mercoledì 15 agosto 2018

ABBIAMO MESSO A CAPO DELLA AGENZIA DELLE ENTRATE UN GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA. Fuori il PD dall'agenzia delle



Splendida intervista al nostro Alvise Maniero
che vi spiega chi sono i grandi evasori.
Due indizi:
1)Sapevi che di tutte le tasse non pagate, meno dell'1% delle cartelle più grosse sommano decine, CENTINAIA di miliardi, tanto da pesare più del 99% di tutte le altre? Insomma non si tratta di quei casi, veri, di madri o padri di famiglia perseguitati perché non riescono a pagare la bolletta, o dell'imprenditore in difficoltà, se rendo l'idea. Chi non paga milioni, miliardi, evidentemente, è ben attrezzato per non pagare alla grande.
2)Ieri abbiamo messo a capo dell'Agenzia delle Entrate un Generale della Guardia di Finanza. Così, per dire.
Le tasse vanno ridotte e dobbiamo pagarle tutti, e d'ora in poi "tutti" non deve significare più "solo chi è più debole".
La domanda è: secondo te si arrabbieranno?  ( Alvise Maniero)
Il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook: "Un nome di garanzia per combattere i grandi evasori". Annunciato anche l'arrivo del prefetto Riccardo Caprino e di Benedetto Mineo che prendono il posto di due ex del Partito democratico

BEPPE GRILLO AVEVA GIÀ PREVISTO TUTTO MOLTO TEMPO FA SULLE OPERE COSTRUITE SU TANGENTI, PERICOLOSE E CHE SAREBBERO CROLLATE



Tutti gli italiani sono profondamente addolorati per quello che è successo a Genova. Perché crollano i ponti in Italia?
Ce lo ha spiegato dettagliatamente Beppe Grillo, già nel 1993.
SOLIDARIETÀ ALLE VITTIME DELLA TRAGEDIA DI GENOVA #Diffondete
Il ponte crollato a Genova, la propaganda di Repubblica e il M5S
La propaganda a servizio del Patto del Nazareno non si ferma neanche di fronte alla tragedia del ponte crollato a Genova.
La Repubblica, a poche ore dal disastro, ha pubblicato un articolo che racconta di “quando il M5S parlava della ‘favoletta del ponte che sta per crollare’ per bloccare la variante” del Ponte Morandi di Genova.
La “notizia” è stata ripresa anche dal Corriere della Sera e dai soliti siti satellite.
Il tentativo è sempre lo stesso: screditare il Movimento 5 Stelle, attribuendogli in qualche modo la colpa dell’incidente.
Sia chiaro: l’attivista che ha scritto la nota deve aver sbagliato a giudicare la situazione, ma siamo davanti ad un problema più grande.
Perché il colpevole non va cercato tra i pentastellati ma, come ha fatto prontamente il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, nell'”ente concessionario, quello che gestisce l’autostrada”, che ha “la responsabilità della manutenzione ordinaria”.
Anche perché, ha osservato il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi, “un ponte non viene giù per un fulmine né per un temporale”, dunque “vanno trovati i colpevoli”.
Nel frattempo ha fatto discutere la nota diffusa da Autostrade per l’Italia in seguito al disastro per non aver dedicato neanche una parola alle vittime:
“In relazione al crollo di parte del viadotto Polcevera sull’A10, Autostrade per l’Italia comunica che sulla struttura — risalente agli anni ‘60 — erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione.I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”.
Nicola Barbi, la TAV costerebbe oltre 400 milioni di euro a Chilometro di percorso. Quanto costerebbe questa faraonica opera alla fine dei lavori? Facendo calcoli "sommari" potremmo sistemare l'intero territorio italiano dal dissesto idrogeologico e Matera, capitale mondiale della cultura, potrebbe finalmente pregiarsi dell'anelata ferrovia. E credo che rimarrebbe tanto denaro da destinare ad altre opere più utili come risanamento di scuole, ospedali, ecc.
UN PONTE COSTRUITO PER CADERE, ADESSO LA COLPA È DEL M5S? MA CHI LO HA PROGETTATO E COSTRUITO, CHI VIGILAVA SULL'OPERA NON HA NESSUNA COLPA?
Il Ponte Morandi da sempre è uno dei simboli della città di Genova, ma è stato al centro anche di accesissime polemiche a causa delle precarie condizioni strutturali. Da tenpo, infatti, ad esempio, l'ingegner Antonio Brencich, docente all’Università di Genova, definiva l'opera un vero e proprio fallimento dell'ingegneria e sottolineava inoltre che "già alla fine degli anni Novanta i costi della manutenzione del ponte avevano superato i costi di costruzione".
Genova, crolla ponte Morandi sulla A10: “Morti sono 35”. Più di 30 auto e 3 tir precipitati: si cercano dispersi tra le macerie. Aperta inchiesta per omicidio e disastro colposi – LA DIRETTA VIDEO NEL LINK SOTTO DEL FATTO

Quest’uomo ha rovinato l’italia insieme a chi ha governato con lui in questi anni,leggete come hanno venduto il nostro Paese e a chi



Nove giorni e poi il trattato di Caen entrerà in vigore anche se il nostro Parlamento non l’ ha ratificato. Nel 2015 l’ allora ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, incontra in Francia il suo omologo Laurent Fabius. Sottoscrivono un accordo per ridefinire i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. Le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passano da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccidentale della Sardegna si allarga addirittura fino alle 200 miglia. Tutto mare in più che finisce a Parigi con tutto ciò che c’ è dentro: soprattutto il pesce.
L’ accordo ha già fatto scandalo. Soprattutto perché non se ne comprende in alcun modo la logica sottostante. Quale è la contropartita? Apparentemente non si vede. Ma la notizia ancor più scandalosa l’ ha riportata ieri il quotidiano Italia Oggi. Dentro il trattato c’ è un cavillo che – di fatto – regala ai cugini d’ Oltralpe anche lo sfruttamento di gas, petrolio e idrocarburi.
Al largo della costa sarda è stata da tempo individuata una mega riserva di gas da 1,4 trilioni di metri cubi di gas e 0,42 miliardi di barili di petrolio. Per avere un’ idea delle dimensioni, il giacimento egiziano Zohr (in mano all’ Eni) è considerato il più grande al mondo e ha una riserva potenziale di 5,5 miliardi di barili equivalenti di petrolio. In pratica 11 volte tanto la scoperta fatta nelle acque italiane. L’ articolo 4 del trattato prevede che nel caso sia possibile accedere alla riserva presente sotto il fondale italiano, avviando la trivellazione direttamente dal versante francese, a Parigi sarà concesso il semaforo verde alle estrazioni.
La clausola non è di semplice interpretazione. Resta infatti da chiarire se a fronte della concessione al nostro Paese arriverebbero almeno delle royalty. Per il resto lo scippo appare chiaro. Anzi trasparente, visto che è addirittura autorizzata dal governo di Roma. Al momento il giacimento potenziale (presente nella zona marina E) è congelato.L’ unico in grado di bloccare il meccanismo è in questi giorni lo stesso Gentiloni.
La Francia infatti, vedendo l’ ostruzionismo del Parlamento italiano, ha avviato con un semplice decreto una procedura amministrativa unilaterale, nata a sua volta da una consultazione pubblica consentita da Bruxelles. L’ iter del procedimento scade il prossimo 25 marzo. In caso di silenzio-assenso e quindi di mancato ostruzionismo da parte di Roma sarà persino inutile che il prossimo Parlamento intervenga. Lo scippo si consumerà automaticamente. Tanto più che è davvero difficile sperare che il sottoscrittore dell’ accordo – adesso nelle vesti di presidente del Consiglio – possa cambiare idea. Resta da sperare che i movimentisti sardi trovino eco anche lungo la penisola.

“SI, HO PRESO 8 MILIONI DI SOLDI PUBBLICI MA NON DOVETE ROMPERMI LE BALLE”. SCHIFO BARBARESCHI, COSI SI FA BEFFA DEL POPOLO ITALIANO.



«Vuole la verità? Ho vinto». Nello studio di Luca Barbareschi, al Teatro Eliseo, tra cimeli cinematografici, pile di libri, locandine, alle pareti ci sono due sole foto con i politici: in una è con Napolitano, nell’ altra con Berlusconi. La settimana scorsa, grazie a un emendamento bipartisan Pd-Forza Italia, il direttore del teatro di via Nazionale ha portato a casa un finanziamento di 8 milioni di euro, che ha sollevato uno tsunami di proteste nel mondo dello spettacolo italiano. Barbareschi, ha contro tutti: l’ Agis, 40 teatri. Dicono: perché a lei sì e agli altri no? Non è una domanda legittima? «Ma gli altri ricevono da anni. Il Piccolo prende, inclusi i contributi degli enti locali, 11 milioni annui, l’ Argentina 9 milioni, lo Stabile di Napoli 7,3 milioni. Il Festival di Spoleto 3,5 milioni l’ anno. Sa quanto prendeva l’ Eliseo, quando sono arrivato qui nel gennaio 2015? 500mila euro ». Ma l’ Eliseo è privato. «Qua di privato ci sono solo le mura, peraltro marce. Ci ho investito personalmente 5 milioni. Niente era a norma. Gli estintori risalivano al 1986». Senza quei soldi l’ Eliseo chiude? «Garantito. Ed è un Tric, un Teatro di Rilevante Interesse Culturale. Mi attaccano per puro rosicamento». Quanto costa gestirlo? «Quattro milioni l’ anno, tra due anni sarò di nuovo nella merda». Fatto sta che lei rivolgendosi direttamente al Mef ha ottenuto una corsia preferenziale. Morando era contrario. «Chi è Morando?» Il viceministro all’ Economia. «Non hanno consapevolezza del nostro lavoro. Prenda i miei colleghi: vanno in Parlamento a sparlare degli altri, parlano di physis. Sa invece come li ho convinti io? Sono andato a parlare con ognuno di loro in Commissione Bilancio. Avevo contro il governo. Se questo finanziamento fosse passato con Berlusconi al potere avreste evocato la P2…» Invece lei ha già fatto la grande coalizione Pd-Forza Italia. «Ho rispettato le regole. Non mi devo vergognare. Il Parlamento ha capito che un teatro come quello di via Nazionale mai nella storia si è potuto sostenerlo coi soli incassi». Non è un sostegno ad personam? Non è stato privilegiato per le sue entrature nel mondo politico? «Guardi che i decisori politici sapevano benissimo che serviva un qualche intervento compensativo che accompagnasse la mia avventura, nella riapertura del teatro. Per citare Massimo Catalano (il “filosofo” di Quelli della notte, ndr): meglio l’ Eliseo chiuso o aperto?». Per De Capitani, condirettore del Teatro Elfo-Puccini di Milano, così saltano tutte le regole. «La salvezza dell’ Eliseo è la piena sconfitta di quelle associazioni che negli ultimi trent’ anni si sono occupate di teatro: Agis, Federvivo, Platea. Mi sono rivolto direttamente alla politica dimostrando con i fatti che davanti a interlocutori credibili e con le giuste motivazioni la stessa politica risponde ». Con questi soldi si comprerà il teatro? (Ride). «Paghiamo un canone di locazione di oltre 400mila euro l’ anno. Motivo per cui stiamo studiando da tre anni una formula di acquisto dell’ immobile che sarà un investimento privato, fatto con la mia società immobiliare». I Cinquestelle lanciano questo slogan: 8 milioni a Barbareschi, zero alle vittime del terrorismo. «Populismo puro. Se qualcuno spara alle mie figlie io sparo a Beppe Grillo». È diventato renziano? «Mi è molto simpatico. Però temo che questo Paese sia meno avanti di quello che lui crede ». Il ministro Franceschini che ruolo ha avuto nella vicenda? «Ha cercato di dare una mano. Non intacco i fondi del Fus. All’ estero questa sarebbe salutata come una best practice, nel nostro provincialismo siamo incapaci di cogliere la novità che sottintende a tutta l’ operazione ». Lei ci guadagna? «Da quando sono qui non prendo un euro». Suo suocero, Andrea Monorchio, è l’ ex Ragioniere generale. Qualcuno ventila un suo ruolo. È così? «Chi lo ha scritto sarà querelato. Mio suocero è in pensione da anni». Cosa pensa delle disavventure di Fini? «Lo mandai affanculo, lui mi diede del pagliaccio. Ora gli stessi che lo leccavano gli sputano in faccia. Allora io adesso lo difendo, con dolore: “Gianfranco ti voglio bene”». Berlusconi andrà al governo con Renzi? «Non lo so. Silvio lo sento spesso. È una persona di cuore. Se hai un problema lui ti manda tutto quello che vuoi». Con la Raggi ha contatti? «Se solo mi rispondesse al telefono. Il suo assessore alla cultura, Bergamo, dice che siamo irrilevanti. Facciamo la stagione Tor Bella Monaca, ci perdo 200mila euro l’ anno, ma il teatro è sempre pieno: faccio più io di Bergamo per i ceti popolari».

ATTACCO TOTALE DEL PREMIER CONTE A BERLUSCONI DOPO LE SUE ESTERNAZIONI: DEMOLITO!



«Ricucire il Paese». Per il premier che risponde così a distanza alla funesta e disastrosa profezia di Berlusconi che il governo sarebbe durato poco. «Se Movimento 5 stelle e Lega continuano a crescere insieme e a confermare il consenso del Paese, questo governo può durare cinque anni». Perché «il 4 marzo si è chiusa per sempre una fase. Ereditiamo un’Italia divisa, e perfino lacerata da un referendum costituzionale sbagliato. A noi tocca provare a ricucire il Paese su nuove basi». Guardando allo scenario europeo, Conte spiega che nei vertici «mi trovo in una situazione diversa dagli altri capi di governo». Non sa «se più vantaggiosa», ma «di certo diversa»: nel senso che.. «loro sono assillati dal fatto di avere nei loro Paesi forze populiste che li assediano e erodono i loro consensi. Io, invece, il cosiddetto populismo ce l’ho nel governo, anzi ne sono l’espressione, lo rappresento. E credo di potere aiutare anche gli altri leader europei a capire dove e come occorre cambiare, per fare in modo che queste forze aiutino il sistema a migliorare e non a implodere». “L’Europa» spiega il premier «procede a scatti, tra periodi di stasi e passi avanti. Questo è il momento di farla scattare uscendo da una situazione in cui langue. Altrimenti diventa l’Europa dei gruppi regionali di cinque, sei Paesi». E sarebbe «una regressione geopolitica. Stiamo cercando di restituire centralità al Mediterraneo, marginalizzato dall’allargamento a Nord e a Est». Ai vertici europei in passato «spesso l’Italia non si è fatta valere per timore di rimanere isolata». In un’Europa «debole e disorientata, stiamo cercando di far capire che possiamo aiutarla a rafforzarsi, se riconosce che il contesto, il quadro strategico sono cambiati. E sull’immigrazione – rivendica – l’atteggiamento sta cambiando, a nostro favore». FONTE

ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI ALTI PAPAVERI. ECCO CHI SONO I PARASSITI DI QUESTO STATO INFAME E PARASSITA



Spiccano due nomi illustri nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti e corruzione delle grandi opere. Uno è l’imprenditore Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’altro, che risulta indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi, anch’egli imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti e alle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi. Sono in totale ventuno gli arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri di Roma e denominata «Amalgama» (per simboleggiare i legami stretti). Ipotizza la corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi» (Alta Velocità Milano-Genova), del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa. Agli indagati i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Uno scambio di favori tra dirigenti e imprenditori. Falsi certificati sui lavori in cambio di subappalti. Ruolo «chiave» era quello del direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis, considerato il «promotore e organizzatore» della banda insieme all’imprenditore calabrese Domenico Gallo. Era proprio lui che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale», svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati a ditte riferibili a parenti o amici. Il complesso meccanismo è spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le quali i carabinieri, agli ordini del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i due principali protagonisti e gli altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta. Tantissime le telefonate ascoltate dagli inquirenti. C’è ad esempio quella dell’aprile 2015, nella quale Gallo dice a un coindagato: «Chi fa il lavoro… la stazione appaltante… i subappaltatori… deve crearsi l’amalgama, mo’ è tutt’uno… Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti… Quando tu fai un lavoro diventi… parte integrante di quell’azienda là… E devi fare di tutto perché le cose vadano bene… è giusto?». I carabinieri annotano nel verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo nell’apprendere che il suo interlocutore credeva che i controlli sui lavori venissero svolti secondo le regole: «Ah, perché pensavi che erano…». Quello risponde: «Io sì», e Gallo chiarisce: «Nooo… non pensare…. Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia mai». FONTE: LA STAMPA


Ultima ora clamorosa: Rita Borsellino, morta la sorella del magistrato ucciso dalla mafia: aveva 73 anni. Sfidò Cuffaro e fu eurodeputata Pd



È morta a Palermo Rita Borsellino. La sorella minore del magistrato ucciso da Cosa nostra il 19 luglio del 1992 aveva 73 anni.  Malata da qualche tempo, si trovava in terapia intensiva. Farmacista come il padre, ha gestito per anni la farmacia di famiglia nel quartiere della Kalsa. Dopo l’omicidio di Paolo Borsellino – ucciso in via d’Amelio, sotto casa della madre – aveva cominciato a girare le scuole per raccontare la storia di suo fratello senza chiamarlo mai eroe. “Lui si sentiva una persona normale e così io lo racconto a chi me ne chiede”, diceva lei.

Dopo essersi impegnata nell’Arci e nell’associazione Libera di don Luigi Ciotti, nel 2006 vinse le primarie del centrosinistra e si candida presidente della Regione Siciliana, sfidando il governatore uscente Salvatore Cuffaro, in quel momento accusato di favoreggiamento a Cosa nostra (verrà poi condannato in via definitiva). La votano in 1.078.259 persone, risultando oggi l’esponente di centrosinistra più votata nella storia in Sicilia. Quei voti, però, non bastarono a battere Cuffaro che di preferenze ne raccolse addirittura trecentomila in più. Quella campagna elettorale rimase comunque nella storia dell’isola perché raccolse grande sostegno tra i giovani e la società civile.


Poi nel 2009 Borsellino venne eletta europarlamentare con il Pd grazie a ben 230mila voti di preferenza. Tre anni dopo, nel 2012, Pierluigi Bersani la candidò alle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato sindaco di Palermo. Raccolse l’appoggio anche di Leoluca Orlando ma viene sconfitta per pochi voti. Non si ricandida all’europarlamento e negli ultimi anni ha visto aggravarsi le sue condizioni. A febbraio perde il marito, Renato Fiore. Alla vigilia di ferragosto l’ultima crisi. Lascia tre figli: Claudio, Cecilia e Marta.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/15/rita-borsellino-morta-la-sorella-del-magistrato-ucciso-dalla-mafia-aveva-73-anni-sfido-cuffaro-e-fu-eurodeputata-pd/4559086/