domenica 17 giugno 2018

Straordinario... Di Maio e Salvini si prendono la Rai Tg2 alla Lega, Tg3 al M5s! Guarda e diffondi



L'inchiesta della Procura di Roma sulla costruzione del nuovo stadio nella Capitale ha rallentato la trattativa, ma l'accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per lo spoil system in Rai è praticamente definito.

La «derenzizzazione» di Viale Mazzini è in cima alle priorità del governo giallo-verde.
Non è un caso che Di Maio e Salvini, da giorni, stiano preparando il terreno, riscaldando l'ambiente, per mettere le mani sul servizio pubblico televisivo. Il ministro dell'Interno, dallo studio di Otto e mezzo su La7, è stato il più esplicito: «I partiti non saranno fuori, ma faranno scelte intelligenti. Dobbiamo nominare noi. Faremo scelte equilibrate e intelligenti, a differenza di chi ci ha preceduto, perché alcuni tg della Rai sembrano quelli degli anni '20 e degli anni '30. Non faccio nomi e cognomi, lascio giudicare ai telespettatori». La missione sarà, dunque, far sentire anche nella tv di Stato il nuovo vento pentaleghista. C'è un ragionamento finale tra le due forze politiche sui nomi da spedire alla guida dei Tg, ma lo schema su cui poggia la spartizione delle poltrone è pronto. E rientra nell'accordo finale per sottosegretari e viceministri del governo Conte. Il punto di equilibrio prevede che nessuna delle due forze politiche possa avere un peso maggiore dell'altra nel controllo dell'informazione pubblica.
La strada seguita dalla coppia Di Maio-Salvini parte da un compromesso: la direzione del Tg2 andrà alla Lega mentre quella del Tg3 sarà indicata dal M5s. La poltrona più ambita, la guida del Tg1, su cui Salvini non intendeva mollare e che rischiava di far saltare l'accordo, sarà occupata da profilo super partes. Per la guida del telegiornale della prima rete nazionale si cerca un nome che stia bene sia a leghisti che grillini. In modo da non sbilanciare verso una sola forza politica tutto il potere dell'informazione pubblica. Enrico Mentana è una soluzione. Si profilerebbe, inoltre, il ritorno sulla tv di Stato di Giovanni Floris ma non è ancora chiaro con quale ruolo. Lo schema di base dell'alleanza giallo-verde prevede la direzione del Tg2 al Carroccio: in pole per la poltrona ci sono il vicedirettore di Rai1 Gennaro Sangiuliano e la giornalista Grazia Graziadei. La direzione del Tg3 dovrebbe andare a un giornalista indicato da Di Maio. Le opzioni, al momento, sarebbero due: Milena Gabanelli e Alberto Matano, giornalista del Tg1 e conduttore di Sono Innocente ma soprattutto un fedelissimo del sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. Un compromesso in piena regola, che eviterebbe strappi, consegnando nelle mani di Salvini e Di Maio il controllo politico dell'informazione pubblica.
Accanto alla partita dei Tg, fondamentale nella strategia politica di Lega e M5s, c'è un' altra partita: il rinnovo del Cda della Rai. A fine giugno scade il Consiglio di amministrazione dell'era renziana. Sul tavolo ci sono le poltrone del Cda e la nomina del direttore generale. Riproposto lo schema a specchio: presidenza del Cda ai Cinque stelle e direttore generale alla Lega. Il 30 giugno Monica Maggioni e gli altri componenti lasceranno: 236 sono le candidature presentate per occupare la poltrona nel Cda. Se dovesse essere confermata la presidenza in quota M5s, sul campo ci sarebbe l'opzione di Carlo Freccero, già componente del vecchio Cda. Per il ruolo di direttore generale, vero braccio operativo di viale Mazzini, sarebbero due i nomi in pista: Ferruccio de Bortoli e Fabrizio Salini, ex La7 oggi al vertice di Stand by. L'ex direttore del Corriere della Sera avrebbe un profilo più giornalistico mentre Salini più manageriale. Due scelte con uno obiettivo: imporre anche in Rai il nuovo corso giallo-verde.
  • Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/patto-salvini-maio-spartirsi-rai-tg2-lega-tg3-m5s-1541535.html

Notizia bomba! Contratto di governo: Chiusura per tutti i campi rom irregolare e' arrivato l'accordo tra Di Maio e Salvini!



La prima e la seconda bozza del contratto di governo tra M5S Lega parlavano chiaro: la chiusura dei campi rom c'era, ma solo a metà.
Perché l'accordo scritto dagli staff di Salvini e Di Maio prevedeva l'addio a quelli illegali, senza però dire nulla suigli accampamenti tecnicamente legali ma comunque spesso sacche di illegalità in cui lo Stato fatica ad entrare.
Bene. Secondo le ultime indiscrezioni, tra gli argomenti cari alla Lega che saranno rimessi sul tavolo oggi pomeriggio quando i due leader torneranno ad incontrarsi, ci sarà anche il tema della sicurezza. E - appunto - Salvini avrebbe inserito nel programma il progetto di chiudere tutti campi rom e non solo quelli irregolari. In fondo solo ieri un blitz della polizia locale di Roma, disposta dalla procura capitolina, ha permesso dirinvenire nelle baracche un vero e proprio arsenale fatto di spade, bastoni, mazze e accette. Oltre, ovviamente, a oggetti di valore, 20mila euro in contanti, orologi e via dicendo.
Matteo Salvini ha fatto della ruspa contro i nomadi il suo paradigma politico (e di possibile governo). E forse sono stati anche la sua fortuna. Più volte si è recato in "visita" in diversi campi rom, ricevendo spesso anche qualche urlo contro. In molti erano rimasti sopresi nel leggere nella bozza di contratto con il M5S il pugno duro solo con i campi irregolari. Nel documento si legge infatti che un esecutivo giallo-verde, a fronte dei @circa 40.000 Rom vivono nei campi nomadi, di cui 60% ha meno di 18 anni", vorrebbe mettere in campo le "necessarie azioni per arginare questo fenomeno". Ovvero: "chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori, pena allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale". Ora, forse, le cose cambieranno.


Toninelli distrugge Saviano: “Bandito è chi ha lucrato sulla disperazione dei profughi”! Guarda e diffondi se sei d'accordo!



Ieri Roberto Saviano aveva deciso di intervenire, nella sua nuova rubrica su Fanpage.it ‘My Way’, sul caso della nave Aquarius, rimasta per più di un giorno ferma nel mare tra Malta e Italia, attaccando il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. “Mettere a rischio la vita di decine di persone è un comportamento da banditi”, ha affermato Saviano. E la risposta di uno dei diretti interessati, Danilo Toninelli, non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso un tweet. “Caro Roberto Saviano – scrive il ministro delle Infrastrutture – i banditi sono coloro che hanno lucrato per anni sulla disperazione dei profughi, con la complicità di certa politica”.

Toninelli difende la posizione del governo di cui fa parte e la decisione di chiudere i portiper impedire alla nave Aquarius di sbarcare nel porto italiano più vicino. “Chiedere agli altri paesi Ue di fare la propria parte come sta facendo l’Italia – spiega il ministro delle Infrastrutture – significa prima di tutto voler aiutare questa povera gente”.

Umiliazione totale! Renzi deve solo stare zitto gli Italiani lo hanno cacciato! Guarda e diffondi



Botta e risposta. A distanza, uno da Rignano sull'Arno, l'altro da Cinisello Balsamo. Il primo, Matteo Renzi, collegato ai microfoni di Lucia Annunziata su Rai3.
Il secondo, Matteo Salvini, in uno dei tanti comizi che, da ministro, non ha smesso di fare in giro per l'Italia.
Argomento del giorno, come c'era da attendersi, l'arrivo della Aquarius nel porto di Valenciae la decisione del leader della Lega, una settimana fa, di chiudere i porti alle navi delle Ong cariche di migranti. Dopo i tanti buonisti che hanno attaccato Salvini, dopo gli insulti dei vari SavianoErri De Luca e Oliviero Toscani, ora tocca alll'ex presidente del Consiglio dare del "bullo" al ministro dell'Interno. "Salvini ha fatto il bullo con 629 disgraziati - ha detto Renzi alla Annunziata - È una colossale operazione di successo a livello mediatico, lui è stato il regista per spot per sue idee e il suo partito. Ma le cose non cambiano. Non c'è nessuna proposta concreta. I porti sono aperti, la questione è irrisolta in Ue e l'Italia è più isolata". Poi ha rincarato la dose: "Un milione di like non vale una vita".
Le parole, ovviamente, non sono sfuggite al leader della Lega. Che però non ha voluto dedicare molte parole al segretario (dimissionario) del Pd. Poche frasi, ma molto dure. "Abbiamo fatto più noi in 15 giorni che il Pd in 6 anni. Poi, noi non abbiamo la bacchetta magica, continuate a seguirci", ha detto il leghista ai cittadini accorsi ad ascoltarlo. E poi ha aggiunto: "A Renzi non ho tempo di rispondere, gli hanno già risposto gli italiani mandandolo a casa. Non mi interessano gli insulti, voglio lavorare".
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-d-bullo-salvini-ministro-italiani-ti-hanno-cacciato-1542028.html

Non solo vitalizi, Fico fa tremare la casta con un annuncio a sorpresa! Guardate di cosa si tratta...



Non solo vitalizi. Il M5S dichiara guerra anche a voltagabbana e indennità. Lo ha detto il neoeletto presidente della Camera Roberto Fico in un’intervista al Fatto Quotidiano. Il deputato napoletano ha parlato dell'elezione a presidente:
“Questa nomina mi tocca nel profondo. Mi sono commosso per giorni, leggendo ogni messaggio ricevuto. Mi è arrivato tantissimo affetto dalla gente, in ogni forma. Sento la responsabilità di rappresentare la Camera e un pezzo dello Stato”. […] “Quando sono entrato e il Corpo di guardia mi ha fatto il saluto militare mi è sembrato di vivere in una bolla, un momento particolarmente emozionante. Ma devo dire che il Presidente della Repubblica è stato davvero molto gentile. Abbiamo parlato in modo molto diretto, “normale”.
“Il regolamento della Camera – ha detto anche Fico – va cambiato in modo importante, anche alla luce della riforma fatta in Senato. Vanno scoraggiati i cambi di casacca. Per dire, se sei un presidente di una commissione e cambi partito, sarebbe opportuno dimettersi”.
L’esponente pentastellato ha poi parlato del taglio di vitalizi e indennità:
“Appena eletto ho rinunciato all’indennità aggiuntiva da presidente. Parleremo con i rappresentanti di ogni forza politica, per chiedere che tutti rinuncino alle indennità che prendono per i vari ruoli. Per farlo basta una delibera dell’ufficio di presidenza”. “Lo stipendio da parlamentare può bastare. Non è solo questione di conti economici, ma di un conto culturale da saldare con i cittadini”.
Fico ha anche replicato alle voci che vorrebbero la sua elezione come un segnale alla sinistra: “Il M5S ha detto molto prima delle elezioni che le presidenze andavano slegate dalle dinamiche per il governo,” ha detto il presidente della Camera, che ha aggiunto: “io di correnti non ho mai voluto sentir parlare. Anche in un periodo difficile non ne ho mai volute creare, proprio come Luigi (Di Maio, ndr). Non sono arrivato qui certo per questo”.

GOVERNO: IL PREMIER CONTE UMILIA RENZI PUBBLICAMENTE! GUARDATE COSA E' SUCCESSO...



“Renzi mi chiama ‘collega’? Perché è un professore lui?”. A rispondere con ironia ai cronisti, fuori da Palazzo Madama, è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a proposito dell’intervento in Senato di Matteo Renzi, che lo aveva definito “collega” perché primo ministro “non votato dagli elettori”. “Contento per la fiducia e per i numeri” ha detto anche Conte.

Ecco il video

Ultima Ora: Di Maio tuona, non accettiamo ricatti! È guerraal precariato! Siete d'accordo?


Il ministro replica al manager italiano della app di consegna di cibo, che in una intervista aveva spiegato che con le nuove misure a cui lavora il governo le piattaforme digitali potrebbero lasciare l'Italia. Salvini: "Sono con lui". La bozza del decreto: ciclofattorini assimilati a lavoratori subordinati con "indennità mensile di disponibilità", stop al pagamento a cottimo e diritto alla disconnessione
17 Giugno 2018
MILANO -  "Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare" queste attività. "Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato".  Così il ministro dello Sviluppo Economico e del lavoro Luigi Di Maio risponde alle dichiarazioni di Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, che intervistato dal Corriere della Sera aveva lasciato intendere che - se approvate - le norme a cui il governo sta lavorando sui cosiddetti "riders" potrebbero spingere le piattaforme a lasciare il paese.
"Se lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto", ha scritto Di Maio su Facebook. "Da Ministro ho deciso di dichiarare guerra al precariato. Lo stato continuo di precarietà e incertezza dei giovani italiani sta disgregando la nostra società. Sta facendo impennare il consumo di psicofarmaci. E facendo calare la crescita demografica", ha spiegato il ministro  "La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall'altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro". Domani Di Maio incontrerà lle 14 al Ministero del Lavoro rappresentanti delle aziende, tra cui Foodora, Deliveroo, JustEat, Glovo e Dominòs Pizza. In suo sostegno è intervenuto ins erata anche Matteo Salvini: "Sulle multinazionali il mio collega Di Maio ha il mio totale sostegno. E' áora di smettere di trattare i lavoratori come numeri da consumare", ha detto il ministro dell'Interno.
I CONTENUTI DEL DECRETO
Il provvedimento a cui lavora il governo, come in parte anticipato in settimana da Repubblica, prevede secondo una bozza visionata dall'Ansa che i lavoratori delle piattafomre siano assimiliati a lavoratori subordinati, a cui andrà pagata anche una "indennità mensile di disponibilità" e in proporzione gli istituti di malattia, ferie e maternità in linea con le norme sul lavoro intermittente. Il decreto dovrebbe inoltre introdurre  il "divieto di retribuzione a cottimo.
Lo stesso provvedimento prevede poi un "trattamento economico minimo, proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato" e comunque in linea con i minimi previsti dai contratti collettivi applicabili alle varie tipologie di attività della gig economy o quelli "del settore o della categoria più affine".  Tra le novità che si punta a introdurre per tutelare questi nuovi lavori, compresi quelli dei ciclofattorini, si prevede anche il "diritto alla disconnessione" per "almeno undici ore consecutive ogni ventiquattro ore" all'ultimo turno di disponibilità completato. Prevista anche una fase di sperimentazione degli algoritmi di gestione delle prestazioni e l'obbligo di informare i lavoratori "sulle modalità di formazione, elaborazione dell'eventuale rating reputazionale, e sugli effetti che tale valutazione ha sul rapporto di lavoro"