martedì 20 giugno 2017

LA PASTA CHE MANGI OGNI GIORNO? HANNO ANALIZZATO LE MARCHE PRINCIPALI: ECCO LO SCHIFO CHE CONTENGONO

Il dato deve fare preoccupare tutti gli italiani. Ricordiamo che è proprio in Puglia – e precisamente nel ‘triangolo’ Altamura-Corato-Foggia – che viene macinato il grano che poi finisce in mezza Italia sotto forma di farina e semola. Quindi il pane, la pasta, le pizze, i biscotti, i dolci e tutti gli altri prodotti che arrivano sulle nostre tavole provengono, ci piaccia o no, da questo grano! Il dato non ce lo inventiamo noi, ma è stato fornito a GranoSalus dall’Agenzia delle dogane     
La notizia dovrebbe fare riflettere tutti i cittadini-consumatori italiani (e forse non soltanto italiani, come diremo più avanti): il 47% di grano duro estero che arriva in Puglia è di bassa qualità; il 30% è di media qualità; mentre solo il 23% è di alta qualità. Sono questi alcuni dei dati che l’Agenzia delle dogane ha fornito a GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Sud Italia e consumatori.
Il tema i nostri lettori lo conoscono già: stiamo illustrando i primi controlli avviati da GranoSalus sul grano duro che arriva in Italia e sui derivati dello stesso grano duro (i primi risultati su questi ultimi dovrebbero essere disponibili la prossima settimana).
“Già di per sé il dato è preoccupante – commenta Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus -. Di fatto, i nostri dubbi trovano un primo, importante riscontro: solo il 23% del grano duro che sbarca in Puglia con le navi viene definito di alta qualità. Il resto – stando a dati ormai ufficiali – è di media e bassa qualità. La prima domanda che ci dobbiamo porre è: dove finisce il 47% del grano duro estero che sbarca in Puglia e che gli uffici delle dogane definiscono di bassa qualità?”.
“Il dubbio, che poi è più di un dubbio – ci dice sempre De Bonis – è che finisca sulle tavole di milioni di ignari consumatori, non soltanto italiani, ma anche europei e di altri Paesi del mondo. Basti pensare alla pasta industriale che il nostro Paese esporta, per l’appunto, in mezzo mondo, fregiandosi di un Made in Italy garantito da un codice doganale secondo il quale è italiano ciò che ha subìto l’ultima trasformazione sostanziale nel nostro Paese”.
“Detto questo – spiega sempre il presidente di GranoSalus – non possiamo non notare, nella lettura di questi dati che ci sono stati forniti dall’Ufficio delle dogane, altri elementi che ci lasciano perplessi. Quando lo scorso gennaio le dogane ci hanno fornito i primi dati (che potete leggere in questo articolo), il grano estero che arriva nei porti pugliesi veniva classificato in sette codici. Ora i codici sono diventati tre: grano di bassa qualità, di media qualità e di alta qualità. Ma queste sono indicazioni che danno loro: indicazioni generiche, senza ulteriori specificazioni”.
“Che significa, infatti, grano di bassa qualità? – si chiede e chiede ancora De Bonis -. E che significano grani di media e alta qualità? La qualità, o meglio, le caratteristiche della qualità del grano che arriva con le navi non viene esplicitata. Ci riferiamo alle qualità nutrizionali, alle proteine presenti e, perché no?, all’eventuale presenza di miceti e di micotossine. Per non parlare del glifosato. Insomma, in questi dati che ci sono stati forniti fino ad oggi mancano le informazioni che interessano ai consumatori, che hanno diritto di conoscere notizie precise sulla qualità degli alimenti”.
Di fatto, le parole di De Bonis confermano quanto abbiamo scritto qualche giorno fa:

1 commento:

  1. Troppo comodo generalizzare, vogliamo nomi e cognomi delle aziende coinvolte, altrimenti vien da pensare che in mala fede si vogliamo mettere in cattiva luce i prodotti pugliesi.

    RispondiElimina