli chiede infatti all’Olanda di richiamare le navi ong con bandiera dei Paesi Bassi perché non sono attrezzate e violano i codici di condotta. Ma l’ulteriore giallo riguarda proprio queste ong perché dalla rappresentanza di Amsterdamall’Unione Europea rispondono a Toninelli: “Non si tratta di Ong olandesi, né sono imbarcazioni registrate in Olanda. Anche il governo dei Paesi Bassi è preoccupato per l’attività delle Ong nell’area di ricerca e salvataggio libica, in violazione del codice di condotta. Facendo così sono strumentalizzate dal cinico modello dei trafficanti di esseri umani libici e lo sostengono”.
Dall’altra parte c’è la Cei che chiede umanità, salvaguardia delle vite e rispetto dei diritti, ma lancia un forte appello all’Europa affinché l’Italia non resti sola. Nel frattempo il Pd, con David Sassoli, evoca l’intervento dellaCorte europea dei diritti dell’uomoperché “si stanno violando le convenzioni internazionali e trattati”.
I soccorsi della notte coordinati dall’Italia (e le ong non c’entrano)
Parole che su twitter accendono un duello a distanza anche molto ruvido tra il capo del Viminale e l’ong Lifeline, che però parevano la premessa per un altro caso Aquarius, con i porti “chiusi” (anche se formalmente non lo sono mai stati) di fronte a una nave con decine di persone salvate da un naufragio. In realtà Lifeline non ha nessuno a bordo: nella notte ha solo assistito – insieme ad una nave militare degli Stati Uniti – a un’operazione di salvataggio e trasbordo di 118 persone (tra cui 14 donne, 4 bambini e un neonato) sul Viking Amber, mercantile con bandiera di Singapore, designato dalla Guardia Costiera per effettuare l’intervento, quindi sotto il pieno coordinamento di Roma. I 118 tra l’altro sono solo una parte delle circa 450 persone che si trovano a bordo del Viking e che sono state recuperate dal mare nel corso di 4 interventi di soccorso. Tra oggi e domani i 118 verranno trasbordati su un mezzo della Guardia costiera italiana per essere indirizzati verso un porto ancora da definire.
Fin qui la parte operativa delle ultime ore che è gestita dalla centrale delle Capitanerie a Roma e che peraltronon vede le ong protagoniste. Poi però c’è la parte politica ed è su questo che ci si avvia a un nuovo braccio di ferro che conferma la linea del governo. La presa di posizione di Salvini, infatti, provoca un botta e risposta su twitter con LifeLine: “Quando i fascisti ci fanno promozione…” ha commentato in un primo momento l’associazione sul suo account. Il ministro dell’Interno ha replicato: “Una pseudo associazione di volontariato che dà del ‘fascista’ al vicepremier italiano? Questi non toccheranno mai più terra in Italia“. Lifeline negli stessi minuti ha fatto retromarcia, cancellando il messaggio precedente e precisando, forse in modo sarcastico: “No, @matteosalvinimi non è naturalmente un fascista. Ci è scivolato il mouse“. Ma Salvini non cede: “Roba da matti. A casa nostra comandiamo noi, la pacchia è STRA-FINITA, chiaro? Insulti e minacce non ci fermano”.
Toninelli: “Le navi di LifeLine non sono attrezzate”. Replica: “Non è vero”
Ma l’ong tiene a precisare che anche nell’intervento nel corso della notte “abbiamo cooperato con le autorità italiane ed americane nel pieno rispetto del codice di condotta”. Ed è esattamente questo il punto di scontro con il governo. “Le navi ong olandesi Lifeline e Seefuchs stazionano da ore in acque libiche – fa notare il ministro dei TrasportiDanilo Toninelli – In violazione del codice di condotta perché non hanno mezzi e personale adatti a salvare un gran numero di persone. E potrebbero mettere in pericolo equipaggi e naufraghi. L’Olanda le faccia rientrare“.
Ma anche in questo caso LifeLine replica: “Abbiamo i mezzi ed il personale per effettuare le missioni di ricerca e soccorso – si legge in un tweet – e per fornire il primo sussidio a coloro che sono in emergenza, secondo il Codice di condotta. La nostra missione è salvare e garantire che le persone in cerca di protezione non vengano riportate in Libia e offrire loro la possibilità di raggiungere un porto sicuro”.
Crimi come Salvini: “La pacchia è finita”
D’altra parte la linea di Salvini convince tutto il governo, con il sostegno esplicito del M5s. C’è per esempio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vito Crimi che usa le stesse parole del leader leghista: “La pacchia è finita per chi specula sui migranti”, dice Crimi, per quelli che “sui 600 migranti” dell’Aquarius “avrebbero lucrato 600mila euro al mese chissà per quanto tempo: c’è un albergatore che non ha potuto accogliere 50 persone per un mese una cooperativa che non ha avuto un appalto. E’ questo che dobbiamo bloccare in Italia. La pacchia è finita per chi ha speculato”. Crimi parla da un convegno sull’immigrazione promosso dall’associazione di magistrati Area Dg, al quale hanno partecipato tra gli altri anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho (che ha lamentato l’assenza della polizia giudiziaria a bordo delle navi dell’ong) e il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro (che ha definito le ong “parte di un sistema sbagliato”, con relative polemiche politiche).
Da lì arriva anche la replica dell’ex ministro degli Interni Marco Minniti. “Non posso dire a minorenne non accompagnato ‘la pacchia è finità, non capirebbe, perché non ci può essere cosa più drammatica che lasciare la propria famiglia. Le migrazioni sono un business? No. Può esserci malaffare? Sì. E tuttavia definire le migrazioni un business significa non aver capito bene quello che abbiamo di fronte. Si può dire, parlando dell’immigrazione, ‘la pacchia è finita?’ No”. Per Minniti “l’immigrazione è un fatto epocale, è una questione che riguarda il mondo, non pensiamo che riguardi soltanto l’Italia. Può essere cancellata? No, la cosa che può fare una grande democrazie è governare i flussi migratori” e lo si può fare, aggiunge nel “rispetto reciproco” tra “istituzioni democratiche, Stati e organizzazioni umanitarie”. “Se vogliamo affrontare grandi fenomeni epocali – ha concluso Minniti – dobbiamo mettere in campo una strategia complessa e difficile”.
Aquarius domenica a Valencia, la Francia accoglierà parte dei migranti
Nel frattempo le tre navi con i 629 migranti diretti in Spagna – Aquarius della ong Sos Mediterranée, Dattilo della Guardia Costiera e Orione della Marina – sta per raggiungere Valencia dopo 4 giorni di navigazione: l’arrivo è previsto per la mattinata di domenica. “Speriamo che la vicenda dell’Aquarius rappresenti realmente un punto di svolta per cambiare una volta per tutte la politica europea in tema di migrazioni” ha detto il presidente di Msf Spagna, David Noguera che ha ribadito che è “inaccettabile” che persone che scappano da guerra e fame vengano tenute per oltre una settimana in mezzo al mare in attesa di un porto sicuro e ha chiesto che a tutti i 629 migranti a bordo dell’Aquarius sia concesso lo status di rifugiato. “Sono tutte persone che hanno subito violenze nelle settimane e nei mesi di detenzione in Libia”.
La vicepremier spagnola Carmen Calvo ha annunciato tra l’altro che la Francia collaborerà all’accoglienza dei migranti dell’Aquarius. Il presidente Pedro Sanchez, racconta la Vanguardia, ha ringraziato il presidente Emmanuel Macron, sottolineando che questa è la cooperazione “con cui l’Europa deve rispondere”. In particolare, in una nota della Moncloa, si legge che dopo l’incontro tra la vicepremier e l’ambasciatore di Francia in Spagna, Parigi “accoglierà i migranti che, dopo l’arrivo al porto di Valencia e dopo aver completato tutti i passaggi formali previsti dal procedimento di accoglienza, manifestino il desiderio di recarsi in Francia”.
Sulla questione dei migranti è intervenuta la cancelliera tedesca Angela Merkel, che nel suo video messaggio settimanale ha ribadito che quella delle migrazioni è “una sfida europea che ha bisogno di una risposta europea“. Parole pronunciate in un momento molto complesso per il suo governo, che è in fase di stallo per lo scontro tra la stessa cancelliera e il suo ministro degli interni, Horst Seehofer, sostenitore di una linea “più dura”. Lunedì, invece, la Merkel riceverà il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
La Cei: “Salvare le vite, ma l’Italia non sia lasciata sola”
La Chiesa italiana chiede salvaguardia delle vite e  rispetto dei diritti ma lancia un appello all’Europa affinché l’Italia non resti sola. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, in un messaggio sottolinea: “Crediamo nella salvaguardia della vita umana: nel grembo materno, nelle officine, nei deserti e nei mari. I diritti e la dignità dei migranti, come quelli dei lavoratori e delle fasce più deboli della società, vanno tutelati e difesi. Sempre”. Ma aggiunge: “L’Italia, che davanti all’emergenza ha saputo scrivere pagine generose e solidali, non può essere lasciata sola ad affrontare eventi così complessi e drammatici. Proprio perché crediamo nell’Europa, non ci stanchiamo di alzare la voce perché questa sfida sia assunta con responsabilità da tutti“. Bassetti ammette che il fenomeno è complesso e che “risposte prefabbricate e soluzioni semplicistiche hanno l’effetto di renderlo, inutilmente, ancora più incandescente. Crediamo nel diritto di ogni persona a non dover essere costretta ad abbandonare la propria terra e in tale prospettiva come Chiesa lavoriamo in spirito di giustizia, solidarietà e condivisione. Crediamo altresì che la società plurale verso la quale siamo incamminati ci impegni a far la nostra parte sul versante educativo e culturale, aiutando a superare paure, pregiudizi e diffidenze”.
Di soluzioni non facili sul tema dei migranti parla anche il cardinaleGianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: “Fermo restando che la situazione è complessa c’è però anche bisogno sempre di tenere conto di questi valori”. Quanto ai toni usati da Salvini, il cardinale, a margine della cerimonia in cui gli è stata conferita la laurea honoris causa a Bologna, ha commentato: “Penso che noi tutti dobbiamo avere una sorta di purificazione della nostra grammatica comunicativa“.

Ultim'ora Porti chiusi, il 59 per cento approva la linea del nuovo Governo del cambiamento M5S-LEGA!



porti chiusi in Italia di fatto convincono gli elettori. E a sottolinearlo è una rilevazione Pagnoncelli sul Corriere.
Secondo i dati del sondaggio, la politica del Viminale convince il 59 per cento degli italiani. Un 24 per cento invece ritiene che non si possa rifiutare lo sbarco dei migranti, mentre un 17 per cento preferisce non esprimersi sulla vicenda. Per quanto riguarda gli elettori dei partiti e delle coalizioni bisogna registrare che sul fronte del centrodestra c'è totale condivisione per la linea portata avanti dal governo. Sul fronte centrosinistra invece gli elettori del Pd sono per la linea dell'accoglienza. Ma attenzione: circa un 30 per cento degli elettori del campo del centrosinistra approva il piano di Salvini. Condivisione anche per la linea della fermezza con l'Europa per gli elettori di M5s, Lega e Forza Italia con un picco del 90 per cento di "sì" alla politica dell'esecutivo.
Di fatto a pesare nei giudizi sicuramente è stata anche la presa di posizione dei francesi che hanno messo nel mirino l'Italia. La reazione del governo ha convinto buona parte degli elettori di centrodestra e di quelli pentastellati. La risposta contro Parigi ha dunque fatto registrare un successo sul fronte interno per le forse di governo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/porti-chiusi-59-cento-approva-linea-salvini-1541710.html

venerdì 15 giugno 2018

LA VERITÀ SULL'ACCOGLIENZA! Aquarius, la grande menzogna degli "eroi" spagnoli Ecco cosa faranno (davvero) con quei 620 migranti



Qualche settimana in Spagna, poi tutti a casa, in Africa. Sarà questo il destino della gran parte dei seicento migranti finiti al centro di un feroce scontro diplomatico fra Roma, Madrid e Parigi. Il governo di Pedro Sánchez - primo ministro dipinto dai giornali italiani come un illuminato filantropo da contrapporre alle barbarie del nuovo esecutivo a trazione leghista - ha confermato che non ci sarà alcun trattamento di favore per i profughi respinti da Malta e Italia. Potranno sbarcare a Valencia, ma dopo verranno seguite le procedure standard. Quelle stesse procedure che hanno reso la penisola iberica uno dei luoghi meno attraenti d' Europa per le ondate di stranieri che ogni anno attraversano il mare in cerca di fortuna. Alla frontiera con il Marocco, per farla breve, i militari hanno il grilletto facile. Si spara senza troppe discussioni. E chi entra normalmente viene riaccompagnato alla porta in tempi relativamente brevi.
L'ODISSEA - I seicento salvati dall'Aquarius, quindi, verranno trasferiti in un Cie, centro di identificazione e espulsione che ricorda molto una galera. Qui saranno rapidamente schedati e - in molti casi - reimbarcati su aerei e traghetti diretti a Sud. I pochi che resteranno saranno smistati tra Spagna e Francia. Per azzardare qualche previsione, si può ricordare un dato utile: circa il settanta per cento delle persone che partono dalla Libia non ha i requisiti per ottenere lo status di rifugiato. Si tratta di semplici clandestini. Non scappano da nessuna guerra. E quindi devono tornare alla base.
Forse è anche questa la ragione per cui il personale della Ong franco-tedesca che attualmente naviga al largo della Sardegna non sembra essersi affatto arreso all' idea di fare rotta verso la penisola iberica. Al contrario, lo scontro mediatico con l' esecutivo guidato da Giuseppe Conte continua, anche con colpi bassi.
«Dattilo, la nave della Guardia Costiera italiana che guida il nostro convoglio, ha deciso di cambiare rotta», ha scritto ieri su Twitter il comandante della nave. «Le condizioni meteo non sono favorevoli. Le persone a bordo sono esauste, scioccate e con il mal di mare». Non sono abituati, poveracci. Abbandonati in mezzo al Mediterraneo, senza neanche una pasticca di xamamina. Un ennesimo allarme sanitario, lanciato nella speranza di aprire una breccia nei cuori italiani. Matteo Salvini tuttavia non sembra intenerito: «La nave prende a bordo sistematicamente cinquecento persone a tratta: ora sono in cento, un quinto.
Non è che adesso possono anche decidere dove cominciare e dove finire la crociera». E ancora: «A giorni ci saranno novità sul ruolo delle Ong. Vedremo chi rispetta la legge e chi non lo fa».
DODICI CORPI - L' altro caso che ha animato il dibattito di giornata sull' immigrazione è quello della nave statunitense Trenton.
Secondo Repubblica, dopo un naufragio, gli americani avrebbero ripescato in mare 41 profughi vivi e dodici morti. Stando alla prima ricostruzione, gli americani avrebbero contattato la Ong Sea Watch per chiedere di trasferire a bordo vittime e sopravvissuti.
I marinai della Onlus, tuttavia, avrebbero risposto di non poter fare nulla: «I porti in Italia sono chiusi, non sapremmo dove portarli». La Trenton, quindi, avrebbe deciso di buttare in acqua i cadaveri, non avendo una cella frigorifera per conservarli. Ieri, tuttavia, è arrivata la precisazione: i migranti morti non sono mai stati neanche recuperati. I marinai si sono concentrati sui soccorsi e hanno perso di vista le vittime. La prima versione dei fatti, tuttavia, era ormai circolata su tutti i siti, con il consueto coro di commenti indignati.
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13350768/aquarius-spagna-immigrati-saranno-rimandati-in-africa.html

SALVINI HA FATTO BENE,LO DICHIARA IL COMANDATE DELLA MARINA MILITARE...SONO DEI DELINQUENTI QUESTI DELLE ONG! GUARDATE E DIFFONDETE



A Tripoli plaudono con soddisfazione alla nuova presa di posizione italiana sulla questione migranti. «Finalmente il ministro Matteo Salvini ordinando la chiusura dei porti inizia a prendere il problema dal verso giusto. Una scelta che senza dubbio frenerà gli arrivi in Libia dall’Africa sub-sahariana e ridurrà le partenze verso l’Europa», spiegano al Corriere i responsabili della guardia costiera e delle milizie legate al premier Fayez Sarraj, che da tempo guardano con preoccupazione alle centinaia di migliaia di disperati che con ogni mezzo arrivano nelle regioni costiere della Tripolitania, pronti a tutto pur di attraversare il Mediterraneo. «Certo nell’immediato sono da prevedere ulteriori sofferenze per i migranti in mare. Ma le chiusure italiane indurranno chi è ancora a terra a pensarci sopra mille volte prima di imbarcarsi. E ciò significa che le loro partenze sono destinate a diminuire», afferma Ayoub Qasem, comandante della marina militare nella capitale. Sono posizioni ben note. Da almeno tre anni i capi delle varie milizie libiche, da Misurata al confine con la Tunisia, pur divisi tra loro e in lotta per la supremazia interna, su di un punto concordano: vorrebbero bloccare gli arrivi degli africani nel loro Paese e accusano le organizzazioni non governative assieme ai governi europei di fungere da involontari fiancheggiatori del movimento migratorio, oltre che delle bande criminali di trafficanti d’esseri umani, che proprio grazie alla politica dei salvataggi in mare e dei porti aperti hanno enormemente facilitate le loro attività. «Ai tempi del regime del colonnello Gheddafi gli africani rappresentavano la nostra forza lavoro a basso prezzo. Avevano mercato nella Libia dell’export petrolifero. E Ghaddafi poteva anche utilizzarli come arma di politica estera per fare pressione sui governi europei. Ma oggi le centinaia di migliaia che si assiepano sulle nostre coste, assieme alle bande di criminali che li accompagnano, significano unicamente destabilizzazione e caos. Non li vogliamo, ma voi europei con la vostra cieca politica umanitaria ci create problemi immensi», ripetevano pochi mesi fa i responsabili dei porti di Misurata e Garabulli. Ancora più netta è la critica libica alle organizzazioni non governative. «Per noi hanno sempre rappresentato un ostacolo gigantesco. Sappiamo che, almeno alcune di loro, sebbene non tutte, operano a fini umanitari. Altri sono criminali “travestiti” da Ong. Però, anche nel caso di quelle più pulite, ogni volta che le loro navi si avvicinano alle nostre coste vediamo puntualmente la crescita esponenziale delle partenze dei migranti. Non so che grado di coordinamento esista con gli scafisti. Sta di fatto che gli umanitari inglesi, tedeschi, danesi, olandesi, spagnoli, facilitano le attività criminose», ci diceva ieri al telefono Massud Abdel Samat, responsabile della guardia costiera per la regione di Tripoli. A suo parere: «Salvini ha fatto la mossa giusta. Ma occorre che adesso il nuovo governo italiano si coordini con noi. In Libia abbiamo le capacità per fermare le bande degli scafisti. E l’Italia deve continuare ad aiutarci in questo senso».

Di Maio perde le staffe e attacca di insulti Berlusconi...Guardate cosa e' successo e diffondete ovunque!



"Sono sconvolto dall’intervista di ieri di Berlusconi che diceva che il problema dei migranti è una bomba sociale. L’avete scoperto adesso? Voi proprio, Berlusconi e Renzi, che avete nei vostri partiti le persone che hanno fatto il business sul Cara di Mineo, sui centri di accoglienza di mafia capitale, sui campi rom di mafia capitale? La vera bomba sociale l’hanno creata loro, che ora vogliono passare per i salvatori della patria". Il candidato premier del Movimento 5 stelle Luigi di Maio, a Sassari, in un lungo comizio nella sala del Cinema Moderno, ritorna sul tema dell’immigrazione, uno dei più sentiti della campagna elettorale.
"Sono traditori di questa nazione - aggiunge Di Maio - Oggi il vero grande tema è che ogni migrante che arriva qui vale decine di euro ognuno, che entrano nelle casse di una cooperativa, di un albergo, di una società che in emergenza li prende e poi quelle cooperative e quegli alberghi davano donazioni per la campagna elettorale di chi ci governava. Quando risolveranno il problema dell’immigrazione se si nutrono dei soldi di chi ci specula sopra.? Mai!".
Il vice presidente della Camera ricorda la proposta del M5S per affrontare i flussi migratori: "Chi arriva qui non possiamo aspettare due anni per sapere se può restare o deve tornare indietro. Dobbiamo potenziare le commissioni territoriali che fanno gli accertamenti, in modo che li completino in due mesi, non in due anni. In secondo luogo, chi viene qui non viene in Italia, viene nell’Unione europea. Quindi, chi viene qui dev’essere subito redistribuito per quote negli altri Paesi, in attesa di capire se può restare. I paesi dell’Est Europa, che in questo momento stanno dicendo che non vogliono i migranti, dovrebbero sapere che stanno prendendo fondi europei in misura maggiore di quanto danno. L’Italia è un contributore netto: dà 20 miliardi e ne ottiene 12. Facciamo un patto: o voi prendete i migranti o noi non vi diamo più i soldi europei. Vuol dire che quei soldi li usiamo noi per aiutare gli italiani a gestire il problema. Terzo punto: avete speso 5 miliardi di euro di tasse per l’accoglienza. Saremmo tutti più felici di spenderli per cooperazione e sviluppo per migliorare le condizioni nei Paesi di provenienze, coi quali, però facciamo dei trattati per rimandare i migranti economici che qui non possono stare".

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13306121/luigi-di-maio-silvio-berlusconi-raptus-insulti-bomba-sociale.html

Mentre la stampa si occupa solo del M5S…..vi informiamo che è stato arrestato un altro sindaco,avrebbe comprato voti per favorire..



Continuano a parlare soltanto di casi che riguardano il M5S tutto il resto passa in seconda pagina. Sempre di corruzione si parla.Soltanto il M5S vuole combatterla con un programma deciso e mirato,chissà come mai gli altri partiti non parlano mai di corruzione. Perchè sono tutti corrotti e vogliono continuare a riempirsi le tasche di denari.Questo quanto accade in questi giorni: Un sindaco che per favorire la campagna elettorale del suo referente politico spinge due piccoli imprenditori a promettergli voti con l’ausilio di un luogotenente della Polizia Locale; dipendenti pubblici capaci di pilotare atti amministrativi e di attestare collaudi di opere pubbliche mai effettuati; professionisti capaci di incidere sul comportamento di amministratori pubblici per favorire sé stessi, professionisti e imprese.
E’ il “vaso di Pandora” scoperchiato dalla Guardia di Finanza, che ha fatto luce su quattro diversi episodi di corruzione in una inchiesta sfociata nell’arresto, per turbata libertà degli incanti e corruzione continuata, di otto persone, tra cui il sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, eletto in una lista civica, e di due dipendenti del suo Comune.
Nell’ operazione, denominata “Sibilla”, vi sono 17 indagati. Per cinque di loro il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, per tre gli arresti domiciliari, per due un’interrogatorio di garanzia; mentre ha rigettato una misura restrittiva richiesta. L’inchiesta ruota attorno a Barbagallo, 42 anni, sindaco dal giugno del 2014: per favorire la campagna elettorale del deputato regionale di Sicilia Futura Nicola D’Agostino, che non è indagato, avrebbe dato disposizione ad un luogotenente della polizia locale, Nicolò Urso, ora ai domiciliari, di avviare controlli amministrativi nei confronti di due imprenditori.
L’obiettivo sarebbe stato quello di indurli ad avvicinare il sindaco per evitare la sanzione, quest’ultimo avrebbe chiesto in cambio sostegno elettorale per il suo referente politico. «Mi serve una cosa elettorale – dice Barbagallo in una conversazione intercettata -. Ci puoi andare per farli spaventare così mi vengono a cercare».
Il gip Giovanni Cariolo sottolinea che il sindaco «denota una personalità criminale allarmante». Sulla corruzione interviene anche il procuratore Carmelo Zuccaro: «E’ un crimine odioso – spiega – soprattutto in un momento storico politico in cui ci sono scarse risorse di cui tutti i cittadini si devono avvantaggiare e che vengono distolte».

Salvini toglie finalmente la scorta a Saviano “Fatti una vita a spese tue” Siete d accordo?

Cosi si è consumato l’ultimo scontro mediatico tra il neo ministro dell’interno Salvini ed il noto scrittore napoletano. Quest’ultimo aveva appena insultato Matteo Salvini di essere artefice di barbarie, chiaro riferimento alla vicenda “Aquarius”.
Ricordiamo di chi stiamo parlando. Roberto Saviano, che con i suoi racconti falsi e copiati sta massacrando la reputazione del popolo napoletano, i quali gli hanno permesso di guadagnare milioni di euro tanto da permettersi un attico lussuosissimo a New York, eppure ha ancora il coraggio di farsi pagare la scorta dai contribuenti, nonostante tantissimi esponenti dell’antimafia hanno più volte ribadito che la scorta, il quale costo sfiora i 3 milioni di euro annui (pagati da tutti i cittadini italiani), a suo carico è completamente inutile non essendo mai stato realmente attivo contro la criminalità organizzata.
Cosi l’ultima mossa a sorpresa di Matteo Salvini che dopo tanto tempo decide di passare ai fatti togliendogli finalmente la scorta. “Si faccia una vita a spese sue”. Ecco il post su Facebook