lunedì 22 ottobre 2018

SE QUESTO INTERVENTO ANDASSE IN TV IL M5S PRENDEREBBE COME MINIMO IL 60%. CONDIVIDETE TUTTI!


SE QUESTO INTERVENTO ANDASSE IN TV IL M5S PRENDEREBBE COME MINIMO IL 60%. CONDIVIDETE TUTTI!

NAPOLITANO ALL’ATTACCO DEI 5 STELLE: ECCO COSA SI PERMETTE DI DIRE IL VECCHIO PARASSITA!



“In questo momento storico, in questa fase in europa, abbiamo bisogno assai più di prima di alta professionalità. Non abbiamo bisogno di scegliere persone e dettare indirizzi attraverso un click”. Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo alla Luiss alla consegna della borsa di studio in ricordo di Loris D’ambrosio.

“Faccio fatica ad abbracciare questo pseudo metodo di coinvolgimento popolare – ha quindi aggiunto l’ex capo dello stato – ma bisogna reagire a questa ondata semplificatrice e in sostanza mistificatrice del click e bisogna dire: non esiste politica senza professionalità e non esiste neppure un mondo senza élite, sia pure nei termini giusti”.

“Sono molto confortato dall’impegno dichiarato e molto ben motivato di Romano Prodi” in vista del referendum di domenica prossima”. Così Napolitano ha commentato la scelta del Professore.

Alla domanda se sia preoccupato per il dopo l’ex capo dello Stato ha risposto: “Siamo sempre in preoccupazione. Si ricorda un giorno in cui non c’era una preoccupazione? Comunque -ha proseguito- non è cosa di cui mi occupo io, è cosa su cui vedo scrivere cose del tutto inventate o molto approssimative”.

DENUNCIA M5S: GUARDATE COSA E' SALTATO FUORI DIFFUSA POCO FA' QUESTA NOTIZIA...


“Hanno cercato di rovinarci la festa? Sì, al Circo Massimo c’erano migliaia di cittadini, ma i vecchi media hanno riportato in prima pagina le foto di inizio evento, fabbricando una vera e propria FAKE NEWS!”.
Lo scrive su Facebook il M5S condividendo un’immagine che mostra il ritaglio dei titoli di due articoli usciti oggi su Il Tempo e Il Giornale e una foto del Circo Massimo gremito durante la kermesse pentastellata.
“MA LI SMENTIAMO NOI! Dateci una mano a CONDIVIDERE la verità,” concludono i 5Stelle.
Gli articoli ai quali il M5S fa riferimento sono uno del Tempo e uno del Giornale.
Il primo, intitolato “Circo Minimo”, esordisce così:
“I grillini trasformano il Circo Massimo in Circo Minimo. Sono le 18.39, Di Maio fa il suo ingresso sul palco e trionfante annuncia: «Abbiamo toccato il record di presenze di Italia 5 Stelle». Gli organizzatori fanno sapere di aver raggiunto quota 30mila, con la previsione di 50mila a fine serata. Difficile dire se questi numeri rispecchino la realtà, ma di sicuro la festa del M5S non ha superato, in termini di partecipazione, la manifestazione del Pd del 30 settembre”.
L’altro articolo, a cura del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, sostiene che a Italia 5Stelle c’era “poca gente” e che Casaleggio si sarebbe addirittura nascosto:
“Di Maio, quando sale sul palco dopo «tre ore di consiglio dei ministri», rivendica «il record di presenze, già dal sabato» ottenuto in questa edizione di Italia 5 Stelle. Per tutta la giornata, in verità, lo scenario è piuttosto desolante. È difficile trovare qualcuno che non abbia il badge con su scritto «stampa» oppure «parlamentare» o ancora «regionale» o «sindaco»,” scrive Il Giornale.
Ma a giudicare dalle foto e dai video pubblicati sui social network, di gente ce n’era eccome. Solo un’altra brutta pagina di giornalismo.

GASPARRI INSULTA DI MAIO: "CONIGLIO, DICE FESSERIE". LUI GLI RISPONDE COSÌ


GASPARRI INSULTA DI MAIO: "CONIGLIO, DICE FESSERIE". LUI GLI RISPONDE COSÌ
Myrta Merlino legge in diretta la proposta del M5S per eliminare i privilegi dei parlamentari equiparando le loro pensioni a quelle di tutti gli altri lavoratori dipendenti e Gasparri sclera: "Luigi Di Maio dice fesserie, è un coniglio che parla da solo. 1000 euro dopo una legislatura non mi sembrano una cifra enorme". Ecco come gli ha magistralmente risposto lo stesso Di Maio pochi minuti dopo, diffondiamo!


Tenetevi pronti! Martedì il Governo inizia il taglio delle accise sulla benzina



Sulle accise sulla benzina “presenteremo martedì una proposta che, peraltro, Matteo Salvini già conosce”.
Lo ha annunciato oggi in un’intervista al Messaggero il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, aggiungendo che “ci sarà come detto un primo sfoltimento delle accise sulla benzina, cancelleremo quelle più datate nel tempo”. E’ ancora presto per conoscere l’entità dei tagli: “Stiamo ancora facendo i conteggi. Sarà un primo segnale,” ha affermato Bitonci, il quale ha sottolineato che si tratta di “un tema che sta molto a cuore a Matteo Salvini”. Infatti in campagna elettorale il leader della Lega aveva affemato che “l’anno scorso le accise hanno fruttato 27 miliardi e altri 12 l’Iva sulle accise, che sono la tassa sulla tassa. Io non dico leviamo tutto, ma abbiamo una accisa ancora per il finanziamento della Guerra in Etiopia, che credo sia finita da un bel pezzo”. Il sottosegretario ha anche detto che “ci sarà una misura sulle aliquote Irpef per il 2019. Poi per il 2020-2021, Salvini ci ha chiesto di preparare una flat tax”. Il prezzo attuale della benzina è composto da: 1) il prezzo netto del combustibile, che include anche il guadagno dei gestori della pompa, 2) le accise 3) l’Iva Come spiegato dall’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari), con accise e IVA “si impone su ogni singolo litro di carburante, il pagamento di una notevole quota di tasse, tra cui anche le famose accise, ovvero una quota dovuta allo stato come imposta sui consumi”. “La tassazione sulla benzina – spiega l’associazione – rappresenta il 64% del prezzo pagato dai consumatori, percentuale che scende al 61% per il gasolio” In questo modo i consumatori pagano non solo le accise, inserite negli anni per finanziare emergenze come terremoti e alluvioni, ma anche l’IVA al 22%. “Per ogni litro di carburante acquistato in Italia, i consumatori pagano ancora la Guerra d’Etiopia del 1935 o il disastro del Vajont del 1963,” denuncia da tempo l’Adusbef.

E' SUCCESSO QUALCOSA DI SCANDALOSO GUARDATE CHI E' IN STATO DI ARRESTO... MATTARELLA DOVE SEI?


Mimmo Lucano, in stato di arresto, viene proclamato star, divo ed eroe dalla TV di Stato.
Anche gli appartenenti alle Brigate Rosse si ritenevano superiori allo Stato di Diritto e c’era chi li considerava eroi. Il Presidente Sergio Mattarella non ha nulla da dire? I presidenti di Camera e Senato? La Commissione di Vigilanza sulla RAI?
Sono del parere che la TV pubblica abbia creato un gravissimo vulnus allo Stato di diritto.
Se uno viene fatto eroe pur essendo sotto arresto, allora ognuno è autorizzato a scegliersi la legge o la parte di legge su cui dissentire, a farsi eroe perché dissente e a fare liberamente ciò che la legge o la parte di legge vieta.
Mi sembra estremamente pericoloso. E dalle conseguenze imprevedibili.
La TV pubblica ha creato un precedente che ognuno potrà invocare, quando non intende rispettare la legge.
La convinzione è che gli strumenti mediatici a disposizione convincano la gente a giustificare il comportamento di Lucano in base a principi morali superiori, persino alla legge.
Ma è pura illusione pensare di persuadere i cittadini italiani sulla eticità del doppio standard.
Se c’è qualcuno che pensa di imporre con la persuasione mediatica il criterio per cui ‘io sono io ma tu sei tu’ è completamente fuori dalla realtà e prestissimo se ne renderà conto.
Non sono situazioni per nulla comparabili, però il ragionamento su cui chi ha organizzato le BR basava la ricerca di adepti e di manovalanza, era sempre il doppio standard: ‘noi siamo noi loro sono loro’.
La motivazione principe per persuadere a militare nelle Brigate Rosse suonava più o meno così: noi siamo diversi, noi abbiamo obbiettivi etici che giustificano tutto, noi abbiamo un compito superiore allo Stato e possiamo anche andare contro lo Stato.
L’equiparazione che è stata fatta nella trasmissione di Fazio – che costa ai cittadini italiani diversi milioni di euro – delle leggi dello Stato italiano con quelle dello Stato tedesco all’epoca del nazismo non merita commento, si commenta da sé, genera infinita amarezza e intimo ribrezzo.
Cosa dire quando il giornale che si gonfia di parlare a nome delle Istituzioni repubblicane e si proclama ai quattro venti indomito difensore di esse, titola: “Mimmo Lucano in tv da Fazio: ‘Legalità? Anche i nazisti rispettavano le leggi, ma è stato un dramma per l’umanità'”.
Non è questo il modo più letale per colpire al cuore le Istituzioni della Repubblica Italiana?
Se c’è chi viene dichiarato eroe dalla TV di Stato per non aver rispettato una legge dello Stato, ne consegue che è perfettamente inutile che la massima espressione della nostra democrazia, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, approvino delle leggi, perché poi la TV, sempre dello Stato, a seconda dello standard che riterrà opportuno adottare, potrà implicitamente autorizzare, a sua insindacabile scelta, qualcuno a non rispettarle.
In pratica la TV di Stato potrà scegliere di quale legge dello Stato sia necessario promuoverne il rispetto e di quale no!
Una totale aberrazione dello Stato di Diritto.
Presidente Mattarella, Presidente Fico, Presidente Casellati: nulla da eccepire?
E La Commissione Di Vigilanza Della RAI?
Incoraggia però che nel Movimento 5 Stelle ci sono continui esempi di concreto ossequio alle Istituzioni repubblicane, che naturalmente vengono silenziate dai grandi media italiani.
Uno dei più recenti, appena accennato per un giorno dalla grande stampa, riguarda la vicenda di Mario Puddu, candidato ufficiale del Movimento 5 Stelle alla Presidenza della Regione Sardegna. Subito dopo la condanna in primo grado a un anno da parte del Tribunale di Cagliari per abuso di ufficio, Mario Puddu non ha cercato giustificazioni di sorta, si è attenuto a un dato di fatto, anche se molto doloroso, e ha rinunciato pubblicamente alla candidatura applicando a sé stesso le regole del M5S, prima ancora che lo stesso si pronunciasse.
Poteva chiedere che si valutasse l’accaduto con uno sguardo adattato alla sua situazione particolare, perché non si trattava di una condanna in primo grado per fatti gravi, ma per una delibera sulla pianta organica del comune (nei comuni italiani non si contano episodi del genere, ce ne sono a iosa), ma non lo ha fatto.
Il Movimento 5 Stelle ha apprezzato la sua correttezza di comportamento e lo ha pubblicamente ringraziato.
Infatti questo comportamento ha marcato ancora una volta la differenza tra le altre forze politiche e i 5 Stelle.
Le Istituzioni si rispettano e si fanno rispettare quando si mette in pratica il rispetto, in questo caso per una pronuncia della Magistratura, che può non piacere, ma si rispetta.
Se non la si ritiene giusta, si segue la procedura prevista della legge e cioè si ricorre in appello contro la sentenza, ché è pur sempre un segno di rispetto.
Questo modo di comportarsi da parte del M5S produce un risultato pedagogico: la legge si rispetta. Punto.
Chi vuole insegnare al Movimento a rispettare le Istituzioni, lui per primo non lo ha fatto e, nel caso di Lucano eroe, star e divo da Fazio, lui per primo ha insegnato a tutti a non farlo dal pulpito televisivo della TV di Stato.

TIZIANO RENZI: dovrà pagare 13mila euro a Peter Gomez e a Pierluigi Giordano Cardone



Assoluzione per i quattro articoli di inchiesta, condanna per il titolo a uno di essi e per due commenti. Il Tribunale di Firenze ha condannato il Fatto Quotidiano a risarcire Tiziano Renzi con 95mila euro. Il padre dell’ex premier, a leggere la sentenza del giudice Lucia Schiaretti, è stato diffamato da due commenti del direttore Marco Travaglio (60mila euro) e da un titolo di un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano e da ilfattoquotidiano.it agli inizi di gennaio 2016. Nell’annunciare la notizia via social, l’ex segretario del Pd ha parlato di “enorme mole di fango buttata addosso alla mia famiglia, a mio padre, alla sua salute. Una campagna di odio senza precedenti”. Ciò che Matteo Renzi omette è che sul contenuto dei quattro articoli contestati, il giudice ha assolto il Fatto Quotidiano. Nella richiesta di risarcimento danni per 300mila euro, infatti, Tiziano Renzi aveva definito le nostre inchieste giornalistiche una campagna di stampa contro di lui. Secondo la sentenza, però, i fatti riportati sono veri e di interesse pubblico, quindi non diffamatori. Gli interessi, i legami imprenditoriali e i movimenti di Tiziano Renzi nel mondo degli outlet del lusso erano e restano un fattoconclamato. Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.
“In linea generale può senz’altro ritenersi che le attività economiche e politiche (quale esponente locale del Pd) del padre del Presidente del Consiglio in carica possano rivestire un pubblico interesse” ha scritto il giudice Schiaretti nella sentenza. I quattro articoli del Fatto Quotidiano contestati da Tiziano Renzi parlavano proprio di questo: dei rapporti (anche economici) del padre dell’allora presidente del Consiglio con gli ideatori e gli sviluppatori degli outlet del lusso targati The Mall. Nella fattispecie, si tratta di tre centri commerciali: quello di Leccio Reggello in provincia di Firenze e dei progetti per realizzare altrettanti mall a Sanremo e a Fasano, in provincia di Brindisi. Il Fatto ha analizzato i ruoli e gli intrecci societari tra tutti i protagonisti dei progetti, la maggior parte dei quali legati a Tiziano Renzi. Che si è sentito diffamato dal contenuto dell’inchiesta e da due commenti del direttore e ha chiesto 300mila euro di risarcimento a Marco Travaglio e Peter Gomez (direttori responsabili del giornale e del sito) e a Gaia Scacciavillani e Pierluigi Giordano Cardone, gli autori dell’inchiesta.
Nella sentenza, il giudice Lucia Schiaretti ha analizzato i sei articoli incriminati e ha deciso che quello in cui si parla dei legami tra Tiziano Renzi e gli imprenditori dell’outlet di Reggello “non contiene informazioni lesive della reputazione di Tiziano Renzi“. Il motivo? “L’articolo evidenzia in primis la partecipazione di personaggi del mondo toscano e vicini al Partito democraticoquali Rosi, di Banca Etruria, Bacci, finanziatore della Fondazione Big Bang, Sergio Benedetti, Sindaco di Reggello, Niccolai, con il quale Tiziano Renzi costituirà la Party s.r.l. e che erano già in precedenza conosciuti dall’attore, che a Rignano vive da sempre e dove ha sempre svolto la sua attività politica”. Non è lesivo neanche l’articolo che ricostruiva un processo all’epoca in corso ad Arezzosulla famiglia Moretti. Scive il giudice: “Né si può ritenere lesivo della reputazione del Renzi l’accostamento a personaggi indagati, vicini a lui e al figlio. La rilevanza del fatto narrato si desume dal fatto che il figlio di Tiziano Renzi, Matteo Renzi, era all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri e, dunque, da ciò deriva l’interesse del lettore a conoscere il comportamento della di lui famiglia e di coloro che, come amici o imprenditori, si muovono intorno alla politica del Pd”.
Simile il ragionamento che porta il giudice a ritenere non diffamatorio il terzo articolo della serie, che dà conto di alcune perquisizioni ai danni di società che fanno parte del settoreoutlet. “Nel corpo dell’articolo – si legge nella sentenza di Lucia Schiaretti – si specifica che tra le società perquisite c’è anche la Nikila Invest, che controlla il 40% della Party, di cui è socio Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, e amministratore unico la madre del premier Laura Bovoli. L’articolo si colloca, insieme agli altri di cui è causa – prosegue il giudice – nell’ottica di evidenziare i collegamenti di Tiziano Renzi a imprenditori sottoposti a indagini e a Lorenzo Rosi di Banca Etruria; tuttavia, nessuna informazione falsa o lesiva della reputazione dell’attore risulta ivi riportata. L’essere in affari, infatti, è circostanza oggettivamente neutra e nulla ha fatto l’autore dell’articolo per indurre a ritenere che Tiziano Renzi fosse responsabile di alcunché. Deve, dunque, escludersi la natura diffamatoria dell’articolo in oggetto”. Il Fatto Quotidiano, come detto, è stato invece condannato a pagare 95mila euro per due singole parole contenute in altrettanti editoriali del direttore Marco Travaglio e per un titolo ritenuto non sufficientemente chiaro su un pezzo giudicato invece veritiero. Tradotto: il contenuto degli articoli è vero, corretto, di interesse pubblico e non diffamatorio.