martedì 31 gennaio 2017

L’EUROPA ORDINA, PADOAN OBBEDISCE COME UNO SCHIAVETTO! CI AMMAZZERANNO DI TASSE! GUARDATE E DIFFONDETE!

L’Italia deve trovare, entro mercoledì prossimo, 3,4 miliardi di euro per non far scattare la temutissima procedura d’infrazione a Bruxelles. È il risultato di un paio di manovre, quelle targate Renzi, particolarmente generose in mance e mancette. Ora i nodi vengono al pettine: debito esploso, crescita quasi a zero. E un’unica soluzione possibile, suggerita dalla stessa Unione europea: tassare i consumi e la rendita.

Tradotto, come ricorda Il Giornale: si rischia l’aumento dell’Iva (già uno spauracchio per il 2018) e una rimodulazione delle asse sulla casa. L’imposta sul consumo, tra le ipotesi avanzate dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in linea con l’Europa, è stata respinta con forza sia da Matteo Renzi sia dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. Anticipare l’aumento di qualche mese, sottolinea ancora Il Giornale, farebbe incassare poco quest’anno e avrebbe come risultato negativo quello di abbattere i consumi anche nel 2018. Occhio allora alle altre strade: l’aumento delle accise e di quella che lo stesso rapporto Ue chiama “l’imposta patrimoniale sulla prima casa”, Imu e Tasi eliminate da Renzi sull’abitazione principale. Una via percorribile sarebbe quella di reintrodurre la tassa sulla prima casa o, come minimo, rimodulare in modo progressivo quella sulle seconde.

Fonte: LIBERO

+++ NOTIZIA BOMBA, MIGLIAIA DI CONDIVISIONI +++ APPROVATO IL BILANCIO DEL COMUNE DI ROMA: VIRGINIA RAGGI PRENDE LA PAROLA, RIVENDICA I RISULTATI OTTENUTI E DENUNCIA LE RESPONSABILITÀ DELLE AMMINISTRAZIONI PASSATE E DEL GOVERNO - CENSURATA DAI TG!


Risultato storico a Roma, mai il bilancio era stato approvato così presto. Una straordinaria Virginia Raggi interviene per rivendicare i risultati ottenuti, annunciare i progetti futuri e denunciare i danni provocati dalle amministrazioni passate e dal governo, a cui oggi la sua giunta sta ponendo rimedio. I media non hanno minimamente dato spazio a queste parole, diffondiamole noi a più non posso!

venerdì 27 gennaio 2017

VERGOGNOSO!Parassiti D'Europa: Ecco tutti gli stipendi della Casta ITALIANA

Le buste paga di deputati e senatori sono più pesanti di quelle dei colleghi europei: è il costo della "casta" che in media equivale a sei volte e mezzo lo stipendio di un elettore: un parlamentare, tra indennità, diaria e rimborso di trasporto, costa 16mila euro, il 60% in più della media Ue
UANTO GUADAGNANO DEPUTATI E SENATORI: Deputati e senatori viaggiano gratis in autostrada, treno (prima classe), nave e aereo sul territorio nazionale. Per i trasferimenti in aeroporto c'è un rimborso: da 1.107 a 1.331 euro al mese. In più, 4.190 euro per il rapporto eletto-elettore, utilizzabile per lo stipendio dei collaboratori. 258 per le telefonate. 2.500 (per legislatura) di spese informatiche, inoltre hanno un rimborso per le spese di mandato diverso però per Camera e Senato. Alla Camera si ricevono circa 1.800 euro mensili forfettari e altri 1800 circa per spese documentate dalle relative fatture (anche ove si tratti di spese per i collaboratori dei parlamentari); al Senato si ricevono 1.650 euro ogni mese a forfait per le cosiddette “spese generali”, 2.090 euro al mese sottoposti a rendiconto quadrimestrale (la documentazione che comprova le spese viene ciò verificata ogni 4 mesi), e altri 2.090 di nuovo a forfait. A fine mandato c’è un assegno pari all'80% dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato svolto. Gli ex-parlamentari che siano stati al Senato o alla Camera per almeno 5 anni di una legislatura hanno diritto alla pensione, a partire dalla soglia di età di 65 anni, che si riduce però di un anno (fino alla soglia minima delle 60 primavera) per ogni anno aggiuntivo trascorso in Parlamento oltre i 5 anni di una legislatura.
In Francia l'Assemblée nationale ha 577 deputati che godono di una indennità di 7.100 euro, 5.677 tolte le ritenute previdenziali, ma il netto varia in base all'imposta sul reddito. Non hanno un assegno di fine mandato ma un sussidio di reinserimento, se disoccupati, per al massimo tre anni. Vitalizio di 1.200 euro per un mandato a partire dai 60 anni ora (e da 62 nel 2018), 2.400 per due. In Germania il Bundestag conta 620 parlamentari che contano su uno stipendio lordo di 7.668 euro, nessun assegno di fine mandato ma un'indennità provvisoria per 18 mesi. Vitalizio a 67 anni, 961 euro lordi per 5 anni, 1.917 per dieci. In Gran Bretagna l'House of Commons ha 650 membri, l'indennità mensile lorda è di 6.350 euro. Al termine del mandato possono chiedere un rimborso di 47mila euro per spese connesse al completamento delle funzioni. Il vitalizio, dai 65 anni, varia in base ai contributi versati: 530 euro lordi per un mandato con il minimo, 794 euro con il massimo. In Spagna ai 350 membri del Congreso de los diputatos viene corrisposto un’indennità mensile lorda di 2.813 euro. L’indennità di residenza è di 1.832 euro per gli eletti fuori Madrid, 870 euro per gli eletti di Madrid. I più ricchi sono i 736 europarlamentari a cui viene corrisposta una indennità netta è di 6.200 euro, l'indennità di soggiorno di 304 euro ogni presenza. Documentandoli, i deputati possono farsi rimborsare i viaggi effettuati per raggiungere le sedi parlamentari. Ci sono anche indennità fisse basate su distanza e durata del viaggio. E 354 euro al mese di rimborso per viaggi al di fuori dello Stato di elezione per motivi diversi dalle riunioni ufficiali. Ci sono 4.299 euro mensili di rimborso spese generali (ufficio, telefono, informatica). E collaboratori pagati dal parlamento per un importo massimo di 19.709 euro. A fine mandato indennità (non cumulabile con pensioni o stipendi) da 6 a 24 mesi. Il vitalizio scatta a 63 anni, 1.392 euro per un mandato, 2.784 per due, 5.569 euro dai 20 anni in poi.




++ APPENA ACCADUTO, MASSIMA DIFFUSIONE+++ VI CHIEDIAMO DI CONDIVIDERE OVUNQUE Alessandro Di Battista ALLA CAMERA E' INCONTENIBILE MASSIMA DIFFUSIONE!!

++ APPENA ACCADUTO, MASSIMA DIFFUSIONE+++ VI CHIEDIAMO DI CONDIVIDERE OVUNQUE Alessandro Di Battista ALLA CAMERA E' INCONTENIBILE MASSIMA DIFFUSIONE!! "AVETE TRASFORMATO L'ITALIA IN UNA REPUBBLICA FONDATA SUI VOUCHER!" NON SIETE PIÙ DEGNI DI LEGIFERARE, SUI VOUCHER FATE DECIDERE I CITTADINI! Alessandro Di Battista poco fa in Aula! DEL RESTO AVETE INSERITO LA PAROLA DEMOCRATICO NEL VOSTRO SIMBOLO ALTRIMENTI NON CI CREDEREBBE PIÙ NESSUNO.

+ + + SANTORO VERGOGNOSO + + + PER FARE UN PO DI AUDIENCE FA UN TEATRINO CONTRO IL M5S


+ + + SANTORO VERGOGNOSO + + +
PER FARE UN PO DI AUDIENCE FA UN TEATRINO CONTRO IL M5S
SE PER TE É UNA VERGOGNA CONDIVIDI OVUNQUE!

martedì 24 gennaio 2017

FANTASTICO! La Raggi taglia i costi della politca romana e con gli avanzi assumerà la bellezza di 22 nuove figure


I RISPARMI FATTI SUI COSTI DELLA POLITICA DEVONO ESSERE IMPIEGATI PER L’ASSUNZIONE DEI VINCITORI DELLE 22 PROCEDURE CONCORSUALI In questi giorni l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea Capitolina da me presieduto ha deciso all’unanimità di ridurre ulteriormente i costi della politica. Abbiamo infatti disposto che siano assegnate per ciascun gruppo consiliare n. 1 sola unità di personale in comando politico da altre amministrazioni, fino ad un massimo di 2 unità in casi particolari e adeguatamente motivati. Anche ogni membro dell’Ufficio di presidenza avrà a disposizione non più di una unità di personale comandato. Per la retribuzione di questo personale in comando politico sono stati previsti stanziamenti per l’anno 2016 pari a 966.000,00 euro e pari a 1.897.684,21 per gli anni 2017 e 2018. La precedente consiliatura ha utilizzato ben 33 unità in comando politico da altre amministrazioni. Con questa disposizione che porteremo in aula, tale numero non potrà superare le 13 unità. Comunque al momento abbiamo utilizzato soltanto 6 unità di personale comandato. Con tale provvedimento il risparmio stimato in merito alle spese del personale ammonta a circa 2 milioni di euro complessivamente per gli anni 2017 e 2018. Questi risparmi saranno utilizzati per l’assunzione dei vincitori delle 22 procedure concorsuali.

+ + + SCANDALOSO + + + ECCO TUTTI I NOMI DEI BIG CHE NON RIDANNO I SOLDI! BANCA ENTURIA NELLA BUFERA! MASSIMA CONDIVISIONE!

Aiuti pubblici per tutte le banche in crisi. Ma (ufficialmente) niente liste dei bidonisti. Si allarga giorno dopo giorno l’ombrello del Tesoro sugli istituti di credito: la garanzia statale sulle emissioni delle banche in difficoltà sarà estesa anche a Etruria, Marche Ferrara. E su queste tre banche spuntano i primi nomi dei debitori che hanno contribuito, insieme con i manager bancari e una vigilanza non sempre all’altezza della situazione, a creare i dissesti finanziari. Gli elenchi degli insolventi sono, ovviamente, parziali: dentro, comunque, risultano sofferenze eccellenti da decine di milioni di euro e pure qualche personaggio famoso.

Nel menù, il piatto forte è Etruria. La black list degli insolventi è piuttosto nutrita. i maggiori crediti deteriorati sono nel mattone e in cima alla lista risultano personaggi come Francesco Bellavista Caltagirone, la coop Castelnuovese del presidente Lorenzo Rosi, l’altra coop rossa del real estate Consorzio Etruria. Solo Caltagirone tra Acqua Marcia e Acquamare accumula 45 milioni di sofferenze.

Sempre per restare nell’area immobiliare, ecco il leader del cemento Sacci che ha lasciato un «conto» da saldare che oscilla tra i 45 e i 60 milioni di euro. E, ancora, c’è l’outlet Città Sant’Angelo costato a Rosi e Luciano Nataloni l’accusa di conflitto di interessi: la sofferenza è di 15 milioni, dovuti alla crisi della coop emiliana Unieco, socia dell’affare. La cronaca degli scorsi mesi aveva raccontato il caso dello Yacht Etruria, la mega-nave allestita dalla Privilege Yard nel porto di Civitavecchia dove continua ad arrugginire dopo il fallimento della società. Un affare che alla Popolare dell’Etruria ha comportato una perdita secca da quasi 25 milioni.

Il dissesto di Banca Marche è al vaglio della procura di Ancona. I pubblici ministeri anconetani hanno passato al setaccio una sessantina di operazioni condotte insieme con la controllata Medioleasing fra il 2007 e il 2012. Un giro di affari illeciti, secondo i magistrati, che avrebbe portato al crac da quasi un miliardo di euro nel 2015. Oltre la metà di queste operazioni (32) riguardano prestiti o proroghe di finanziamenti concessi da Banca Marche a società del Gruppo edile Lanari per realizzare progetti immobiliari. In particolare, sei crediti sarebbero andati a “La Fortezza”, fallita nel febbraio 2015, addirittura 21 a “La Città Ideale”, fallita nell’aprile 2016, e altri cinque alla “Immobiliare Elle”, fallita a marzo 2016.

Insomma, secondo l’accusa, a distruggere il patrimonio di Banca Marche sarebbero state «operazioni dolose» realizzate con «abuso di poteri e violazione di doveri» per «conseguire un ingiusto profitto a danno della società» in una «strategia aziendale tesa a favorire un particolare segmento di clientela prevalentemente legata a rapporti personali, e in alcuni casi economici, con il dg Massimo Bianconi».

Passiamo a Carife. Sui conti della banca ferrarese - che dovrebbe finire nelle braccia della Popolare dell’Emilia Romagna - pesano soprattutto alcune operazioni nel mattone. Si tratta, come segnalato dal Sole24Ore a giugno 2013, di due investimenti, finiti al vaglio della procura di Milano, per progetti immobiliari: Milano Santa Monica e MiLuce. Entrambe le operazioni erano state finanziate dalla Carife e dalla sua controllata, la Sgr Vegagest, in particolare dalla sua società attiva nel settore del real estate, Vegagest immobiliare. Dietro le perdite per questi due affari ci sarebbe stata una truffa, architettata da manager dell’istituto e da imprenditori, che ha cagionato sofferenze per 240 milioni.

Fare luce sulle cause della crisi dell’industria bancaria è fondamentale. Non solo individuando i grandi debitori che hanno agito in malafede (e solo quelli), ma anche portando alla luce - come chiede il sindacato Fabi - le responsabilità dei banchieri, che puntano il dito contro i prestiti agli «amici degli amici». Martedì scade il termine per presentare gli emendamenti al decreto salva risparmio: il senatore di Forza Italia, Paolo Romani, ha promesso di proporre, accanto alla nascita di una commissione d’inchiesta, la creazione del registro dei «bidonisti». Altre 48 per la verità. Tutto questo, come accennato, mentre diventano sei le banche che usufruiranno della stampella dello Stato per restare in piedi: dopo Montepaschi e le due venete (PopVicenza e Veneto Banca), l’intervento pubblico riguarderà anche tre dei quattro istituti falliti a novembre 2015 (quella esclusa dal piano è la piccola Cassa di risparmio di Chieti). Dopo 25 anni di disastri e gestioni scellerate, lo Stato torna prepotentemente allo sportello. Coi soldi dei contribuenti.


di Francesco De Dominicis


Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/12281317/banca-etruria-nomi-grandi-debitori.html

lunedì 16 gennaio 2017

E ALLA FINE SPUNTA LA RAI. ECCO COSA E' SUCCESSO AL MOVIMENTO 5 STELLE! DIFFONDETE!

di Beppe Grillo
Il sondaggio sulle bufale dei media si è concluso. I risultati sono i seguenti:
60%: Se vince il NO paese a rotoli: bufala diffusa da tutti i media italiani, con rare eccezioni, per comodità è stata attribuita alla RAI che maggiormente si è distinta per la campagna a favore del SI, fregandosene del suo ruolo di servizio pubblico
17%: Grillo vuole una banca: bufala diffusa dal Giornale (prima pagina)
14%: Beatrice Di Maio: bufala diffusa da La Stampa (chiamata La Busiarda a Torino) e smontata dall'intervista di Franco Bechis a Titti Brunetta
9%: Buche a Roma (del 2014): bufala diffusa da L'Unità, qui maggiori informazioni
La RAI vince quindi il Bufalino d'oro e presto gli sarà consegnato il premio. Pretendiamo scuse pubbliche ai cittadini italiani per la campagna di disinformazione messa in atto per il Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Basta prendere in giro i cittadini che pagano il canone. La RAI cominci a fare informazione imparziale e veritiera.

Marco Travaglio scatenato sputtana i media italiani ancora una volta. "Vi spiego perchè il M5S vola nei sondaggi"

Sul suo editoriale su IlFattoQuotidiano.it Marco Travaglio spiega le ragioni del perchè il M5S continua a "volare".
Riportiamo il virgolettato:

"Dopo una settimana trascorsa a leggere che l’intera Europa – non il gruppo Alde – ha buttato fuori il M5S (Repubblica: “Ue, porte chiuse a Grillo”, “La Waterloo dei 5Stelle”; Messaggero: “Grillo, lo schiaffo dell’Europa”), che “la Procura stringe la morsa sul Campidoglio” con “un’indagine ad altissimo rischio” e “dagli effetti dirompenti per la tenuta del governo pentastellato” (Rep), che “la base M5S è in rivolta” e “i grillini hanno una gran voglia di suicidarsi” (Libero), “M5S, ora è rivolta contro Casaleggio”, insomma è tutta un’“ira”, una “rabbia”, una “pazza diaspora” (Rep), e da Palermo a Bruxelles è una biblica “fuga dei candidati M5S” (Rep), una “grande fuga dal M5S” (Mess) che “perde i pezzi” e non è neppure un movimento, ma “la setta dell’altrove”, ovviamente “anticostituzionale”, senza “sostanza, qualità e significato politico”, “nessuna discussione (e la perenne “rivolta”?, ndr), nessun dibattito, nessuna passione” (Rep), una banda di “dilettanti” ignoranti da “mandare a scuola” (la fu Unità), e poi c’è Virginia Raggi colpevole di nuovi peccati capitali: non “mostra” né ci “fa leggere la sua chat” privata con Frongia, Romeo e Marra (Rep e Mess), lascia “le scuole al gelo” (Mess e Rep), “non riesce a riscaldarle” (l’Unità, parlandone da viva), anche quelle di competenza della Città metropolitana, e ha avuto un “venerdì nero” col “tronco d’albero che sfonda il parabrezza: grave una donna” (Cor), senza contare il congiuntivo sbagliato da Di Maio e l’invasione di cavallette prossima ventura…
all’insegna della libera informazione contro le post verità del putrido Web, si scopre dal Corriere che “il caso Ue non scalfisce M5S: più voti e torna primo partito”. Così come non l’avevano scalfito la presunta “svolta garantista” e “salva-Raggi” del Codice etico, né la supposta “svolta lepenista e trumpista” sulle espulsioni dei migranti irregolari (previste dalle leggi di tutt’Europa, infatti il nostro governo lepenista e trumpiano vuole raddoppiarle). Cioè quei baluba dei 5Stelle nel caos, nella bufera, nell’ira, in rivolta, in rotta, in bancarotta, in fuga da Palermo e da Bruxelles, anzi da Waterloo perdono i pezzi ma non i voti: Nando Pagnoncelli li dà in crescita dello 0,9% in un mese, di nuovo sopra al Pd che perde lo 0,2 rispetto a metà dicembre, quando li superò dopo le dimissioni dell’assessora Muraro e l’arresto del dirigente Marra. E ora tutti a domandarsi, affranti, com’è potuto accadere e cosa bisogna fare di più per affossare un movimento che, come Ercolino Sempreinpiedi, che più lo buttavi giù e più tornava su.

I sondaggi valgono per la tendenza che segnalano, non per gli zero virgola: il sorpasso sul Pd potrebbe poi essere contraddetto nelle urne. E comunque il consenso non cancella le lacune né sana gli errori, che sono tanti e spesso gravi molto più degli scandali (alcuni seri, molti lievi, parecchi inventati). Ciò premesso, a mio modesto avviso, il sondaggio si spiega così.

1) In tempi di crisi sociale galoppante, sull’ambiguità e incoerenza del M5S fanno premio proposte come il reddito di cittadinanza o dimezzare gli stipendi dei parlamentari, che paiono molto più utili ed eque del Jobs Act e della riforma costituzionale.

2) I 5 Stelle si ostinano a non rubare, infatti nessuna loro giunta è accusata di corruzione, concussione, peculato. Così, appena si deposita la polvere dei loro scandali, la gente tira le somme: i grillini magari sono incapaci, ma almeno non rubano; gli “altri”, tutt’e due le cose.

3) I 5Stelle, prima di candidare o nominare qualcuno, chiedono la fedina penale pulita e spesso – vedi la Raggi – addirittura il “335” (la dichiarazione della Procura di nessuna indagine in corso): se uno è indagato, non lo candidano o nominano; per gli eletti e i nominati indagati dopo, valutano i fatti e decidono in base a quelli. Gli “altri” cacciano solo quelli scaricabili (Marino, Lupi, Guidi), mentre per gli amici (Lotti, Del Sette, De Luca & C.) vale la presunzione d’innocenza fino alla Cassazione: campa cavallo.

4) Come dice Zagrebelsky, i media usano due pesi e due misure e “non perdonano ai 5Stelle ciò che perdonano agli altri”. La lapidazione quotidiana della Raggi e di chiunque le si avvicini è così forsennato da apparire sproporzionato ai suoi errori e inadeguatezze. Se un centesimo di questa severità fosse applicato agli altri partiti, si salverebbero in pochi. E se fosse stato applicato ad altri sindaci, Roma non sarebbe al disastro e, forse la Raggi non sarebbe neppure sindaco. Anzi, forse i 5Stelle non esisterebbero proprio.

L'ABBIAMO RITROVATO!! ECCO IL SERVIZIO DI UNA TV LOCALE CENSURATO E NON RIPORTATO DAI MAGGIORI MEDIA FINALMENTE QUALCHE TV DICE LE COSE!


L'ABBIAMO RITROVATO!! ECCO IL SERVIZIO DI UNA TV LOCALE CENSURATO E NON RIPORTATO DAI MAGGIORI MEDIA FINALMENTE QUALCHE TV DICE LE COSE! ASCOLTATE BENE QUESTO SERVIZIO SULLA POVERTA' E SITUAZIONE ITALIANA Trovate due minuti della vostra vita guardate e diffondete questo video

Diffondiamo tutti! Di Battista umilia mezzo parlamento in pochi minuti! UN MAGNIFICO DI BATTISTA!


DA GUARDARE ASSOLUTAMENTE!
DI BATTISTA MASSACRA E UMILIA TUTTI!
DIFFONDIAMO TUTTI!

ULTIM'ORA RENZI MENTE ANCORA SULLA PELLE DEI TERREMOTATI! GUARDATE COSA HA DETTO! VERGOGNA!

Si sono ritrovati a Grisciano, una frazione di Accumoli (Rieti), i terremotati del Lazio e delle Marche che nel sisma del 24 agosto 2016 hanno perso tutto. E l'hanno fatto per denunciare la gestione dell'emergenza da parte delle istituzioni.
Secondo i manifestanti, poco o nulla sarebbe stato fatto rispetto a quanto promesso nelle ore immediatamente successive alla tragedia: "Non ferite con parole vuote", "Non c'è posto per l'ottimismo, serve la speranza di ricostruire", "Verba volant, sisma manent", si legge su alcuni dei cartelli imbracciati nel corso della protesta.
"Le chiacchiere stanno a zero" - spiega un uomo dal megafono - "si devono mettere in testa che qui la popolazione non ne può più. A scadenze periodiche, devono convocare i cittadini e illustrare loro lo stato dell'arte. Ora ci vengono a dire che c'è stata la neve. Ma cosa si aspettavano a gennaio, le margherite? Dobbiamo metterci in testa di essere più coesi e fare un po' di casino. A Capodacqua, sono stati abbattuti un muro e una casa, poi non è venuto più nessuno".
"A Capodacqua" - si sfoga un altro terremotato - "sono rimasti solo i lupi. E siamo contenti che ci siano almeno loro, perché sono il nostro simbolo. Anzi, il motto della frazione è proprio 'Il lupo, la colomba e il capodacquaro sono tre bestie che non si addomesticano mai'. Hanno iniziato" - continua - "a levare le macerie l'altro ieri, dopo l'annuncio della manifestazione. I nostri politici sono venuti il 23 ottobre, quando abbiamo fatto un pranzo a cui hanno partecipato, tra gli altri, Vasco Errani, Laura Boldrini e Simona Bonafé. Piangevamo quel giorno, ci sono state fatte tante promesse, ma non li abbiamo più visti. Siamo stati abbandonati. Nelle Marche ancora non è stata predisposta l'area dove scaricare le macerie, che vengono portate a Roma: anziché 7 chilometri, la ditta incaricata deve percorrerne 360 ad ogni viaggio. Sarebbe bastata un'ordinanza del commissario per superare gli intoppi burocratici, ma non c'è la volontà". Poi l'appello ai giornalisti: "Dovete dirle queste cose, non ci tagliate. Almeno voi". #Terremoto

martedì 10 gennaio 2017

GRAZIE AL M5S!! TAGLIATO UN MAXI PRIVILEGIO AI PARASSITI DELLA CASTA. GUARDATE DI CHE PARLIAMO

Grazie al M5S, è finita la pacchia di Casta crociere
Ricordate? Tra i mille privilegi contro cui il M5S si batte dal primo giorno, c'è la "Camera con vista" di cui vi avevamo raccontato in questo post.
In pratica, la Camera dei Deputati nelle sue mille voci di bilancio ne aveva una che prevedeva i "rimborsi di viaggio agli ex parlamentari". Soldi vostri (sia chiaro) con cui la Casta offriva graziosamente treni e aerei ai suoi ex membri, per godersi sì la meritata pensione ma sempre e come d'abitudine a scrocco.
Ebbene, ci sono voluti due anni e rotti ma alla fine l'hanno capita: ieri, grazie ad un emendamento a prima firma Luigi Di Maio, finalmente la Camera ha approvato lo stop a questo sconcio che costava al contribuente 900 mila euro l'anno. E i parlamentari in carica, grazie ad un altro emendamento di Edera Spadoni, voleranno in classe economy invece di sperperare quattrini in prima classe.
E' la fine della Casta Crociere: se il pensionato (d'oro) ex parlamentare vuol farsi la vacanza, o se il deputato in carica vuol viaggiare stile sceicco, che se lo paghino coi soldi loro.
Fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamento/2015/08/grazie-al-m5s-e-finita-la-pacchia-di-casta-crociere.html

CLAMOROSO: la stampa estera umilia quella italiana e difende la Raggi da tutto il fango ricevuto

Virginia, un femminicidio mediatico
Premessa: 1) non ho mai votato per il Movimento 5 Stelle; 2) non ho mai incontrato Virginia Raggi e, perciò, non mi permetto di giudicarla; 3) non entrerò nel merito delle questioni romane (la pesante eredità del passato, i pasticci nel formare la giunta, gli scontri fra il sindaco e i suoi colleghi di partito) che non mi sono del tutto chiare e, comunque, meriterebbero un’analisi seria e approfondita.
Però…
…però sento l’obbligo – sì, l’obbligo – di spendere qualche parola per quanto è avvenuto e sta avvenendo, dal 20 giugno 2016 (giorno dell’elezione), nella vita della trentottenne che guida dal Campidoglio la città caput mundi (prima donna in 2.769 anni di Storia).
Partiamo dall’inizio.
La sua vittoria non ha suscitato il benchè minimo entusiasmo tra le numerose aggregazioni femminili italiane, di solito orgogliosamente velocissime nel sottolineare i successi di signore e signorine.
Anzi…
Riporto quanto ho scritto proprio qui dopo il voto: “L’appartenenza grillina ha oscurato l’appartenenza di genere, diciamolo (…) Perfino fra le militanti di molte associazioni femminili. Da cui è arrivato un fragoroso silenzio o, tutt’ al più, qualche cigliosa presa d’atto, giungendo  addirittura a sottolineare maliziosamente le differenze fra Chiara Appendino (che a Torino ha sbaragliato il sindaco uscente, Pietro Fassino) e la Raggi in termini di obbedienza al Movimento 5 stelle. Di più. Si è rimproverato a entrambe di non aver usato il sostantivo sindaca al posto di sindaco… Nessuna, insomma, ha stappato entusiasticamente bottiglie di champagne nella trincea rosa del Paese. E sul fronte maschile come è andata? Peggio mi sento (a cominciare dal marito della Raggi, che proprio la sera dell’elezione, con una lettera aperta diffusa via Twitter, ha messo in piazza la crisi del loro matrimonio; ed è stato bacchettato su l’Espresso). Come ha raccontato Nadia Somma, di Demetra donne in aiuto, Chiara e Virginia sono state trattate alle stregua di due fenomeni da baraccone, scatenando uno “stupidario”: “Riferimenti all’abbigliamento e all’avvenenza, linguaggio informale (per molti giornalisti e giornaliste sono “le ragazze” e  Raggi è “a moretta”) o smaccatamente sessista (bambola, bambolina, fatina). Alcuni articoli sono irritanti altri involontariamente comici”. E giù con una serie di citazioni. Ben visivamente riassunte, peraltro, nel tweet di Tania Marocchi, dell’European Policy Centre, che offre un eccellente colpo d’occhio sui titoli dei quotidiani italiani: da “Roma in bambola” (Il Tempo) a “Ma saranno capaci?” (Libero)”.
Questo, appunto, all’inizio.
Dopo, tra luglio, agosto e settembre, è andata ancor peggio.
Decisamente peggio.
Senza – lo ripeto – entrare nel merito delle complesse vicende politiche, annoto che Virginia è stata costantemente sbattuta in prima pagina.
È stata sottoposta, cioè, al trattamento che (in un tempo per fortuna lontano) si riservava ai mostri della cronaca condannandoli prima dei processi.
Non basta.
In poche settimane ha avuto da parte dei telegiornali più minutaggio di quanto il Movimento 5 Stelle abbia collezionato negli ultimi due anni.
E il culmine è stato raggiunto domenica 11 settembre.
Quel giorno, infatti, tutti i più importanti quotidiani italiani, i notiziari televisivi e radiofonici hanno utilizzato un banale articoletto sul maltempo dell’Osservatore romano, il quotidiano del Vaticano, elevandolo al rango di presa di posizione della Santa Sede contro l’operato della Raggi.
Una balla spaziale.
Tanto che, letti i giornali, l’autorevole Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, si è affrettato a smentire.
Qualcuno ha forse detto o scritto “Abbiamo sbagliato”?
Qualcuno per caso ha chiesto scusa al Vaticano e al Campidoglio?
Nisba.
Solo Marco Travaglio, su il Fatto Quotidiano e, poi, in tv, ospite di Lilli Gruber aOtto e mezzo, ha parlato chiaro, anzi chiarissimo, raccontando, dati alla mano, come la stampa abbia gonfiato il… nulla e insabbiato, il giorno dopo, le parole di Becciu.
Capito?
Mica è finita.
Alla ricerca di non si sa bene che cosa, le troupe televisive hanno assediato l’abitazione privata di Virginia come non si è mai visto fare, nella lunga storia della Repubblica, con qualsivoglia politico.
E, tuttavia, esclusa la diretta interessata, nessuno ha fiatato.
Mentre, per dire, è bastata una vignetta sul ministro Maria Elena Boschi per scatenare il pandemonio e financo lo sdegno di chi, paladino “Senza se e senza ma” della satira, proclamava “Je suis Charlie”.
Ecco, concludo.
Scommetto che se al posto della Raggi ci fosse qualcun'altra e subisse lo stesso trattamento si urlerebbe al femminicidio mediatico.
Invece qui – a parte Travaglio – stanno tutti zitti.
E, quel che è peggio, tutte zitte…
Fonte: http://www.tvsvizzera.it/radio-monteceneri/Hypercorsivi/Virginia-un-femminicidio-mediatico-8041420.htmlb

lunedì 9 gennaio 2017

LA DECISIONE STORICA DEL MOVIMENTO! TAGLIO DEGLI STIPENDI PER I CONSIGLIERI M5S! DA DIFFONDERE ASSOLUTAMENTE GUARDATE E DIFFONDETE!

di David Borrelli (M5S Europa) e MoVimento 5 Stelle Veneto
Rimborso totale per gli azionisti di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza. Questo è ciò che vogliamo ottenere attraverso l’importante iniziativa che abbiamo organizzato.
Stiamo ricorrendo alla Corte Europea per tutelare i risparmiatori danneggiati dal dissesto di queste banche, ed evidenziare le omissioni dello Stato italiano in loro difesa.
Riteniamo infatti che chi doveva controllare - come Bankitalia e Consob - non ha controllato e chi doveva tutelare il risparmio, cioè lo Stato, non lo ha fatto. Il sistema è marcio dalla testa ai piedi: manager, banchieri e organi di vigilanza. Soprattutto la politica, ovviamente, che fa continue promesse senza muovere realmente un dito ed illudendo 219mila famiglie.
Aspettiamo giustizia dal 2012, data delle prime denunce, e sappiamo di segnalazioni dirette inviate alla Banca d’Italia che si è girata dall’altra parte.
E’ stato dimostrato in modo palese, da quanto accaduto ai risparmiatori, l’assoluto disinteresse dello Stato con riferimento agli articoli 47 e 28 della Carta Costituzionale. Lo Stato è responsabile per le violazioni commesse dai funzionari e dai dipendenti degli Enti preposti al controllo del risparmio e per questo deve risarcire i risparmiatori.
Il Governo centrale ha fatto mille promesse non mantenute e il governatore del Veneto Zaia ha difeso fino all’ultimo queste banche, per poi promettere soldi che non sono mai arrivati agli azionisti.
Le vite rovinate di queste persone e i suicidi degli azionisti sono sulle loro coscienze, se ne hanno una.
L’apice di tutte le prese per i fondelli che questi uomini e donne truffati si ritrovano a subire avverà lunedì, quando (a quanto dice la stampa) le banche proporranno ai soci un rimborso del 15% del valore delle azioni precedente alla svalutazione.
Un rimborso che ovviamente è nell’interesse delle banche, perché contiene un ricatto: in caso di adesione, l’azionista dovrà firmare la rinuncia a promuovere azioni legali.
Tenetevi la vostra elemosina. Che se ne fa di un 15% chi ha perso quasi il 100% dei risparmi dei una vita?
Le azioni legali ci saranno eccome. Per il ricorso alla Corte Europea abbiamo conferito il mandato allo studio dell’avvocato Sergio Calvetti di Treviso (che difende 4mila risparmiatori e azionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza) e a Salvatore Patti, dello studio omonimo, ordinario di diritto privato alla Università La Sapienza.
Due sono le violazioni che ipotizziamo sulla base di quanto previsto dalla Convenzione europea dei diritti e delle libertà fondamentali: la violazione del divieto di schiavitù (art.4), inteso come privazione della possibilità economica di sostentamento nell’ambito sociale, e la privazione della proprietà privata (art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione).
Siamo consapevoli di una possibile dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte Europea, che peraltro non precluderebbe l’azione in Italia.
A pagare il risarcimento integrale devono essere i responsabili ad ogni livello, in nome di una Giustizia giusta, libera ed uguale per tutti.
Mentre i politici parlano, noi passiamo ai fatti, e lo facciamo coi nostri soldi. Il procedimento sarà infatti sostenuto economicamente dai consiglieri regionali veneti del M5S, con il taglio volontario degli stipendi.
Perché destinare i nostri soldi a questa causa? Perché non riguarda solo le migliaia di azionisti truffati, ma tutti noi. Ecco cosa dicono alcuni esperti internazionali.
“Il Veneto diventa il cuore della crisi bancaria in Italia”, scrive il Financial Times.
"Questo è un disastro sociale", afferma anche Pierre-Henri Conac, professore di diritto commerciale a Lussemburgo l'Università, membro dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, sempre sul Financial Times. Ma l’avvertimento che più deve preoccupare è che: "le persone che ci rimetteranno sono i giovani."
Mentre Steve Eisman, l’uomo che aveva previsto la grande crisi economica mondiale che ci ha colpito nel 2007, intervistato dal The Guardian dice che la prossima crisi finanziaria 
arriverà dalle banche italiane, venete in particolare. (https://www.theguardian.com/money/2016/nov/19/big-short-financial-crash-steve-eisman-italy-banks-risk)
Al momento, a pagare, a differenza dei dirigenti saldamente al loro posto, che continuano a regalarsi bonus milionari per premiarsi dei loro disastri, sono i dipendenti di queste banche, i quali vanno incontro a migliaia di licenziamenti, e le famiglie, come dimostra Unioncamere.
Davanti ad uno scenario del genere, che come M5S abbiamo previsto da questo blog da anni, ci sentiamo in dovere di fare il massimo. Noi una coscienza ce l’abbiamo al contrario dei governi delle banche, quello nazionale e quello regionale.

domenica 8 gennaio 2017

FANTASTICA RAGGI: TUTTE LE SCUOLE CON IL RISCALDAMENTO A ROMA! ECCO L'ORDINARIO STRAORDINARIO DI VIRGINIA! GUARDATE E DIFFONDETE!

Gli impianti di riscaldamento delle scuole saranno accesi tra oggi e domani in modo che gli studenti possano trovare gli edifici scolastici già riscaldati al loro rientro dopo la pausa di Natale. La sindaca Virginia Raggi ha disposto che gli impianti termici siano messi almeno 24 ore prima della riapertura delle strutture scolastiche per permettere una serena attività a studenti ed insegnanti.
Lunedì, gli impianti saranno accesi alle tre del mattino e sarà prolungato l’orario di funzionamento di un’ora in più rispetto alle 10 normalmente previste. Inoltre, è stata avviata la manutenzione antigelo degli stessi impianti ed è stato organizzato un servizio speciale affinché squadre di tecnici possano essere già al lavoro per eventuali emergenze dalle 6 del mattino di lunedì.
“Abbiamo a cuore il benessere dei nostri figli. Per questo, date le basse temperature di questi giorni, ci siamo subito preoccupati di verificare il corretto funzionamento degli impianti termici delle scuole, provvedendo all’accensione dei riscaldamenti immediatamente. Abbiamo agito in anticipo per assicurare scuole calde per i nostri bambini. La cura del territorio passa per la cura dei nostri cittadini, a partire dai più piccoli”, sottolinea la sindaca Raggi.

LEGGE CONTRO IL M5S: VOGLIONO FARCI FUORI CON LA LEGGE TRUFFA! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTA VERGOGNA OVUNQUE!

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi pare proprio che abbiano trovano la famosa “quadra” bossiana. Ovvero una riforma della legge elettorale che lascia ad entrambi aperte due strade e che al tempo stesso tarpa le ali al Movimento 5 Stelle. Il leader del Pd ormai ha abbandonato il ritorno al Mattarellum e si sta spostando anche lui sul sistema proporzionale.
Il progetto al quale stanno lavorando in questi giorni di feste gli sherpa del Partito Democratico e di Forza Italia prevede uno sbarramento (non troppo alto per non penalizzare Alfano, intorno al 3%) e un premio di maggioranza del 10%. In questo modo si verrebbe anche incontro alla probabile sentenza con la quale la Corte Costituzionale boccerà l’Italicum tra pochi giorni.
In sostnza, alla prima lista o coalizione di partiti verrebbe assegnata una quota di deputati (appunto il premio) pari a 63 seggi, ovvero il 10% dei componenti della Camera. Per il Senato, come prevede la Costituzione, varrà lo stesso principio ma su base regionale. Con questa legge elettorale è evidente che i grillini per governare da soli dovrebbero sfiorare il 40% dei consensi, quasi impossibile.
Mentre Berlusconi e Renzi si lasciano aperte due strade: la prima è quella di governare con i loro rispettivi alleati (Lega e Fratelli d’Italia per l’ex Cav e centristi o sinistra radicale per il leader dem), qualora i numeri usciti dalle urne fossero sufficienti; la seconda ipotesi è quella invece delle larghe intese, nel caso in cui il premio di maggioranza del 10% non fosse abbastanza per garantire la maggioranza assoluta in entrmabi i rami del Parlamento alla coalizione uscita vincitrice dalle urne.
La “furbata” – spiegano nel Palazzo – sta proprio nel limitare al 10% il premio di maggioranza e a non prevedere comunque l’assegnazione del 55% dei seggi a chi arriva primo. Tutto ciò proprio per tenersi aperta la strada del governissimo (o dell’inciucio) dopo il voto.

sabato 7 gennaio 2017

+ + + VERGOGNA ASSOLUTA + + + 23 POLTRONE PER UN SOLO PARASSITA! È UN RECORD MONDIALE

I dati, sviluppati dall’associazione OpenPolis, lasciano esterrefatti: in aggiunta al ruolo istituzionale, 138 politici nazionali hanno almeno un incarico in società, di questi 86 hanno un solo incarico e 52 ne svolgono in contemporanea più di uno. Insomma, tra parlamentari, ministri o sottosegretari, quasi il 14% dei politici nazionali ricopre anche incarichi all’interno di società e aziende di vario tipo .
Nel dettaglio, durante il 2014 hanno (o hanno avuto) incarichi in società 49 senatori, 83 deputati e 6 esponenti di governo. Tra questi, si contano ruoli multipli per 21 senatori, 26 deputati e 5 esponenti del Governo di Matteo Renzi. Ma per restare davvero sorpresi, passiamo ai nomi.
Il numero maggiore di incarichi multipli ricoperti dalla stessa persona è addirittura 23: titolare della sfilza di incarichi è il deputato Paolo Vitelli (Scelta Civica).
Il secondo “classificato” per numero di incarichi in società è il deputato Gregorio Gitti, anche lui Scelta Civica. Al Senato invece il record spetta a Andrea Marcucci (Partito Democratico), titolare di 11 incarichi in contemporanea al ruolo di parlamentare.

SERVIZIO CONTRO IL M5S MAI NESSUNO ERA ARRIVATO A TANTO! GUARDATE E DIFFONDETE TUTTI QUESTA VERGOGNA!

Fabio Fucci, sindaco 5 Stelle di Pomezia, sbugiarda il TG5 facendo chiarezza sulle spese reali del Comune per "carta, cancelleria e stampanti". Il telegiornale di Canale 5 ha mandato in onda una grafica totalmente sbagliata, attribuendo al Comune 5 Stelle il primato delle spese di cancelleria: 1,4 milioni. La realtà è ben diversa, come scrive ‪Fabio Fucci. Le spese ammontano ad appena 55 mila euro.
Leggiamo il messaggio del sindaco 5 Stelle:
Spese‬ di ‪‎cancelleria‬ a ‪‎Pomezia‬ ‪‎verità‬: i dati reali. Altro che 1,4 milioni! 55.000 € nel 2014 ed era già tutto rendicontato sul sito del Comune di Pomezia. I giornalisti troppo "pigri" si sono affrettati a pubblicare la notizia secondo cui Pomezia sarebbe la città in Italia con le maggiori spese per la cancelleria. Una notizia talmente inverosimile da indurre alla prudenza ogni "incauto" informatore. La realtà, come accade spesso, è diversa. Il nostro comune ha ridotto le spese di cancelleria da 369.000 € (2013) a 55.000 € (2014).
E' importante chiarire che il Comune di Pomezia ha ridotto in questi mesi tutte le spese e ha provveduto al pagamento dei fornitori che attendevano soldi da parte del Comune da anni. In particolare, l'azione dell'Amministrazione è stata volta fin dal nostro insediamento alla riduzione delle spese legate alla cancelleria, alla carta, alla rappresentanza. Abbiamo centralizzato le stampanti in tutti gli edifici comunali, abbiamo ridotto l'uso della carta attraverso la progressiva digitalizzazione dei documenti, abbiamo eliminato la carta stampata con gli abbonamenti ai giornali on line (la spesa per "Pubblicazioni, giornali e riviste" è scesa da € 11.334,20 del 2013 a € 929,74 nel 2014, ndr). Riduzione che risulta evidente anche nella voce incriminata: del totale della spesa di cancelleria nel 2014, la somma realmente spesa per l'annualità appena conclusa non arriva a 55 mila euro, la somma restante è da addebitare al pagamento di debiti pregressi.
" I dati - spiega il dirigente ai Servizi Finanziari Dott. Giovanni Ugoccioni - sono tratti dal sistema SIOPE (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici) che aggrega i pagamenti giornalieri delle diverse PA attraverso una serie di codici gestionali. La tesoreria comunale comunica i dati alla Banca d'Italia che li trasmette a tale sistema. La classificazione economica SIOPE (introdotta per gli Enti locali gradualmente in base al decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 10 ottobre 2011 con decorrenza 1° gennaio 2012, che ha sostituito i decreti del 14 novembre 2006 e del 18 febbraio 2005, ndr), si va ad aggiungere a quelle previste dalla contabilità degli Enti locali stabilite con il TUEL. Nel caso di Pomezia, il software di contabilità non ha aggiornato i codici relativi agli impegni di spesa esistenti precedentemente all'introduzione della classificazione SIOPE.
Nel 2014 l'Amministrazione comunale, utilizzando i fondi relativi al DL 35, ha proceduto al pagamento di debiti pregressi il cui codice SIOPE non era stato quindi aggiornato, causando errori nella comunicazione delle singole voci di spesa. Dalla revisione effettuata sui pagamenti risulta che la spesa effettuata nel 2014 per il codice SIOPE 1201 "Carta, cancelleria e stampati" risulta pari a € 164.504,91 di cui soltanto € 54.722,91 relativi all'anno di competenza 2014. Si è trattato quindi di un errore legato al mancato aggiornamento dei suddetti codici: abbiamo trasmesso i dati aggiornati alla tesoreria comunale e da venerdì 23 gennaio prossimo saranno pubblicati corretti sul sito ministeriale".

giovedì 5 gennaio 2017

ULTIM'ORA :Bufale, la provocazione di Grillo serve a difendere la libertà dei cittadini

Ha fatto bene Mentana a contestare Grillo che – nel suo blog – attaccava l’universo intero del giornalismo italiano. Le testate giornalistiche (cartacee, televisive, via web) non sono tutte uguali. Di più: è assurdo pretendere di giudicarle attraverso un tribunale popolare. Ciò detto, l’uscita del leader pentastellato e il suo post scriptum (che ricuce col direttore del Tg di La7) vanno letti con attenzione. Grillo procede per provocazioni, è troppo intelligente per non sapere che i tribunali del popolo appartengono al lato oscuro della storia. Urge ragionare.
E’ in atto un attacco ben orchestrato – il presidente dell’Antitrust, Pitruzzella, propone “agenzie pubbliche dei Paesi Ue” – contro la libera circolazione delle idee online. Naturalmente la cosa non viene detta così chiaramente e si parla (“le parole servono anche per nascondere”) di agenzie di difesa contro le fake news, le “bufale” della rete. L’obiettivo (vero) è la censura del web. Perché? Perché la rete è il luogo in cui più forte è il distacco/la presa di distanza dei cittadini dalla cosiddetta “classe dirigente”.
La convinzione – molto diffusa in rete – è che politici, imprenditori, banchieri, eccetera, non abbiano saputo governare la crisi. Lo si dice talvolta male e con insulti, ma il senso è questo: non abbiamo più fiducia in chi ci ha dato, in un decennio, crisi economica, disoccupazione, insicurezza nelle città, corruzione e demagogia. Basta.
Fonte : il Fattoquotidiano.it

Un reddito per i disoccupati: in Finlandia cè già, in Italia lo porterà il MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle Europa
La crisi si sconfigge con il reddito. La Finlandia avvia una sperimentazione di 2 anni che prevede un reddito mensile di 560 euro a 2.000 disoccupati. È la prima volta che accade in Europa. In Italia invece giace nel dimenticatoio il disegno di legge delega sulla povertà, presentato dal Ministro Poletti quasi 1 anno fa. Per il Pd i poveri possono aspettare...
Al Movimento 5 Stelle è stato assegnato il rapporto sulle misure di contrasto alla povertà che dovranno essere comuni a tutti gli Stati membri. Un provvedimento che verrà presentato e discusso al Parlamento europeo e che darà le linee guida alla Commissione europea su come aiutare gli indigenti. Persino la Grecia ha avviato un progetto pilota sul reddito minimo garantito. L'Italia rischia di essere l'unico Paese europeo in cui i poveri sono abbandonati a loro stessi.
traduzione di un articolo pubblicato sul The Guardian. Ecco il link.
"La Finlandia è diventato il primo Paese in Europa a concedere ai suoi cittadini disoccupati un reddito mensile di base, pari a 560 euro, in un esperimento sociale unico che si spera possa tagliare la burocrazia, ridurre la povertà e aumentare l'occupazione. Olli Kangas dell'agenzia governativa finlandese KELA, responsabile per i servizi sociali del Paese, ha dichiarato lo scorso lunedì che l'esperimento durerà due anni e che 2.000 cittadini selezionati in modo casuale riceveranno il sussidio di disoccupazione dal 1°gennaio. Quelli selezionati riceveranno 560 euro al mese, senza alcun obbligo di spiegare come vengono spesi. L'importo verrà detratto da eventuali sussidi che già si ricevono.
Secondi i dati ufficiali, il reddito medio nel settore privato in Finlandia è pari a 3.500 euro al mese. Kangas ha dichiarato che l'idea del programma era quella di abolire il "problema disincentivo" tra i disoccupati. L'esperimento mira alle paure delle persone timorose di "rimetterci qualcosa", ha detto, aggiungendo che le persone selezionate avrebbero continuato a ricevere i 560 euro anche dopo aver ottenuto un posto di lavoro.
Oggi una persona senza lavoro può rifiutare un reddito basso o un lavoro precario per la paura di avere ridotti drasticamente i suoi sussidi finanziari sotto il generoso e complesso sistema di sicurezza sociale finlandese. "E' molto interessante vedere come le persone si comporteranno", ha detto Kangas. "Li porterà a sperimentare con coraggio diversi tipi di lavoro? Oppure, come alcuni critici sostengono, li renderà più pigri grazie alla consapevolezza di avere un reddito senza fare nulla?" Lo scorso novembre il tasso di disoccupazione in Finlandia, una nazione di 5,5 milioni di cittadini, era pari all'8,1% con 213.000 persone senza un lavoro - un numero invariato rispetto all'anno precedente.
Il programma è parte delle misure del governo di centro-destra del primo ministro finlandese, Juha Sipila, per affrontare la disoccupazione. Per Kangas l'esperimento del reddito di base può essere ampliato successivamente ad altri gruppi sociali a basso reddito, come i liberi professionisti, i piccoli imprenditori e i lavoratori part-time".

mercoledì 4 gennaio 2017

TRAVAGLIO SENZA FRENI!! HANNO PAURA DELLA GENTE PERCHÉ SONO CONTRO IL SISTEMA!! GUARDATE E DIFFONDETE!

a quando gli elettori han cominciato a votare contro il Sistema, cioè come pareva a loro disobbedendo sistematicamente agli ordini di scuderia trasmessi dai sottostanti media tradizionali, il Sistema si è ben guardato dal domandarsi perché la gente gli preferisca qualunque cosa, anche la più rischiosa: un salto nel buio come la Brexit nel Regno Unito, un miliardario a forma di banana come Trump negli Stati Uniti, un movimento fondato da un comico come i 5Stelle in Italia. Non potendo ammettere di stare sulle palle al cittadino medio per i danni che gli hanno provocato con le loro politiche demenziali, lorsignori si sono inventati una scusa autoconsolatoria: il problema non siamo noi, anzi siamo sempre i migliori; il problema sono gli elettori che, fuorviati e sviati e traviati dal Web, credono alle bufale della Rete e scelgono ciò che è peggio per loro nell’illusione che sia il meglio. Soluzione: controlliamo il Web come già controlliamo (direttamente in Italia, indirettamente in altri Paesi) le tv e i giornali, ripuliamolo dalle bugie e soprattutto dalle verità che non ci piacciono (ribattezzate “post verità” da chi ha fatto le scuole alte), così le pecorelle smarrite ritroveranno il buon pastore e torneranno docili all’ovile.
Ora, che centinaia di milioni di persone votino suggestionate da false credenze, illusioni propagandistiche e autentiche menzogne è un fatto piuttosto noto e antico. Altrimenti Mussolini e Hitler non sarebbero saliti al potere in seguito a regolari elezioni, né avrebbero goduto di tanto consenso per tanto tempo, così come Stalin e altri tiranni. Ma anche molti capi di Stato e di governo democratici. E non solo italiani. L’espressione “post verità” viene usata per spiegare la vittoria di Trump, come se fosse il primo presidente Usa eletto perché racconta balle. E le bugie della Clinton, allora (dalla polmonite ai finanziatori della sua fondazione)? E le post-verità del marito Bill ai tempi della Casa Bianca, non solo su Monica Lewinsky, ma anche sulle “guerre umanitarie” in Jugoslavia&C.? E quelle di Bush jr. & Blair per “esportare la democrazia” a suon di bombe in Afghanistan e in Iraq, in base a prove farlocche sui legami fra i talebani e Bin Laden e sulle armi di distruzione di massa di Saddam?
Veniamo a noi, che di post-verità, ma soprattutto di pre-balle, siamo primatisti mondiali. Per 40 anni, dopo il quinquennio degasperiano, gli italiani votarono un partito di corrotti e di bugiardi come la Dc, per paura che vincessero i noti mentitori del Pci, che spacciavano la tragedia del socialismo reale come il paradiso in terra. Poi, per vent’anni, la maggioranza (sia pure molto relativa) degli italiani stravide per il più grande ballista del dopoguerra, nell’illusione di una rivoluzione liberale che non arrivò mai perché B. aveva priorità più impellenti (non fallire e non finire in galera). Dopodiché caddero in preda ad altri incantesimi: il mito napolitan-montiano dei “tecnici” di larghe intese, scesi dall’Olimpo per salvarci dallo spread. Un disastro.
Vaccinati da vent’anni di berlusconismo, gl’italiani punirono quell’orrido inciucio nel 2013 e Re Giorgio dovette inventarsi una nuova menzogna – la Grande Riforma Costituzionale, panacea di tutti i mali – per ribaltare le urne, riciclare l’ammucchiata destra-sinistra e tagliar fuori gli anti-Sistema (ribattezzati “populisti” da chi ha fatto le scuole alte). Altro fiasco epocale: il governo Letta sbriciolato in nove mesi, il governo Renzi – degno erede della tradizione ballistica berlusconiana – sfanculato al referendum con Grande Riforma incorporata. Ora, siccome tra un anno le elezioni saranno proprio obbligatorie, si tenta di correre ai ripari con altre patacche. Tipo la “disomogeneità” delle leggi elettorali di Camera e Senato. Peccato che l’abbiano voluta Napolitano e Mattarella, avallando e promulgando Italicum per la sola Camera (al Senato restava il Consultellum nella speranza che gli italiani abolissero le elezioni). E questa come si chiama, se non post-verità? Solo che a raccontarla è il presidente della Repubblica che l’altra sera ci ha messi in guardia dalle “falsificazioni del web” e da quell’altro “insidioso nemico della convivenza, su cui tutto il mondo si interroga”: “L’odio come strumento di lotta politica”. Sai che novità: basta rileggere i dibattiti d’aula degli anni 50-60-70 tra Dc e Pci per fare del Parlamento attuale un convento di orsoline. Quella si chiama dialettica fra maggioranza e opposizione. L’“odio” è una ridicola categoria introdotta in politica da B., sedicente fondatore del Partito dell’Amore, per squalificare i pochi che si opponevano davvero. Oggi il presidente e il Pd la riesumano in condominio col “populismo” per screditare i pochi che si oppongono davvero. E soprattutto imbavagliarli. Infatti Mattarella ha aggiunto: “Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva per preservare e difendere il Web da chi vuole trasformarlo in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi”. E quando mai Mattarella è insorto contro le falsificazioni di tv e giornali? Bugie così gravi da truccare le elezioni. Se tutti i media avessero sconfessato le balle di B. sulla persecuzione giudiziaria, ce lo saremmo levato dai piedi un po’ prima. Se tutti avessero scritto la verità su Expo, Giuseppe Sala non sarebbe sindaco di Milano. E se Renzi e la stampa e le tv al seguito non avessero associato il No referendario all’Apocalisse per l’economia, le banche, gli investimenti, il Pil, lo spread, le esportazioni, l’occupazione e persino per i malati di cancro, diabete e cirrosi, quanti Sì in meno avrebbe incassato? E se non si fosse inventato il cavaliere bianco in groppa a Jp Morgan pronto a salvare Mps, quanti soldi pubblici risparmieremmo oggi che il bluff è scoperto? Forse queste erano meno bugie perché non venivano dal Web, anche se poi ci finivano?
Il 23 novembre il Parlamento europeo ha approvato una demenziale risoluzione che lo impegna a “contrastare la propaganda nei confronti dell’Ue”, delle “istituzioni Ue” e dei “partenariati transatlantici” (e da quando, di grazia, è vietato dire male dell’Ue o della Nato?). E il cosiddetto “g a r a nte” dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella è partito lancia in resta contro la post-verità, anzi le “fake news” (anche lui ha fatto le scuole alte), “motori del populismo e minacce per le nostre democrazie”ergo“il settore pubblico deve fissare delle regole” e “intervenire rapidamente se l’interesse pubblico è min accia to”. E, di grazia, chi decide ciò che è vero e ciò che è falso, cosa è di interesse pubblico e cosa no? Pitruzzella? I suoi amici Schifani e Cuffaro? I partiti che l’hanno nominato? L’Antitrust dovrebbe combattere le concentrazioni che bloccano la libera concorrenza sul mercato e anche i conflitti d’interessi. Cioè evitare che la Rai sia controllata dai partiti e Mediaset da un partito, diffondendo carrettate di fake news e post-verità per conto terzi. Ma su questo Pitruzzella non dice una parola. In compenso, la presunta Antitrust fa muro col governo e con B. contro Vivendi che minaccia di comprare Mediaset e liberarla dalla politica: il che sarebbe “un rischio per i consumatori”(così ben informati da 20 anni di propaganda berlusconiana).
Il Web, come tutti i media, è avvelenato dai falsi, ciascuno dei quali però ha il suo antidoto: il giornalismo “firmato” da chi si è costruito una fama di credibilità e risulta autorevole. E infatti è l’antidoto, non il veleno, che allarma questi politici senza elettori e questi giornalisti senza lettori. Che, persi i contatti con la realtà e dunque con la gente, si giocano l’ultima carta per non morire. La carta più vecchia e disperata del mondo: la censura. Siccome sempre meno gente si fida dei megafoni che essi controllano proprio perché raccontano un sacco di balle, lorsignori accusano il Web che non controllano di fare ciò che han sempre fatto loro, per poterlo controllare e farcì quel che han sempre fatto altrove: mentire e fottere....
Articolo intero su Il F.Q. di oggi
http://www.ilfattoquotidiano.it/il-fatto-quotidiano-prima-…/

ULTIMA ORA: Sgarbi umilia la Boldrini: “Ministra e sindaca? Cara Presidenta Boldrina, sei una zucca vuota!”

Boldrini? No, Boldrini è plurale, lei è una e donna. Quindi Boldrina. Presidentessa della Camera dei deputati e delle deputate, maschi e femmine. Ma perché allora non Presidenta. Nella sua visione è giusto chiamare un ministro ministra e un sindaco sindaca”. Vittorio Sgarbi se la prende con il presidente della Camera Laura Boldrini e con il suo uso del femminile per declinare i ruoli politici “sindaca” e “ministra”. Sgarbi ricalca il pensiero del presidente emerito Giorgio Napolitano che ha definito “orribili” e “abominevoli” i termini ministro e sindaco declinati al femminile: “Ora cara Boldrina, sia precisa, ci dica chi è lei… lei è la grammatica? Lei stabilisce che non è giusto chiamare sindaco una sindaca e ministro una ministra? Ai ruoli non si applicano i sessi, rimangono tali e quali. Come la persona rimane persona anche quando si riferisce ad un uomo, non diventa persono. E tu sei una zucca vuota, una capra… fortunatamente non un capro”.
Fonte : Fattoquotidiano.it

Ultim'ora Grillo ricuce con Mentana: “Il logo del Tg La7 nel post sulle bufale per par condicio, lui rispetta la verità”

Il garante del Movimento 5 Stelle, dopo che il direttore ha minacciato di querelarlo per "l'offesa non sanabile di essere fabbricatori di notizie false", chiede di "non prendersela". E chiarisce che il suo tg è stato citato "per non far sfigurare troppo i colleghi". Poi l'augurio di "continuare a fare informazione rispettosa della verità e dei cittadini ancora a lungo". Pizzarotti: "Distrazione di massa, il blog M5S è il primo che distorce le notizie"
Il logo del Tg di La7 era presente tra quelli che corredavano il post sulle bufale nei media solo per “par condicio“. E “per non fa sfigurare troppo i suoi colleghi”. Il chiarimento arriva direttamente dal blog di Beppe Grillo, dopo che Enrico Mentana ha consigliato al garante del Movimento 5 Stelle di “trovarsi un avvocato” perché, come ha spiegato su Facebook, “fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo e a me che ne ho la responsabilità di legge” e Grillo “ne risponderà in sede penale e civile“. Una risposta alla provocazione di martedì, quando il comico, in scia al dibattito sulle fake news diffuse via internet, ha affidato al suo blog la proposta di una “giuria popolare” a cui far giudicare la correttezza dell’informazione fornita da giornali e tg.
“Ieri Mentana si è risentito per il fatto che il logo del suo Tg fosse presente nell’immagine del post che denunciava le bufale dei media italiani”, scrive Grillo in un post scriptum a un commento sul nuovo codice di comportamento per gli eletti coinvolti in vicende giudiziarie, approvato martedì a larga maggioranza dai 41mla iscritti che hanno votato. “Non se la prenda direttore”, chiede il leader M5S, “è stato fatto per ‘par condicio’ per non far sfigurare troppo i suoi colleghi. E inoltre si trattava di una denuncia politica per criticare il sistema mediatico nel suo complesso”. Poi un’inedita lode: “Le auguriamo di continuare a fare informazione che sia rispettosa della verità e dei cittadini ancora a lungo“.
Fonte : Beppegrillo.It

martedì 3 gennaio 2017

HA FOTTUTO 819MILA EURO PER FARSI IL VILLONE: ECCO CHI E’ IL LADRO PD DEL GIORNO, ALLA FACCIA DELLA QUESTIONE MORALE

QUESTIONE AMORALE – CATTEDRE UNIVERSITARIE E MONTE DEI PASCHI DI SIENA, POLITICA IN BASILICATA, ‘FEUDI’ FAMILIARI IN SARDEGNA: C’È DI TUTTO NELLA CARRIERA DI ALDO BERLINGUER, NIPOTE DI ENRICO, FIGLIO DI LUIGI E ASSESSORE PD. ORA C’È ANCHE UNA CONDANNA DELLA CORTE DEI CONTI A RISARCIRE 819MILA EURO PER ESSERSI PAGATO UNA VILLA CON SOLDI PUBBLICI
Secondo la magistratura contabile Aldo Berlinguer avrebbe «posto in essere una serie di atti per avvantaggiarsi illecitamente delle erogazioni pubbliche determinando un totale sviamento dalle finalità pubblicistiche previste». Finanziamenti da Mps, case intestate, fondi pubblici sprecati. E la sua poltrona con Pittella, balla…
Sandro Iacometti per ”Libero Quotidiano”
«Ideatore e filo conduttore di una vicenda illecita» sfociata «nella indebita erogazione di un finanziamento ministeriale». Solo un paio di giorni fa il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, rievocava la figura di Enrico Berlinguer per denunciare «l’ esistenza nel Paese di una irrisolta questione morale». Il riferimento era all’ inchiesta sulla presunta cricca di Raffaele Pizza. Il caso, però, ha voluto che negli stessi giorni dalla Corte dei Conti della Toscana emergesse l’ ennesima storia di malaffare dove i soggetti chiamati in causa, ironia della sorte, si chiamano Siena, Mps e persino Berlinguer. Non Enrico, ovviamente, ma il suo discendente Aldo (figlio del più noto Luigi, ex ministro della Pubblica istruzione).
È lui, 47 anni, senese, professore ordinario di diritto comparato all’ Università di Cagliari dal 2005, ex consigliere dell’ Aeroporto di Siena, di Mps Gestione Crediti, di Banca Antonveneta e attuale assessore Pd alle opere pubbliche, ambiente e territorio della Basilicata, ad essere finito nel mirino del viceprocuratore regionale della Corte dei Conti, Stefano Castiglione, per un danno all’ erario quantificato in 819mila euro. Secondo la magistratura contabile Aldo Berlinguer avrebbe «posto in essere una serie di atti per avvantaggiarsi illecitamente delle erogazioni pubbliche determinando un totale sviamento dalle finalità pubblicistiche previste»
La vicenda riguarda un finanziamento ministeriale chiesto dalla Slc Service in base alla legge 488 del 1992, una norma finalizzata a sostenere lo sviluppo nelle aree depresse. L’ area in questione era l’ elegante Villa Atzeri, sita a Cagliari in via San Saturnino 7. Lì, dopo la ristrutturazione dell’ immobile e un ampliamento della società, si sarebbe dovuta trasferire la Slc, amministrata da Berlinguer e dal suo legale rappresentante Marco Grozzini, pure lui condannato dalla Corte a restituire i fondi.
Peccato che la società, scrivono i magistrati, non solo non si è mai trasferita, ma neanche è «mai entrata in attività, né tantomeno ha assunto 22 dipendenti». I soldi, però, sono stati erogati, in tre tranche tra il 2005 e il 2008, con la pratica di finanziamento istruita da Mps.
Neanche i 700 milioni di soldi privati previsti dall’ operazione sembra siano mai usciti dalle casse della Slc.
L’ unico esborso,stando a quanto si legge nella sentenza della Corte dei Conti, sarebbe stato quello di 75mila euro, «un corrispettivo sostanzialmente irrisorio» con cui Berlinguer è diventato proprietario «del piano nobile di 8,5 vani della palazzina». Un acquisto che ha permesso ai magistrati contabili di individuare nel docente senese «il principale beneficiario dell’ illecita operazione».
Non solo, secondo la Corte, all’ esito di «operazione articolate» Berlinguer aveva «acquisito la titolarità degli immobili siti al terzo, quarto e quinto piano di Villa Atzeri, la cui ristrutturazione era avvenuta con risorse altrui». Il professore e Grozzini dovranno adesso restituire al ministero dello Sviluppo economico gli 819mila euro. Ma non ci saranno altre implicazioni. La Corte ha infatti dichiarato la propria incompetenza giurisdizionale sugli altri soggetti coinvolti, principalmente costruttori e società edili. Mentre l’ inchiesta penale del Tribunale di Siena, seppure senza proscioglimento nel merito, è stata archiviata il 29 ottobre 2015 per l’ intervenuta prescrizione del reato di «truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche». Resta da vedere se ci saranno ripercussioni politiche.
L’ esplosione dell’ inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata ha più volte acceso i riflettori sul suo incarico così distante da Siena e dalle sue competenze. Qualche giorno fa Berlinguer (insieme ad altri due assessori “tecnici”) ha rimesso il suo mandato, ma il governatore Pittella lo ha pregato di restare al suo posto. Almeno finché non si troverà la quadra sul nuovo esecutivo. La grana con l’ erario potrebbe ora accelerare i tempi.
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“I vitalizi dei parlamentari ormai sono insostenibili”. Panico tra i politici. Il siluro dell’Inps fa tremare la casta

Per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioninel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati.

Lo dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Camera sui vitalizi. “Applicando – dice – le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)”. Boeri nell’audizione sottolinea come la spesa negli ultimi 40 anni sia stata “sempre più alta dei contributi. Normalmente un sistema a ripartizione (in cui i contributi pagano le pensioni in essere) – precisa – alimenta inizialmente forti surplus perchè ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie. Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500, prova evidente di un sistema insostenibile”.
“Essendo il numero dei contribuenti fisso – dice – questi andamenti erano più che prevedibili. Eppure si è ritenuto per molte legislature di non intervenire. Addirittura si sono resi questi trattamenti ancora più generosi, come testimoniato da una crescita, per lunghi periodi, più accentuata della spesa che del numero di percettori.
I correttivi apportati più di recente alla normativa, pur avendo arrestato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa – continua – non sono in grado di evitare forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni”. “Con le regole attuali – sottolinea Boeri – la spesa per vitalizi è destinata ad eccedere anche nel prossimo decennio di circa 150 milioni l’anno i contributi versati da deputati e senatori. Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni. Vi sono 117 ex-deputati e senatori con lunghe carriere contributive per i quali il ricalcolo potrebbe comportare un incremento del vitalizio.
I risparmi derivanti dal ricalcolo contributivo salirebbero a circa 79 milioni se la correzione alla luce del ricalcolo contributivo avvenisse solo al ribasso, tenendo conto del fatto che per la stragrande maggioranza degli ex- parlamentari ha ricevuto un trattamento di favore rispetto agli altri contribuenti”.
“Supponendo poi che il rapporto fra vitalizi in essere e vitalizi ricalcolati sia lo stesso per i consiglieri regionali, il risparmio complessivo in caso di ricalcolo per l’insieme delle cariche elettive – avverte il presidente Inps – salirebbe a 148 milioni di euro circa per il solo 2016 (e circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni presi in considerazione dalle nostre simulazioni). Si tratta, dunque, di misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali”

VERGOGNA: Il Pd butta 3 milioni di euro nel cesso

Avete visto il tanto declamato “EXPO Gate” di Milano? Ispirata alla Torre Eiffel e realizzata da un famosissimo studio di architettura milanese, l’opera, costata ben 3 milioni di euro in occasione della fiera di EXPO, doveva sì essere rimossa ma, assicuravano dall’amministrazione piddina “le due strutture potranno essere riutilizzate”.
L’allora Sindaco Pisapia, in estasi dichiarava: “Mi piace da impazzire”.
Dopo un anno, in questo video, avrete modo di vedere come la nuova giunta milanese abbia interpretato la richiesta di non sprecare 3 milioni di euro.
Eppure parliamo di Beppe Sala, parliamo sempre di PD, parliamo della naturale prosecuzione della vecchia giunta.