venerdì 13 maggio 2016

Caso Nogarin-Pizzarotti, Andrea Scanzi: " Non paragonate questi casi a quelli del PD"

Sul suo editoriale Andrea Scanzi, firma del FattoQuotidiano, esprime la sua opinione sul caso (se cosi si può chiamare) che ha investito i 5 stelle in questi giorni, ovvero Livorno e Parma:
"Giusto una settimana fa, a Otto e mezzo, dicevo che “la questione morale riguarda tutti, me incluso”. E ovviamente riguardava quindi anche il Movimento 5 Stelle, “come dimostrano i casi di Quarto e Livorno”. E’ bastata quella frase, scontata e inattaccabile, per far partire i soliti insulti dalla claque citrullo-talebana che (in qualsiasi partito) nega l’evidenza e uccide ogni dibattito. Quellaclaque c’è nei grillini come nei renziani, nei salviniani come nei berlusconiani, ed è uno dei motivi per cui questo paese – malato terminale di tifo – non ha molte speranze. Ovviamente, e dissi anche questo, il peso della questione morale sui 5 Stelle non poteva essere certo minimamente paragonabile a quello, enorme, che grava sul Pd. Di lì a poco, da Fabio Fazio, lo avrebbe (più o meno) ammesso anche lo stesso Matteo Renzi. Nel giro di pochi giorni sono poi arrivati gli avvisi di garanzia a Nogarin (e nell’ambiente lo sapevano tutti) e Pizzarotti.
E’ del tutto evidente che ci sia caso e caso e la vicendaLodi non è uguale alla vicenda Parma. E’ del tutto evidente che Nogarin e Pizzarotti abbiano raccolto le macerie enormi di centrosinistra e centrodestra, e faccia ora un po’ ridere chi dà loro tutta la colpa di quanto accada a Livorno e Parma. Ed è altrettanto evidente come, per i media italiani, un avviso di garanzia ai 5 Stelle meriti prime pagine e servizi di otto ore mentre un indagato piddino in concorso esterno per mafia vada puntualmente nascosto e ridimensionato. Sono tutte cose che, almeno qui, ben sappiamo. Il punto, però, è che se tu fino a ieri hai detto e urlato che “chi è indagato deve dimettersi”, presti poi il fianco alle facili critiche di“doppiopesismo”.
Ieri Di Battista ribadiva a Otto e mezzo che l’avviso di Nogarin era al momento “un atto dovuto” e che nei prossimi giorni avrebbero tutti valutato meglio gli atti. Ci sta, è logico, è giusto: c’è caso e caso. Non ha senso dimettersi sempre per qualsiasi avviso di garanzia. Ma era proprio quello che ripeteva Di Maio fino a pochi mesi fa. O i 5 Stelle erano spericolatamente troppo giustizialisti a inizio percorso, o sono diventati fatalmente (e per quanto mi riguarda giustamente) più “realisti” giorno dopo giorno. Oppure sono vere entrambe le cose.
In ogni caso, il problema esiste – un problema elettorale, ma pure e soprattutto etico – e la questione morale è una battaglia dirimente per i 5 Stelle. Renzi può permettersi di fregarsene, come peraltro fa: i 5 Stelle, no. Se vogliono dimostrarsi credibili al punto da governare nelle grandi città e nel Paese, devono muoversi nelle prossime settimane con grande chiarezza e lucidità. Anche a costo ditornare al voto a Livorno e Parma. Anche a costo di rimangiarsi qualche parola del passato. Con gli slogan si erotizza la curva talebana (la stessa che fino a ieri aveva il poster di un Becchi qualsiasi in camera) e si vince una volta. Forse due. Ma non si diventa mai grandi. E il M5S, orfano per giunta di una figura decisiva come Gianroberto Casaleggio, deve diventare grande per forza. E deve pure farlo, ahiloro, assai in fretta: non ha altre strade.

1 commento:

  1. Nelle tue analisi sei sempre ineccepibile come d'altronde tutti (quasi) i tuoi colleghi del FQ.
    In fin dei conti quanti giornalisti del vostro calibro, come te, M. Travaglio, P. Gomez, A. Caporale, si trovano nelle altre testate (tra l'altro ancora sovvenzionate da noi..)?

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