martedì 19 giugno 2018

Rom, Di Maio senza freni: “Il censimento da fare è quello sui raccomandati della pubblica amministrazione. Controlli anche in Rai”! Guarda e diffondi


Non censire i rom ma i raccomandati della pubblica amministrazione. Anche quelli in Rai. È in questo modo che  Luigi Di Maio risponde a Matteo Salvini. E lo fa nello studio di Porta a Porta, quella che un tempo fu la “terza Camera del Parlamento”. “Ci sono altri censimenti politici da fare: il primo è quello dei raccomandati della Pa e tra questi anche quelli che ci sono in questa azienda, la Rai“, ha detto il vicepremier a Bruno Vespa. Aggiungendo subito dopo: “Nessuna azione intimidatoria però se c’e governo del cambiamento dobbiamo ristabilire un pò di meritocrazia”.
Quindi il leader del Movimento 5 stelle è tornato sulle parole del suo alleato di governo. “Quando Salvini ha detto ‘non faremo censimenti, non schederemo le persone, mi ha fatto piacere che abbia corretto il tiro, perché secondo la nostra Costituzione i censimenti su base razziale non si possono fare. Controlli per la sicurezza dei campi rom e dei bambini sono cosa diversa: il tema della sicurezza è importantissimo. Ma se si parla di censimenti su base razionale, no”. Già come aveva fatto ieri, dunque, il ministro dello Sviluppo Economico pone l’accento sulla smentita del titolare del Viminale. Ma bolla la sua prima proposta – una vera e propria offensiva razziale – come incostituzionale.

“Modificheremo Dublino. Soldi accoglienza vanno rendicontati” – Quindi Di Maio ha rilanciato l’alleanza col Carroccio soprattutto sul fronte dell’immigrazione. “Siamo compattissimi. È un tema che l’Italia ha affrontato con pazienza in questi anni, ma adesso la musica e cambiata. Nelle prossime settimane andremo ai tavoli europei, chiederemo una modifica del regolamento di Dublino. Nulla sarà più come prima. Ora ci sono porti aperti in Spagna e in Francia: ci hanno fatto la morale. Ora le Ong possono andare anche lì. È bastato dire qualche No ai tavoli europei. Con qualche sano No otterremo tanti Sì”.  “L’accoglienza dei migranti- ha ripetuto il leader del M5s – è diventata un business. Ora da una parte dobbiamo limitare le partenze dall’altra i soldi che si mettono sull’accoglienza devono essere rendicontati. Gli italiani mettono tanti fondi, parte dei quali sono al ministero del lavoro e che vengono assegnati alle coop che gestiscono l’accoglienza seguendo le prassi dell’emergenza: questi fondi vanno rendicontati, il tema è vero e serissimo”.
“Non ho complesso di Salvini. Conte fa sintesi” – E sulla superiore mediaticità del suo parigrado, il vicepremier ha poi ripetuto quanto dichiarato a Lucia Annunzia: “Quello di Salvini èun complesso che non ho. Abbiamo stili completamente diversi ma il presidente Conte sa fare la sintesi”. Quindi il vice presidente del consiglio ha nuovamente esposto la versione sul caso legato allo stadio della Roma che ha coinvolto Luca Lanzalone, ex presidente di Acea. “Conosco la vicenda Lanzalone. A Livorno con la sua professionalità ci ha permesso di risolvere il problema dei rifiuti” e sotto la sua presidenza “Acea ha superato il record di valore delle azioni. Non è una persona legata a M5S, ha dimostrato il suo valore sul campo”.
“Reddito di cittadinanza entro l’anno” – Dunque, il leader del M5s ha parlato di riforme da fare a partire da quella sul finanzialmento alla politica. “Ho già parlato con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, della legge sulla trasparenza dei partiti, chiedendo di portare la norma al più presto in Parlamento”. Il ministro dello Sviluppo Economico ha poi commentato due delle proposte che competono i suoi dicasteri: pensioni e reddito di cittadinanza. “Dobbiamo accelereare sul reddito di cittadinanza, spero di portarlo in legge di Bilancio a fine anno”. “La vera grande sfida – ha aggiunto – è mettere a posto i centri per l’impiego, che dipendono dalle Regioni. Voglio mettere assieme i singoli assessori al Lavoro delle Regioni, poi chi si prenderà il merito non mi interessa. Attualmente nei centro per l’impiego il personale è poco, a volte provenienti dalle vecchie Province, con problemi di differenze a livello regionale, e maldotati”. In mattinata, invece, Di Maio ha spiegato di aver incontrato “il presidente dell’Inps Boeri: la mia idea è di creare un fondo alimentato con tagli alle pensioni d’oro e vitalizi e lo destineremo alle pensioni minime. È una questione di giustizia sociale”. Ultimo passaggio sul jobs act: “Stiamo lavorando per ridurre il numero dei rinnovi dei contrati a termine”.
Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/19/rom-di-maio-il-censimento-da-fare-e-quello-sui-raccomandati-della-pubblica-amministrazione-controlli-anche-in-rai/4438682/

Travaglio elogia Di Maio, è stato bravo a portare tutti i punti storici del M5S nel contratto!



Si può dire tutto del contratto (finalmente) definitivo presentato ieri dalla maggioranza giallo-verde che si accinge (se troverà un premier) a fare il governo, oggi riassunto dal Fatto in un inserto che ne analizza i pro e i contro, tema per tema. Ma va riconosciuto a Di Maio di aver portato a casa quasi tutti i punti qualificanti del programma storico dei 5Stelle e a Salvini di aver dato prova di un certo pragmatismo, concentrandosi sulle cose più fattibili o meno impossibili e lasciando le sparate da Cazzaro Verde alla campagna elettorale e resistendo – almeno finora – alle minacce del Delinquente. Chi parla del “governo più a destra di sempre”, magari dopo aver chiuso gli occhi su governi infinitamente più destrorsi (tipo i tre governi B., il Monti, il Letta-B. e il Renzi-Alfano-Verdini), dovrebbe spiegare cosa ci sia di reazionario nel reddito di cittadinanza, nella riforma della Fornero col pensionamento anticipato a “quota 100”, nel tetto minimo ai salari, nella legge sull’acqua pubblica, nelle norme anti-corruzione, anti-prescrizione (che, com’è noto, è un’amnistia per ricchi e potenti), anti-mafia, anti-evasione e anti-conflitti d’interessi, nel ridiscutere opere pubbliche inutili, inquinanti e costose come il Tav Torino-Lione. E pure nell’annuncio della costruzione di nuove carceri, unico antidoto serio al sovraffollamento e alla promiscuità che impediscono la funzione rieducativa della pena.
Ovviamente nessuno può sapere se questi impegni verranno mantenuti, ma bollarli come premesse al fascismo fa semplicemente ridere. Di pari passo col bicchiere mezzo pieno, c’è ovviamente – come in ogni compromesso fra partiti opposti o molto distanti – il bicchiere mezzo vuoto. Gli asili nido riservati ai bambini italiani è una vergogna che si spera resterà sulla carta, il ritorno dei voucher e la scomparsa del ripristino dell’articolo 18 è una sconfessione delle campagne contro il Jobs Act. Ma scrivere – come fa su Repubblica il nostro amico Massimo Giannini – che “c’è da temere per le sorti della democrazia” è davvero fuori dal mondo. Se la nostra povera democrazia è sopravvissuta a chi – Craxi, Bicamerale D’Alema, Berlusconi e Renzi – voleva cestinare mezza Costituzione, se la caverà anche col Salvimaio che si accontenta di cambiare due o tre articoli (per giustamente abolire il Cnel e ridurre il numero dei deputati e dei senatori e per ingiustamente ingabbiarli nel vincolo di mandato). Certo, è sempre meglio un bicchiere tutto pieno. E forse lo sarebbe più di questo, se il Pd avesse cambiato leadership e linea dopo la batosta elettorale, sedendosi al tavolo coi 5Stelle.
Anziché spingerli fra le braccia di Salvini per poi godersi il presunto spettacolo coi pop-corn. Resta il fatto che in questi 25 anni, salvo rare parentesi, il bicchiere è sempre stato vuoto. Altrimenti non si spiegherebbe il trionfo elettorale delle sole due forze politiche rimaste all’opposizione degli ultimi quattro governi, che han fatto più danni di Attila fra gli applausi dei giornaloni e dei retrostanti padroni. Chi ha sposato il Sì alla controriforma costituzionale che trasformava il Senato in un dopolavoro per partitocrati inquisiti paracadutati dai Comuni e dalle Regioni, cioè dai partiti, chi non ha alzato un sopracciglio per le Camere esautorate a suon di decreti, fiducie, canguri e tagliole, e ora lancia l’allarme democratico, fa scompisciare dal ridere. “La voglia dei vincitori di saltare le regole” (quali? boh), si allarma sul Corriere Aldo Cazzullo, pretendendo “una squadra di prim’ordine” che non ricordiamo di aver sentito invocare quando diventavano ministri gli Alfano, le Boschi, le Fedeli, le Madia, e nemmeno i Previti, i Gasparri e i Giovanardi (più i leghisti bossiani). “Frenata sul Comitato-politburo, ma il Parlamento resta a rischio”, titola – restando seria – la Repubblica, terrorizzata dal putribondo “comitato di conciliazione”, previsto in una bozza del contratto e poi cancellato da quella definitiva, per dirimere le controversie fra gli alleati non previste dall’accordo programmatico: una roba che è sempre esistita fin dalla notte dei tempi, chiamata ora “vertice di maggioranza”, ora “consiglio di gabinetto”, ora “verifica di coalizione”, senza che nessuno vi scorgesse l’anticamera del Gran Consiglio del Fascismo (peraltro benemerito, visto che nel ’43 sfiduciò il Duce).
Non c’è giornale che, giustamente, non interroghi gli aspiranti governanti sulle misteriose coperture finanziarie alle costosissime riforme economiche. Oddio, questi vogliono spendere 65 miliardi senza dire dove li prendono! Saggia preoccupazione, se non venisse dagli stessi che non batterono ciglio quando Renzi gettò 4 miliardi per sospendere l’Imu sulla prima casa ai ricchi, ne bruciò 12 in incentivi alle imprese che assumevano senza art. 18 (con risultati miserrimi) e altrettanti in bonus da 80 euro che non spostarono i consumi di un millimetro, per non dire delle decine di miliardi regalati agli amichetti banchieri e confindustriali. Silenzio, peraltro, facilmente spiegabile: banche e Confindustria sono padrone dei giornaloni, i pensionati e i disoccupati no.
Ricapitolando: questo governo, sempreché veda mai la luce, è legittimo almeno quanto gli altri (forse anche di più, visto che ha una maggioranza vera in Parlamento e nel Paese, non finta e drogata come quelle figlie del Porcellum). E, se farà bene o male, lo giudicheremo quando e se farà qualcosa. Senza pregiudizi. E Dio sa quanto sia difficile liberarsi dal pregiudizio positivo che sorge spontaneo alla vista dei più schiumanti rosiconi, quasi tutti neofiti dell’opposizione: B., Ferrara, Sallusti, il rag. Cerasa, Renzi & C., Cicchitto, Confindustria, i giornaloni e perfino Macron.
Dimmi con chi non vai e ti dirò chi sei.

Fantastico! Via le scorte ai politici, ecco l'ennesima rivoluzione del governo M5S-LEGA! Guarda e diffondi



Nella denominata Terza Repubblica l'inizio del cambiamento viene dalle scorte. Nei giorni scorsi, a quanto risulta a "La Verità", quotidiano diretto da Belpietro, è arrivata dal Governo appensa insidiatosi la richiesta di abolire e ridurre la scorta.
In Italia attualmente gli scortati sono circa 800 tra politici, imprenditori e altre personalità, su cui vigiliano circa 3000 agenti. Il costo di taali dispositivi è di circa 250 milioni, ma adesso il taglio sarà più consistente visto che i politici del nuovo Governo hanno deciso di dare l'esempio. Barbara Lezzi, Ministro del Sud, e Marco Bussetti, Ministro all'Istruzione hanno già anticipato tutti chiedendo di propria spontanea volontà alla scorta insieme all'auto blu.

Bonafede zittisce la Gruber a Otto e mezzo e difende la Raggi smontando le balle... Guardate e diffondete tutti!



Bufera ad Otto e mezzo: la Gruber attacca Bonafede su Virginia Raggi, lui la zittisce così - IL VIDEO





Ultim'Ora: Luigi Di Maio boom da Vespa! Guardate cosa ha detto e diteci la vostra!

Salvini difende Raggi: "Roma è in difficoltà, ma la colpa non è della giunta M5s" „Salvini difende Raggi: "Roma è in difficoltà, ma la colpa non è della giunta M5s"! Da diffondere ovunque!


"Roma è una citta stupenda e in difficoltà ma non per la giunta attuale. L'immondizia per strada c'era anche prima, anche le buche...". Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini, ospite di Otto e Mezzo, cambia tono. Con il varo del nuovo governo gialloverde, il tempo degli attacchi a Virginia Raggi è finito. 
"Io sono residente a Milano" premette a chi gli chiede se Roma è amministrata bene o no. "Certo si può fare meglio" osserva con necessario realismo, ma si allinea al leit motiv grillino: "Non è che chi c'era prima della Raggi abbia fatto miracoli". Insomma, "non è tutta colpa sua. Io organizzerei Roma in maniera diversa. Per esempio Ostia si sente comune diverso". 


Salvini difende Raggi: "Roma è in difficoltà, ma la colpa non è della giunta M5s"
D'altronde che l'aria fosse cambiata era già chiaro nei giorni concitati del famoso "contratto di governo". Salvini era finito al centro delle polemiche in rete per aver negato la presenza di buche sulle strade della Capitale, tra le maggiori criticità che l'amministrazione Raggi si sta trovando ad affrontare in questi mesi:  "Almeno nelle strade che ho percorso io, non le ho viste". 
Fonte: http://www.romatoday.it/politica/salvini-raggi-difesa-la7.html

Numeri spaventosi 4 migranti su 10 sono profughi, e la maggior parte non scappano dalla guerra!



I numeri parlano chiaro: sei migranti su dieci che nell'ultimo anno sono stati presi in esame dalle commissioni territoriali per le domande di asilo non erano da considerare "in fuga dalle guerre".
Sono, cioè, persone cui è stato negato lo status di rifugiato o una qualsiasi altra forma di protezione. Tradotto: sono irregolari.
Al 15 giugno infatti, il 61% delle domande sono state respinte, anche per irreperibilità dei richiedenti. A fornire i dati è la Commissione nazionale insediata al Viminale. La matematica non è un'opinione. Delle 44.233 richieste (31.367 presentate quest'anno e le restanti "avanzate" dall'anno scorso), meno della metà hanno portato ad un esito positivo: il 7% ha ottenuto lo status di rifugiato, il 4% la protezione sussidiaria e il 28% il permesso straordinario per "motivi umanitari".
Va considerato, ad onor del vero, che quest'ultimo permesso di soggiorno, quello umanitario, viene di fatto concesso solo dall'Italia, mentre altri Stati ne fanno un uso limitato. Dunque quelli che in altri Paesi sarebbero definiti "irregolari" o clandestini, sommando il 28% di permessi umanitari e il 61% di dinieghi, sono tantissimi: ovvero l'89% di quelli che, sbarcati in Italia, hanno poi fatto richiesta di asilo.
Non che l'anno scorso le cose siano andate diversamente. Delle 81.527 domande esaminate, infatti, solo l'8% è stato dichiarato rifugiato, appena il 10% ha ottenuto protezione sussidiaria e a un 25% è stato assegnato il permesso umanitario. I dinieghi erano stati invece il 57% delle domande, tra cui vanno considerati anche quelli che sono risultati non reperibili.