giovedì 22 marzo 2018

ULTIMA ORA BOMBA: A meno di 24 ore salta tutto. Azzerato tutte le intese sui Presidenti. GUARDATE E DIFFONDETE!

A meno di ventiquattro ore dalle prime votazioni per i presidenti di Camera e Senato saltano tutte le trattative, che sembravano già chiuse, tra i partiti e in particolare tra le due “maggioranze”, quella della coalizione di centrodestra e quella del M5s. Tutto azzerato? “Mi sembra proprio di sì” risponde il segretario della Lega Matteo Salvini. Luigi Di Maio, capo politico del M5s, dall’altra parte ammette “un percorso con difficoltà” e propone ai capigruppo di tutti i partiti un incontro unico, con tutti dentro.
L’incontro, programmato alle 20, inizia con le dichiarazioni dei capigruppo di Forza Italia Romani e Brunetta che fanno subito capire che non hanno intenzione di sciogliere alcun nodo: “Di presidenze parlano i leader e il nostro leader è Silvio Berlusconi: siamo qui per discutere solo di vicepresidenze e segretari d’Aula”.
Così torna dentro il confronto soprattutto il Pd che in giornata aveva rifiutato di essere coinvolto su scelte già prese e certificate da altri. “Cambino metodo e coinvolgano davvero tutti – dice il reggente Maurizio Martina – Questa sera avremo un ulteriore appuntamento per impostare un lavoro utile, io spero con un nuovo metodo. Capiremo se c’è volontà di costruire un passo in avanti oppure no. L’importante è non riproporre scelte precostituite e ragionare davvero di profili di garanzia”.  “Noi non voteremo Romani. Non abbiamo nessuna intenzione di votare Romani. Poi se ci viene chiesta una valutazione diciamo che è stato un capogruppo di opposizione che ha avuto un comportamento sempre serio e rispettoso”, dice invece Ettore Rosato, visto che il nome dell’ex ministro rimane uno dei motivi dello strappo dell’accordo.
Il centrodestra insiste su Romani, l’intesa salta
All’intesa che sembrava ormai conclusa (presidente della Camera un esponente M5s, presidente del Senato un eletto di Forza Italia) sono stati assestati tre colpi, uno da ogni direzione. Il primo, in ordine di tempo, è arrivato dal Pd che ha detto di rifiutare un’intesa già fatta da altri, un pacchetto già chiuso con il fiocco su nomi su cui non è mai stato interpellato né per dire sì o no. Il secondo, e più potente, è stata proprio la decisione unanime uscita dall’ennesimo vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli – il prossimo è convocato per le ore 19 – cioè la conferma che il candidato da proporre per la presidenza del Senato è Romani che il M5s ha più volte detto di non poter votare perché condannato in Cassazione per peculato (anche se con pena da ricalcolare). Il terzo colpo è infine arrivato da Luigi Di Maio, capo politico del M5s, che tira le somme (“Ci sono difficoltà nel percorso”) e propone ora il nuovo incontro, unico, tra i capigruppo di tutti i partiti.
Le cause, secondo Di Maio, sono che “il Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile“. Una ricostruzione che il Pdrespinge: “Se non riescono a trovare un accordo centrodestra e M5s – replica Ettore Rosato – pensare che sia colpa nostra è una follia: se si riparte da zero noi siamo pronti a incontrare volentieri tutti”.
Forza Italia: “Noi votiamo Fico, M5s non si metta di traverso”
In effetti il nodo più intrecciato è proprio quello di Romani. Da Palazzo Grazioli escono tutti in silenzio, ma c’è chi rende più esplicito il punto. “Salvini ha condiviso con Berlusconi il nome di Romani per la presidenza del Senato – spiega il senatore Sandro Biasotti, ex presidente della Liguria – I Cinquestelle dovrebbero dare un segnale e non mettersi subito di traverso”. Anche perché “noi abbiamo dato carta bianca per Fico di M5s alla presidenza della Camera e non è certo un moderato”. Eppure Salvini in una dichiarazione di ieri aveva provato a tenere insieme i pezzi: “Devono esserci nomi e cognomi condivisi da tutti. Ogni partito può avere nomi e cognomi condivisi da tutti“. “Continuiamo a puntare su Romani”, dice Maurizio Gasparriricordando come in passato ci siano state anche situazioni peggiori. Pietro Grasso, per esempio, fu eletto con 137 voti, meno della maggioranza assoluta. Dagli ambienti di Forza Italia, emerge un’altra ipotesi: i berlusconiani potrebbero votare scheda bianca alle prime due votazioni a palazzo Madama e probabilmente anche a Montecitorio.
Senato, Gasparri: "Romani presidente ipotesi seria e autorevole"

Il dibattito interno al M5s: “Su Romani no alla desistenza”
Ma dall’altra parte le parole di Di Maio, oltre a confermare la linea del no a Romani, tutelano anche gli stessi gruppi parlamentari dei Cinquestelle. Raccontano fonti a ilfattoquotidiano.it che proprio la decisione insistita del centrodestrasul capogruppo berlusconiano, ha alzato il livello della tensione perché una parte dei parlamentari ha chiarito che non avrebbe fatto passare l’elezione di Romani con eventuali atti di “desistenza”. Si sarebbe, insomma, riproposto all’orizzonte proprio quanto è successo nel 2013 con il ballottaggio tra Grasso e Renato Schifani, quando un pezzo del gruppo M5s non accettò di esprimere scheda bianca e votò l’ex magistrato proposto dal Pd per non votare il candidato di Forza Italia. In questo caso tuttavia gli equilibri sono del tutto diversi perché il comportamento del M5s può avere maggiori conseguenze.

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