martedì 14 giugno 2016

UN NUOVO COLPO PER LA SOVRANITA' DEGLI STATI!

Era l’8 marzo 2015 quando il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker dichiarava, in un’intervista a un settimanale tedesco, che l’Europa avrebbe dovuto avere «un esercito suo», con l’obiettivo «di far capire alla Russia che l’Unione Europea è seria nel suo sostegno ai valori europei». Ed era il 28 dicembre dello stesso anno quando il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ribadiva che «il nostro scopo finale dovrebbe essere un esercito dell’Unione Europea», poiché «le risorse che spendiamo per i nostri ventotto eserciti nazionali potrebbero essere usate molto meglio, se le spendessimo assieme». Una simile prospettiva, peraltro, era stata fatta propria anche in Italia: da Giulio Tremonti, nel 2003 e da Enrico Letta, nel 2013: «Manca un vero Esercito europeo, che ci permetterebbe anche di ridurre le spese militari, che pesano sui bilanci nazionali», aveva dichiarato l’allora premier italiano in un’intervista al Corriere della Sera.
Era stata proprio Londra a opporsi, allora: «Per gli eurocrati, ogni crisi è un’opportunità per portare avanti gli obiettivi di centralizzazione dell’Unione Europea», aveva dichiarato il responsabile per la difesa del partito conservatore Geoffrey Van Orden, secondo cui Juncker viveva «nel mondo dei sogni».
E come scrivemmo in seguito agli accordi bilaterali pre-referendum tra Gran Bretagna e Unione Europea, quest’ultima, a dispetto di ogni critica aveva «portato a casa un risultato fondamentale: la fine del veto britannico a una più stretta integrazione politica dell'Europa». Può sembrare irrilevante, scrivevamo «ma è la fine di una delle principali pregiudiziali alla nascita di un esercito europeo. O a quella di qualunque embrione politico che possa portare alla nascita degli Stati Uniti d'Europa. Il Regno Unito, da oggi, accetta qualunque cosa, purché possa non farne parte». Insomma, tutto lascia supporre che dal 23 giugno, la Germania si farà capofila di un progetto destinato, se andrà in porto, a cambiare la fisionomia del Vecchio Continente. Così come, se non ce la farà, a decretare la fine del sogno - o incubo, per alcuni - della ever closer union.
La finestra di opportunità è stretta e ricca di insidie. Da un lato, la minaccia terroristica e l’emergenza dei migranti che premono ai confini dell’Europa potrebbero essere argomenti forti, per convincere l’opinione pubblica della necessità di unire le forze per difenderci meglio dalle minacce incombenti. Tanto più, in una fase in cui la Nato - leggi: gli Stati Uniti - chiede più spesa militare agli alleati europei in chiave anti-russa. Soprattutto, se l’alternativa fosse una spesa militare europea finanziata attraverso l’emissione di Eurobond. Ipotesi lontana, oggi, ma non del tutto peregrina.
D’altro canto, questa mossa potrebbe rivelarsi anche un clamoroso boomerang.Soprattutto, se la Le Pen usasse questo argomento per solleticare il nazionalismo sciovinista dei francesi, che già oggi è un Paese molto più euroscettico di quanto lo sia la Gran Bretagna. Insomma, siamo a uno snodo fondamentale per la Storia di questo continente. Ma l’Italia, che tra le potenze europee è quella con le elezioni più lontane e quindi, potenzialmente, quella più in grado di far pendere la bilancia da un lato o dall’altro, sembra disinteressarsene. Peccato.
fONTE:http://www.linkiesta.it

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