mercoledì 18 maggio 2016

IL SEGRETO DI STATO NEGLI ATTENTATI DI PARIGI

Le armi usate da Amedy Coulibaly negli attentati del gennaio 2015 a Parigi sono transitate da una società controllata da Claude Hermant, personalità di spicco dell’estrema destra di Lilla, nel Nord della Francia. E con legami diretti nel passato con il Front national. Hermant era dal 2013 un informatore dei servizi segreti francesi, che lo utilizzavano come spia nel mondo del traffico d’armi. Insomma, le forze dell’ordine si sarebbero viste passare sotto il naso fucile e pistole finiti poi nelle mani del terrorista islamico. Saperne di più, però, almeno per il momento, è difficile: il governo francese ha opposto sulla vicenda il segreto di Stato.Coulibaly morì dopo aver ucciso 4 persone in quel supermercato, il 9 gennaio 2015. Il giorno prima il terrorista aveva fatto fuori per strada anche l’agenteClarissa Jean-Philippe. Dove si era procurato le armi? Gli inquirenti parigini riuscirono a individuare la provenienza di unfucile d’assalto CZ e di quattro revolver Tokarev: erano stati venduti dall’azienda slovacca KolArms alla società Seth Outdoor, nella zona di Lilla, gestita da Claude Hermant e dalla moglieAurore Hermant-Joly. Per giungere infine (non è chiaro se attraverso altri intermediari) fino a Coulibaly.Una situazione bloccata – “Il segreto di Stato, così com’è applicato in Francia – aggiunge Moulin – viola il diritto europeo. Nessun magistrato può contestare il fatto che il ministero degli Interni abbia rifiutato la declassificazione e né io, né il mio cliente possiamo farne richiesta. Lo Stato può tenere segreti dei documenti che potrebbero discolpare una persona. E non ci si può fare niente”. Elementi che consentirebbero anche di sapere la verità su una brutta storia. Prima di quella decisione, relativa al segreto di Stato, Hermant aveva potuto parlare con un giornalista del quotidiano La Voix du Nord e aveva detto: “Non voglio diventare il prossimo Marc Fievet”. Era un doganiere francese, infiltrato presso i narcotrafficanti, poi scaricato dopo essere stato arrestato in Canada. E rimasto in prigione per undici lunghi anni. “Il mio cliente – promette l’avvocato – è ben determinato a fare luce sui suoi legami con i diversi servizi dello Stato. E su tutte le loro implicazioni”.
tratto da :ilfattoquotidiano

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