martedì 21 agosto 2018

PANICO IN STUDIO SCONTRO DURISSIMO RENZI ALL'IMPROVVISO IMPAZZISCE E SÌ METTE A GRIDARE...



Acceso botta e risposta tra Lucia Annunziata e il premier Matteo Renzi, ospite ieri della trasmissione di Rai3 'In ½ ora'. Al centro dello scontro tra il Presidente del Consiglio e la giornalista la decisione di mandare in soffitta Equitalia, che accende il dibattito: "Facciamo un esempio, lei prende una multa di 100 euro per eccesso di velocità - dice il premier - le sembra giusto che da 100 euro si passi immediatamente a mille euro perché magari è arrivato l'ufficiale giudiziario? Noi dobbiamo rovesciare il meccanismo".
"Però la norma l'avete ritirata, questa era una delle critiche che faceva l'Europa sull'una tantum" replica Annunziata. "No, non l'abbiamo ritirata - risponde Renzi - La norma c'è ancora, voglio dirlo ai cittadini. Chi ha preso la multa e deve pagare gli interessi, pagherà la multa ma non pagherà gli interessi". A questo punto la giornalista commenta ironica: "Sì, ma intanto gli altri hanno pagato anche gli interessi, lasciamo perdere". "Sì - chiosa il presidente del Consiglio - ma non l'abbiamo ritirata. Cucù ed Equitalia non c'è più dall'1 luglio".
"Beh, una base elettorale sarà molto contenta di questa cosa - conclude Annunziata - Ma come fa uno a fare il premier a non avere una costruzione della strategia del consenso in campagna elettorale? Non mi faccia passare per un'imbecille su...con tutta la simpatia, lei si sta giocando una partita molto importante e sta costruendo il consenso". (da Adnkonos)
Da non perdere: Parla Fabrizio Scippa, collaboratore del fotografo: "I soldi trovati a casa di Fabrizio Corona non potevano derivare dalle serate" .

Il governo M5S-LEGA taglia costi per migranti Centri d'accoglienza nel mirino... Se anche tu stimi questo governo e questa scelta condividi ovunque!



Dopo la chiusura dei porti e meno sbarchi nel nostro Paese, Matteo Salvini dà una stretta sull'accoglienza: il Cara di Mineo, in provincia di Catania, passerà da 3 mila a 2 400 ospiti.

Ma non solo. Il costo giornaliero per immigrato scenderà dai 29 euro ai 15 euro.
Matteo Salvini, durante l'incontro in giunta con il sindaco di Catania Salvo Pogliese, ha confermato che il Cara di Mineo sarà "meno oneroso e meno affollato". Ma non è tutto perché questa questa misura fortemente voluta dal ministro "comporterà risparmi superiori a 10 milioni di euro in un anno, sono felice di far risparmiare gli italiani".
Insomma, il vice premier ha le idee piuttosto chiare e, mentre conferma la nota diffusa dal Viminale nella quale viene spiegato che "va a conclusione il bando per il centro migranti di Mineo, con meno presenze, meno costi e tempi più brevi", ribadisce qual è il suo vero obiettivo: la chiusura del centro d'accoglienza. Il piano di Salvini prevede i sigilli, visti i problemi igienico-sanitari e di sicurezza già presentati dalla struttura. "L'obiettivo finale resta la chiusura - conferma il ministro - ma stiamo dimostrando di aver imboccato la strada giusta. Dalle parole ai fatti".
Il ministro, poi, ha anche ancticipato che "nei prossimi 5-6 mesi arriveranno in città altri quaranta uomini della polizia di Stato".
Fonte: Ilgiornale.it

CLAMOROSO EMILIO SVELA TUTTO! ECCO CHE SUCCEDE AD AVERE FEDE! IL ‘’FIDO’’ EMILIO TRADISCE BERLUSCONI: “LA SUA VERA STORIA? MAFIA, MAFIA, MAFIA, SOLDI, MAFIA. DELL’UTRI LO SA E CI MANGIA SOPRA”...



Quando Marcello Dell’Utri veniva a Palermo doveva ricordarsi della famiglia di Vittorio Mangano, doveva ricordarsi di “sostenerla”. In che modo e perché dovesse sostenerla è un mistero. Ma per evitare che se ne dimenticasse, Silvio Berlusconi in persona, almeno in un’occasione, si è adoperato per rammentarglielo. A raccontarlo ai pubblici ministeri di Palermo non è un mafioso pentito, e non è nemmeno un collaboratore di giustizia. L’inedito episodio arriva invece dalla viva voce di un uomo che per oltre vent’anni è stato al fianco dell’ex premier: Emilio Fede.

L’ex direttore del Tg4 ha raccontato ai pm di un incontro tra Berlusconi e lo stesso Dell’Utri, appena arrivato a Milano dopo un soggiorno a Palermo. Ad Arcore, Fede si sta intrattenendo con l’ex premier, quando ecco che arriva Dell’Utri. “Mi alzai per allontanarmi” dice Fede interrogato da Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia nel maggio scorso. “Lo scambio di frasi è stato brevissimo” aggiunge. E poi spiega che Berlusconi, ancor prima di salutare l’ex senatore oggi detenuto, esordisce immediatamente con: “Hai novità? Mi raccomando ricordiamoci della sua famiglia, ricordiamoci di sostenerla”.

La famiglia da sostenere è quella di Vittorio Mangano, il boss di Porta Nuova, l’ex stalliere di Villa San Martino, l’uomo assunto dall’amico Marcello nel 1974 per garantire la protezione della famiglia Berlusconi. Ma sostenerla come? E perché? “Chiedono riferimenti su di te” dice Marcello all’amico Silvio, sotto gli occhi di Fede. Per i magistrati i riferimento è agli interrogatori in quel momento in corso, durante i quali a Mangano, che era detenuto, veniva chiesto appunto dei rapporti con l’ex presidente di Publitalia e con Berlusconi.


L’ex direttore del Tg4 non ha saputo collocare con certezza l’evento nel tempo: per Fede il rapido scambio di battute tra Dell’Utri e Berlusconi sarebbe di poco antecedente alla discesa in campo dell’ex cavaliere, nel 1994. Mangano però all’epoca era libero: finirà dentro soltanto dopo, ed è per questo che per i magistrati l’episodio è verosimilmente collocabile tra il 1995 e il 1996.

Dalle parti di Arcore quello è un periodo difficile : la Lega ha da poco fatto cadere il primo governo Berlusconi, Dell’Utri è finito indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno a Cosa Nostra, mentre Mangano viene arrestato e sbattuto nel supercarcere di Pianosa in regime di 41 bis. È lì che i pm lo interrogano, che gli “chiedono riferimenti” su Berlusconi, sul periodo passato ad Arcore. La bocca del boss di Porta Nuova, però, resta cucita. Ed è per questo che anni dopo Marcello e Silvio lo eleggeranno al rango di loro “eroe” personale.

Perché se avesse parlato, Mangano di cose da raccontare ne avrebbe avute parecchie. Ricordi in bianco e nero, degli anni ’70, quando si trasferisce con la famiglia ad Arcore, dove ogni mattina accompagna a scuola i piccoli Marina e Piersilvio, che poi ogni pomeriggio giocano con sua figlia Cinzia, oggi detenuta a sua volta per mafia.

Ma non solo. Perché il fil rouge che unisce l’ex cavaliere al boss di Porta Nuova non si ferma agli anni ’70. Continua anche dopo. Continua per esempio il 26 settembre del 1993, quando Giovanni Brusca legge sull’Espresso che Dell’Utri sta creando un nuovo partito: il settimanale racconta anche del vecchio lavoro da fattore di Arcore di Mangano. Una storia che Brusca non conosce. Ma che fa comodo a Cosa Nostra, in quel momento precipitata in una situazione di grave difficoltà: Riina è in carcere, la trattativa a suon di bombe con lo Stato non ha portato i risultati sperati, mentre le condizioni carcerarie per i boss detenuti sono sempre più difficili. È così che Mangano torna a Milano nel novembre del 1993 e prende un appuntamento con Dell’Utri, come risulta dalle stesse agende dell’ex senatore.

Secondo Brusca a fare da cerniera tra Dell’Utri e Mangano sono le cooperative che gestiscono la pulizia degli uffici Fininvest: sono gestite da Antonino Currò e Natale Sartori, due messinesi amici di vecchia data del boss di Porta Nuova, che tra i loro dipendenti hanno assunto anche due delle tre figlie di Mangano. È un legame forte quello tra Sartori e Mangano: quando il boss di Porta Nuova viene arrestato, l’imprenditore messinese si precipita a Palermo.

E dall’altra parte la conoscenza tra Sartori e Dell’Utri risale agli anni ’80. Sartori e Currò verranno poi processati e assolti per mafia. “Sono arrivate le arance” sarebbe, secondo Brusca, il messaggio in codice per comunicare ai piani alti di Fininvest che Mangano era a Milano, negli stessi mesi in cui secondo la procura di Palermo viene siglato il nuovo Patto Stato-mafia.

Passa un anno e Dell’Utri finisce indagato per mafia, mentre Mangano viene arrestato: è da quel momento, che Berlusconi chiede all’amico Marcello di ricordarsi della famiglia Mangano. Di sostenerla. Come e perché non è dato sapere. Rimane solo un frammento di conversazione, ascoltato da Fede e messo a verbale vent’anni dopo, quando ai pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia arriva la registrazione di una conversazione dalla procura di Monza. Un file realizzato con il telefonino da Gaetano Ferri, personal trainer di Fede, che nel luglio del 2012 registra una conversazione con l’ex direttore del Tg4, all’insaputa di quest’ultimo.

Nella registrazione si sente Fede che spiega alcuni passaggi dei collegamenti tra Arcore, Dell’Utri e Cosa Nostra. “C’è stato un momento in cui c’era timore e loro avevano messo Mangano attraverso Marcello” spiega Fede al suo interlocutore.

Che ribatte: “Però era tutto Dell’Utri che faceva girare”. “Si, si era tutto Dell’Utri, era Dell’Utri che investiva” risponde Fede. Poi il giornalista si pone una domanda retorica con risposta annessa: “Chi può parlare? Solo Dell’Utri. E devo dire che in questo Mangano è stato un eroe: è morto per non parlare”. Quindi il giornalista fornisce al suo personal trainer la sua estrema sintesi di quarant’anni di potere economico e politico: “La vera storia della vicenda Berlusconi? Mafia, mafia, mafia, soldi, mafia”.

Conte senza freni: “Avanti su revoca concessione. Fondi da Autostrade? Pochi rispetto a utili, potrebbero quintuplicarli”



Il presidente del Consiglio, intervistato dal Corriere della Sera, ribadisce la linea dell'esecutivo e "la procedura di legge" avviata per interrompere il rapporto con la società. Definisce "corbellerie" quelle secondo cui starebbero calpestando lo stato di diritto e dice che stanno studiando "una contromossa" a fronte dei costi che dovrebbero essere sostenuti. E rivela: "Abbiamo ricevuto offerte per la ricostruzione del ponte Morandi".


Il presidente del Consiglio ribadisce che “con la procedura di revoca della concessione ad Autostrade si va avanti”. A una settimana dalla tragedia del crollo del ponte Morandi a GenovaGiuseppe Contein un’intervista al Corriere della Sera conferma la linea scelta dell’esecutivo. E sull’offerta di Atlantia di mezzo miliardo per le famiglie delle vittime commenta: “La somma stanziata è ben modesta rispetto agli utili conseguiti negli anni. Potrebbero intanto quadruplicarla o quintuplicarla. Rimane il dato che possiamo accettare queste somme solo quale parziale risarcimento, senza alcun pregiudizio per l’avviata procedura di caducazione della concessione”. Ma quanto costerebbe la revoca ai cittadini e come risponderà il governo Lega-M5s? “La contromossa”, dichiara, “non la anticipo sui giornali, ma questo governo farà in modo che il concessionario non possa trarre ulteriori vantaggi economici, rispetto a quelli già esorbitanti sin qui ricavati dalla convenzione. Faccio notare che il concessionario non ha neppure sostenuto l’investimento iniziale per costruire le autostrade, gliele ha date lo Stato”. Quindi rivela che non c’è solo Autostrade in corsa per la ricostruzione del ponte Morandi: “Abbiamo già avuto offerte di ricostruzione“, dice. Infine sull’ipotesi di nazionalizzazione della rete autostradale: “Valuteremo con attenzione la modalità migliore per soddisfare l’interesse pubblico. Va senz’altro trovata un’alternativa a cattive privatizzazioni e a un sistema concessorio mal realizzato”.

Conte nel corso dell’intervista risponde anche alle critiche di chi dice che la strategia scelta, quella di “non aspettare i tempi della giustizia”, mette in crisi lo stato di diritto: “Tra le varie corbellerie dette in questi giorni”, continua, “questa le supera tutte. Noi abbiamo avviato una procedura di legge. Chi si è affrettato sui giornali a tutelare le ragioni economiche di Autostrade può stare tranquillo: quest’ultima avrà facoltà, nel corso della procedura, di replicare”. E aggiunge: “A coloro che pensano che l’unico obiettivo di una società sia distribuire dividendi ai propri azionisti rispondo: siete rimasti indietro, una società deve farsi carico di una più complessa responsabilità sociale“. Quindi assicura: “Il governo si muoverà sempre nei binari del diritto. Esiste però anche il piano del diritto civile e amministrativo. Ed esiste la Politica con la P maiuscola. La tutela degli interessi dei cittadini è la nostra massima priorità e ricorreremo a tutti gli strumenti giuridici che l’ordinamento ci pone a disposizione per difenderlo”.
Il premier parla anche dei due vicepremier Di Maio e Salvini, negando che ci siano divisioni interne all’esecutivo: “Sono due persone molto diverse tra di loro ma hanno una nota in comune: sono politicamente molto intelligenti anche perché non agiscono sulla base di umori transeunti o di mere inclinazioni temperamentali. Inoltre non si lasciano condizionare da incrostazioni ‘relazionali’: non sono sensibili a gruppi imprenditoriali, potentati editoriali, consorterie segrete. Ci siamo subito ritrovati su un obiettivo comune: realizzare una politica nuova che segni una cesura rispetto al passato”.
Per quanto riguarda due delle proposte centrali del programma Lega-M5s, Conte ripete che saranno attutate in modo “graduale”: “Reddito di cittadinanza e flat tax sono riforme di ampio respiro, che segneranno una svolta nella vita degli italiani. Ed entrambe conserveranno tutto il loro impatto radicale anche se contempleranno meccanismi graduati nella fase di attuazione”. E a proposito degli sforzi da compiere per risanare il debito pubblico, il presidente del Consiglio assicura che il governo non cercherà “alibi“: “Lavoriamo con determinazione e convinzione al raggiungimento dei nostri obiettivi politici. Il debito pubblico è sostenibile e in ogni caso si può risanare con gradualità, ponendo attenzione alle ragioni della crescita”. Alla domanda se incontrerà i leader europei per discutere dei vincoli di bilancio, Conte risponde: “Se necessario sarò disponibile a viaggiare tutti i giorni per illustrare le varie riforme strutturali e il piano di investimenti che presenteremo e per attestare la nostra lucida e consapevole determinazione”. “La prima cosa è far capire all’Europa il significato e la portata delle nostre riforme”.
Conte affronta anche la delicata questione Tav, su cui diverse sono le posizioni dentro l’esecutivo: “Stiamo completando un’approfondita analisi costi-benefici, come è giusto che sia visto che parliamo di soldi dei cittadini. Questo Paese ha bisogno di infrastrutture utili e soprattutto sicure. Di qui il già citato piano di riammodernamento del nostro sistema infrastrutturale, sollecitando i concessionari a effettuare investimenti realmente adeguati agli utili”. Per quanto riguarda invece la realizzazione del gasdotto Tap, sottolinea: “Il dossier Tap è ora a Palazzo Chigi. Ho ascoltato con attenzione le istanze dei territori e sto ultimando gli approfondimenti che provengono dai vari stakeholders, dopodiché riunirò i ministri competenti e faremo la sintesi finale”. Infine, parla di riforme strutturali in programma a partire da autunno: “Riforma fiscale e misure reddituali di cittadinanza, riforma del codice degli appalti, accelerazione dei processi, anticorruzione, semplificazione normativa e burocratica, razionalizzazione nell’utilizzazione dei finanziamenti, digitalizzazione della Pa”. E chiude: “Stiamo lavorando a un piano di ammodernamento delle infrastrutture e per questo ci stiamo dotando di una banca dati centrale che ci offra un costante monitoraggio sullo stato delle nostre infrastrutture e che ci consenta di programmare gli interventi secondo una scala di priorità”.

GABANELLI: "INFRASTRUTTURE VECCHIE E CAMION PESANTI FANNO CROLLARE I PONTI"ALTRO CHE TAV E TAP, QUESTO PAESE CADE A PEZZI!



Prima le infrastrutture Italiane, le grandi opere possono aspettare. #Diffondi
Secondo la giornalista, ex frontman di Report, potrebbe esserci un legame tra l’innalzamento del costo dei carburanti, le nuove normative europee sulla guida degli autotrasportatori (che non possono guidare per più di 4 ore e mezza consecutive), i bassi costi del lavoro delle industrie di trasporto polacco e la tenuta dei ponti e dei viadottisulle strade italiane.
Pubblichiamo la nota del direttore dell’Istituto di tecnologia delle costruzioni del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Itc, Antonio Occhiuzzi, relativa al ponte Morandi di Genova crollato questa mattina.
Gabanelli ponte Genova, la teoria
Milena Gabanelli ha affermato che, dal momento che le infrastrutture sono vecchie e risalenti agli anni ’60 e ’70 (compreso appunto il ponte Morandi di Genova), non sono al passo con le nuove normative europee sul trasporto. I lavori di consolidamento di queste strutture sono sempre in ritardo e, quindi, non sono in linea con le richieste del mercato.
Per contrastare la concorrenza polacca (il costo orario dell’autotrasporto di un mezzo italiano è di circa 24 euro, mentre quello di un tir polacco è di circa 10 euro all’ora) e i costi del carburante sempre più alti, gli autotrasportatori sono costretti a sovraccaricare i mezzi per effettuare meno viaggi. Da qui il fatto che sulle strade si riversano camion sempre più pesanti che metterebbero a dura prova le infrastrutture italiane.
Insomma, l’articolo è datato 6 marzo 2018. Ma il fatto di averlo postato di nuovo in concomitanza con la tragedia di Genova indica chiaramente quale sia l’opinione della collaboratrice del Corriere della Sera sull’accaduto.
PONTE #MORANDI, ROSSI:"DA SENATORE DISSI A GRAZIANO DEL RIO CHE IL PONTE ANDAVA VERIFICATO"
Era il governo Letta ed il ministro era Lupi. Il successivo governo Renzi ed il ministro Delrio ben si guardarono dal verificare quel contratto anzi provarono ad aumentarne gli effetti. Noi abbiamo insistito 4 anni per avere il contratto e sopratutto gli allegati e alla fine abbiamo potuto leggerlo, studiarlo, analizzarlo.
Insomma questi (ed altri) motivi ci fecero agire per tutelare tutti i cittadini che pagano il pedaggio autostradale.

Ultima ora lui è Chicco Testa. È stato presidente dell’Enel e membro del consiglio di amministrazione di Acea e Wind, ma non sa che l’utile netto di un’impresa si ottiene sottraendo dai ricavi sia i costi che le tasse. Un vero competente!



di Carla Ruocco, Presidente commissione Finanze della Camera
Chicco Testa è l’immagine della classe “dirigente” che ha spolpato il Paese negli ultimi 30 anni. È stato presidente dell’Enel e membro del consiglio di amministrazione di Acea e Wind, ma non sa che l’utile netto di un’impresa si ottiene sottraendo dai ricavi sia i costi che le tasse.
Nel caso specifico, Autostrade per l’Italia ha ricavato 43,7 miliardi dai pedaggi degli italiani dal 2001 al 2017 e su questi ha ottenuto 2,1 miliardi di profitti una volta sottratti tutti i costi, fra i quali il costo del lavoro, gli investimenti, la manutenzione (poca), il canone della concessione e le imposte allo Stato. A questi 2,1 miliardi non bisogna sottrarre i 9 miliardi, come fa Testa. Sono profitti puliti.
Non solo lo Stato non perderebbe soldi nazionalizzando, ma farebbe molto più di 2,1 miliardi di utili, perché non dovrebbe pagare il canone di concessione e girerebbe a se stesso le imposte. Tutti utili che potrebbero essere reinvestiti in nuove infrastrutture e manutenzione di quelle esistenti, dato che lo Stato non è obbligato a fare profitti e distribuire dividendi, ma deve solo garantire la qualità e la sicurezza del servizio pubblico.
L’autogol di Chicco Testa è clamoroso. Questi sono i competenti che ci accusano di essere impreparati. Chicco ritenta, sarai più fortunato.
ps. anche il Sole 24 Ore gioca con i numeri, perché sottrae dall’utile netto 7,2 miliardi di oneri finanziari che in realtà sono profitti veri e propri. Se Autostrade per l’Italia ha dovuto utilizzarli per pagare gli interessi è anche perché ha acquistato la concessione interamente a debito. Si da per scontato che lo Stato dovrebbe farsi carico dei debiti residui di Autostrade, ma anche questo è tutto da vedere.

Clamoroso Il padre di una vittima del crollo del Ponte Morandi: ‘Mio figlio non è morto, è stato ucciso’



“Mio figlio non è morto, è stato ucciso”.
Così Roberto Battiloro, papà di Giovanni, una delle vittime del crollo del Ponte Morandi, intervenendo a In Onda su La7.
Rispondendo ad una domanda del conduttore Luca Telese, Battiloro ha affermato: “Lo Stato è stato completamente assente e ha guardato i suoi giovani morire, lasciarsi cadere giù da un ponte, senza fare nulla, senza prevenire nulla”.
“Per questo – ha continuato – io sono qui: solo per chiedere giustizia, per capire la verità. E attraverso il mio avvocato Antonio Cillo stiamo facendo tutte le mosse possibili attraverso i periti che nomineremo per sapere perché mio figlio è morto a 29 anni. Perché mio figlio è stato ucciso a 29 anni”.
“Ma questa volta – ha aggiunto Battiloro – non sarà facile insabbiare tutto come nelle altre stragi. Questa volta tutta la cittadinanza di Torre del Greco, 100mila persone, si possono guardare i like dei giovani, le lettere che vengono scritte da tutta Italia, questa volta il popolo italiano sarà vicino a tutte le vittime per poter avere una risposta”.
E ancora: “In quella strage ci poteva essere il figlio di chiunque e noi lotteremo per tutta la mia vita finché non si avrà giustizia e verità. Questa volta il patto con gli italiani lo Stato lo ha perso. Questo governo dovrà dare delle risposte, e mi auguro che lo faccia al più presto”.
Il padre della vittima ha poi ribadito che la morte di suo figlio è stata un “omicidio di Stato perché mio figlio non è morto, è stato ucciso, perché lo Stato non ha tutelato i suoi cittadini”.
“Mio figlio non correva a 200, era fermo su un ponte – ha proseguito – Sicuramente la società Autostrade sapeva che quel ponte era pericoloso. Poi non sta a me dirlo, possiamo leggere dappertutto quello che dicono gli ingegneri: il ponte era pericoloso”.
Guarda il video: