martedì 21 marzo 2017

+ + + ULTIM'ORA BOMBA + + + "Tulliani delinquente seriale, Fini sapeva tutto": ora anche Gianfranco trema

«Giancarlo Tulliani», si legge nell' ordinanza del gip di Roma Simonetta D' Alessandro, «deve essere arrestato perché si è reso "protagonista seriale" di numerosi episodi di riciclaggio fra il 2008 e il 2015. Un lungo periodo che ha visto coinvolti anche il padre Sergio e la sorella Elisabetta col il suo compagno ed ex presidente della Camera, Gianfranco Fini».
Il sipario (processualmente scrivendo) su questa vicenda di riciclaggio e ruberie avallata (stando ai pm Barbara Sargenti e Michele Prestipino) dall' ex leader di An, si alza il 13 dicembre scorso. Francesco Corallo e l' ex parlamentare del Pdl, Amedeo Laboccetta, vengono arrestati per riciclaggio. Secondo l' accusa il cosiddetto re delle slot machine è a capo di un' associazione a delinquere transnazionale che ricicla (fra Europa e Antille) i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. Peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, i reati contestati dagli inquirenti romani che, intanto, ordinano una serie di perquisizioni a carico dei Tulliani: Sergio, Giancarlo, Elisabetta. Rispettivamente: suocero, cognato e compagna dell' ex terza carica dello Stato, Gianfranco Fini. Tutti finiscono sotto la lente dei finanzieri dello Scico. Passano due mesi esatti e il 14 febbraio scatta il sequestro dei beni dei Tulliani per 5 milioni di euro, con l' iscrizione nel registro degli indagati dell' intera famiglia. Contestualmente la Direzione distrettuale antimafia, consegna l' avviso di garanzia anche a Gianfranco Fini: riciclaggio, l' accusa. Il giudice che ieri ha firmato l' ordine di arersto per il cognato, non ha dubbi e lo scrive: «Fini non poteva non sapere delle attività illecite di Francesco Corallo, che anzi egli stesso garantiva».
A confermare la tesi è lo stesso coindagato (scarcerato) Amedeo Laboccetta che pochi giorni fa, correggendo parte delle dichiarazioni rese nell' interrogatorio di garanzia, retrodata al 2002 (anno in cui viene approvata la legge 289 in materia di giochi) la preparazione della società di gioco legale a opera di avvocati vicini ad Alleanza nazionale e a Gianfranco Fini. I rapporti tra Corallo e la famiglia Tulliani, sorgono di seguito: quando Corallo - secondo i magistrati - costituisce societa off shore sulle quali caricare denaro per i Tulliani stessi, nella speranza che Fini ricambi "i favori". E per diversi anni, a partire dal 2007-2008, i Tulliani, stando a chi indaga, «da Francesco Corallo ricevono ingentissime somme di denaro e varie utilità».
La famosa casa di Montecarlo donata dalla contessa Colleoni ad An e arrivata ai Tulliani per mano di Fini? Secondo i ricordi di Laboccetta, «nel 2008 Giancarlo Tulliani (a nome di sua sorella e di Fini) informa Corallo che avrebbe dovuto aiutarli a comprarla». Così ci si riunsice negli appartamenti della Camera, presenti Giancarlo ed Elisabetta Tulliani, Fini, Corallo e lo stesso Laboccetta. In quella sede, dice l' ex parlamentare del Pdl, «Fini disse che lui e la compagna desideravano una casa proprio nel Principato aggiungendo testualmente a Corallo "siamo certi che vorrai aiutarci ad esaudire questo nostro desiderio"». E il desiderio, si sa, viene esaudito.
Ieri il giudice Simonetta D' Alessandro ha firmato l' ordine di arresto per Giancarlo Tulliani. Ma il cognato di Gianfranco, scrive il gip: «dopo la perquisizione di dicembre e la movimentazione di 520 mila euro fra Montecarlo e Dubai, ha lasciato Roma in fretta e furia».
Destinazione: Dubai, dove "il cognato" ha preso residenza.
L' ordine di arresto non è dunque stato eseguito. E per la magistratura italiana, egli risulta irreperibile.
Stando all' accusa il profitto delle attività illecite del re dello slot, una volta depurato, «viene impiegato in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari, e destinato ai membri della famiglia Tulliani», ora sotto accusa «in concorso con l' ex presidente della Camera». Scrive ancora il gip «quella del cognato di Fini è una strategia criminale reiterata, agevolata dai contatti con il mondo istituzionale e della politica». La fuga negli Emirati nei giorni delle perquisizioni, la movimentazione di quei 520 mila euro e «l' inserimento in una rete criminale collegata ad esponenti dell' area di Governo dell' epoca di Fini presidente della Camera, mettono in luce» aggiunge il gip «la personalità negativa di Tulliani e la necessità di una misura cautelare in carcere per scongiurare il pericolo di fuga e quello di reiterazione dei reati». L' ex presidente della Camera, dopo avere sostenuto che tutto è avvenuto a sua «insaputa» e dopo essersi autonomamente ribattezzato «coglione», ora chiede di essere interrogato dai magistrati.

di Cristiana Lodi

FONTE: LIBERO QUOTIDIANO

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