lunedì 8 agosto 2016

+++ULTIM'ORA CLAMOROSA+++ E anche Orfini ha mollato Renzi. Addio giochini, la sua frase al veleno!

Un po' di là e un po' di qua, Matteo Orfini sembra il prototipo del socialdemocratico appena uscito da un corso intensivo di democristianità. Al presidente del Pd serve un'intera intervista sul Fatto quotidiano per cercare di far capire la propria posizione nei confronti del governo di Matteo Renzi, della segreteria renziana, dei temi che in teoria dovrebbero essere cavalli di battaglia della Sinistra che si fregia di rappresentare dentro il suo partito, come lavoro e uguaglianza. Partono le prime piroette quando difende la riforma del lavoro, quel Jobs Act che proprio lui aveva attaccato con ferocia. Oggi si appella ai dettagli e alle sfumature: "Ero contrario all'abolizione del'articolo 18. Ho fatto la mia battaglia e ho accettato una mediazione: un sacrificio per aumentare diritti e tutele per chi non ne aveva". Soddisfatto, ma anche no: "Trovo che il quadro generale del mercato del lavoro sia migliorato. Anche se continuo a pensare che si potesse fare senza cancellare l'articolo 18".

Sembrano lontani i tempi in cui, gli ricordano al Fatto, Orfini cadeva nella trappola della Zanzara su Radio24 quando gli chiedevano chi preferisse come leader tra Nichi Vendola e Renzi. Il degno erede di Massimo D'Alema preferiva l'ex presidente della Puglia, perché: "Ci vuole più sinistra". Salvo poi - strano ma vero - cambiare ancora idea e sostenere il suo segretario nella campagna per il Sì al referendum. E poi l'ultima giravolta che sarà affidata a un team di crittografi per l'interpretazione. Parlando di Renzi, Orfini ha sentenziato: "Non l'ho mai votato, in nessun congresso. E non è detto che lo voti nel prossimo".
Fonte : liberoquotidiano.it

1 commento:

  1. Sei o stai diventando un bugiardo seriale.Dici una cosa e poi fai esattamente l'opposto,per la cadrega"L'è pussèe facil meteghel int'ul cu che int'ul co.(è più facile mettertelo in culo che in testa)Comunque sei ancora in tempo per redimerti,e non fare la fine del pavoncello.

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