martedì 5 aprile 2016

Scoppia anche "sindacopoli" e saltano FI ed Anas

Sardegna, appalti truccati: 17 arresti

Secondo gli investigatori, l'effettiva gestione degli appalti pubblici era rimessa interamente alle scelte di un intermediario-faccendiere, che, grazie alla corruzione dei pubblici ufficiali, sarebbe stato così in grado di controllare e indirizzare una buona parte del ciclo economico legato agli appalti pubblici della Regione Sardegna. Per gli inquirenti, questo sistema avrebbe permesso di pilotare gli appalti pubblici dei lotti 3 e 8 della Sassari-Olbia, aggiudicati rispettivamente per un importo di 70.775.409 euro edi 57.366.243 di euro; condizionare le gare per l'assegnazione dei servizi tecnici di progettazione di due porticcioli turistici in Ogliastra (Tertenia e Tortolì, quantificabili rispettivamente in circa 16 milioni di euro e 11 milioni di euro), nonché' assegnare numerosissimi appalti minori per incarichi di progettazione di opere pubbliche e/o consulenze di varia natura.

Le indagini avrebbero individuato un sistema di pagamento delle tangenti, avvenuto sia in territorio nazionale che all'estero nascosto dietro operazioni apparentemente lecite: le  provviste di denaro costituite per distribuire tangenti a politici e a funzionari corrotti, secondo l'accusa, originavano dall'emissione di fatture false emesse dal faccendiere nei confronti delle imprese aggiudicatarie degli appalti, o a imprese collegate, con motivazioni varie come lavori e consulenze in territorio nazionale ed estero.

La ricostruzione degli investigatori sarebbe stata confermata dalla confessione resa dai rappresentanti legali delle imprese aggiudicatarie di appalti inerenti i lavori del tracciato Sassari-Olbia, i quali, in presenza dei loro difensori, hanno raccontato di avere pagato la somma di 300.000 euro cadauno come prezzo per assicurarsi l'aggiudicazione dell'appalto.

In particolare, per quanto riguarda un lotto della Sassari-Olbia, gli investigatori avrebbero trovato un elenco dei destinatari delle somme ricavate dalle tangenti pagate dagli appaltatori romani, nel quale figurano quali destinatari la sorella e la fidanzata di due politici regionali. Questa interposizione fittizia avrebbe permesso agli associati di dissimulare le tangenti sotto incarichi professionali apparentemente leciti, permettendo nel contempo ai politici coinvolti di ricevere una retribuzione illecita di 150.000 euro ciascuno.

Nel rapporto degli investigatori è scritto che era prevista una ulteriore tangente di 800 mila euro per i politici-funzionari pubblici corrotti, mascherata con un contratto fittizio per prestazioni professionali di vario genere da rendere nell'abito dell'appalto stesso; contratto utile a conferire apparenza lecita alle successive dazioni a beneficio dei prestanome e dei destinatari effetti delle somme.
Fonte  La Repubblica

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