lunedì 18 febbraio 2019

Mussolini: Se ci tagliate lo stipendio ci ammazziamo! Cosa ne pensate?

E’ pronto il taglio ai vitalizi d’oro di Montecitorio. Il presidente della Camera Roberto Fico ha illustrato all’Ufficio di presidenza di Montecitorio il testo della delibera per il superamento dei vitalizi degli ex deputati. Il nuovo sistema previsto dalla delibera ricalcolerebbe tutti i vitalizi finora percepiti sulla base del sistema contributivo. Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta ed ex questore della Camera, che per mesi ha studiato la messa a punto della delibera, ha sottolineato come sia un passo avanti per dire “addio alla casta”. Ma non tutti sembrano aver gradito. Molti gli ex parlamentari ad aver giurato guerra, annunciando ricorsi. Tra questi, l’onorevole Mussolini che da molto tempo, anche nel corso dei precedenti governi, ha manifestato la sua contrarietà in tal senso.

Le dichiarazioni di Alessandra Mussolini

La feroce lotta degli onorevoli per salvarsi il vitalizio pullula di guerrieri combattivi e ostinati, desiderosi di trarre vantaggio dai privilegi della casta.

Dai toni drammatici il condottiero, Alessandra Mussolini. E’ lei che si è guadagnata la fascia del capitano in questa partita, con una linea di pensiero che non ha mutato nel corso degli ultimi anni.

“È come se ci mandassero nudi per strada”, ha sottolineato la Mussolini a suo tempo, alla proposta di abbassare le indennità a 5000 euro. “Poi è ovvio che uno si ammala, prende l’influenza, si aggrava, arriva la polmonite e quindi…”, ha continuato la nipote del Duce. Per lei lo stop ai vitalizi sarebbe “un’istigazione al suicidio”. Lo ha raccontato a Tommaso Labate in un’intervista al settimanale “A”. “Per colpa di pochi, quelli che si sono arricchiti con la politica e i soldi sottobanco, paghiamo tutti”, ha sentenziato accanita. La Mussolini è apparsa inferocita, così ha proseguito: “Per i cittadini soffriamo ancora poco. Vogliono vederci soffrire ancora di più. Se abbassassero i nostri stipendi a 1. 000 euro al mese, la gente ci vorrebbe veder prendere 500 euro”.

Le cifre d’oro di Camera e Senato

I deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro.

Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11. Impossibile dimenticare il rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. A questi numeri che da sé fanno rabbrividire, si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.

I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti. Così, i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati.

domenica 17 febbraio 2019

Renzi querela Travaglio per la foto sul rotolo di carta igienica. Cosa ne pensate?

Matteo Renzi querela Marco Travaglio. Ad annunciarlo è stato l'ex premier, durante la presentazione del suo nuovo libro a San Lazzaro di Savena, nel Bolognese. "Il 22 febbraio faccio una piccola diretta Facebook e farò l'elenco di tutti quelli che querelo e a cui chiedo un sacco di soldi di risarcimento, a cominciare da un direttore di un quotidiano che è andato in televisione con la mia faccia sulla carta igienica: pagheranno caro e pagheranno tutto", ha detto Renzi, sommerso dagli applausi della sala: "Vi garantisco che metteremo l'elenco dei risarcimenti online"

Caso Diciotti, indagati anche Conte, Di Maio e Toninelli. Cosa ne pensate?

Caso Diciotti, indagati anche Conte, Di Maio e Toninelli
ier Giuseppe Conte, il viceppremier leader M5s Luigi Di Maio e il ministro pentastellato per le Infrastrutture Danilo Toninelli sono indagati dalla Procura di Catania, a seguito della memoria trasmessa alla Giunta per le immunità del Senato che martedì prossimo è chiamata a decidere la proposta da presentare in aula sulla richiesta di autorizzazione a procedere per sequestro di persona nei confronti del vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini, leader della Lega, per la vicenda del lungo mancato sbarco dei naufraghi migranti soccorsi dalla nave Diciotti la scorsa estate.
Conte, Di Maio e Toninelli nella memoria trasmessa alla Giunta hanno infatti sottolineato la condivisione politica da parte dell'intero Governo della linea anti-sbarco costata a Salvini l'incriminazione da parte del Tribunale dei ministri, a dispetto dell'archiviazione che invece era stata proposta dalla Procura di Catania guidata da Carmelo Zuccaro. Motivo per il quale il presidente della Giunta del Senato Maurizio Gasparri ha trasmesso la memoria alla Procura di Catania che come atto dovuto ha iscritto i tre firmatari nel registro, apprestandosi però a chiedere l'archiviazione avando giù fatto lo stesso per Salvini.

sabato 16 febbraio 2019

Vittorio Feltri demolisce Berlusconi: In tutti gli anni di governo non ha fatto un cazzo poveraccio...


“E Madonna, sono decenni che rompono i coglioni con la Shoah, ma basta. Per l’amor di Dio. Non se ne può più”. Il direttore diLibero Vittorio Feltri in collegamento con La Zanzara su Radio 24 parla così degli ebrei al termine di un battibecco con uno dei due conduttori, David Parenzo. Poco più di tre settimana fa proprio il quotidiano diretto da Feltri aveva fatto clamore per il titolo: “Calano fatturato e Pil, ma aumentano i gay. E in occhiello: “C’è poco da stare allegri”. Una prima pagina arrivata a dieci giorni di distanza da un’altra apertura molto discussa: “Comandano i terroni. Ora le frasi contro gli ebrei e la Shoah.
Feltri comincia il collegamento bevendo una coppa di champagne e viene attaccato da Parenzo: “Ma ti pare che uno dice che i meridionali sono pigri e poi alle otto di sera si mette a bere champagne?”. Il direttore di Libero replica: “Ho lavorato da stamattina alle dieci fino alle venti, dov’è il problema? Non sarò libero di andare a mangiarmi un boccone e bere un po’ di champagne? Alla faccia di Parenzo. Ma che te frega, Parenzo, perché voi ebrei non bevete lo champagne? Bevetelo sto champagne, così sareste un po’ più allegri e non mi rompereste i coglioni con la Shoah. E Madonna, sono decenni che rompono i coglioni con la Shoah, ma basta. Per l’amor di Dio. Non se ne può più”.
Feltri ne ha anche per Silvio Berlusconi quando dice che gli italiani sono fuori di testa perché non lo votano: “Qualcuno invece dice che gli italiani erano rincoglioniti quando votavano Berlusconi. E’ tutto da discutere. Sto dicendo che erano più rincoglioniti quando votavano lui. Berlusconi alla fine con tutti gli anni di governo non ha fatto un cazzo, poveraccio. Lui era anche pieno di buona volontà, voleva fare la rivoluzione liberalee poi l’ha affidata ad un socialista, cioè a Tremonti (ex ministro dell’Economia, ndr).  Che sarebbe come affidare l’Avis a Dracula”.
Nel corso del suo intervento nella trasmissione condotta da Giuseppe Cruciani, Feltri difende invece il consigliere di Fratelli d’Italia che voleva distribuire frittelle solo a bimbi italiani: “Uno non può nemmeno distribuire le frittelle a chi cazzo vuole? L’anno scorso questo signore diede le frittelle pure ai bambini stranieri. Quest’anno no, non mi sembra il caso di aggredirlo”. Per Feltri ha ragione anche il parlamentare belga Guy Verhofstadt quando chiama ‘burattino’ il premier Giuseppe Conte: “Lo condivido, non mi sembra una cosa così drammatica. Un po’ burattino lo è, perché sappiamo che dipende sia da Salvini che da Di Maio. Direi che è fattuale. E poi io non mi sono sentito offeso perché a me dell’Italia non frega nulla, assolutamente nulla. Prima dell’Italia per me viene Bergamo che poi è una dependance della Svizzera. Quindi non c’entriamo niente noi con l’Italia, con questo Paese cialtrone”.
La difesa di Feltri continua con il ministro Bussettidopo la polemica per aver detto che al Sud devono impegnarsi di più: “Ma dov’è l’offesa? Ormai tutti si offendono se usi un termine, se ne usi un altro. Ma porca miseria, dire che al Sud bisogna impegnarsi di più non mi sembra così drammatico. D’altronde non risulta che nell’ospedale di Bergamo ci siano le blatte, sinceramente io a Bergamo non ho mai visto uno scarafaggio. Al Sud c’è una pigrizia organizzativa, non di tipo intellettuale. L’organizzazione ce l’ha solo la ‘ndrangheta che è molto ben organizzata. Ed è il motivo per cui lo Stato non riesce a sconfiggerla. Se lo Stato fosse organizzato come la ‘ndrangheta, sconfiggerebbe la ‘ndrangheta. Non mi sembra così difficile da capire”. Intanto in Veneto qualcuno suggerisce di istituire l’albo delle prostitute: “Questa è un’ottima idea. Se c’è l’albo dei giornalisti, ci deve essere anche l’albo delle puttane”, conclude Feltri.

venerdì 15 febbraio 2019

TAGLIAMO LE GAMBE A CHI INGRASSA SULL'ACCOGLIENZA, ADESSO E ANCHE IL TURNO DELLE COOP E DEI LORO GUADAGNI...



Esulta Matteo Salvini, dopo la decisione della Spagna di accogliere i 629 migranti a bordo della Aquarius. Migranti che, secondo le Ong, sono allo stremo. Il premier Sanchez ha dato la disponibilità di Valencia per «ragioni umanitarie».. «Vittoria. 629 immigrati a bordo della nave Aquarius in direzione Spagna. Primo obiettivo raggiunto – dice Salvini – evidentemente alzare garbatamente la voce paga, cosa che il governo italiano non faceva da tempo immemore. Abbiamo aperto un fronte di discussione a livello continentale, sicuramente non si chiude oggi la partita ma è un primo importante segnale che l’Italia non può sostenere questo peso da solo». Governo compatto. Sulla vicenda della Aquarius «il governo è rimasto sempre compatto, alla faccia di chi trovava spaccature tra Lega e Cinquestelle». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una conferenza stampa nella sede della Lega a Milano. Aquarius solo primo caso. «Poco cambia che la nave si chiami Aquarius o Sea Watch 3: vogliamo porre fine a questo traffico di esseri umani. E dunque come abbiamo sollevato problema per Aquarius lo faremo per tutte le altre navi». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini sottolineando che la soluzione della vicenda Acquarius «non è la fine di nulla»: «mi risulta che una nave di una Ong olandese si trovi a 28 miglia dalla Libia in attesa del suo ricco carico di esseri umani. Noi continueremo con la linea del buonsenso e della condivisione». Tagliare la spesa di 35 euro a migrante. «Stiamo lavorando come Ministero dell’Interno, siamo lì da 9 giorni e cerchiamo di recuperare anni di dormite altrui. Uno dei fronti è quello dei costi che gli italiani devono sostenere per esercito di finti profughi. Stiamo lavorando sulla cifra 35 euro» per ogni migrante, «voglio che rientri nella media europea, perché tutti i paese europei spendono di meno,e anche noi vogliamo spendere di meno. Sono curioso di vedere se tutti queste cooperative, questi solidali con meno di 35 euro continueranno a esserlo». Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

VITTORIA DEL GOVERNO: LE BANCHE CANCELLANO I MUTUI DELLE CASE NON PIU' ABITABILI...



GENOVA - Le pressioni del governo iniziano a portare i primi frutti. Il gruppo Intesa Sanpaolo ha deciso di avviare una serie di interventi per venire incontro alla situazione di emergenza creatasi in seguito al crollo del ponte Morandi di Genova. In particolare, la banca ha deciso di procedere con la remissione unilaterale dei mutui prima casa a favore di tutti coloro che si trovano a pagare un finanziamento per un immobile sito nella 'zona rossa' che verrà dichiarato inagibile e non più abitabile oppure abbattuto. A tale scopo, si legge in una nota, «è stato stanziato un plafond di 4,5 milioni di euro. A tale importo, si aggiunge l'attivazione della moratoria dei finanziamenti che prevede la sospensione di 12 mesi gratuita e volontaria dei finanziamenti a privati ed imprese». Il gruppo ha inoltre messo a disposizione di famiglie e imprese un plafond di 50 milioni di euro di finanziamenti dedicati alla ricostruzione e al ripristino delle strutture danneggiate: abitazioni, negozi, uffici, laboratori artigiani e aziende.
I risarcimenti
Non solo. Tutti i minori di età che nell'evento hanno perso uno o entrambi i genitori beneficeranno di una polizza vincolata fino al raggiungimento della maggiore età che prevede un capitale garantito di 100.000 euro nel caso di perdita di un genitore e di 200.000 euro se sono mancati entrambi i genitori. Inoltre, il capitale garantito verrà incrementato del 50% nel caso in cui il ragazzo completerà il percorso di studi fino al conseguimento della laurea, coerentemente fino a un massimo di 300.000 euro. Infine, sono state previste agevolazioni su prodotti e servizi per i clienti e non, al fine di supportare gli stessi in questo difficile momento. «La nostra Banca è legata in maniera profonda alla città di Genova e alle persone colpite dal crollo del ponte Morandi», ha spiegato Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. «Abbiamo riflettuto su quale tipo di intervento potevamo compiere per aiutare in modo concreto e diretto le famiglie e le imprese che vivono e operano nella cosiddetta 'zona rossa'. Cancellare completamente il debito residuo e gli interessi del mutuo acceso sulla propria abitazione resa ormai inagibile ci è sembrato il gesto più efficace per coloro che rischiano di perdere la propria abitazione. Noi siamo una banca e possiamo solo fare la banca, ma con la responsabilità di chi si sente vicino alle famiglie e a chi fa impresa».
Abi: «Sospesi i pagamenti dei mutui»
Il Direttore generale dell'Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini, rende noto che è stata decisa la sospensione del rimborso dei mutui collegati al tragico evento del ponte di Genova, fino al perdurare dello stato di emergenza. La decisione - informa l'Abi in un comunicato - è stata assunta sia in via autonoma da alcune banche sia in termini più generali attraverso una apposta ordinanza della Protezione civile del 20 agosto, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 agosto. L'ordinanza dà attuazione all'accordo stipulato da Abi, dalle Associazioni dei consumatori e dalla Protezione civile nel 2015 proprio per contribuire far fronte tempestivamente ad eventi calamitosi. Le banche possono valutare l'adozione di ulteriori misure per venire incontro alle esigenze dei cittadini colpiti dal drammatico evento.
Anche Deutsche Bank sospende le rate dei mutui
A seguito del crollo del ponte Morandi a Genova, i clienti di Deutsche Bank (individui e famiglie) avranno a disposizione, oltre alla possibilità di richiedere una moratoria di 12 mesi sulle rate dei mutui, una cassetta di sicurezza a titolo gratuito per un anno presso uno degli sportelli di Genova. Deutsche Bank, spiega una nota, ha deciso così di fornire un proprio contributo per aiutare le persone colpite dalla tragedia.

Sono sparite le ONG grazie al governo Conte! Anche l'Aquarius si è fermata!

Anche la Aquarius ha lasciato la zona di Ricerca e soccorso. Il 26 agosto la nave operata da SOS Mediterranée e Medici senza Frontiereè rientrata a Marsiglia, dopo una situazione di stallo durata più una settimana al largo delle coste della Tunisia e con a bordo cinque tunisini salvati. Ora a soccorrere le imbarcazioni con cui i migranti affrontano la traversata del Mediterraneo centrale non è rimasta nessuna ong.
Malta, navi ong bloccate in porto

L’ultimo viaggio di Aquarius
Dopo essersi rimessa in navigazione a un mese dall’affaire Valencia, partendo da Marsiglia il 1° agosto e sbarcando a Malta il 15 con 141 persone a bordo – la maggior parte minori – salvati nella zona SAR davanti alle coste della Libia, la nave era ripartita il 16 agosto dal porto de La Valletta, dopo un’ispezione a bordo da parte delle autorità maltesi. Destinazione nuovamente Marsiglia “su richiesta dell’armatore” e “al fine di chiarire rapidamente la situazione politica e amministrativa legata alla bandiera di Gibilterra”, si legge su Twitter. Sarebbe dovuta arrivare in Francia il 18 agosto. Ma, al secondo giorno di navigazione, soccorre un piccolo gommone con a bordo cinque persone, tutte di nazionalità tunisina. Così fino al 25 agosto l’Aquarius resta “in acque internazionali a 45 miglia dalla costa tunisina, in attesa di chiarimenti sullo sbarco dei 5 sopravvissuti”.
L’Unhcr, il 19 agosto, conduce “interviste individuali su Skype con i 5 sopravvissuti al fine di fornire una guida all’Aquarius”. Ma lo stallo perdura e l’epilogo arriva solo il 25 agosto: “Dopo numerosi giorni di negoziazione con diverse agenzie e autorità, il nostro team ha discusso la situazione con i 5 superstiti soccorsi il 17 agosto cosicché potessero fare una scelta consapevole”, si legge sull’account Twitter di SOS Mediterranée. “Hanno deciso di tornare in Tunisia perché non c’era altra alternativa. Le 5 persone sono state trasferite su una nave della Marina tunisina al largo delle coste di Bizerte“. E la nave Aquarius “ha ripreso la navigazione verso il porto di Marsiglia per il consueto scalo tecnico. Torneremo il prima possibile nella zona di ricerca e soccorso”.
Il caso della bandiera
A inizio agosto Gibilterra aveva annunciato l’intenzione di rimuovere l’Aquarius dai propri registri. La scadenza per fare ricorso, da parte dell’armatore, (mossa che avrebbe di fatto sospeso il ritiro della bandiera fino a pronuncia) era il 20 agosto: altrimenti la richiesta di ritiro sarebbe diventata effettiva e – spiegava Gibilterra – la nave sarebbe tornata a battere la bandiera precedente, quella tedesca. A domanda, il 22 agosto, SOS Mediterranée risponde: “In questo momento la Aquarius non è in mare senza bandiera. I nostri team stanno lavorando per trovare la soluzione che permetterà alla Aquarius di continuare la sua missione vitale nel Mediterraneo Centrale e di ripartire al più presto salvare vite dopo il cambio equipaggio. Il processo è ancora in corso e sarete informati per tempo della situazione”.
Nessuna conferma o smentita neanche dall’armatore, la Hempel Shipping GmbH, pure interpellato. Mentre il governo di Gibilterra risponde così a IlFattoQuotidiano.it: “L’appello è stato annullato e la nave è stata cancellata su richiesta del proprietario” dal registro di Gibilterra. Non quindi, si spiega, dal territorio britannico in seguito a scadenza dei termini. L’Aquarius, scrive ancora il governo di Gibilterra, “è tornata brevemente alla bandiera principale (quella della Germania) e batte ora bandiera di Panama grazie a un noleggio a scafo nudo dal 20 agosto”. Il sito dell’International Maritime Organization, per il momento, non è ancora aggiornato e Aquarius risulta ancora sotto bandiera di Gibilterra.
Open Arms pronta a ripartire. Ma in stand-by
La prima Ong a lasciare il Mediterraneo, dopo tre anni di attività nel Mediterraneo e il “salvataggio di oltre 40mila persone” – era stata Moas, Migrant Offshore Aid Station. Che nel settembre 2017 decide di spostarsi dall’altra parte del mondo a causa del “contesto politico” che comincia a delinearsi nel Mediterraneo, per andare “nel golfo del Bengala per distribuire aiuti e assistere le migliaia di Rohingya che stanno fuggendo dalle violenze in Myanmar cercando rifugio in Bangladesh”. Un anno dopo, nel Mediterraneo centrale non resta, ad oggi, nessuna nave umanitaria. Aquarius era arrivata in zona SAR a inizio agosto, in un’ideale staffetta con l’altra unica ong ancora in navigazione in quei giorni, Proactiva Open Arms. La nave della Ong spagnola era sulla via del rientro in Spagna dopo aver soccorso 87 persone. “La missione 47 è arrivata a Barcellona, dopo aver percorso 6mila miglia attraverso il Mediterraneo in 2 operazioni di soccorso, sbarchando 1 persona e 2 cadaveri a Maiorca prima e 87 a Algeciras in seguito”, twittava il fondatore Oscar Camps il 16 agosto. “Come spostarsi da Barcellona a New York. Incluse 2 ispezioni”. Da allora la nave è nel porto di Barcellona, e potrebbe restarci ancora per settimane. “Siamo fermi per il cambio dell’equipaggio dopo un mese di missione in mare”, spiegano dalla ong a IlFattoQuotidiano.it. “Inoltre dovevamo rinnovare dei certificati e quindi passare alcune ispezioni”.
Sea-Watch, Lifeline e Seefuch a Malta, il cimitero delle ong
“Non possiamo uscire dal porto. E se lo facciamo ci indagano, ovunque siamo. Ma il perché non lo sappiamo. È tutto in regola e abbiamo sempre fatto tutto a norma, ma ci continuano a dire: non potete uscire. E questo è tutto”. Malo Castillon, che sulla Sea-Watch 3 fa l’ingegnere, analizza la situazione in cui versa l’imbarcazione e l’equipaggio. La Sea-Watch 3, che batte bandiera olandese, è bloccata nel porto di Malta dai primi di luglio, al rientro dall’ultima missione. “Sono molto pessimista, visto che riescono a bloccare una nave senza dover dare alcuna giustificazione”, dice Malo a IlFattoQuotidiano.it I presunti problemi di registrazione sollevati in occasione dell’ultima missione non avrebbero motivo di essere. “Su di noi non c’è un’inchiesta”, dice ancora il francese. Lo stesso governo olandese ha confermato la corretta registrazione della nave. Ma Malta, ad oggi, continua a impedire all’imbarcazione di salpare. “Malta fa gli interessi dell’Italia: nell’isola ci sono moltissime imprese e business finanziati dagli italiani”, dice ancora Malo Castillon. “E poi c’è la questione del sistema bancario maltese: non si può permettere che un’isola così piccola e sede di così ampi interessi finanziari europei possa essere destabilizzata”.
Neanche Sea-Eye, ong tedesca con due navi di ricerca e soccorso, la Sea-Eye e la Seefuchs, risulta ad oggi accusata di aver infranto la legge. Il blocco della nave Seefuchs, battente bandiera olandese e ferma attualmente a La Valletta, nasce ancora una volta da questioni di registrazione. A Malta non c’è stata la possibilità di stabilire un contatto e un incontro in tempi brevi per IlFattoQuotidiano.it con Sea-Eye. La Sea Eye è ferma per mancanza di “membri dell’equipaggio e, soprattutto, all’inizio dell’anno non avevamo abbastanza donazioni per gestire due navi durante l’anno”, ha spiegato Gorden Isler, uno dei portavoce, a inizio agosto in un’intervista a Bento. La Seefuchs, invece, “batte bandiera olandese, e il governo di quel Paese ci ha fatto sapere che presumibilmente i nostri documenti non sarebbero stati sufficienti. Siamo rientrati immediatamente dalla missione: essere senza bandiera è un problema di sicurezza per l’equipaggio prima di tutto”.
E poi c’è la Lifeline, anch’essa battente bandiera olandese e, questa sì, sotto sequestro: il comandante Claus Peter Reisch non può lasciare l’isola e sta affrontando un processo. I pubblici ministeri sostengono che il capitano era entrato illegalmente nelle acque del paese, in mancanza cioè di una corretta registrazionedell’imbarcazione. La sentenza potrebbe arrivare l’11 settembre. Reisch ha già annunciato che, in caso di condanna, farà ricorso. E che l’ong di Dresda sta lavorando per mettere in mare una nuova nave. “Sono in corso colloqui con compagnie di navigazione e altre agenzie”, si legge nel nuovo progetto.” I negoziati stanno andando bene e speriamo che presto saremo in grado di migliorare le condizioni disumane nel Mediterraneo”.
La Juventa resta ferma a Trapani
Resta poi, come noto, sotto sequestro dal 2 agosto 2017 a Trapani la nave Juventa dell’ong tedesca Jugend Rettet. A metà luglio sono stati notificati 20 avvisi di garanzia ai componenti dell’equipaggio, allo staff di Medici Senza Frontiere e a quello di Save the Children. La Procura ha specificato che l’operato della nave, che ha agito in acque libiche e con modalità ancora da accertare, non nascondeva “fini illeciti di qualsiasi natura“ e che eventuali violazioni delle norme in corso di accertamento si sarebbero rese necessarie “unicamente per la salvezza di vite umane”