martedì 18 settembre 2018

"I pensionati italiani non hanno diritto ad un aumento della pensione" Dichiarazione vergognosa del giornalista del Corriere della Sera



Secondo il grande giornalista del Corriere della Sera Pierluigi Battista, i pensionati italiani non hanno diritto ad avere una pensione minima che sia superiore alla soglia di povertà, ossia quella che il MoVimento 5 Stelle ha chiamato PENSIONE DI CITTADINANZA.
Per me invece è il riconoscimento della dignità della persona. Secondo l'illustre giornalista se i tuoi nonni dopo la guerra e con l'Italia in macerie non hanno versato abbastanza contributi allora devono morire di fame anche oggi. La solidarietà verso i nostri concittadini più sfortunati per me è il primo dovere. Battista e tutto il sistema mediatico invece pensano solo a tutelare i loro interessi: ossia le pensioni d'oro senza aver versato i contributi. Quello sì che è vergognoso.

Vogliono impedirci di dare più soldi a chi fa la fame e costringerci a continuare a dare migliaia e migliaia di euro ogni mese ai loro amici privilegiati nonostante non abbiano assolutamente versato quei soldi, perché si sentono di una classe superiore. Non mi mettono paura: in legge di Bilancio aumenteremo le pensioni minime e poi elimineremo le pensioni d'oro. E questo è un bene per tutta la nostra comunità.

Per favore resistete al lavaggio di cervello dei giornali. Come diceva Malcolm X: "Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono."

ECCO L'ARTICOLO VERGOGNOSO DEL GIORNALISTA: www.corriere.it

Le leggi del mare danno ragione a l'Italia! Guarda e diffondi



Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, non ha tutti i torti a dire che le Ong non possono più portare migranti in Italia.
E il perché è racchiuso nelle varie convenzioni che regolano il salvataggio in mare. La Solas (Safety of life at sea), firmata nel 1914 in seguito al naufragio del Titanic, indica infatti che le navi che si trovino a soccorrere qualcuno in mare di fronte alle coste libiche dovranno rivolgersi al centro di Tripoli. C'è poi la convenzione di Amburgo, che impone alle autorità marittime di qualsiasi Paese di intervenire «nella gestione di un soccorso» di cui venga a conoscenza. Quello che, in sostanza, dicono anche le linee guida del 2004 dell'Imo (International maritime organization). La spiegazione è più semplice di quanto si pensi.
Quando un'autorità riceve una segnalazione di emergenza, qualora essa sia nella propria area Sar, la Guardia costiera di quel Paese assume il coordinamento del soccorso e inizia a impiegare mezzi propri, mercantili in transito e tutto ciò che naviga e che può essere utilizzato per salvare la vita alle persone. Qualora, come spesso è accaduto per l'Italia, l'imbarcazione in difficoltà contatti direttamente l'autorità di un altro Paese, magari tramite satellitare, secondo le varie convenzioni, il centro di coordinamento del soccorso di quello Stato dovrà informare la nazione nella cui area Sar l'emergenza è in atto. Per chiarire: se un barcone sta affondando nella zona di competenza libica e le persone che vi sono sopra chiamano la Guardia costiera italiana, la stessa dovrà assumere il coordinamento dei soccorsi, avvertendo prima l'Rcc (Rescue coordination centre) libico, quindi emettere un «circolare», ossia un messaggio satellitare con cui avverte le imbarcazioni nei paraggi che un natante è in difficoltà. A quel punto è la Guardia costiera libica ad assumere il coordinamento dei soccorsi.
Fino a dicembre 2017 la zona Sar libica, poi autonomamente istituita dal governo di Tripoli (e recentemente riconosciuta dall'Imo) non esisteva, come l'Rcc che da poco ha iniziato a funzionare a pieno regime. Per cui l'Italia si è sentita responsabile dei soccorsi, anche perché le convenzioni, in caso di mancata risposta dell'autorità competente, obbligano comunque al soccorso in mare. Oggi la storia è cambiata: oggi la Libia è in grado di gestire i soccorsi autonomamente e di coordinare le Ong. In caso di chiamata da una nave di queste ultime, quindi, l'Italia non deve far altro che indirizzarle a Tripoli da dove daranno l'ordine - presumibilmente - di riportare indietro i migranti.
Che poi i volontari del soccorso non riconoscano l'autorità libica e non condividano il fatto di dover far tornare le persone nella terra da cui erano partite, è tutta un'altra storia. Ma quella è solo una questione politica, perché la legge, come le convenzioni, parlano chiaro e vanno rispettate.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/perch-leggi-mare-ci-danno-ragione-1544266.html

Virginia Raggi si mangia Floris: "Dov'eravate voi giornalisti quando Mafia Capitale..." - GUARDA E DIFFONDI



Virginia Raggi si mangia Floris: "Dov'eravate voi giornalisti quando Mafia Capitale..." - GUARDA E DIFFONDI



GENOVA, L’ULTIMA INFAMATA? PROVANO AD ACCUSARE L’UNICO AUTISTA CHE SI E’ SALVATO: senza la minima vergogna, c’è chi ipotizza che il ponte sia crollato a causa sua



Andrea Pasqualetto per il Corriere della Sera

In quei giorni la vita del ponte era appesa a un filo: la struttura malata, gli stralli deformati, l’ acciaio al limite della tenuta. Qualsiasi sollecitazione avrebbe potuto causare il crollo. Difficilissimo individuare quella decisiva. Ma a forza di osservare i video del disastro, gli investigatori hanno pensato a un’ ipotesi: che a spezzare il filo del Morandi potrebbe essere stato un autoarticolato. In particolare, il Fiat Stralis della Mcm autotrasporti di Novi Ligure, precipitato con gli altri nel baratro.

Quella mattina stava portando un rotolo d’ acciaio: 440 quintali, non molto inferiore al limite di legge che è di 462.

Un tir in regola, dunque, ma il più pesante che stava attraversando il viadotto alle 11.36 del 14 agosto. Alla guida c’ era Giancarlo Lorenzetto, 55 anni, uscito miracolosamente illeso dal crollo. Lui è naturalmente una vittima della catastrofe. L’ abbiamo sentito.

Come sta innanzitutto?

«Mi sono uscite delle coliche renali, sarà lo stress perché la testa lavora tutti i giorni su questa cosa, fra avvocati e tutto il resto. Sono comunque vivo e questo è un miracolo».

Ci racconta cos’ ha visto?

«Ci provo… Avevo caricato all’ Ilva di Genova e stavo andando all’ Ilva di Novi Ligure, verso Sampierdarena quindi.

Superato il pilone nove, ho saputo dopo che era il nove, davanti a me si è aperta la strada e mi sono sentito risucchiare all’ indietro. Ho chiuso gli occhi pensando che fosse finita.Mi sono ritrovato giù, appeso alla cintura di sicurezza e per fortuna che l’ avevo allacciata».

Pochi metri e sarebbe passato anche il suo tir…

«Bastavano due secondi, dico io, perché è successo proprio 5-6 metri davanti a me».

Cos’ ha visto quando ha riaperto gli occhi?

«A destra c’ erano palazzi, a sinistra l’ asfalto in discesa.Non capivo dove cavolo ero.

Mi sono slacciato la cintura e mi sono messo in piedi sulla portiera di sinistra. Lì ho capito che era un disastro e che mi conveniva aspettare i soccorsi. Dopo mezz’ ora sono arrivati i Vigili del fuoco che giustamente hanno dato la precedenza a chi urlava, urla che non potrò mai dimenticare».

Gli investigatori non escludono che possa essere stato il suo mezzo a dare il colpo di grazia.

«Che sia stato proprio il mio io non lo posso sapere, saranno i tecnici a dirlo. Io avevo comunque una portata regolare e per questo mi hanno fatto entrare in autostrada.

Dovevano assicurarsi loro che il ponte fosse a posto… paghiamo più di 100 mila euro l’ anno di pedaggi. Ma poi l’ Ilva non ti lascia mai uscire dagli stabilimenti se il carico non è nei limiti».

Nessuno la colpevolizza…

«Tra l’ altro, il pilone si è frantumato dietro di me e quindi mi sembra strano che possa essere stato il mio camion. Capito com’ è andata? Io sono caduto all’ indietro, sono sceso con la strada…».

Passava spesso sul ponte Morandi?

«Almeno due volte al giorno. Ha sempre ballato un po’ quel ponte ma io ho sempre pensato che fosse una cosa naturale. Qualcuno però mi ha detto che il giovedì precedente al crollo oscillava più del solito».

Cos’ ha fatto quando è sceso dal camion, lei che era illeso?

«Solo qualche escoriazione e un dolore al collo. Ma c’ erano morti e feriti e le ambulanze non avevano tempo per me, chiaramente. Me ne sono andato a piedi fino a Bolzaneto e ho aspettato che i miei mi venissero a prendere».

2. LA PERIZIA CHOC

Tommaso Fregatti e Marco Grasso pe www.ilsecoloxix.it

Meno cavi di quelli previsti dal progetto originario. Un’assenza talmente diffusa di guaine protettive di quegli stessi cavi, in determinati punti, tale da far presumere un deterioramento completo, un utilizzo di materiali di montaggio quantomeno carente o addirittura una fase realizzativa dell’opera in cui si è passati sopra a componenti che, sulla carta, erano ritenuti fondamentali.

Allarmi inascoltati

C’è un nuovo report depositato dai consulenti della Procura, gli ingegneri Piergiorgio Malerba e Renato Buratti, che mette letteralmente i brividi, e introduce un nuovo inquietante tema nell’inchiesta sul crollo di ponte Morandi: per gli esperti potrebbero esserci difetti originari nell’infrastruttura e una differenza fra ciò che era stato progettato e come questo è stato effettivamente realizzato.

Queste discrepanze riguarderebbero proprio gli stralli, i tiranti diagonali, anima in acciaio e rivestimento in cemento, il cui cedimento sarebbe stata la causa della strage che lo scorso 14 agosto ha provocato 43 vittime.

Questa ipotesi era stata inizialmente avanzata anche da fonti di Autostrade per l’Italia. E, se da un lato potrebbe apparire come una circostanza che potrebbe alleggerire la posizione della società, dall’altro, potrebbe addirittura aggravarla. Per dirla con le parole pronunciate pubblicamente dal procuratore capo Francesco Cozzi, «quel ponte è rimasto in piedi per 51 anni». In altri termini, se Autostrade sapeva dell’esistenza di “tare” originarie del viadotto, è la tesi di chi indaga, avrebbe dovuto a maggior ragione prestare ancora più attenzione nel monitoraggio e nella manutenzione.

“Blitz” nell’hangar

La svolta si è materializzata nella scorse ore, dopo un’ispezione compiuta sulle prime macerie raccolte e repertate in un hangar di via Perlasca, a poca distanza dal luogo del crollo. Al blitz hanno partecipato i due periti della Procura, i pm Walter Cotugno, Paolo D’Ovidio e Massimo Terrile, e i militari del primo gruppo della Guardia di Finanza, coordinati dal colonnello Ivan Bixio e dal capo del nucleo operativo Giampaolo Lo Turco. Dai primi accertamenti emergono «difetti strutturali evidenti», che potrebbero essere imputati a varie ipotesi. Una quantità di metallo insufficiente e carenze nella protezione degli stralli.

CAOS IN STUDIO: La signora dal pubblico sputtana il senatore: Noi siamo d'accordo al taglio dei vitalizi!



CAOS IN STUDIO: La signora dal pubblico sputtana il senatore: Noi siamo d'accordo al taglio dei vitalizi!



ECCO IL MOSTRUOSO TESORO SEQUESTRATO AL “CLAN FINI”: VILLE, IMMOBILI, CONTI E DENARO CONTANTE. TUTTO GRAZIE ALL’AMICO CHE GRAZIE A LUI EBBE LA CONCESSIONE PER LE ODIOSE SLOT MACHINES! DIFFONDIAMO TUTTI QUESTO SCHIFO!



La lista completa dei conti correnti e degli immobili, tra Roma, Sabaudia e l’Abruzzo,  sequestrati dalla Guardia di Finanza ai familiari dell’ex leader di An. Che dopo l’avviso di garanzia commenta: «Ho fiducia nella magistratura»


L’immobile di Alleanza nazionale fu comprato da Giancarlo Tulliani con i soldi del re delle slot Corallo. E ora l’arresto dell’imprenditore catanese e dell’ex parlamentare Laboccetta svela i conti esteri del suocero dell’ex presidente della Camera
E’ un vero tesoro l’elenco degli immobili e dei conti correnti sequestrati all’alba di oggi dallo Scico della Guardia di Finanza a Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani. La consorte di Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, è indagata con il fratello e il padre per riciclaggio e autoriciclaggio: secondo la Procura di Roma, i tre familiari hanno ricevuto profitti illeciti per sette milioni di euro da Francesco Corallo , l’imprenditore catanese diventato miliardario con la concessione statale per le macchinette mangiasoldi (slot e vlt). Corallo è stato arrestato il 13 dicembre nel paradiso fiscale di Sint Marteen con l’accusa di aver sottratto all’Italia oltre 250 milioni di euro.

L’inchiesta ora coinvolge anche Fini, indagato per concorso in riciclaggio. L’ex leader di An ha commentato così la notizia anticipata oggi dall’Espresso : «L’avviso di garanzia è un atto dovuto. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura, ieri come oggi». Il riferimento è all’archiviazione dell’inchiesta del 2010 sul caso dell’appartamento di An a Montecarlo. Anche questa indagine ora è stata riaperta dopo la scoperta che Giancarlo Tulliani aveva acquistato quella casa, nel 2008, con soldi versatigli segretamente dalle società offshore di Corallo, per poi dividere il ricavato con la sorella Elisabetta, che ha incassato personalmente almeno 739 mila euro.

Ecco la lista completa dei conti e degli immobili sequestrati alla consorte di Fini, al fratello Giancarlo e al padre Sergio, impiegato in pensione dell’Enel.
Elisabetta Tulliani

800 mila euro su un conto bancario italiano.
Appartamento a Roma in via Sardegna.
Altro fabbricato nella capitale in via Orso Mario Corbino.
Altri due immobili da 167 e da 52 metri quadri a Rocca di Mezzo, in Abruzzo.


Giancarlo Tulliani

Due appartamenti di 247 e di 62 metri quadri in via Conforti a Roma.
Altro appartamento in un diverso palazzo di via Conforti.
Già sequestrati 520 mila euro sul suo conto italiano: soldi che Giancarlo Tulliani aveva tentato di trasferire a Dubai dopo l’arresto di Francesco Corallo.


Sergio Tuliani

175 mila euro su un conto italiano;
La sua quota (metà) della proprietà di un immobile a Capranica Prenestina (Roma):
Il 50 per cento di altri due appartamenti a Roma, in via Raffaele Conforti, con cantina e garage.
Metà di un altro immobile a Roma in via Roberto Ago con cantina e garage;
Il 50 per cento di un ulteriore appartamento a Roma in via Quattro Venti.
Casa al mare in via Caterattino a Sabaudia.

Sequestrati 5 milioni a Formigoni. Condannato a 6 anni per corruzione! Guardate e diffondete!



(ANSA) - La Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia ha eseguito un sequestro conservativo per un valore di 5 milioni di euro a carico di Roberto Formigoni, ex Governatore lombardo ed ex senatore, per la vicenda Maugeri, per il quale è già stato condannato in primo grado 6 anni per corruzione. I pm contabili hanno eseguito anche sequestri conservativi a carico di altri, tra cui l'ex faccendiere Pierangelo Daccò e l'ex assessore Antonio Simone, già condannati in sede penale. L'ammontare dei sequestri supera i 30 milioni. 

Corruzione, arrestato sindaco di Ponzano: perquisite le case di Verdini e Ciocchetti. Guardate cosa e' successo...


L'indagine ipotizza tangenti elargite dall'immobiliarista Sergio Scarpellini e coinvolge - oltre al primo cittadino capitolino - anche il regista Patto del Nazareno e l'ex vicepresidente della Regione Lazio. Tra gli indagati anche l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti, già coinvolto in Mafia Capitale e condannato in secondo grado a 4 anni e sei mesi
Sono arrivati a casa sua per perquisirla. Coinvolge anche Denis Verdini l’indagine dei carabinieri che ha portato all’arresto di Enzo De Santis, sindaco di Ponzano Romano, comune a nord della Capitale. Il primo cittadino è accusato di corruzione per aver ricevuto tangenti da Sergio Scarpellini, l’immobiliarista che un tempo affittava a peso d’oro immobili alla Camera e al Senato. Oltre all’abitazione di Verdini, i militari hanno perquisito anche la casa di Luciano Ciocchetti, ex vicepresidente della Regione Lazio ai tempi di Luciana Polverini. Nell’indagine risulta indagato anche l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti, già coinvolto in Mafia Capitale e condannato in secondo grado a quattro anni e sei mesi.
Per gli inquirenti avrebbero tutti ricevuto benefici da Scarpellini, arrestato dai carabinieri per corruzione nel dicembre 2016 assieme all’allora dirigente del comune di Roma Capitale, Raffaele Marra. Gli investigatori beni per 750mila euro, ritenuti profitto delle tangenti ricevute. A parlare di Verdini era stato nei mesi scorsi lo stesso immobiliarista. Aveva raccontato che nel 2013 aveva concesso a titolo gratuito la locazione di un immobile in via Poli, a due passi dalla Fontana di Trevi, dove l’ex senatore  ha stabilito la sede di Ala, la sua formazione politica.

Chi ha seguito la pratica per la sede del partito è l’onorevole Ignazio Abrignani: “Verdini ha incontrato una sola volta l’imprenditore Scarpellini. Scarpellini voleva all’inizio darci quell’appartamento in modo gratuito perché lo aveva messo in vendita. Poi si fece un comodato d’uso gratuito regolarmente dichiarato con una dichiarazione congiunta alla camera. A novembre scorso quell’immobile è stato venduto. Ci hanno dato tre mesi di preavviso e ora stiamo cambiando sede”, spiegava Abrignani al fattoquotidiano.it nel marzo del 2017.  Sempre Scarpellini aveva raccontato alla pm Barbara Zuin di aver fatto favori anche al dem Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale romano, sotto processo per Mafia Capitale, a Luciano Ciocchetti, ex vice presidente della Regione Lazio con l’Udc.

lunedì 17 settembre 2018

7 ITALIANI SU DIECI SONO SODDISFATTI DEL NUOVO GOVERNO! TU DA CHE PARTE STAI?



Forse c'era da aspettarselo, dato il successo alle ultime elezioni del 4 marzo dei partiti che compongono l'esecutivo appena nato.
Ma la popolarità (o, meglio, il livello di approvazione) per il nuovo governo Conte risulta particolarmente alta, superiore all'insieme dei consensi ottenuti nelle urne e anche a quelli registrabili dai sondaggi sulle intenzioni di voto per le singole forze politiche. Quasi sette intervistati su dieci (69,4%) dichiarano di giudicare «positivamente» l'esecutivo che ha appena ottenuto la fiducia dalle Camere.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'Istituto Eumetra Mr di Milano, intervistando un campione nazionale, rappresentativo dei cittadini al di sopra dei 17 anni di età. In particolare, il 19,7% (vale a dire quasi un rispondente su cinque) si spinge addirittura su una valutazione «molto positiva», mentre il restante 49,7% (cioè di fatto la metà dell'elettorato) si limita a giudicare il governo «abbastanza positivamente». Solo meno del 9% considera l'esecutivo guidato da Conte «molto negativamente», mentre il 20% ne dà una definizione «abbastanza» negativa, temperando così il giudizio sfavorevole.
Insomma, almeno sino a questo momento, il governo incontra l'approvazione dell'elettorato, inaugurando così la «luna di miele» con l'opinione pubblica che classicamente si manifesta all'inizio dell'attività degli esecutivi. Appaiono più di altri in sintonia (79% di giudizi positivi) con Conte e i suoi ministri gli appartenenti alle fasce di età più giovani (dai 18 ai 24 anni) che, come si sa, caratterizzano fortemente l'elettorato del Movimento Cinque Stelle. Ciò accade in particolare tra gli studenti (80% di giudizi positivi). Più negativa (ma sempre in misura minoritaria, 33%) la classe di età media (dai 35 ai 44 anni) specie se dotata di titoli di studio più elevati: è tra chi dispone di una laurea, infatti, che si rileva il massimo dissenso relativo (36%) col governo.
Riguardo alle professioni esercitate, si manifestano particolarmente favorevoli all'esecutivo i commercianti e, in generale, i lavoratori in proprio, ma si registra anche una accentuazione di pareri marcatamente positivi tra le casalinghe. Sul piano della distribuzione territoriale, è nel Nord-Est (area di grande concentrazione leghista) che si trovano i maggiori plausi (73%) al nuovo governo.
Ma quelle che possono essere considerate le sorprese maggiori emergono analizzando l'intenzione di voto di chi si dichiara favorevole al nuovo governo. Era scontato aspettarsi una approvazione plebiscitaria tra gli elettori della Lega (99% di giudizi favorevoli) e Cinque Stelle (90%). Tuttavia, il dato forse più significativo è che il governo registra molti consensi anche tra i votanti per i partiti di opposizione. Tra gli elettori di Forza Italia, una lieve maggioranza (52%) si esprime positivamente nei confronti del governo. E persino tra coloro che manifestano l'intenzione di voto per il Pd, il 43% dichiara di vedere con favore l'avvio dell'esecutivo guidato dal professor Conte assieme a Salvini e Di Maio. A cosa si deve tutto questo consenso trasversale tra i partiti per il nuovo governo? Al fatto che molti elettori dichiarano di vedere, a torto o a ragione, nell'insediamento del governo un elemento di forte cesura col passato. La voglia di «nuovo» ha sempre caratterizzato fortemente l'elettorato italiano. Oggi il «nuovo» viene visto nella Lega e nel Movimento Cinque Stelle. I prossimi mesi ci diranno se queste aspettative così diffuse verranno soddisfatte.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/scoppia-luna-miele-sette-italiani-su-dieci-soddisfatti-1537600.html

BUFERA RENZI I CONTI NON TORNANO E MANCANO 13MILIONI, RENZI HA BOLLATO COME FAKE NEWS L'ACQUISTO DEL SUO AIRBUS !



Daniele Rainieri sul Fatto oggi racconta in cosa consiste l’indagine sull’Air Force Renziannunciata dall’esperto di Toninelli dimissionario e condannato per bancarotta Gaetano Intrieri nella lunghissima lettera con cui rispose all’articolo de La Verità che raccontava della sua storia giudiziaria.
I conti non tornano e ballano dai 7 ai 13 milioni di euro per l’Air Force di Renzi, l’ormai famoso Airbus A 340/500 che l’ex presidente del Consiglio volle a tutti i costi nel marzo di due anni fa, costringendo l’Italia a spendere la bellezza di oltre 160 milioni di euro di cui circa la metà solo per il leasing (affitto).
Una cifra stratosferica, 16 volte superiore al prezzo (5 milioni di euro circa) contrattato qualche settimana fa per la vendita (non l’affitto) di un aereo di quel tipo da parte della stessa società che aveva fornito il jet di Renzi,cioè Etihad,la compagnia del’Emiro di Abu Dhabi già socia di Alitalia. Il contratto capestro per l’Italia è stato annullato con un risparmio di oltre 100 milioni di euro grazie a una trattativa serrata condotta da Gaetano Intrieri, uno degli esperti che stanno collaborando con il ministero dei Trasporti Danilo Toninelli.
UNA INDAGINE SUL MEGA AEREO DEL MEGALOMANE RENZI! ALL' APPELLO MANCANO SVARIATI MILIONI #Diffondete
Intrieri: «La finanza studia il contratto di leasing, ballano 13 milioni» E annuncia altri dossier «su concessioni ai Benetton e sprechi Alitalia.
LEGGETE L'ARTICOLO👮‍♂️🕵️‍♂️
di Giacomo Amadori – LaVerità 15/09/2018 (estratto) – Parla Gaetano intrieri, consulente di Toninelli. «Mi sono accorto della truffa relativa all’aereo di Stato Airbus340-500 ed ho smontato il contratto in essere tra la Difesa e Alitalia, poi non contento ho verificato che manca qualche milioncino di euro e sto quindi attivamente collaborando con la Guardia di finanza che indaga a riguardo, nel fornire tutto ciò che ho scoperto», ha scritto a Belpietro. E ha aggiunto: «La informo che tutto ciò che ho fatto con l’avallo e l’appoggio del ministro Di Maio e del ministro Toninelli ha fatto risparmiare ad oggi allo Stato circa 10 milioni di euro e conto che alla fine della storia i milioni risparmiati saranno anche qualcosa in più».
Secondo Intrieri starebbero investigando sull’Air force Renzi due diverse articolazioni del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, la sezione che si occupa dei reati societari e fallimentari che indaga penalmente sulla bancarotta e quella che è delegata agli accertamenti dei danni erariali su mandato della Corte dei conti: «Io ho scoperto l’iradiddio su quell’aereo», ci dice.
Bene, iniziamo. «Ho i certificati che documentano che due aerei di Etihad uguali all’Air force Renzi sono in vendita a Bornemouth in Inghilterra al prezzo di 7 milioni di dollari ciascuno, mentre, in base al contratto, lo Stato italiano avrebbe dovuto pagare 164 milioni di euro per il leasing operativo di un modello uguale». E come fa ad avere quei documenti? «Io sono il country manager del terzo lessor (chi concede un leasing, ndr) americano e quegli aerei a noi sono stati offerti a quella cifra. Dopo di che sono riuscito a procurarmi una bozza del contratto tra Etihad, Alitalia e lo Stato italiano, non la copia originale perché è stata segretata e i motivi mi sembrano a questo punto evidenti». E a che cosa è servita la bozza? «Dopo aver recuperare tutta la documentazione contabile, ho scoperto che i conti non tornavano».
All’appello mancherebbe «qualche milioncino». «Io non so chi li abbia presi», puntualizza, «ma ci sono certamente delle differenze tra quanto il ministero della Difesa dichiara di aver erogato e quanto Etihad di avere ricevuto. È vero che in mezzo c’era Alitalia, come è noto ormai a tutti, però, tali differenze non trovano giustificazione nel contratto». Di quale somma parliamo? «Di 13 milioni di euro. Chiaramente in questa cifra è compresa anche la parte prevista contrattualmente per Alitalia». E a quanto ammontava? «Intorno ai 7 milioni. Ma Alitalia nel contratto prende dei soldi per svolgere un ruolo che non potrebbe fare. Non è un lessor eppure prende in leasing un aereo da Etihad e lo gira allo Stato italiano, Seconda cosa: ha emesso fatture per prestazioni di manutenzione, ma Alitalia non ha la certificazione per farlo».
Intrieri ha in mano il dossier sui buchi di bilancio dell’azienda in crisi: «Sto cercando di dare il mio modesto contributo nel trovare delle soluzioni serie per quella che fu la compagnia di bandiera italiana (…) e a tal proposito sto collaborando con la Guardia di finanza nel ricostruire tutti gli atti di bancarotta legati all’ultimo crac di Alitalia».
ConLa Verità anticipa alcuni temi: «Le potrei raccontare che il board di Alitalia cenava e pranzava a botte di 5.000 euro al giorno; che un top manager ha trasferito la casetta giocattolo del figlio da Londra a Roma a spese della compagnia; che ogni volta che piloti Alitalia andavano a fare training da loro, Etihad emetteva fatture da 70.000 euro ad Alitalia. E vogliamo parlare degli slot? Quelli della nostra ex compagnia di bandiera venivano via a 12 milioni l’uno, quando sul mercato, come ho documentato, valevano 70 milioni. Solo a questa voce Alitalia ha perso 350 milioni».
Tra i cavalli di PESA di Intrieri ci sono pure l’aeroporto di Fiumicino e gli affari della società Aeroporti di Roma, di proprietà del Gruppo Atlantia, controllato dalla famiglia Benetton. Il consulente del Mit ci dà un dritta: «Consiglio vivamente di dare un occhio all’ultimo dei dossier sul mio tavolo, quello relativo alle tariffe aeroportuali dell’aeroporto di Fiumicino (….). Un mondo meraviglioso in cui a scapito degli interessi dei cittadini e dei residenti nell’area si perpetua la più grande speculazione urbanistica finanziaria di questo Paese, dove il concessionario si è già intascato 800 milioni di euro di surplus dalle tariffe senza battere ciglio e dove ha anche il diritto di uscire dal contratto di programma avvalendosi di una penale di 5 miliardi di euro.
Che poi il concessionario in questione sia lo stesso di Autostrade per l’Italia è certamente frutto del caso».
Il riferimento è al contratto di programma tra Enac e Aeroporti di Roma per la proroga della concessione, definitivamente regolamentata nel 2012 da un decreto del premier Mario Monti, in cui era messo nero su bianco che per poter raddoppiare l’aeroporto di Fiumicino Atlantia avrebbe potuto aumentare di circa 10 euro le tariffe pagate con i biglietti. «Quei 740 milioni (nella lettera scrive 800, ndr) incassati da Adr e distribuiti in dividendi agli azionisti a che cosa servono visto che c’è una sospensiva Enac sull’aeroporto di Fiumicino che impedisce di mandare avanti i lavori?».
Per Intrieri delle opere previste da Enac non ci sarebbe neppure bisogno. Studi autorevoli fatti con simulatori ufficiali avrebbero dimostrato che nell’aeroporto di Fiumicino con piccolissimi aggiustamenti («del costo di 10 milioni di euro») potrebbero atterrare più di 120 aeroplani l’ora, contro i 70 attuali. «Fiumicino così com’è potrebbe arrivare tranquillamente a 70 milioni di passeggeri, mentre oggi ne totalizza solo 41».
L’esperto suggerisce anche di approfondire la questione degli «algoritmi relativi alla contabilizzazione delle tariffe autostradali concesse al gruppo Atlantia che hanno determinato un aumento delle stesse di circa il 75% in15 anni». Intrieri consiglia pure «una seria valutazione dell’Ente nazionale dell’assistenza al volo (Enav) che, da ente no profit operante in regime di monopolio, dovrebbe avere come da statuto il primario obiettivo della salvaguardia delle vite umane in volo e che invece grazie a un decreto del governo Renzi del 2015 è diventata quasi una banca d’affari quotata in Borsa dove si distribuiscono dividendi per oltre100 milioni agli azionisti privati in soli due esercizi a scapito della qualità dei processi e dell’organizzazione interna. Che poi succede che un bel giorno di qualche settimana fa si spegne l’Atc (Airtraffic control) di Ciampino ele aerovie del centro Italia rimangono al buio credo sia accertamento un dettaglio».
Infine il consulente di Toninelli ci raccomanda di «dare un’occhiata ai bilanci dell’Anas (l’Ente nazionale per le strade, ndr) e all’acquisizione di quest’ultima da parte di Ferrovie dello Stato che sono costati oltre 2 miliardi alle casse di Ferrovie e a tutti noi contribuenti».
E con il cronista aggiunge una chiosa: “Il patrimonio netto di Anas per la fusione con Ferrovie è stato dichiarato di 2,8 miliardi, mentre il patrimonio reale è di 800 milioni, perché sono stati iscritti a bilancio due miliardi di contenziosi in meno rispetto ai 10,6 miliardi reali”. Quello proposto da Intrieri è un lungo elenco di dossier pesanti su cui l’autorità giudiziaria, siamo certi, vorrà fare chiarezza.

Terremoto a Roma! 6 arresti per corruzione sulle assegnazioni delle Case Popolari



Sei persone sono finite agli arresti domiciliari a Roma nell’ambito di un’indagine della polizia sulla corruzione nell’assegnazione di alloggi popolari e locali commerciali dell’Ater.
Tra gli arrestati – riporta TgCom 24 – figurano anche un funzionario e un dipendente dell’azienda territoriale per l’edilizia residenziale e un altro dipendente del Comune. Per gli inquirenti avrebbero creato un canale parallelo per l’assegnazione delle case”.

Salvini toglie finalmente la scorta a Saviano “Fatti una vita a spese tue” Siete d accordo?

Cosi si è consumato l’ultimo scontro mediatico tra il neo ministro dell’interno Salvini ed il noto scrittore napoletano. Quest’ultimo aveva appena insultato Matteo Salvini di essere artefice di barbarie, chiaro riferimento alla vicenda “Aquarius”.
Ricordiamo di chi stiamo parlando. Roberto Saviano, che con i suoi racconti falsi e copiati sta massacrando la reputazione del popolo napoletano, i quali gli hanno permesso di guadagnare milioni di euro tanto da permettersi un attico lussuosissimo a New York, eppure ha ancora il coraggio di farsi pagare la scorta dai contribuenti, nonostante tantissimi esponenti dell’antimafia hanno più volte ribadito che la scorta, il quale costo sfiora i 3 milioni di euro annui (pagati da tutti i cittadini italiani), a suo carico è completamente inutile non essendo mai stato realmente attivo contro la criminalità organizzata.
Cosi l’ultima mossa a sorpresa di Matteo Salvini che dopo tanto tempo decide di passare ai fatti togliendogli finalmente la scorta. “Si faccia una vita a spese sue”. Ecco il post su Facebook



Fantastico! Via le scorte ai politici, ecco l'ennesima rivoluzione del governo M5S-LEGA! Guarda e diffondi



Nella denominata Terza Repubblica l'inizio del cambiamento viene dalle scorte. Nei giorni scorsi, a quanto risulta a "La Verità", quotidiano diretto da Belpietro, è arrivata dal Governo appensa insidiatosi la richiesta di abolire e ridurre la scorta.
In Italia attualmente gli scortati sono circa 800 tra politici, imprenditori e altre personalità, su cui vigiliano circa 3000 agenti. Il costo di taali dispositivi è di circa 250 milioni, ma adesso il taglio sarà più consistente visto che i politici del nuovo Governo hanno deciso di dare l'esempio. Barbara Lezzi, Ministro del Sud, e Marco Bussetti, Ministro all'Istruzione hanno già anticipato tutti chiedendo di propria spontanea volontà alla scorta insieme all'auto blu.

E' guerra guardate cosa ha combinato la Boschi per infangare il nuovo governo! Guarda e diffondi




Ora che non è più "la donna più potente d'Italia", Maria Elena Boschi si prepara alla "guerra" contro il governo Conte, anche se il suo vero obiettivo quasi certamente saranno i grillini (e i leghisti) nell'esecutivo che per anni l'hanno presa di mira. Per l'ex sottosegretaria, il premier non è proprio uno sconosciuto. Certo, come ha chiarito alla Stampa, non sono mai stati così vicini come qualcuno aveva ipotizzato nei giorni scorsi, ma nell'ambiente universitario di Firenze gli incroci ci sono stati.
"Non sono mai stata sua assistente", ha ribadito la Boschi che ricorda l'occasione dell'incontro con il professore di diritto privato Conte: "Abbiamo fatto entrambi parte della commissione esaminatrice di diritto civile della Scuola di specializzazione per le professioni legali dell'Università di Firenze". Non va oltre la Boschi, non quando si tratta di dare un giudizio un po' più articolato sull'ex collega: "L'ho conosciuto in tutt'altra veste - ha tagliato corto - come docente universitario. Come professore so che è apprezzato dai suoi studenti, ma io non saprei, non ho mai seguito una sua lezione".

I pm all’Unicef: denunciate i parenti di Renzi o non potrete avere i soldi! PERCHÉ L'UNICEF NON DENUNCIA ?


Secondo l’accusa parte dei fondi finì alla società amministrata dalla madre dell’ex segretario pd.

La richiesta di rogatoria è partita tre giorni fa. Si tratta di un vero e proprio avviso alle organizzazioni umanitarie che avevano donato alla società di Alessandro Conticini denaro da destinare ai bimbi africani. L’uomo è accusato di appropriazione indebita con il fratello Luca, mentre il terzo fratello Andrea, cognato di Matteo Renzi perché marito di sua sorella Matilde, deve rispondere del reimpiego illecito di capitali. Il messaggio dei magistrati di Firenze alle organizzazioni internazionali è chiaro: «In Italia la legge è cambiata, se non presenterete una denuncia non potremo proseguire l’inchiesta per appropriazione indebita. E dunque non avrete alcuna possibilità di reclamare i soldi elargiti».
Sono 10 milioni di dollari versati tra il 2008 e il 2013 per sostenere progetti in favore dell’infanzia in difficoltà. Di questi, 6 milioni e 600mila dollari sarebbero però finiti sui conti personali degli imprenditori, e in parte anche nelle casse della «Eventi6», società amministrata dalla mamma di Renzi, Tiziana Bovoli. L’ex premier dichiara con una nota di voler «procedere in sede civile e penale contro chiunque accosti il suo nome a una vicenda giudiziaria che riguarderebbe un fratello del marito di una sorella di Renzi». Due giorni fa era stato proprio lui ad annunciare con un video su Facebook la fine dell’attuale governo perché «ci sarà da divertirsi con le inchieste sui fondi della Lega a Genova e sull’attacco via Twitter al presidente Mattarella». Adesso Renzi dice che «i processi si fanno in aula, non sui media. Al termine del processo si fanno le sentenze. E le sentenze si rispettano. Anche quelle sui risarcimenti».
La rogatoria alle autorità statunitensi ha come destinatari «l’Unicef, fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia; la Fondazione Pulitzer» e sei associazioni australiane e statunitensi che avevano elargito alla “Play Therapy Africa Limited” e ad altre due organizzazioni no profit di Alessandro Conticini, che è stato per anni direttore Unicef di Addis Abeba e poi è rientrato in Italia. Tutte queste organizzazioni internazionali sono informate dell’inchiesta avviata a Firenze dai magistrati coordinati dal procuratore Giuseppe Creazzo e nei mesi scorsi hanno messo a disposizione i propri bilanci proprio per consentire agli investigatori di ricostruire il percorso dei soldi. Gli amministratori non sono però informati che per procedere dovranno presentare formale denuncia — dopo la riforma varata lo scorso aprile dall’allora ministro Andrea Orlando — e per questo si è deciso di trasmettere formale avviso. Altrimenti si dovrà procedere solo per riciclaggio e reimpiego illecito di fondi.
I pubblici ministeri hanno già rintracciato le somme e accusano Andrea Conticini di aver «agito come procuratore speciale del fratello» Alessandro: «Impiegava parte del denaro provento del delitto in attività economiche, procedendo all’acquisto di partecipazioni societarie e all’esecuzione di finanziamenti in conto soci» prelevando 267mila e 800 euro dai conti e dividendoli così: alla «Eventi6» di Rignano — finita in un’altra indagine per false fatturazioni dove sono indagati la madre e il padre di Renzi — 133.900 euro nel 2011; alla Quality Press Italia, 129.900 euro; alla Dot Media di Firenze, 4.000 euro. I fratelli Alessandro e Luca avrebbero invece reimpiegato il resto tra l’altro con un «investimento immobiliare in Portogallo» da quasi 2 milioni di euro.

Fonte: https://www.corriere.it/politica/18_agosto_10/i-pm-all-unicef-denunciate-parenti-renzi-o-non-potrete-avere-soldi-c0ea9d3e-9c10-11e8-928f-aca0fa0687aa.shtml