martedì 14 giugno 2016

Perché la vittoria dell’Appendino e della Raggi può far bene all’Italia. Ma anche all’Europa.

di Sergio Di Cori Modigliani
Entro i prossimi 45 giorni si deciderà il futuro dell’Italia, dell’Europa, dell’occidente, e forse dell’intero pianeta.
Duecento anni fa, il grande filosofo tedesco Georg Friedrich Hegel coniò un termine geniale: “l’astuzia della Storia“. Con questa espressione, veniva identificata una specifica realtà storica che comportava il contemporaneo verificarsi di eventi, molteplici, diversi e senza alcun apparente legame tra di loro, che, accidentalmente e per caso, finivano per collidere tutti verso un unico obiettivo; per l’appunto, la manifestazione dell’astuzia della Storia che produceva delle circostanze inedite talmente nuove e sconvolgenti da essere considerate impensabili fino a poco tempo prima, ma, che in quello specifico momento diventavano realisticamente possibili e probabili.1). Che il 23 Giugno vinca o perda la Brexit è irrilevante: l’Europa perde comunque. Se dovesse vincere la parte che vuole restare nella UE, la vittoria sarà davvero di poco, magari un 51% contro il 49%. E in un paese come la Gran Bretagna, gestire politicamente una nazione la cui metà manifesta apertamente delle fortissime spinte centrifughe diventerà davvero molto arduo, per non dire impossibile. Perché c’è un dato (apparentemente solo tecnico) di fondamentale rilevanza strategica nell’ambito finanziario che la stragrande maggioranza degli italiani ignorano. Non perché sia segreto o nascosto, dato che si tratta di una notizia ufficiale e formale, quanto piuttosto per il fatto che viene citato di rado: il più importante azionista della BCE, la Banca Centrale Europea, è la Royal Bank of England. Tradotto, questo significa che, nel caso la Gran Bretagna rimanga dentro la UE perchè così hanno scelto gli elettori, porterà le sue istanze a Mario Draghi alzando di molto le asticelle delle pretese e quindi si aprirà un contenzioso virulento tra Londra e Berlino. Neanche a dirlo ci rimetteranno le ossa la Francia e l’Italia.
2). In Spagna l’esito elettorale è dubbio. Ma è possibile che segni la fine del bipolarismo storico (se perdono sia i democristiani di Rajoy che i socialisti) per promuoverne un altro (se vincono Podemos a sinistra e Ciudadanos a destra). In entrambi i casi, il Regno di Spagna si presenta a Bruxelles a rinegoziare la propria posizione e quindi apre il fianco a legittime rivendicazioni sia da parte francese che da parte italiana (soprattutto per ciò che riguarda una ampia flessibilità sui bilanci bancari: le banche spagnole, serve e corrotte, sono al collasso, in parallelo e in linea con le loro sorelle italiane.
3). L’esito del punto 1 e del punto 2 (lo si può comprendere anche intuitivamente) determinerà la scelta relativa alla potenziale Grexit, eventualità possibile e ben più dirompente della Brexit. Perchè la Grecia è membro del paniere euro e la Gran Bretagna no. Se la Grecia, infatti, dovesse uscire, il Portogallo ha già annunciato che esce subito il giorno dopo. Inevitabile l’apertura del fronte francese e italiano su questo versante.
4). Le banche italiane devono ufficializzare e formalizzare i propri bilanci attraverso una ricapitalizzazione, in seguito allo sperpero degli ultimi 15 anni. Si parla di una necessaria iniezione di circa 100 miliardi di euro liquidi. Chi ce li mette? Chi investe nell’economia italiana? Esistono soltanto due possibilità: o lo fanno gli imprenditori italiani e la finanza italiana (vera) e il paese si riappropria del proprio destino, oppure dovremo sorbirci la consueta retorica del caro leader che spiegherà al paese che le cose vanno talmente bene da aver riscontrato che c’è la fila dei cosiddetti “investitori internazionali” desiderosi di mettere i loro soldi da noi. Il che è vero. I due attori che, in questo momento, si stanno contendendo il Bel Paese, sono la Cina (già offerti 125 miliardi sull’unghia) e gli ermirati arabi.
5). Infine, i nostri polli casalinghi. Qui c’è poco da dire, se non certificare il fatto che il paese è allo stremo, non si riesce a individuare nessun cambio di passo, nessuna modificazione strutturale, nessun miglioramento sostanziale e il paese -sempre di più- si sta allontanando dai trend emergenti dei paesi più evoluti. In questo caso specifico, e in questo momento, c’è soltanto da augurarsi che stravincano sia la Raggi che la Appendino, invitando sia i torinesi che i romani a votare per loro in massa; tra tutti i candidati ufficiali, queste due donne sono davvero gli unici due soggetti politici che, almeno apparentemente, possono garantire ciò di cui il paese ha davvero bisogno come il pane: la discontinuità totale.
C’è bisogno di aria nuova, di un vento diverso. E’ accaduto in Spagna, in Scozia, si sta verificando in Usa, forse accadrà in Francia il prossimo anno. Ed è innegabile, piaccia o non piaccia, la gigantesca statura politica di Angela Merkel, senza di lei e della sua capacità di contrasto a Schauble, saremmo davvero una colonia tedesca.
Sarebbe ora che accadesse anche in Italia, lanciando per la prima volta un modello femminile di soggetto politico di cui non doversi vergognare. E poter dire a se stessi che si è in linea con le tendenze in atto dei paesi più evoluti. Sarebbe anche uno splendido segnale per il resto d’Europa, per far capire che il paese è ancora sveglio e volontEuropee 5 cinque stelle, Vinciamo noi…eroso di autentici cambiamenti.
E’ il turno delle femmine. Tocca a loro fare la Storia.
Un rivolgimento totale non può che far bene all’intero corpus sociale. Prima di tutto (e lo dico per interesse personale “di casta”) a noi maschi. Senza contare che per noi sarebbe davvero una grande liberazione.
http://www.libero-pensiero.net

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