martedì 20 giugno 2017

DRAMMA PER MATTEO RENZI: IL DOCUMENTO DI LIBERO LO SOTTERRA. EX PREMIER SPACCIATO!

Ci si chiede come voteranno i Cinque Stelle ai ballottaggi di domenica prossima. Per prima cosa, cerchiamo di capire il contesto in cui ci troviamo. Nel 2015, a soli due anni dal voto politico in cui il Movimento rivelò all’Italia tutta la propria forza conquistando 109 deputati e 54 senatori, quasi un terzo (31%) di quegli elettori diceva di essere rimasto deluso dal proprio partito.

Esattamente allo stesso modo, neanche due su tre (68%) avrebbero riconfermato il voto ai 5 Stelle se questi si fossero trovati in lizza per le elezioni comunali. Non una situazione ideale, di sicuro, soprattutto proiettandola ad oggi e considerando i grandi e grandissimi problemi degli ultimi due anni nelle città da loro governate; dalla storica Parma, perduta con l’espulsione di Pizzarotti, alle vicissitudini della Raggi a Roma o alle ultimissime della Appendino a Torino. Non è un caso, allora, verificare come in questi anni, la struttura del voto a Cinque Stelle sia sensibilmente cambiata. Tra il 2013, ovvero l’anno dell’ingresso in Parlamento, ed i primi sei mesi del 2017, almeno due fenomeni rilevanti sembrano essere intervenuti.
I DUE CAMBIAMENTI
Anzitutto, si può dire che il Movimento abbia praticamente perso la sua componente di centrodestra, storicamente importante, che pesava per più di un terzo dell’elettorato e che rendeva il grillismo una forza trasversale e diversa dagli altri raggruppamenti politici. L’esame visivo del grafico dei profili della autocollocazione («io mi sento di...») che trovate qui a destra, ci mostra come nel 2013 fosse possibile individuare due picchi, uno un po’ più diffuso e capiente, nell’ambito del centrosinistra, e uno in quello del centrodestra, meno ampio, ma di certo ben definito e consistente. Nel giugno 2017 tutto questo è scomparso ed il Movimento 5 Stelle appare come un partito decisamente schierato a sinistra, con una parte residuale di elettori che ancora si sente “di destra”. È molto probabile che questi elettori, in futuro, si sentiranno isolati dalle tematiche di un partito sempre più di sinistra: forse si riallocheranno nel centrodestra o forse andranno persi nel non voto, ma è prevedibile che si allontaneranno da un M5S sempre meno equilibrato ed incapace nel soddisfare politicamente l’una e l’altra anima che lo componevano. In seconda istanza, ma non meno importante, è da dire che l’elettorato grillino sta subendo una emorragia di maschi (-9%), giovani (-15%), istruiti (-10%) e laici (-20%). Tipicamente elettorato di sinistra, meglio, del Partito Democratico, che proprio da molti di costoro era stato abbandonato. Ma il Pd non riesce a recuperare questi elettori, anzi, perde ancora sui giovani (-13%) e sulla fascia di mezzo, tra i 36 e i 55 anni (-13%); e ancor meno attrattivi risultano essere i nuovi partiti di sinistra-sinistra, Si e Mdp, assolutamente lontani dai 18-35enni (-31%) o dalle aree povere del paese (-37%), rispetto ai dati registrati da Sel e Rifondazione nel 2013.
Chi per maggior verosimiglianza sembra aver assorbito il target elettorale in fuga dal M5S, è la fascia dei “delusi”, ovvero coloro che hanno deciso di non votare o di annullare la scheda. Essi, rispetto al 2013, guadagnano dove oggi i grillini stanno perdendo: nei maschi (+25%), nei giovani (+28%), nei più istruiti (+20%), nei laici (+32%). I primi ad aver dato fiducia al Movimento sono i primi a togliergliela?
IL FEELING
Si possono ora trarre due considerazioni, entrambe positive per il centrodestra. Rispondendo al quesito iniziale, sul voto dei grillini ai ballottaggi, occorre innanzitutto considerare le dinamiche, le alleanze ed i singoli candidati locali, che sappiamo segnare il voto per il sindaco di città in città. Ma a livello di feeling la partita rimane aperta. Se è vero che il Movimento si sta trasformando in un partito di sinistra, è anche vero che l’attuale offerta messa in campo, sia quella moderata (Pd) che quella più decisa (Si/Mdp), sembra non essere attrattiva. Un vantaggio percentuale per la coalizione di centrodestra. La questione è più interessante, però, a medio termine, sul voto nazionale. Se prima si aveva un Movimento differente ed equidistante dalle maggiori coalizioni di sistema, oggi esso sta andando ad opporsi al centrodestra secondo un disegno valoriale classico (temi di sinistra contro temi di destra) permettendo così la ricostruzione di uno schema bipolare. Un centrosinistra unico per il popolo del centrodestra, ma nella pratica diviso in due, M5S e Pd, secondo il semplice dualismo nuovo/vecchio o, come viene preferito proprio dai 5 Stelle, onesto/disonesto. Una battaglia uno contro uno per il centrodestra e uno contro due per le due aree di centrosinistra.
FONTE: LIBERO QUOTIDIANO.IT


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