mercoledì 19 settembre 2018

DEL RIO SAPEVA MA NON HA FATTO NULLA IL VIDEO DEL CROLLO DI FanPage DEL RIO È UNO DEI COMPETENTI PD...



Nell`aprile 2016 fu presentata un`interrogazione parlamentare indirizzata all`ex ministro Del Rio relativa alla messa in sicurezza del ponte Morandi di Genova ma niente da fare.
Questo paese non cambierà mai.
AIUTATEMI A DIFFONDERLO SU FACEBOOK, I MORTI E I PARENTI DELLE VITTIME MERITANO GIUSTIZIA! Un abbraccio 😭😭💛💌
La situazione critica del Ponte Morandi di Genova, crollato oggi con un elevato numero di vittime, non è nuova. Affaritaliani.it ha trovato un'interrogazione parlamentare presentata il 28 aprile 2016 dall'ex senatore Maurizio Rossi all'allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio nella quale era evidente la situazione allarmante per il viadotto del capoluogo ligure.
IL TESTO INTEGRALE DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ALL'EX MINISTRO DELRIO (28-04-2016)
Nel documento parlamentare di legge "stante la richiesta di proroga della concessione se la Società Autostrade ritiene di mettere a norma di sicurezza, secondo gli standard europei, la rete autostradale ligure, con particolare riguardo proprio al tratto tra Voltri e Genova che comprende l'uscita per l'Aeroporto e il Ponte Morandi ad oggi fuori dalle normative comunitarie così come altre parti delle a utostrade liguri".
E ancora: "Il dettaglio della attuale situazione dei lavori di messa in sicurezza del Ponte Morandi, gli interventi che ancora devono essere realizzati, se gli interventi saranno tali da comportare gravi disagi alla circolazione della città e la tempistica di fine lavori".
Sempre nell'interrogazione si legge "Se corrisponda al vero che il Ponte Morandi, viste le attuali condizioni di criticità, potrebbe venir chiuso, almeno al traffico pesante, entro pochi anni gettando la città nel totale caos".
Insomma, più di due anni fa la situazione critica del ponte Morandi era nota, anche a livello ministeriale.
SOLIDARIETÀ ALLE VITTIME DELLA TRAGEDIA DI GENOVA
Il ponte crollato a Genova, la propaganda di Repubblica e il M5S
La propaganda a servizio del Patto del Nazareno non si ferma neanche di fronte alla tragedia del ponte crollato a Genova.
La Repubblica, a poche ore dal disastro, ha pubblicato un articolo che racconta di “quando il M5S parlava della ‘favoletta del ponte che sta per crollare’ per bloccare la variante” del Ponte Morandi di Genova.
La “notizia” è stata ripresa anche dal Corriere della Sera e dai soliti siti satellite.
Il tentativo è sempre lo stesso: screditare il Movimento 5 Stelle, attribuendogli in qualche modo la colpa dell’incidente.
Sia chiaro: l’attivista che ha scritto la nota deve aver sbagliato a giudicare la situazione, ma siamo davanti ad un problema più grande.
Perché il colpevole non va cercato tra i pentastellati ma, come ha fatto prontamente il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, nell'”ente concessionario, quello che gestisce l’autostrada”, che ha “la responsabilità della manutenzione ordinaria”.
Anche perché, ha osservato il sottosegretario alle infrastrutture Edoardo Rixi, “un ponte non viene giù per un fulmine né per un temporale”, dunque “vanno trovati i colpevoli”.
Nel frattempo ha fatto discutere la nota diffusa da Autostrade per l’Italia in seguito al disastro per non aver dedicato neanche una parola alle vittime:
“In relazione al crollo di parte del viadotto Polcevera sull’A10, Autostrade per l’Italia comunica che sulla struttura — risalente agli anni ‘60 — erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione.I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”.

Arriva la benedizione di Luttwak: “Salvini-Di Maio? Stanno facendo bene, stanno cercando di riportare l’Italia alla legalità. Perché se io arrivo a Fiumicino, esigono di vedere il mio passaporto. Per quale ragione se vengono in mille in barca non devono vedere il loro passaporto? “



ADESSO SI ALLARGA IL CONSENSO NEI CONFRONTI DI QUESTI RAGAZZI. SENTITE COSA HA AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE DINANZI ALLA STAMPA CHE REMA CONTRO DI LORO. ASSOLUTAMENTE DA VEDERE E DIFFONDERE, FORZA!

Da “la Zanzara – Radio 24” “Salvini? Sta facendo bene, sta cercando di riportare l’Italia alla legalità. Perché se io arrivo a Fiumicino, esigono di vedere il mio passaporto. Per quale ragione se vengono in mille in barca non devono vedere il loro passaporto? Non hanno il visto del consolato italiano del paese. L’unica ragione che è permessa dalla legge, è essere profugo di guerra. Il 90% di quelli venuti non sono profughi di guerra”. Lo dice il politologo americano Edward Luttwak a La Zanzara su Radio 24. Salvini viene accusato di essere disumano perché ha bloccato l’Aquarius: “Le Ong vanno ribattezzate Onc, cioè Organizzazioni Non Controllate, cioè un gruppo di scalmanati qualsiasi che si sono autoeletti e riescono a persuadere qualche vedova a dargli i soldi, questi si comprano una barca e poi fanno quello che vogliono. Queste persone non sono nella legalità. Il primo dovere di ogni governo è quello di applicare la legge”. Perché hanno vinto Cinque Stelle e Lega?: ”Perché i politici normali, professionisti, non ascoltano il popolo perché devono ascoltare George Clooney e il Papa, allora il popolo poi è costretto a rivolgersi ad altri. Il politico normale in Europa Occidentale oggi vuole essere ben visto da George Clooney e dal Papa. E quindi se ne infischia di ciò che vuole il popolo”. Come giudica Soros?: “E’ uno che dice che essere buonista è più importante della volontà del popolo. Lui vuole che i governi mandino a casa il popolo e ne eleggono uno nuovo”. “Quello che è importante – dice ancora Luttwak – è l’opinione di George Clooney e del Papa. Il Papa è un extracomunitario e naturalmente vuole riempire l’Italia di extracomunitari. Lo capisco, è normale. Ma nessuno ha diritto di violare la legge e nessuno ha diritto di sopprimere la voce del popolo. In nome dell’Euro, in nome di George Clooney o in nome del Papa. Molti preti sono contro Salvini perché il Vaticano è contro. Il Pontefice vuole che l’Italia apra le frontiere a tutti. Ma non ha il diritto di invitare gente in casa altrui”. Poi attacca Gino Strada e ancora le Ong: “Gino Strada dice che vuol andar via dall’Italia dei fascisti come Salvini? Giusto, dovrebbe andare in un paese che ha le opinioni di Gino Strada. Ha sempre pensato che il suo dovere personale fosse quello di aiutare tutti, meno che gli italiani. Lui è andato in Afghanistan, quando un talebano veniva ferito, andava in qualche ospedale sostenuto da Gino Strada per essere curato. Dobbiamo curarli anche se poi escono per andare a uccidere qualche ragazza che terribilmente va a scuola, è intollerabile, e va uccisa. Queste organizzazioni non controllate sono piene di gente, non lo so, magari nati in Norvegia che sono disposti ad aiutare chiunque, meno i norvegesi. E in Norvegia c’è un numero enorme di anziani abbandonati, che vivono da soli. E questi invece di andare a visitare gli anziani di fronte a casa loro, vogliono andare in Birmania per aiutare non so chi… Ma quello che vive di fronte a casa loro, non lo aiutano”. Attacca ancora il modo in cui viene trattato Trump in America: “In America se voi guardate il New York Times, il Washington Post, e tutti i media dell’èlite degli ultimi 100 giorni dicono che Trump è un ignorante e un cretino, ma non si accorgono che la disoccupazione è più bassa che mai. I negri non si accorgono del fatto che la disoccupazione fra i negri è la più bassa da quando le statistiche sono iniziate, loro sognano ancora di Obama che non ha fatto niente per i negri d’America, niente, zero, zero, mentre Trump è il diavolo”. “Trump? Merita due Nobel per la Pace, non uno. L’ultima vittoria – dice Luttwak – è il brillante successo a Singapore. Kim Jong Un ha promesso di portare fuori dalla Corea Del Nord le armi nucleari per essere eliminate. Quella in Corea non è una pacetta, una pacina, è una pace grande grande. A Obama il Nobel l’hanno dato quando era appena arrivato, aveva aperto le valigie e messo a posto le cose alla Casa Bianca. E i norvegesi erano emozionati perché non era bianco, veniva dopo Bush, era carino e prometteva di non affrontare nessun conflitto in politica estera”. E chiude con un elogio al nuovo governo: “Queste due persone, Salvini e Di Maio, sono comunque riusciti a fare un accordo per governare, hanno fatto un regolare contratto fra partiti. Non è una coalizione vaga per non fare nulla, quindi non sono da disprezzare. Hanno fatto un contratto forte, dove possono agire in maniera vigorosa su differenti fronti"

LA SAPETE L'ULTIMA DELL'AIUTINO ALLA "LADY" DI RENZI? NON AVEVA I REQUISITI PER LA CHIAMATA DIRETTA.



LA BUONA SCUOLA FINISCE IN TINELLO - LA 'VERITA'' DI BELPIETRO: LA MOGLIE DI RENZI ASSUNTA CON CHIAMATA DIRETTA MALGRADO L' ASSENZA DI CERTIFICAZIONE LINGUISTICA E DIDATTICA DIGITALE - LA GIUSTIFICAZIONE: “PARLO INGLESE E FRANCESE, SONO AUTODIDATTA DEL WEB. FARÒ I CORSI” Christian Campigli e Alessia Pedrielli per “la Verità” «Un giornalista? No guardi, la preside non parla con nessun giornalista. Anzi, se ne vada immediatamente, altrimenti abbiamo l’ordine di chiamare i carabinieri». Ci hanno ricevuto così all’Istituto Tecnico Peano di Firenze, mentre Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, era a cena alla Casa Bianca in compagnia del presidente Obama. Da settembre la first lady lavora qui, in una delle scuole più prestigiose della città, come docente di italiano e latino. Ma dopo nemmeno un mese ecco, già, il primo impegno (del consorte) che la porta lontano dai suoi alunni. Nulla di illecito, per carità: Agnese, adesso non è più una precaria, insegna part time ed è bastato un permesso per motivi familiari per volare dall’altra parte dell’oceano. Ma come è arrivata, da impegnatissima- moglie- di premier, ad essere assunta in un rinomato istituto, non lontano da casa, nell’annus horribilis della scuola italiana? La strada, lo dimostrano i fatti, gliela ha aperta la riforma voluta dal marito, la stessa che, invece, tra trasferimenti e ricorsi, ad altre migliaia di docenti italiani ha sconvolto la vita. Per lei, che si trovava al posto giusto al momento giusto, prima è arrivato il contratto a tempo indeterminato poi, grazie all’introduzione delle assunzioni a chiamata diretta, anche la cattedra, nonostante qualche titolo che mancava all’appello. «Io faccio uno più uno. Ha la moglie, che non ha superato il concorso, che però sta nelle graduatorie ad esaurimento…e guarda caso quella graduatoria l’ha davvero esaurita, assumendo tutti. È evidente che ci sia qualcosa che non torna », suggeriscono voci nei corridoi della Cgil fiorentina. Di certo la carriera della first lady, negli ultimi anni, non è stata tra le più impegnative: dopo essere stata fermata alle selezioni per insegnanti di ruolo, nel 2012, Agnese rientra nelle graduatorie per precari e la ritroviamo, prima, supplente per qualche mese in un educandato, poi in aspettativa per impegni di famiglia. E dopo la pausa, quando torna a scuola, nel 2015, pur lavorando sotto casa sceglie ancora l’orario ridotto. Eppure proprio mentre è in aula, da supplente, qualche ora a settimana, arriva il primo colpo di fortuna. Parte la riforma La Buona Scuola, pensata dal consorte che, tra gli altri, stabilizza (grazie alla cosiddetta «fase c») anche i docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento e che non avevano superato il concorso. Tra cui Agnese. «A Renzi avevamo consigliato di fare in modo diverso, per esempio un piano pluriennale di assunzioni in modo da esaurire quelle graduatorie in due o tre anni», spiegano ancora i sindacati, critici verso quella «fase c» che, con le assunzioni di massa, ha creato caos nelle assegnazioni. «Invece lui ha messo di ruolo tutti, senza guardare quali competenze davvero servissero », continuano «così, per esempio a Firenze ci sono 82 docenti di materie giuridiche parcheggiati lì, mentre, magari, mancano quelli di matematica ». E concludono: «La criticità è questa, la malignità viene dopo», ma «certo stupisce che un premier così giovane, così rampante», non abbia «pianificato le cose in modo più sensato». Per Agnese, comunque, un senso c’è. Appena entrata di ruolo infatti, la consorte si ritrova in cattedra, voluta dalla preside dell’Istituto Peano, che tra tante, preferisce proprio lei. E, anche in questo caso, il merito è della riforma che ha dotato i dirigenti scolastici di poteri assoluti: niente più punteggio o anzianità, con la chiamata diretta, il dirigente assume chi vuole. Anche a prescindere dai titoli, se è il caso. Nell ’avviso di selezione per i posti al Peano, pubblicato lo scorso 18 agosto, la dirigente dell’istituto indicava i titoli preferenziali su cui si sarebbe basata la scelta dei docenti: ai primi posti per importanza figuravano la certificazione linguistica (B2 o superiore) e i titoli in didattica digitale (uso degli strumenti tecnologici per l’insegnamento). Alla selezione rispose anche Agnese, ammettendo onestamente di non avere all’attivo, almeno in parte, i titoli richiesti. «Non possiedo ancora certificazioni linguistiche ma ho buona padronanza di inglese e francese e sono intenzionata ad iniziare il percorso di certificazione», scriveva lei stessa nel suo curriculum «e per la didattica digitale ho acquisito competenze in maniera autonoma, ma sono intenzionata a seguire corsi per incrementare le mie conoscenze». Ma poco importa. La moglie del premier viene comunque assunta.

E, anzi, la preside, Maria Centonze, ben lieta della scelta, interpellata qualche giorno dopo sull’incarico alla first lady, spiegherà con semplicità: «Il suo curriculum corrispondeva ai requisiti pubblicati nel bando dell’Istituto: uso della tecnologia in classe e conoscenza della lingua inglese ».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/buona-scuola-finisce-tinello-verita-belpietro-moglie-134662.htm

TANGENTI SULLA TAV, ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI ALTI PAPAVERI. ECCO CHI SONO I PARASSITI DI QUESTO STATO INFAME E PARASSITA



Spiccano due nomi illustri nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti e corruzione delle grandi opere. Uno è l’imprenditore Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’altro, che risulta indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi, anch’egli imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti e alle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi. Sono in totale ventuno gli arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri di Roma e denominata «Amalgama» (per simboleggiare i legami stretti). Ipotizza la corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi» (Alta Velocità Milano-Genova), del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa. Agli indagati i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione. Uno scambio di favori tra dirigenti e imprenditori. Falsi certificati sui lavori in cambio di subappalti. Ruolo «chiave» era quello del direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis, considerato il «promotore e organizzatore» della banda insieme all’imprenditore calabrese Domenico Gallo. Era proprio lui che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale», svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati a ditte riferibili a parenti o amici. Il complesso meccanismo è spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le quali i carabinieri, agli ordini del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i due principali protagonisti e gli altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta. Tantissime le telefonate ascoltate dagli inquirenti. C’è ad esempio quella dell’aprile 2015, nella quale Gallo dice a un coindagato: «Chi fa il lavoro… la stazione appaltante… i subappaltatori… deve crearsi l’amalgama, mo’ è tutt’uno… Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti… Quando tu fai un lavoro diventi… parte integrante di quell’azienda là… E devi fare di tutto perché le cose vadano bene… è giusto?». I carabinieri annotano nel verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo nell’apprendere che il suo interlocutore credeva che i controlli sui lavori venissero svolti secondo le regole: «Ah, perché pensavi che erano…». Quello risponde: «Io sì», e Gallo chiarisce: «Nooo… non pensare…. Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia mai». FONTE: LA STAMPA

L'Ong Open Arms scappa da Salvini. E fa rotta verso la Spagna! Cosa ne pensate?

Ieri accusavano la Libia e l'Italia di aver fatto morire affogate una madre e un bambino, pubblicando immagini choc che hanno fatto parlare il mondo. E oggi scappano da Salvini, preferendo la Spagna per attraccare la loro nave.
È la stessa Open Arms a confermare che la decisione di "indirizzare le nostre navi verso le coste spagnole" è stata presa dopo aver valutato i "fattori critici" di un possibile sbarco in Italia. Il primo è la presenza nel governo di Matteo Salvini, che ormai sembra esser diventato per le Organizzazioni non governative come l'aglio per i vampiri.
Facciamo un piccolo passo indietro. Ieri l'Ongspagnola accusava il Belpaese di essere "complice" dei guardiacoste libici, definiti "assassini arruolati dall'Italia". L'immagine di una donna e un bambino riversi su una tavola galleggiante in mezzo al mare sarebbero state, secondo Oscar Camps, la prova della decisione della Marina di Tripoli di affondare "l'imbarcazione perché non volevano salire sulle motovedette libiche". A dire il vero, sia il Viminale che due testimoni a bordo delle motovedette smentiscono questa ricostruzione. Si tratta di una giornalista tedesca e di un freelance libico, il cui racconto contrasta con quello di Oscar Camps. A dire il vero, anche la versione fornita da un altro esponente di Open Arms, Riccardo Gatti, è meno diretta di quella del fondatore di Proactiva: "Non riusciamo a spiegarci - ha detto a Internazionale - cosa sia successo perché abbiamo trovato i resti di un gommone affondato, due morti e un sopravvissuto". E anche oggi la versione ufficiale parla di "probabile dinamica", annacquando le certezze twittate ieri da Oscar Camps.
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Lo scontro tra Proactiva e il Viminale è - ovviamente - solo all'inizio. Il reportage della giornalista tedesca sarà mandato in onda venerdì. E così l'Ong, invece di approdare in Italia, ha preferito girare il timone e puntare verso la Spagna a cui è stato chiesto di assumere il coordinamento della operazione Sar. Di certo l'Italia non si opporrà. A colpire però è la motivazione addotta dalla Open Arms. "La richiesta - spiegano in un comunicato - nasce dalla considerazione che l'ipotesi di approdare in un porto italiano (la possibilità di Catania è stata comunicata solo alle ore 23:04 di martedì) presenta comunque molteplici fattori critici". Il mare mosso? Macché: "Il primo - dicono - è costituito dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, che ha definito 'bugie e insulti' la documentazione da noi offerta attraverso la pubblicazione delle tragiche immagini dell'area di mare dove è avvenuta l'operazione condotta dalla Guardia Costiera libica". Inoltre, per Proactiva "risulta incomprensibile perché la disponibilità iniziale ad accogliere la donna in stato di grave ipotermia non sia stata accompagnata dalla stessa disponibilità per i due cadaveri ritrovati". Infine, il terzo motivo che la tiene lontano dalla Sicilia è "il reiterato annuncio di una sorta di contro inchiesta o contro versione rispetto alla probabile dinamica dei fatti accaduti lunedì sera", fatto che secondo l'Ong metterebbero a repentaglio "la tutela della donna sopravvissuta e della sua piena libertà di rendere testimonianza in condizioni di tranquillità e di sicurezza".

Giuseppe Conte: "Sui migranti serve condivisione". Ma l'Ue abbandona l'Italia...



"Non sono pessimista, questo come sapete è un vertice informale il che significa che non siamo qui a rassegnare delle conclusioni, a elaborare e condividere un testo scritto, ma è un importante passaggio in vista del Consiglio che si terrà a ottobre per avere uno scambio e cercare di avvantaggiarci nel processo di attuazione delle conclusioni dello scorso giugno".

Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un punto stampa a Salisburgo prima della cena che apre il summit informale dei capi di Stato e di governo Ue. "Il tema immigrazione - ha rimarcato Conte - è molto sentito ed è una sfida per noi che abbiamo responsabilità di governo ma è molto sentito anche dalle pubbliche opinioni". Il premier, quindi, è arrivato a Salisburgo smorzando i toni, ma difendendo la linea italiana sul tema dell'immigrazione.
Conte si è detto "convinto che si possa uscire da questo vertice con uno scambio produttivo ma penso che soprattutto non è più tempo di affermare dei principi ma è tempo, adesso, di poter operare secondo un meccanismo condiviso europeo, che ci consenta di superare l'emergenza". E nel suo intervento il premier replica anche agli attacchi di Donald Tusk: "Non stiamo sfruttando il tema in chiave elettorale. Siamo distanti dalle urne, ma l'immigrazione è un tema importante che non si deve affrontare in termini emergenziali ma strutturali".
Il premier italiano, quindi, ribadisce che ora è arrivato il momento di "operare secondo un meccanismo condiviso europeo". Ma questo succederà? Per il momento dal vertice informale non ne è uscito proprio niente. Anche l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Federica Mogherini, ha confermato che "i Paesi dell'Ue non hanno ancora raggiunto alcun accordo sui luoghi di sbarco dei migranti soccorsi in mare nell'ambito della missione Sofia". E più in generale sul tema dell'immigrazione.
Così anche questa volta il vertice è stato un flop. Niente risposte alle richieste del governo italiano: rivedere il regolamento di Dublino e rivedere le regole di Sophia. E l'immigrazione resta ancora un tema caldo.
FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/sui-migranti-serve-condivisione-vertice-ue-altro-flop-1578180.html

Via 345 parlamentari, il governo continua la lotta ai parassiti di Stato



“Abbiamo fatto una riunione con la Lega e la prossima settimana presentiamo una proposta di legge costituzionale per tagliare 345 parlamentari”.
Lo ha annunciato Luigi Di Maio nel corso della puntata di “Di Martedì”, programma condotto da Giovanni Floris su La7. In questo modo – ha spiegato il vicepremier – si otterranno “risparmi per 100 milioni di euro l’anno”. Di Maio ha anche affrontato la questione Tria: “Nessuno ha chiesto le sue dimissioni, ma pretendo che il ministro dell’Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà,” ha detto, aggiungendo che “gli italiani in difficoltà non possono più aspettare, lo Stato non li può più lasciare soli e un ministro serio i soldi li deve trovare”. “Lo Stato – ha proseguito – è già in ritardo di 20 anni, ci sono famiglie italiane con figli in momentanea difficoltà, giovani senza lavoro, pensionati che con 500 euro non mangiano. Iniziamo a dare i soldi a loro”. “Poi semmai – ha aggiunto – ci porremo il problema che non ci sono i soldi per dare stipendi a chi guadagna centinaia di migliaia di euro”. Quanto alla manovra, il vicepremier ha assicurato che “abbattere il debito pubblico è un impegno che prendiamo”, ma ha anche affermato che “una legge di bilancio non si fa per ridurre il debito ma per cominciare ad avviare iniziative importanti, mantenere le promesse e migliorare la qualità della vita degli italiani” “Questa legge di bilancio manterrà le promesse, superare la Fornero, reddito cittadinanza, flat tax”, ha continuato. E una parte delle risorse arriverà dal “taglio degli sprechi, ce ne sono tantissimi, il bilancio è pieno di sprechi”, e non solo con i tagli alle spese ma anche facendo deficit: in quanto “non serve superare il 3%, abbiamo bisogno di prendere un po’ di soldi dal deficit poi li ridaremo con la crescita”.