venerdì 28 dicembre 2018

ULTIMA ORA VERGOGNOSA: IL PD PERDE LA TESTA E ATTACCA FISICAMENTE IL GOVERNO. QUESTA TIPO DI OPPOSIZIONE LI PORTERA'...



Bagarre in aula in questo momento, i deputati del PD assaltano il governo e tentano di picchiare i colleghi.

Massima diffusione!




domenica 23 dicembre 2018

Che schifo: terrorizzano i pensionati per salvare le pensioni d’oro! Ma per loro e' finita"!



Che schifo: terrorizzano i pensionati per salvare le pensioni d’oro




venerdì 21 dicembre 2018

Nel mirino del governo ci finisce anche la Chiesa, finalmente anche loro pagheranno le tasse!



Nel mirino del governo ci finisce anche la Chiesa: nel maxi-emendamento, infatti, fa capolino lo stop alle agevolazioni Ires per la Chiesa. La notizia è stata rilanciata dalla AdnKronos, secondo cui questa è una delle misure introdotte nel maxiemendamento del governo alla manovra.
Nel vertice di governo di domenica scorsa a Palazzo Chigi si era ragionato sull’ipotesi di riscuotere l’Imu, applicando, con una norma ad hoc, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che imponeva alla Chiesa di pagare l’Ici sugli immobili commerciali e al governo di recuperarla, riformando una decisione della Commissione che escludeva la chiesa dal pagamento della tassa negli anni 2008-2012 in virtù del fatto che fosse impossibile riscuoterla.
Ma, muovendosi in questa direzione, gli introiti sarebbero finiti nelle casse dei Comuni. Da qui la decisione del governo di ripiegare sull’Ires. Stando a un’inchiesta dell’Espresso, l’esenzione di cui gode la Chiesa sull’Ires vale un risparmio al Vaticano di quasi 1 miliardo di euro.

Poteri forti, stampa,tv sono tutti contro di loro guardate il perche'...Non mollate!



ECCO PERCHÉ HANNO TUTTI CONTRO!
Cosa cambierà nel 2019?
-Reddito di cittadinanza 
-Quota 💯 
-Pensioni minime a 780 euro 
-Pensioni d'invalidità a 780 
-Taglio pensioni d'oro 
-Legge anticorruzione 
-Taglio vitalizi 
-Limitazioni precariato 
-Stop delocalizzazioni 
-Aiuti alle imprese 
-Stop pubblicità gioco d'azzardo 
In 6 mesi.
Legge di bilancio del governo M5S e Lega
1- nessun aumento dell'Iva- Fatto🎀
2 - Aumento pensioni minime- Fatto 🎀
3 - Reddito di cittadinanza - Fatto 🎀
4 - Quota 100 per superare la Fornero - Fatto 🎀
5 - Aumento delle pensioni di invalidità - Fatto 🎀
6 - Taglio pensioni d'oro - Fatto 🎀
7 - esclusone bolkestain - Fatto 🎀
8 - Taglio all'editoria - Fatto 🎀
9 - Taglio di mezzo miliardo spese militari - Fatto 🎀
10 - Taglio del 30% premi inail per le aziende - Fatto 🎀
11 - Tempo prolungato nelle scuole - Fatto 🎀
12- Dieci miliardi e mezzo per il dissesto idrogeologico - Fatto 🎀
13 - 1,5 miliardi per i truffati dalle banche e dal PD
14 - Assunzione di 12.000 persone per la pulizia delle scuole
15 - Abolizione del sistri per le imprese - Fatto 🎀
16 - Dimezzamento Dell'imu sui capannoni industriali - Fatto 🎀
17 - Aumento fondi alla ricerca - Fatto 🎀
18 - 6.000 euro di incentivi per auto elettriche - Fatto 🎀
19 - 1 miliardo di euro alla sanità
MANOVRA: UE VOLEVA DARCI LO 0,8% CON CONTE ABBIAMO OTTENUTO 2,04%
Ha fatto di più questo GOVERNO DEL CAMBIAMENTO in 6 MESI che gli altri GOVERNI DI SX e CDX in 20anni

mercoledì 19 dicembre 2018

Luigi Di Maio: presto questa Europa sparira'. M5S e LEGA difenderanno l'Italia e tutti gli Italiani a tutti i costi!



Luigi Di Maio si schiera dalla parte del ministro Salvini. Il vicepremier appoggia il titolare degli Interni dopo l'apertura dell'indagine per il caso Diciotti."Salvini non deve dimettersiGiusto che i pm indaghino ma stiamo difendendo l’Italia", afferma in un'intervista a La Stampa.
Poi parla dell'inchiesta che è partita dalla procura di Agrigento: "L’indagine di Agrigento è un atto dovuto - sostiene - Perchè le decisioni prese a proposito della Diciotti facevano capo al Viminale. Ma le scelte del governo sono state condivise. È giusto e normale che i giudici facciano serenamente il loro lavoro". Di Maio rivendica le mosse del governo sulla gestione del caso Diciotti: "È stato un chiaro segnale al mondo per dire che l’Italia fa sul serio sulla redistribuzione dei migranti. E i giorni passati per risolvere il caso sono serviti a trovare la soluzione migliore per chi era a bordo. Persone che invece di finire in un lager come il Cara di Mineo avranno sistemazioni dignitose. Albania e Irlanda hanno dato uno schiaffo ai grandi d’Europa. E anche la Chiesa".
A questo punto il vicepremier parla dei rapporti tra il governo e l'Europa dopo il braccio di ferro sulla Diciotti: "Credo che i singoli Paesi si siano sempre fatti gli affari loro e che l’Italia sia sempre andata in soccorso di tutti. Ora il vento è cambiato. Le contraddizioni stanno venendo fuori. Molti governi ci attaccano chiamandoci populisti, senza rendersi conto che hanno le ore contate. Alle prossime elezioni europee prenderanno una batosta memorabile. Anche in Francia, Germania o Spagna i cittadini che la pensano come noi sono la maggioranza. Persone che hanno problemi profondi. A cominciare dalla povertà".

Vergognoso la sinistra regalò 40mila permessi ai migranti. Ma solo 3.200 lavorano



Il permesso di soggiorno umanitario era diventato una sorta di "tana libera tutti". Quei richiedenti asilo che non ottenevano la protezione internazionale o lo status di rifugiato, spesso si trovavano in tasca un permessino biennale giustificato dalle più svariate ipotesi.
Qualcosa come 40mila clandestini trasformati con una firma in regolari e poi abbandonati a loro stessi senza reali prospettive d'integrazione.
Questo è, o meglio era, il sistema tenuto in piedi per tre anni dai governi a guida Pd. Nell'era Renzi, Letta e Gentiloni le commissioni territoriali per il diritto d'asilo hanno licenziato migliaia di permessi di soggiorno per motivi umanitari. Nel 2014 il 28% dei richiedenti ottenevano questo tipo di documento. Nel 2015 il 22%. Nel 2016 il 21% e nel 2017 il 25%. Questa "ampia discrezionalità" era una peculiarità tutta italiana, visto che mentre Roma "regalava" tutele umanitarie il resto delle capitali Ue lo utilizzava solo in forma residuale.
Con l'arrivo di Salvini al Viminale le cose sono cambiate un po'. Le direttive inviate alle commissioni hanno imposto maggior rigidità nelle valutazioni e magicamente i permessi di soggiorno sono crollati prima al 13% (ottobre) e poi al 5% (novembre) del totale dei richiedenti asilo. Un'inezia, rispetto al passato. Poi il dl Sicurezza ha ristretto definitivamente la concessione del documento, limitandone le situazioni di applicazione: se in passato per riconoscere la protezione era sufficiente la generica (e indefinita) previsione dei "seri motivi di carattere umanitario", oggi i diritti assicurati devono essere concreti e reali. E vengono elencati dettagliatamente nella norma.
La sinistra lamenta il rischio che i migranti cui verrà negata la tutela umanitaria diventino fantasmi irregolari che si aggirano per le città nostrane senza arte né parte. "Finiranno in mezzo a una strada", dicono. "Aumenteranno i clandestini", ripetono. Impossibile escluderlo, certo. Ma occorre fare due considerazioni. La prima: "fantasmi" lo erano anche ai tempo dei documenti regalati a tutti. Il ministero fa sapere infatti che su circa 40mila tutele umanitarie riconosciute dalle commissioni territoriali negli ultimi tre anni, solo 3.200 sono poi state convertite in permessi di lavoro. Tradotto: la maggior parte degli immigrati con quel tipo di documento sono rimasti nel Belpaese senza fare un bel niente. Regolari sì, ma comunque disoccupati, criminali o senzatetto. In alcuni casi sono diventati stupratori o assassini senza pietà, come insegnano le violenze di Rimini, a Pamela Mastropietro o a Desirée Mariottini. Anche l'aspirante terrorista dell'Isis di Bari aveva ottenuto un soggiorno facile.
Il nullaosta umanitario non ha prodotto dunque alcuna inclusione sociale o lavorativa automatica dello straniero. Anzi. Tutto il contrario. Dunque perché ridurne l'applicazione? Semplice (e qui siamo alla seconda considerazione): i "fantasmi" col permesso regolare non si possono espellere, se non hanno documenti in tasca invece sì. Semplice. Stringere le maglie permetterà di assicurare diritti "concreti e reali" ai migranti che ne hanno davvero diritto e cacciare tutti gli altri.
Resteranno ancora nel Belpaese "le vittime di tratta, le vittime di violenza domestica o di grave sfruttamento lavorativo, chi versa in condizioni di salute di eccezionale gravità, chi non può rientrare nel proprio Paese perché colpito da gravi calamità, chi compie atti di particolare valore civile, nonché coloro i quali, pur non avendo i requisiti per il riconoscimento di una forma di protezione internazionale, corrono comunque il rischio, in caso di rimpatrio, di subire gravi persecuzioni o di essere sottoposti a torture". Saranno esclusi, per esempio, quei migranti che lamentavano di essere in fuga dalla "setta" degli Ogboni che per la Cassazione nient'altro è che una normale "confraternita".
E sarà finalmente la fine di una peculiarità tutta italiana.

ATTENZIONE: Revoca concessione Autostrade, il ‘maestro’ di Conte: ‘Non bisogna aspettare la sentenza dei magistrati’



Non si dovranno aspettare i lunghi tempi della giustizia per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia.
Lo ha spiegato il professore di diritto civile Guido Alpa, ‘maestro’ del premier Giuseppe Conte, in un’intervista al Quotidiano Nazionale.
Il rapporto tra il ministero dei Trasporti e la società Autostrade è regolato dalla Convenzione unica del 12 ottobre 2007 con scadenza al 31 dicembre 2038. Gli articoli 8 e 9 di questa convenzione prevedono che il Concedente (in questo caso il Ministero dei Trasporti) possa revocare la concessione alla società Autostrade in caso di “accertamento di gravi inadempimenti del concessionario”.

Non si dovranno aspettare i lunghi tempi della giustizia per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia.
Lo ha spiegato il professore di diritto civile Guido Alpa, ‘maestro’ del premier Giuseppe Conte, in un’intervista al Quotidiano Nazionale.
Il rapporto tra il ministero dei Trasporti e la società Autostrade è regolato dalla Convenzione unica del 12 ottobre 2007 con scadenza al 31 dicembre 2038. Gli articoli 8 e 9 di questa convenzione prevedono che il Concedente (in questo caso il Ministero dei Trasporti) possa revocare la concessione alla società Autostrade in caso di “accertamento di gravi inadempimenti del concessionario”.
Dopo che sono state acquisite le prove degli inadempimenti, il concessionario, in questo caso Autostrade per l’Italia, deve quindi presentare le proprie giustificazioni. Se queste vengono respinte il Concedente può avviare il procedimento di decadenza della concessione, che può essere revocata in caso “perduri la grave inadempienza da parte del Concessionario agli obblighi” previsti.
Uno di questi obblighi, come si legge all’articolo 3, comma 1, lettera b della Convenzione, è “mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse”.
Quanto alle penali, Guido Alpa ha fatto sapere che “se c’è la prova della colpa non si deve pagare niente. Anzi la stazione appaltante può chiedere il risarcimento del danno”.
E per accertare la colpa ed eventualmente procedere alla revoca della concessione non si dovrà aspettare la sentenza dei magistrati: “I due procedimenti sono autonomi – ha affermato Alpa –. Può non esserci reato ma esserci inadempimento. Bisogna analizzare come si sono comportati nell’adempimento della concessione. E qui c’è un elemento in più che nessuno ha ancora messo in evidenza ed è il fatto che questo tratto di autostrada non è più fruibile perché è crollato il ponte. Vuol dire che, nel caso fosse accertata la colpa del debitore, a suo carico ci sarebbe anche l’impossibilità di svolgere la prestazione. Ma è ancora tutto da accertare”.

Bomba clamorosa! Panico a Mediaset: Lega e M5S possono sbancarla...guardate e diffondete ovunque questa notizia straordinaria...



Non l'ha detto un Vito Crimi o qualche altro grillino con la bava alla bocca quando parla di Arcore. Ma Giancarlo Giorgetti: leghista, equilibrato, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l'anima del governo gialloverde. Insomma, uno che conta, è ascoltato e decide. "Le concessioni statali vanno revisionate, dalle televisioni ai telefonini".
Oggi il sistema funziona così: alla fine della transizione dall'analogico al digitale, Mediaset e compagnia si sono trovate con pacchetti di frequenze (multiplex) assegnati per vent'anni e la moltiplicazione dei canali. Secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano, il Biscione e la Rai per trasmettere sull'intero territorio nazionale pagano l'1% del fatturatoAssieme, spendevano ogni anno circa 55 milioni di euro.
Ora, le concessioni sarebbero blindate fino al 2032, quella a Cairo Communication (La7) addirittura fino al 2034. Perciò, Giorgetti a cosa si riferisce quando dice che va rivisto tutto? Forse, scrive sempre Il Fatto, all'asta che si terrà in autunno sulla "banda 700", in seguito alla quale le televisioni libereranno frequenze per consentire a Telcom, Vodafone e agli altri operatori telefonici di sviluppare connessioni internet veloci e poi, nel 2022, passeranno dall'attuale digitale terrestre a una seconda generazione che garantirà una migliore qualità delle trasmissioni con immagini in 4k. Potrebbe essere questa l'occasione per riformulare le tariffe sulle concessioni.

Garofoli, si dimette capo di gabinetto del Mef: il caso della “manina” che aveva inserito nel dl Fisco norma su Croce Rossa, un altro pezzo di marciume che viene spazzato via, avanti



Ha rassegnato le dimissioni il capo di gabinetto del ministero dell’Economia Roberto Garofoli. A quanto apprende l’Adnkronos, al suo posto, accanto a Giovanni Tria, potrebbe arrivare Luigi Carbone, esperto di semplificazione amministrativa e già componente dell’autorità per l’Energia elettrica. Ex magistrato, arrivato al Tesoro con l’allora ministro Pier Carlo Padoan sotto i governi Pd di Renzi e poi Gentiloniè considerato il responsabile di un emendamento non concordato a favore della Croce Rossa (lui ha smentito), la stessa Croce Rossa che gli aveva ceduto una parte dell’immobile a Molfetta che doveva diventare un bed and breakfast. Per la sua successione si era fatto anche il nome di Fortunato Lambiase, capo della segreteria tecnica di Tria.
“E’ un prezzo che dobbiamo pagare. Siamo professionisti al servizio del Paese, come avviene in tutte le grandi democrazie occidentali”, ha detto Garofoli a chi gli chiedeva degli attacchi del M5s. Garofoli si è dimesso con una lettera consegnata nelle mani del ministro Tria: “Formalizzo la volontà, cui ti ho fatto cenno da qualche mese, di lasciare l’incarico per riassumere le mie funzioni di provenienza”. “Mi dispiace molto. Garofoli all’inizio mi aveva detto che voleva cambiare” e io gli avevo chiesto di “rimanere fino alla legge di bilancio. Domani parlerò con lui”, ha commentato il titolare del Tesoro interpellato sulle dimissioni del suo capo di gabinetto, spiegando che era rimasto “per spirito servizio“.

La notizia conferma quanto anticipato dal Fatto Quotidiano: e cioè che Garofoli sarebbe stata messo alla porta entro fine anno. A inizio dicembre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveav spiegato al ministro Tria che non voleva più ricevere a Palazzo Chigi il suo capo di gabinetto. Per i Cinquestelle erano troppi gli elementi che rendevano Garofoli inadatto al ruolo: oltre alla ‘manina’ per inserire in manovra la norma pro-Croce Rossa, c’è anche il caso della società editoriale della moglie che pubblica libri scritti e curati da Garofoli per aspiranti avvocati e magistrati: alcuni autori hanno poi ottenuto incarichi al Tesoro su chiamata di Garofoli e un collaboratore ha detto di essere stato pagato in nero.
Il caso – Giudice amministrativo, presidente di sezione del Consiglio di Stato, Garofoli era stato segretario generale a Palazzo Chigi durante l’ esecutivo guidato da Enrico Letta. Poi nel 2014 era finito al ministero dell’Economia con Pier Carlo Padoan. L’ormai ex capo di gabinetto però finisce agli onori delle cronache a metà ottobre, quando il premier Conte scopre una “manina” che ha inserito nel decreto fiscale un articolo che assegnava 84 milioni di euro alla Croce Rossa. Garofoli difende la norma quando Conte chiede spiegazioni, i pentastellati lo accusano e chiedono le dimissioni, ma lui smentisce di essere il responsabile.
Il Fatto Quotidiano ha poi svelato che i vertici di Croce Rossa avevano “dato una mano” a Garofoli: nel dicembre 2017 il commissario liquidatore Patrizia Ravaioli, col nullaosta del presidente Francesco Rocca, aveva infatti messo fine a un lungo contenzioso riguardo la proprietà di un immobile nel centro storico di Molfetta, città d’origine del giurista. Un cespite pervenuto alla Cri 46 anni prima per volontà di un benefattore che voleva destinarlo alla cura di bambini down. Gli attuali vertici lo venderanno, a un terzo del valore peritato, a Garofoli che tre mesi dopo ci apre un bed and breakfast.

Di Battista Risponde A Berlusconi: Smettila Di Rompere Le Palle, Altrimenti…



Alla fine gli ha risposto. Parliamo di Alessandro Di Battista. Il destinatario della sua eloquente risposta è Silvio Berlusconi: “Smettila di rompere le palle!!”. Durante il tour ‘A tutta Sicilia’ il rappresentante del M5S si rivolge così al pubblico presente:” Ora mi dispiace abbassare questo discorso per dare un messaggio a..  a Berlusconi!” Stranamente come sente il nome del cavaliere, il pubblico scoppia in una spontanea risata, il che non è buon segno per chi è ancora convinto di poter scompigliare le carte intervenendo e alleandosi a destra e a manca, del voto in Sicilia, vero viatico per le prossime elezioni politiche nazionali. Voto che ricordiamo, vede il partito del Movimento 5 Stelle in vantaggio, nonostante le accozzaglie sia a destra che a sinistra.
Prosegue Di Battista:”Però ci tengo. Presidente Berlusconi, con il massimo rispetto, lei sta facendo il giro delle sette chiese televisive, facendo interviste, parlando di me e Luigi Di Maio ogni giorno.” Con un pizzico di ironia e il sorriso sulle labbra, coinvolge il pubblico con un “Io mai avrei pensato che Berlusconi un giorno avrebbe parlato di me”. Risate. Prosegue:” Noi la rispettiamo come politico e come imprenditore, ma ogni giorno dice che il M5S è pericoloso, perché metterà la tassa patrimoniale, perché metterà la tassa di successione…ora io con il massimo rispetto istituzionale dico: presidente Berlusconi quand’è che la smetterà di dire caжжate?” Applausi e risate.
“Non metteremo nessuna tassa ne patrimoniale ne di successione e non ne abbiamo mai parlato, anche perché trovo quest’ultima iniqua e ingiusta. Però se continuerà a rompere cosi tanto le palle a questa forza politica, metteremo un’unica tassa, quella sul suo patrimonio!! Ci consenta”.

Sono sparite le ONG grazie al governo Conte!

Anche la Aquarius ha lasciato la zona di Ricerca e soccorso. Il 26 agosto la nave operata da SOS Mediterranée e Medici senza Frontiereè rientrata a Marsiglia, dopo una situazione di stallo durata più una settimana al largo delle coste della Tunisia e con a bordo cinque tunisini salvati. Ora a soccorrere le imbarcazioni con cui i migranti affrontano la traversata del Mediterraneo centrale non è rimasta nessuna ong.
Malta, navi ong bloccate in porto

L’ultimo viaggio di Aquarius
Dopo essersi rimessa in navigazione a un mese dall’affaire Valencia, partendo da Marsiglia il 1° agosto e sbarcando a Malta il 15 con 141 persone a bordo – la maggior parte minori – salvati nella zona SAR davanti alle coste della Libia, la nave era ripartita il 16 agosto dal porto de La Valletta, dopo un’ispezione a bordo da parte delle autorità maltesi. Destinazione nuovamente Marsiglia “su richiesta dell’armatore” e “al fine di chiarire rapidamente la situazione politica e amministrativa legata alla bandiera di Gibilterra”, si legge su Twitter. Sarebbe dovuta arrivare in Francia il 18 agosto. Ma, al secondo giorno di navigazione, soccorre un piccolo gommone con a bordo cinque persone, tutte di nazionalità tunisina. Così fino al 25 agosto l’Aquarius resta “in acque internazionali a 45 miglia dalla costa tunisina, in attesa di chiarimenti sullo sbarco dei 5 sopravvissuti”.
L’Unhcr, il 19 agosto, conduce “interviste individuali su Skype con i 5 sopravvissuti al fine di fornire una guida all’Aquarius”. Ma lo stallo perdura e l’epilogo arriva solo il 25 agosto: “Dopo numerosi giorni di negoziazione con diverse agenzie e autorità, il nostro team ha discusso la situazione con i 5 superstiti soccorsi il 17 agosto cosicché potessero fare una scelta consapevole”, si legge sull’account Twitter di SOS Mediterranée. “Hanno deciso di tornare in Tunisia perché non c’era altra alternativa. Le 5 persone sono state trasferite su una nave della Marina tunisina al largo delle coste di Bizerte“. E la nave Aquarius “ha ripreso la navigazione verso il porto di Marsiglia per il consueto scalo tecnico. Torneremo il prima possibile nella zona di ricerca e soccorso”.
Il caso della bandiera
A inizio agosto Gibilterra aveva annunciato l’intenzione di rimuovere l’Aquarius dai propri registri. La scadenza per fare ricorso, da parte dell’armatore, (mossa che avrebbe di fatto sospeso il ritiro della bandiera fino a pronuncia) era il 20 agosto: altrimenti la richiesta di ritiro sarebbe diventata effettiva e – spiegava Gibilterra – la nave sarebbe tornata a battere la bandiera precedente, quella tedesca. A domanda, il 22 agosto, SOS Mediterranée risponde: “In questo momento la Aquarius non è in mare senza bandiera. I nostri team stanno lavorando per trovare la soluzione che permetterà alla Aquarius di continuare la sua missione vitale nel Mediterraneo Centrale e di ripartire al più presto salvare vite dopo il cambio equipaggio. Il processo è ancora in corso e sarete informati per tempo della situazione”.
Nessuna conferma o smentita neanche dall’armatore, la Hempel Shipping GmbH, pure interpellato. Mentre il governo di Gibilterra risponde così a IlFattoQuotidiano.it: “L’appello è stato annullato e la nave è stata cancellata su richiesta del proprietario” dal registro di Gibilterra. Non quindi, si spiega, dal territorio britannico in seguito a scadenza dei termini. L’Aquarius, scrive ancora il governo di Gibilterra, “è tornata brevemente alla bandiera principale (quella della Germania) e batte ora bandiera di Panama grazie a un noleggio a scafo nudo dal 20 agosto”. Il sito dell’International Maritime Organization, per il momento, non è ancora aggiornato e Aquarius risulta ancora sotto bandiera di Gibilterra.
Open Arms pronta a ripartire. Ma in stand-by
La prima Ong a lasciare il Mediterraneo, dopo tre anni di attività nel Mediterraneo e il “salvataggio di oltre 40mila persone” – era stata Moas, Migrant Offshore Aid Station. Che nel settembre 2017 decide di spostarsi dall’altra parte del mondo a causa del “contesto politico” che comincia a delinearsi nel Mediterraneo, per andare “nel golfo del Bengala per distribuire aiuti e assistere le migliaia di Rohingya che stanno fuggendo dalle violenze in Myanmar cercando rifugio in Bangladesh”. Un anno dopo, nel Mediterraneo centrale non resta, ad oggi, nessuna nave umanitaria. Aquarius era arrivata in zona SAR a inizio agosto, in un’ideale staffetta con l’altra unica ong ancora in navigazione in quei giorni, Proactiva Open Arms. La nave della Ong spagnola era sulla via del rientro in Spagna dopo aver soccorso 87 persone. “La missione 47 è arrivata a Barcellona, dopo aver percorso 6mila miglia attraverso il Mediterraneo in 2 operazioni di soccorso, sbarchando 1 persona e 2 cadaveri a Maiorca prima e 87 a Algeciras in seguito”, twittava il fondatore Oscar Camps il 16 agosto. “Come spostarsi da Barcellona a New York. Incluse 2 ispezioni”. Da allora la nave è nel porto di Barcellona, e potrebbe restarci ancora per settimane. “Siamo fermi per il cambio dell’equipaggio dopo un mese di missione in mare”, spiegano dalla ong a IlFattoQuotidiano.it. “Inoltre dovevamo rinnovare dei certificati e quindi passare alcune ispezioni”.
Sea-Watch, Lifeline e Seefuch a Malta, il cimitero delle ong
“Non possiamo uscire dal porto. E se lo facciamo ci indagano, ovunque siamo. Ma il perché non lo sappiamo. È tutto in regola e abbiamo sempre fatto tutto a norma, ma ci continuano a dire: non potete uscire. E questo è tutto”. Malo Castillon, che sulla Sea-Watch 3 fa l’ingegnere, analizza la situazione in cui versa l’imbarcazione e l’equipaggio. La Sea-Watch 3, che batte bandiera olandese, è bloccata nel porto di Malta dai primi di luglio, al rientro dall’ultima missione. “Sono molto pessimista, visto che riescono a bloccare una nave senza dover dare alcuna giustificazione”, dice Malo a IlFattoQuotidiano.it I presunti problemi di registrazione sollevati in occasione dell’ultima missione non avrebbero motivo di essere. “Su di noi non c’è un’inchiesta”, dice ancora il francese. Lo stesso governo olandese ha confermato la corretta registrazione della nave. Ma Malta, ad oggi, continua a impedire all’imbarcazione di salpare. “Malta fa gli interessi dell’Italia: nell’isola ci sono moltissime imprese e business finanziati dagli italiani”, dice ancora Malo Castillon. “E poi c’è la questione del sistema bancario maltese: non si può permettere che un’isola così piccola e sede di così ampi interessi finanziari europei possa essere destabilizzata”.
Neanche Sea-Eye, ong tedesca con due navi di ricerca e soccorso, la Sea-Eye e la Seefuchs, risulta ad oggi accusata di aver infranto la legge. Il blocco della nave Seefuchs, battente bandiera olandese e ferma attualmente a La Valletta, nasce ancora una volta da questioni di registrazione. A Malta non c’è stata la possibilità di stabilire un contatto e un incontro in tempi brevi per IlFattoQuotidiano.it con Sea-Eye. La Sea Eye è ferma per mancanza di “membri dell’equipaggio e, soprattutto, all’inizio dell’anno non avevamo abbastanza donazioni per gestire due navi durante l’anno”, ha spiegato Gorden Isler, uno dei portavoce, a inizio agosto in un’intervista a Bento. La Seefuchs, invece, “batte bandiera olandese, e il governo di quel Paese ci ha fatto sapere che presumibilmente i nostri documenti non sarebbero stati sufficienti. Siamo rientrati immediatamente dalla missione: essere senza bandiera è un problema di sicurezza per l’equipaggio prima di tutto”.
E poi c’è la Lifeline, anch’essa battente bandiera olandese e, questa sì, sotto sequestro: il comandante Claus Peter Reisch non può lasciare l’isola e sta affrontando un processo. I pubblici ministeri sostengono che il capitano era entrato illegalmente nelle acque del paese, in mancanza cioè di una corretta registrazionedell’imbarcazione. La sentenza potrebbe arrivare l’11 settembre. Reisch ha già annunciato che, in caso di condanna, farà ricorso. E che l’ong di Dresda sta lavorando per mettere in mare una nuova nave. “Sono in corso colloqui con compagnie di navigazione e altre agenzie”, si legge nel nuovo progetto.” I negoziati stanno andando bene e speriamo che presto saremo in grado di migliorare le condizioni disumane nel Mediterraneo”.
La Juventa resta ferma a Trapani
Resta poi, come noto, sotto sequestro dal 2 agosto 2017 a Trapani la nave Juventa dell’ong tedesca Jugend Rettet. A metà luglio sono stati notificati 20 avvisi di garanzia ai componenti dell’equipaggio, allo staff di Medici Senza Frontiere e a quello di Save the Children. La Procura ha specificato che l’operato della nave, che ha agito in acque libiche e con modalità ancora da accertare, non nascondeva “fini illeciti di qualsiasi natura“ e che eventuali violazioni delle norme in corso di accertamento si sarebbero rese necessarie “unicamente per la salvezza di vite umane”

Sanità, Giulia Grillo risparmia due miliardi migliorando il servizio



Prima delle ultime elezioni con www.peopleforplanet.it lanciammo una raccolta di firme per ottenere che anche in Italia le farmacie vendano le medicine nel numero esatto previsto dalla ricetta medica. Da decenni fanno così in Usa e in GermaniaFranciaSpagna e Svizzera stanno adottando lo stesso metodo. Un risparmio enorme per i cittadini e lo Stato, meno pericoli dovuti ai cassetti pieni di medicinali scaduti o assunti senza una prescrizione medica. Quando è diventata ministro Giulia Grillo sono aumentate le nostre speranze che questa piccola riforma andasse in porto perché lei nella passata legislatura era la prima firmataria di una proposta di legge in tal senso. E una volta tanto un ministro ci ha stupiti andando ben oltre le nostre speranze. Giulia Grillo infatti sta mettendo mano all’insieme del sistema dei medicinali, un ginepraio nel quale spariscono cifre da capogiro.
La prima questione che ha affrontato con uno staff di specialisti è quella della validità dei farmaci. La semplice verifica della reale efficacia dei farmaci, secondo criteri scientifici, porterà a un notevole risparmio ed eviterà ai pazienti di assumere medicamenti inutili e quindi potenzialmente dannosi. C’è poi la questione assurda dei farmaci che sono doppioni di altri. Si tratta del 70% dei farmaci, un migliaio di prodotti. Ad esempio sono in commercio 21 antidepressivi con prezzi ben diversi uno dall’altro. Discorso parallelo sui farmaci che hanno una formula chimica diversa ma effetti equivalenti. Su questo punto il ministero conta di ottenere risparmi ingenti per lo Stato ma anche per i cittadini, attraverso una campagna di informazione; infatti gli italiani spendono di tasca loro un miliardo all’anno per comprare medicinali di marca che sono fotocopie di medicinali più economici e che di più hanno solo il prezzo.
Chiara Dainasul Fatto Quotidiano, spiega bene come una simile riforma sia complessa perché prevede di attivare le Regioni che sono gli enti che pagano direttamente le medicine e che dovrebbero modificare le modalità di acquisto. Alcune Regioni hanno spese per i farmaci molto alte, altre hanno iniziato a razionalizzare: “Un altro successo lo ha portato a casa il Piemonte, che quest’anno grazie al meccanismo delle gare ha risparmiato oltre 41 milioni di euro solo sui maggiori farmaci utilizzati, con una riduzione media di prezzo del 67%. In alcuni casi la spesa si è ridotta fino al 99%: per il bosentan (un antipertensivo) e l’imatinib (un antitumorale), i cui costi unitari sono scesi rispettivamente da 2.210 a 27 euro e da 1.907 a 24 euro. Il trastuzumab (un altro antitumorale) invece è passato da 565 a 163 euro (-71%); l’adalimumab (un antinfiammatorio), da 866 a 293 euro (-66%)”.
È veramente incredibile che la Regione Piemonte sia riuscita ad abbassare così tanto il prezzo di alcuni farmaci. C’è da chiedersi cosa abbiano combinato gli amministratori precedenti e che combinino quelli che tutt’ora continuano a pagare farmaci a peso d’oro. E in questo campo si otterranno ulteriori risparmi riuscendo a organizzare gare con la partecipazione di tutte le Regioni: maggiori acquisti vogliono dire prezzi più bassi!
Sono anni che si tenta la riforma del prontuario dei farmaci ma ogni tentativo è stato invalidato dalla resistenza delle case farmaceutiche. Non sarà facile ma finalmente vediamo all’opera la logica artigianale delle piccole riforme, che vanno a cambiare meccanismi che non infiammano le piazze e non esaltano i media ma sono sostanziali. È comunque un peccato che questa iniziativa, datata 10 dicembre, abbia trovato così poco spazio sui media. E già che ci siamo segnalo l’inizio di una campagna che segue questa filosofia Shangai di incominciare a cambiare le cose partendo dalle più facili. Abbiamo fondato il movimento dei Pink Bloc, come i Black Bloc ma più gentili. Il nostro primo bersaglio sono state le cattiverie verso i pendolari e i viaggiatori in genere, delle Ferrovie dello Stato. Un commando dei Pink Bloc ha danzato in tutù rosa di fronte alla sede romana delle Ffss, sulle note delle sonate romantiche di Chopin, cercando così di muovere a un sentimento di dolcezza gli uomini e le donne che dirigono questa azienda. Un passo di danza vi convertirà all’amore!

Ultima ora: L’accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra del governo gialloverde è ufficiale.Manovra, Commissione Ue non apre procedura di infrazione. “Promesse misure addizionali per 10,25 miliardi”


L’accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra del governo gialloverde è ufficiale. Il collegio dei commissari, durante l’ultima riunione dell’anno, ha deciso di non avviare la procedura per debito eccessivo nei confronti dell’Italia che aveva raccomandato a fine novembre. Sono state quindi confermate le anticipazioni date martedì sera da fonti del ministero dell’Economia. La Commissione si è espressa dopo aver esaminato la nuova proposta italiana, riassunta in una lettera firmata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che prevede misure addizionali per 10,25 miliardi grazie alle quali viene azzerato l’aumento di 0,8 punti del deficit strutturale previsto dalla prima versione della legge di Bilancio. Conte alle 13 sarà in Aula al Senato per riferire sulla trattativa.
Il vicepresidente Valdis Dombrovskis in conferenza stampa ha spiegato che “il governo italiano ha fatto molta strada” e anche se “la soluzione non è ideale”, perlomeno “corregge una situazione di grave non conformità con il Patto di stabilità e crescita”. In ogni caso la Commissione monitorerà l’approvazione in Parlamento delle misure negoziate e “se qualcosa va male, possiamo tornare sulla questione a gennaio“, perché “la scadenza per l’Ecofin per decidere sulla procedura è sempre febbraio. Su questo siamo stati molto chiari nella risposta all’Italia”.

Dombrovskis ha sintetizzato le iniziative che il governo Lega-M5s si è impegnato ad adottare e che saranno ora messe nero su bianco nel maxi-emendamento del governo atteso dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il nuovo Documento programmatico di bilancio “si basa su uno scenario macroeconomico credibile” perché la stima di crescita del pil 2019 è stata ridotta da 1,5 a 1% e prevede “misure addizionali per 10,25 miliardi”. All’Italia è stata concessa flessibilità per circostanze eccezionali, a partire dalla messa in sicurezza delle infrastrutture dopo la tragedia del ponte Morandi. Tuttavia “la composizione delle misure annunciate continua a suscitare preoccupazione”, ha detto Dombrovskis, perché oltre al “ritardo” nell’entrata in vigore di reddito di cittadinanza e quota 100 ci sono “aumenti delle tasse per le società” e “tagli agli investimenti“. Inoltre il governo “ha accettato una clausola di salvaguardia che congela 2 miliardi di spese nel 2019 che saranno fatte solo se l’obiettivo di deficit viene rispettato”.
Per quanto riguarda il 2020, su 12,2 miliardi di misure ben 9,4 miliardi sono clausole di salvaguardia, su cui l’Italia confida “molto”, mentre Bruxelles ha constatato in passato che quella sull’aumento dell’Iva “l’Italia non l’ha attivata, e se questo non accade nemmeno stavolta, dovrà trovare risorse altrove”.
Per quanto riguarda il reddito, il governo ha assicurato che la platea dei beneficiari resta immutata ma la partenza della misura da marzo e l’ipotesi che non tutti gli aventi diritto chiedano il sussidio consentono di risparmiare circa 2 miliardi rispetto ai 9 previsti, compresi i fondi ora impegnati per il Rei. La dote per l’uscita dal lavoro in anticipo rispetto a quanto prevede la riforma Fornero sarà ridotta di altrettanto grazie al gioco delle finestre di uscita (per esempio gli statali che maturano i requisiti a fine marzo prenderebbero l’assegno solo da ottobre) e ai paletti come il divieto di cumulo con stipendi superiori ai 5mila euro. Il governo stima che solo l’85% degli aventi diritto deciderà di avvalersi della quota 100.
Ieri per tutta la giornata le opposizioni hanno protestato per il ritardo nell’iter della manovra in commissione Bilancio e chiesto notizie all’esecutivo. I tempi per l’approvazione a questo punto sono molto stretti. “Mi auguro che entro giovedì si concluda il lavoro della commissione in Senato, poi approderà all’Aula”, dice in un’intervista al Corriere della sera il leghista sottosegretario ai Trasporti Armando Siri. “Entro la fine dell’anno, avremo la terza lettura alla Camera. D’altronde, l’impianto della manovra è ormai determinato. E risponde ai due grandi propositi: sostenere la crescita resa difficile dal quadro internazionale e aiutare la coesione sociale di cui c’è tanto bisogno. Quanto, e forse più, dei saldi del bilancio”.
 Quindi l’esponente del Carroccio ha difeso l’operato della maggioranza in questi giorni di mediazioni: “Si è cercato di dipingerci come dilettanti. Con lo stop alla procedura si dimostrerebbe quello che è comunque già vero: che abbiamo fatto un lavoro serissimo. Il presidente è stato un efficace mediatore, ha difeso gli interessi del popolo italiano al tavolo dei partner europei e lo ha fatto con grande competenza e convinzione. Ed ha dimostrato sempre grande coerenza rispetto alla cornice degli impegni previsti dal contratto di governo”. E ha concluso: “Tutto il governo, il presidente del Consiglio e i due partiti che sono gli azionisti principali del governo hanno dimostrato di saper trovare una sintesi opportuna senza creare inutili strappi ma senza neppure abdicare ai propositi che ci eravamo dati”.

martedì 18 dicembre 2018

LUIGI DI MAIO QUERELA RENZI PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE, INDUZIONE INDEBITA, TURBATIVA DELLA LIBERTÀ DEGLI INCANTI E TRAFFICO INFLUENZE ILLECITE!



I reati individuati da Luigi Di Maio #M5S nell'esposto sono istigazione alla corruzione, corruzione internazionale, induzione indebita, turbativa della libertà degli incanti e traffico di influenze illecite. Roba da una decina di anni di carcere.
Se ne occuperà la Procura di Napoli che su #Renzi (Tiziano) aveva già iniziato a indagare nell'ambito dell'inchiesta che vede coinvolto anche l'immobiliarista Alfredo Romeo, poi trasferitasi con tanto di mistero per le intercettazioni manomesse dai carabinieri per competenza territoriale nella Capitale. Analoga segnalazione è stata inviata anche all'Anac di Raffaele Cantone per la verifica della correttezza delle modalità di affidamento delle commesse pubbliche al Gruppo Pessina.
La storia, di cui si sono occupati anche i quotidiani nelle scorse settimane e, in particolare, la trasmissione Report, è una spina nel fianco dei dem tant'è che l'ex premier ha più volte bollato come fake news queste ricostruzioni. «Credo che il Pd abbia già querelato - ha detto l'ultima volta che è stato costretto a commentare - Siamo alla follia. Queste cose meritano solo la firma di una querela».
La querela, per ora, l'ha fatta il vicepresidente della Camera affidandola al suo legale di fiducia, il penalista napoletano Maurizio Lojacono. La procedura prevede che l'esposto venga affidato a un pubblico ministero che avvierà le attività istruttorie preliminari e aprirà un fascicolo. Non è escluso che, trattandosi dell'ex capo del governo, del procedimento possa occuparsi direttamente un procuratore aggiunto sotto la supervisione del procuratore reggente e di quello che sarà nominato, nelle prossime settimane, dal Consiglio superiore della magistratura. Certo è che sul caso ci sarà il massimo dell'attenzione da parte dell'ufficio inquirente partenopeo per impedire qualsiasi tipo di strumentalizzazione politica (a favore o contro).
Ci sono indizi per un'attività investigativa che vada oltre le ipotesi dei cronisti? Secondo Di Maio c'è la necessità di un rigoroso accertamento. Lo spunto iniziale sono le critiche condizioni finanziarie in cui versa il gruppo Pessina prima di rilevare il giornale fondato da Antonio Gramsci. Il fatturato della holding, dal 2014, anno del passaggio della testata, esplode e nel giro di qualche anno, l'imprenditore Massimo Pessina mette in cassa appalti per 236 milioni di euro. Il Gruppo fa affari in Kazakistan attraverso l'Eni anche se il colosso energetico ha smentito partnership locali e prova a estendersi anche in Iran dove ottiene protocolli per lo sviluppo di 5 ospedali due in fase di avanzamento in project financing.
Un altro aspetto su cui potrebbe far leva l'indagine trae spunto proprio dal filone seguito, fino a qualche tempo fa dal pm Henry John Woodcock, sugli affari e gli agganci di Alfredo Romeo dalle parti del Nazareno. Carlo Russo, l'amico di babbo Renzi, viene intercettato dai militari del Noe, mentre suggerisce all'immobiliarista di Posillipo di fare un pensierino proprio sull'Unità. «Se lei riuscisse a fare l'operazione dice Russo a quel punto s'è fatto un amico per tutta la vita...». Chi era l'amico a cui si riferiva Russo? E perché Russo, che è molto vicino a Renzi senior, fa da advisor per l'acquisto di un quotidiano che, allo stato attuale, vende poco più di 7mila copie al giorno?